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mercoledì 25 gennaio 2023

Il mancato ritorno alla torre dell'orologio - Orrori Perduti: "REMOTHERED", il remake che non fu di "Clock Tower"

"Phenomena" del 1984 di Dario Argento è spesso considerato tra i migliori lavori del regista, nonché, a sua stessa detta, il suo film preferito. Oltre ad essere un caposaldo dell'horror italiano, però, ha anche il merito di aver ispirato uno dei grandi classici dell'orrore videoludico: Clock Tower

Il videogioco datato '95, in realtà, è ispirato alla filmografia di Argento in generale, omaggiandolo in diversi modi ed ispirandosi ai suoi capolavori come "Profondo Rosso" e "Suspiria" in modo anche diretto, ma mai quanto per "Phenomena": la protagonista stessa del gioco condivide fattezze e nome con la giovanissima Jennifer Connelly del film. Il titolo della casa di sviluppo nipponica Human Entertainment, diretto da Hifumi Kono, è un survival horror punta e clicca che riprende sia le atmosfere e le tematiche del giallo italiano, con una buona dose di slasher, ma anche ispirato al recente successo horror di quegli anni, "Resident Evil". La trama vede l'orfana Jennifer Simpson adottata, assieme ad alcune sue amiche, da un misterioso uomo che abita in una magione isolata nella quale le ragazze si trasferiranno. Ben presto tutte, eccetto la nostra protagonista, verranno ritrovate morte, uccise in modo brutale da un assassino malato mentale armato di un enorme paio di forbici (da qui il nome, Scissorman), dando via ad una corsa per la sopravvivenza della superstite, destinata a risolvere i misteri della casa e della famiglia che vi abita lungo la sua disperata ricerca di una via di fuga. 
Il successo del gioco darà il via a una serie di 4 capitoli, secondo il quale sarà il primo ad arrivare anche in occidente, spacciato per il numero uno della saga. A seguito del fallimento della Human Entertainment, nel 2002, Capcom e Sunsoft, acquisiti i diritti della serie, ne svilupperanno un quarto e ultimo capitolo, diretto dal regista Kinji Fukasaku (noto per la sua trilogia di "Battle Without Honor and Humanity") per la sua prima ed unica volta alle prese con il mondo videoludico. Sfortunatamente, questo sarà anche l'ultimo titolo per "Clock Tower". Kono, il game director del primo gioco, provò a convincere più volte Capcom a produrre un reboot, nonostante il flop che fu l'ultimo capitolo, ma ogni tentativo fu vano. Nel 2005, la Capcom rilasciò un titolo, "Haunting Ground", che sarebbe dovuto originariamente essere un capitolo della saga, nonostante il progetto sia stato poi cambiato, venendo comunque considerato un seguito spirituale per "Clock Tower" e, nel 2016, Kono riprenderà molti elementi del suo classico, omaggiandolo in "Project Scissors: NightCry", progetto nato grazie a Kickstarter, considerabile ancora più dell'altro un successore spirituale, se non un vero e proprio reboot, di "Clock Tower" e diretto dal regista della saga di "The Grudge", Takashi Shimizu. Il gioco non ricevette un benvenuto troppo caloroso sulla scena e finì velocemente nel dimenticatoio. E a questo punto della storia si torna in Italia

Chris Darril, al secolo Mario Christopher Darril Valenti, è un game developer siciliano che, dopo alcuni progetti indipendenti realizzati con RPG Maker e ispirati a "Clock Tower" e "Silent Hill", viene notato dallo stesso Kono e affiancato a Shimizu e a Masahiro Ito (designer di "Silent Hill") proprio per il suo "NightCry". Il titolo per il quale ricevette l'attenzione del game developer, però, è un titolo che, almeno nella sua forma originale, non ha mai visto la luce del giorno, "REMOTHERED".
Pensato come un vero e proprio remake di "Clock Tower", ispirato a Dario Argento e H. P. Lovecraft per atmosfera, e sviluppato dal solo Darril in modo del tutto indipendente, il lavoro sul titolo iniziò nel 2007. Il gioco non entrerà, però, in produzione effettiva fino al 2009, quando, usando Adobe Photoshop, i primi asset 2D, ispirati a dipinti su tela classici nell'estetica, non vennero creati. Numerosi screenshot e filmati di gioco sono stati rilasciati nel corso della programmazione, ma era evidente che il titolo fosse in continua mutazione, apparentemente allontanandosi sempre di più dal materiale originale. Tra il 2009 e il 2012 diverse versioni del gioco si susseguirono e si parlò anche di un sequel in progetto, "Remothered: Grave Torments", che avrebbe visto una nuova protagonista (la violinista Katherine Gale) ritrovarsi in un sinistro paesino italiano (o della Bosnia) dopo aver ereditato la biblioteca di suo padre, finendo presto vittima di una misteriosa malattia. Venne presto chiarito, però, che qualsiasi lavoro su un seguito sarebbe iniziato solo dopo l'uscita del primo capitolo, che aveva ancora la priorità. 

La primissima versione, di cui si sa poco e nulla, è quella del progetto iniziale del 2007. Non si sa molto su questa build, se non che la protagonista, Jennifer, una ragazza sulla ventina, sarebbe stata accompagnata da delle amiche ad indagare in una magione dove avrebbero avuto luogo gli omicidi, non dissimilmente dal primo "Clock Tower". Esistono solo una manciata di immagini risalenti a questo periodo, nessuna rappresentante gli amici della protagonista o l'assassino, e, il solo filmato esistente, è considerato perduto. Nonostante poco sia noto, è verosimile pensare che anche nel resto degli elementi avrebbe seguito abbastanza fedelmente il gioco originale e che il killer sarebbe stato lo Scissorman. 
Screenshot di uno dei primi prototipi
La seconda versione del 2009 presentò un gioco molto più ricco e ambizioso di quello precedente: Jennifer Sutton (nome cambiato rispetto all'originale, Jennifer Simpson), nuovamente un'adolescente e non più un'adulta come nel titolo originale, avrebbe nuovamente esplorato un'inquietante magione popolata da stravaganti personaggi, intrecciando alcuni elementi del proposto sequel a quelle del progetto iniziale, iniziando a distanziarsi da "Clock Tower", pur mantenendolo come principale ispirazione. 

Questa versione si sarebbe aperta in flash forward con una reporter, Dakota Wrang, intenta a descrivere gli abominevoli omicidi avvenuti nella magione nella campagna di Romsdalen, posseduta dalla famiglia Baroni (invece che Barrows come nel gioco originale), descrivendo il ritrovamento di cadaveri, principalmente di bambini, terribilmente mutilati. Come in "Clock Tower", Jennifer e le sue amiche, delle ragazzine orfane, sarebbero state accompagnate dalla loro maestra, Ms. Mary Reed, nella loro nuova abitazione. Seguendo abbastanza fedelmente la premessa del titolo del '95, il padrone di casa non sarebbe stato presente e Jennifer e le sue amiche, sospettose, avrebbero iniziato ad indagare per la casa. Appena arrivata, inoltre, la protagonista avrebbe immediatamente notato figure spettrali (non presenti nell'originale) aggirarsi per la magione, essendo stata capace di vedere entità spiritiche per tutta la sua vita, sentendosi pazza. Mary prende però la ragazza in disparte, spiegandole che non deve pensare questo, che si tratta solo di stress per il cambiamento e di iniziare a prendere la sua medicina.
A differenza del gioco di Kono, qui le amiche di Jennifer non avrebbero trovato tutte immediatamente la morte, ma sarebbero state ucciso una ad una lungo il progresso dell'avventura. Il numero di nemici sarebbe anche notevolmente aumentato: se il titolo originale presenta l'iconico Scissorman (il piccolo cannibale Bobby Barrows), Mary Barrows (corrispettivo di Mary Reed) e il deforme e mostruoso Dan Barrows, "Remothered" avrebbe introdotto Madame Svenska, Richard Felton, The Hungry Wolf, The Drowned Bald Man, The Ancestor e gli Homunculus (piccole bambole di porcellana dotate di vita propria), affiancati allo Scissorman, ora ribattezzato Robert Baroni. La mappa sarebbe stata anche ampliata con l'aggiunta di una foresta nei pressi della casa
Concept art di Robert Baroni
Della terza versione, datata 2011, non si sa molto, se non alcuni accenni di trama e i concept art di alcuni personaggi. Jennifer (questa volta non più il solo personaggio giocabile, in quanto affiancata da Rosemary Reed e Lindsay Silverhat, altre due orfane adottate dalla famiglia Baroni), si sarebbe ritrovata in Provenza, tra le Alpi, e il mistero sarebbe stato collegato al misterioso suicidio di una donna e alla morte di suo figlio, oltre che a un culto satanico. Anche in questa versione le ragazze sarebbero state fatte fuori una ad una da una sfilza di assassini, nonostante si conoscano solo la "Red Nun" e Robert Baroni, nuovamente lo Scissorman, nonostante gli evidenti cambiamenti estetici: sarebbe stato un adulto e non più un bambino, avrebbe indossato una maschera di porcellana (forse un richiamo agli homunculus della versione precedente) e le sue cesoie sarebbero state collegate direttamente al suo braccio destro. Nonostante fosse stato pensato inizialmente in 3D per PC e Wii U, il titolo venne poi ripensato usando RPG Maker XP

La soundtrack del gioco venne rilasciata digitalmente il 2 dicembre 2011, composta da Mattia Gosetti, David Gonzalez, Dan Beyer e con la collaborazione di Ueickap, ma lasciando fuori i pezzi remake di canzoni del primo "Clock Tower" che sarebbero stati presenti nella versione del 2009.
Dal 2013, però, il progetto venne messo in pausa a causa dei lavori per "Forgotten Memories: Alternate Realities" e "NightCry". Da quel momento, il titolo sarebbe finito in un limbo finché non venne ufficialmente cancellato. Chris Darril, però, ripensò il progetto nella sua interezza, unendo elementi di tutte le versioni e del sequel mai realizzato, includendo anche alcuni dei personaggi che aveva creato come Richard Felton o Rosemary Reed, seppur fortemente modificati, realizzando il suo horror di successo "Remothered: Tormented Fathers" del 2017, considerato il miglior gioco italiano dell'anno e vincitore di molti premi anche internazionali, e il sequel uscito nel 2020 "Remothered: Broken Porcelain", anch'esso vincitore di numerosi riconoscimenti compreso un "Community's Game of the Year". Il progetto originale di un remake di "Clock Tower", però, non vide mai la luce del giorno e, ad oggi, non vi è nessun piano per riportare il franchise in vita in alcun modo.

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REVISIONE DI
GIULIA ULIVUCCI e LORENZO SPAGNOLI

lunedì 9 agosto 2021

The Evil Farming Game - Il gioco perduto più ricercato dell'internet

r/tipofmyjoystick è un subreddit dedicato al rinvenimento di videogiochi di cui non ci si rammenta più il titolo. Ogni giorno, vengono caricati una marea di post da parte di nostalgici che, ricordatosi di un videogioco provato anni prima, sono alla ricerca del nome così da poterci rigiocare, cercando di descriverlo al meglio che possono nella speranza che uno degli utenti lo riconosca. In genere, molte di queste richieste vengono trascurate e non ottengono risposta, finendo per essere dimenticati; altre volte invece, i post ottengono riscontro e il titolo del gioco viene svelato in men che non si dica. Ma ce n’è stato uno, in particolare, che seppur l’enorme visibilità ottenuta rimase senza nome per svariati anni. Questo è il caso di The Evil Farming Game: il misterioso videogioco più cercato su Reddit.

Il 30 aprile del 2016, un utente chiamato Sparta213 pubblicò un post in cui chiedeva il titolo di un gioco che ricordava a malapena, uscito tra il 2000 e il 2016. Affermò che fosse simile a Harvest Moon, celebre gioco ambientato in una fattoria, ma che avesse toni decisamente più macabri: all’inizio dell’avventura il protagonista uccide la moglie e viene costretto a portare avanti la fattoria da solo, cercando sia di nascondere il cadavere dalla polizia che impedire alla gente di scoprire la verità.

Nei commenti vennero suggeriti diversi titoli, ma nessuno sembrava avvicinarsi abbastanza al misterioso gioco che finì per essere dimenticato… fino a due anni più tardi.

Stardew Valley

Il 16 dicembre del 2018, l’utente DavidSpaceAMA pubblicò un post su r/tipofmyjoystick, alla ricerca dello stesso gioco descritto da Sparta213 e dandogli il nome provvisorio di Evil Farming Game. DavidSpaceAMA lo descrive con molti più dettagli, questa volta paragonandolo a Stardew Valley e dicendo di averlo giocato nel 2006. A quanto pare, il gioco contiene dei minigame, come uno dove si devono pescare delle prove dell’omicidio dal fondo del lago. DavidSpaceAMA sostiene che sia suddiviso in varie giornate e che fosse presente un personaggio raffigurante un uomo con la barba bianca.

Anche qui, gli utenti suggerirono diversi giochi simili, per poi essere susseguentemente smentiti. Nei commenti, DavidSpaceAMA scopre l’esistenza del post di Sparta213 e racconta che il gioco presenta una grafica pixelata con delle cutscene di uno stile completamente diverso. Inoltre, probabilmente era disponibile su un bizzarro sito web che aveva la parola “ash” nell’indirizzo. Gli utenti, interessati a scoprire il nome del gioco, si sono messi ad investigare scoprendo l’esistenza del sito “ashnremains”, che però non esiste più da parecchi anni.

The Red Sun Sets Over The Fields of Grain

Iniziarono a spuntare altri post simili e l’interesse per il gioco crebbe sempre di più, grazie anche ai video dei famosi canali Whang! e Nexpo. Il 20 gennaio 2020 venne creato un subreddit dedicato esclusivamente al gioco dove migliaia di utenti si sono uniti alla ricerca, trovando svariati titoli sconosciuti come Moirai e The Red Sun Sets Over The Fields of Grain.

Moirai è un gioco in prima persona con un'estetica pixelata. La trama è semplice: il protagonista è un contadino alla ricerca di una donna scomparsa chiamata Julia, vittima di due tragedie nella sua vita che le hanno portato via la sua famiglia. Purtroppo, Moirai non è più disponibile dopo che alcuni hacker hanno malridotto il database, ma su YouTube sono presenti diversi gameplay. The Red Sun Sets Over the Fields of Grain è il titolo più vicino all’essenza dell’Evil Farming Game: un giorno, il protagonista torna a casa e trova sua moglie a letto con un altro uomo, e non vedendoci più dalla rabbia commette un omicidio. Il gameplay in sé però non ha nulla a che fare con quest’introduzione, difatti lo scopo del gioco è coltivare degli ortaggi fino a quando non si perde.

Moirai

Col passare del tempo, una buona parte degli utenti cominciò a pensare che il gioco non esistesse. Le speranze iniziarono a diminuire e molte persone ritennero addirittura che fosse una sorta di campagna pubblicitaria per l’effettiva uscita del gioco. Ma le cose cambiarono il 3 luglio del 2021, quando l’utente AcqueousSnake (membro del canale Discord dell'Evil Farming Game) trovò un video alquanto interessante chiamato “Body Harvest Moon”, sulla base di una teoria che Sparta213 avesse visto dei video di Vinesauce mezzo addormentato e che avesse confuso la realtà dalla finzione.  

Il video è un’animazione che riprende uno spezzone di una loro live risalente al 2015, in cui veniva descritto, ironicamente, un’idea per una versione horror di Harvest Moon, dove appunto si uccideva la moglie per sbaglio e si passava l’intero gioco a nascondere il cadavere dalla polizia e portare avanti la fattoria. Le coincidenze erano troppe per essere un caso ed infatti, Sparta213 confermò che l’Evil Farming Game era Body Harvest Moon, uno scherzo dimenticato da tempo scambiato per un gioco reale.

Ma com'è possibile non distinguere un'idea da un intero videogioco? Potrebbe essere un caso dell’effetto dell’informazione sbagliata. Spiegato brevemente, esso accade quando dei ricordi vengono alterati con l’aggiunta di dettagli mai accaduti ma verosimili. Alcune teorie conducono l’effetto dell’informazione sbagliata come possibile spiegazione dei mandela effect, ossia quando un individuo (o persino enormi gruppi di persone) ricordano un evento in maniera totalmente diversa da quello effettivamente reale; il nome deriva da Nelson Mandela, che secondo molti morì negli anni ‘80 in prigione, quando in realtà la sua morte risale al più recente 2013. Un altro esempio famoso riguarda uno dei personaggi Nintendo più iconici di sempre: molti pensano che Pikachu abbia una chiazza nera nella punta della coda, quando in verità non ce l’ha. Quindi, confondere Body Harvest Moon per un gioco vero non è così improbabile, specialmente quando la live è stata vista da Sparta213 quando stava letteralmente crollando dal sonno.
A Wonderful Day for Fishing
Nonostante l’Evil Farming Game sia considerato un capitolo chiuso, c’è chi crede che il gioco in realtà esista e che aspetti solamente di essere trovato: ad esempio, l'assenza del minigame sulla pesca ha fatto pensare alla gente che esistessero altri giochi di quel tipo, ma a mio avviso anche questo potrebbe essere un falso ricordo; pescare oggetti raccapriccianti dal fondo di un lago non è un elemento esclusivo all’Evil Farming Game, come l'esempio riportato sopra.

C’è anche chi voleva così tanto metterci le mani sopra che non ha perso tempo a creare la sua versione del videogame: difatti, un fan ha annunciato di star lavorando a The Evil Farming Game: Replanted, che presenta una storymode, a pagamento, ed una gratuita dove si deve sopravvivere per il più lungo possibile. Trovate qui la pagina di Steam, e se tutto va bene, potremmo avere un assaggio del fangame quest’ottobre!

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giovedì 10 settembre 2020

Il film horror della Dreamworks dimenticato dal tempo - Orrori Perduti: "Alma"

In una fredda giornata d'inverno, una bambina di nome Alma trova un muro pieno di nomi di bambini e decide di aggiungere il suo prima di rimmetersi in cammino, imbattendosi in un negozio di bambole dove è esposto un bambolotto con le sue esatte fattezze, compreso il vestiario. Ovviamente, la ragazzina, cercherà di entrare per analizzare più da vicino la criptica bambola, ma, se entrare sarà piuttosto facile, uscire dal negozio si rivelerà impossibile. Una volta messo piede all'interno del vuoto e tetro locale, infatti, mentre un bambolotto con bici continuerà a sbattere incessantemente sulla porta come in cerca di fuga, Alma cercherà il pupazzo che la rassomigliava il quale, misteriosamente, cambierà posizione, come teletrasportato. Una volta ritrovata la sua bambola, Alma la toccherà, finendoci dentro, intrappolata dentro un corpo inanimato capace solamente ed unicamente di muovere i suoi occhi di vetro così come decine come lei. Con Alma in trappola in uno scaffale, una nuova bambola, raffigurante una ragazza in rosso, prende il suo posto sulla vetrina. 

Questa è la sinossi di "Alma", un inquietante corto animato in CGI del 2009 diretto dall'ex animatore Pixar Rodrigo Blaas e presentato a vari festival, vincitore di vari premi a diversi festival del genere come l'Animacor - Internation Animation Festival spagnolo, il Fantastic Fest e il L.A. Shorts Festival.
Visto l'enorme successo e la qualità indubbia del corto, con la sua attenzione ai dettagli e la sua macabra atmosfera, non stupirà sapere che, nel 2010, si era pensato ad un'adattamento cinematografico del corto sotto forma di un lungometraggio diretto sempre da Rodrigo Blaas, che aveva già lavorato come animatore dei personaggi di "WALL-E", "Ratatouille" e "Up" per Pixar, prodotto dalla DreamWorks e con Guillermo Del Toro come produttore esecutivo. Il film, già solo per la premessa brillante e Del Toro, insomma, aveva tutte le carte in regola per diventare un successo. 

Nel novembre del 2011, Megan Holley, sceneggiatrice di "Sunshine Cleaning" del 2008, viene ingaggiata per scrivere lo script e, nel 2012, Del Toro afferma che il film era nel mezzo dello sviluppo visivo: "Sono solo il produttore esecutivo", affermò Del Toro, "ma sto aiutando a dare forma alla storia e sto partecipando alla progettazione. Ora siamo nella fase dello sviluppo visivo, quindi siamo un po' più avanti di Trollhunters perché ero impegnato a girare Pacific Rim".
Ironicamente, quando Trollhunters, diretto da Del Toro e co-diretto da Blaas, debuttò l'8 Ottobre 2016, di "Alma" non si sapeva più nulla da quattro anni. Per anni non si è più parlato del progetto, nemmeno quando il corto venne selezionato per esser proiettato su grande schermo come parte del programma "Destino Hollywood (and Beyond)" del Museum of Modern Art (MoMA) di New York per la serie “From Doodles to Pixels: Over a Hundred Years of Spanish Animation”, incentrata sul mettere sotto i riflettori l'industria animata spagnola. Del Toro citò per l'ultima volta il corto, senza menzione di un film, nel 2016 in un tweet dove linkava il video YouTube consigliandone la visione. 

Non è una novità che molte delle opere di Del Toro finiscano nel dimenticatoio, ma "Alma" è quello che, forse, più sarebbe stato interessante vedere realizzato e proiettato nei grandi schermi. Inoltre, come confermato da Del Toro nell'intervista prima citata, la pellicola fu in effetti in produzione, ergo qualcosa venne fatto, che siano solo la sceneggiatura o semplici bozzetti, comunque, da qualche parte, materiale mai rilasciato del film esiste, ma, purtroppo, con ogni probabilità, mai verrà alla luce. Sarebbe interessante, però, scoprire quale fosse l'oscuro segreto del negozio e quali indicibili orrori avessero vissuto i suoi vari "ospiti", non trovate?

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Potete vedere il corto originale di "Alma" gratuitamente su YouTube cliccando qui.

venerdì 22 maggio 2020

La storia perduta del primo film horror Italiano - Orrori perduti: "Il mostro di Frankenstein" (1920)

29 ottobre 1931, negli USA debutta il film "Frankenstein" di James Whale, ispirato all'omonimo romanzo di Mary Shelley e al suo adattamento teatrale ("Presumption; or; the Fate of Frankenstein" di Brinsley Peake), considerato uno dei capisaldi e del cinema dell'orrore e, generalmente, il secondo film a rappresentare la creatura del dr. Victor Frankenstein e la sua nascita, preceduto da "Life Without Soul" del 1915 di Joseph W. Smiley, adattamento assai libero e diverso del romanzo di Shelley, nonostante, come noto, nel 1910 vi fu una prima opera ispirata al romanzo, della durata di 13 minuti e per la regia di J. Seale Dawley per la Edinson Studios, girato in appena tre giorni nel Bronx, a New York, e, per molti anni, creduto diritto dallo stesso Thomas Edinson. Il film fu ritenuto perso per anni, ma, negli anni Cinquanta un collezionista americano di nome Alois Dettlaff, originario del Wisconsin, mise le mani su una copia senza rendersi conto di quanto fosse raro fino a molti anni dopo quando, a metà anni Settanta, il suo ritrovamento venne rivelato, anche se solo nel 2018 l'opera otterrà un restauro ad opera della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. 

La pellicola di cui vogliamo parlare oggi però, non è nessuna delle tre precedenti, bensì una che si pone tecnicamente in mezzo alle ultime due, un film che sposta la nostra attenzione dagli USA e che si pone come un tassello perso della storia cinematografica del nostro paese, e, sotto alcuni punti di vista, internazionale: "Il mostro di Frankenstein" del 1920.
Eugenio Testa, nato a Torino il 6 ottobre 1892, fu uno dei pionieri del cinema nella penisola italiana; figlio d'arte dell'attore Dante, iniziò a recitare in varie opere a fianco del padre già da piccolissimo. Crescendo, si concentrò prevalentemente su ciò che era il teatro, divenendo un noto attore teatrale in dialetto piemontese e capocomico. Rapidamente si spostò, però, anche al mondo del cinema, con la pellicola "Il cuore non invecchia", produzione Italia Film. Dopo collaborazioni con altre case cinematografiche del belpaese, nel 1914 fondò la "Eugenio Testa & Co.", nonostante essa ebbe vita breve. Pochi anni dopo, Testa, diviene il primo regista horror della storia d'Italia, per quanto noto almeno, dirigendo l'opera "Il mostro di Frankenstein".

Roma, luglio 1920, l'Italia sta per assistere a quello che, con tutte le probabilità, è il primo film d'orrore nativo del paese. L'attore Luciano Albertini (all'anagrafe Francesco Vespignani), culturista di fama europea e Sansone dell'omonima saga e fondatore della Albertini Film, non solo produsse la pellicola, ma vi recitò anche nel ruolo del Barone Victor Frankenstein, creatore dell'orribile creatura interpretata da Umberto Guarracino, attore che già aveva collaborato in diverse produzioni di Albertini e che aveva spiccato come Pluto nel film "Maciste all'Inferno", capitolo della saga da cui si origina, e con cui rivaleggia, quella di Sansone, protagonista del solo fotogramma sopravvissuto e noto del film. Il poeta bohémien di Sesto San Giovanni Giovanni Drovetti, invece, scrive soggetto e sceneggiatura alla sua seconda, ed ultima, esperienza cinematografica. 
La sinossi della trama più nota è quella datata '94 del Mereghetti che cita: «Uno scienziato riesce a fabbricare un uomo con una formula chimica di sua invenzione, ma la creatura (Guarracino) si ribella al suo creatore e commette ogni sorta di disastri fino a quando sarà ridotto all’impotenza da Sansone (Albertini).» 

Da questa sintesi, nonostante assai vaga, risulta quindi che il film non fosse altro che l'ennesimo capitolo della saga di Sansone di Albertini, che all'epoca già vantava almeno 6 capitoli a partire da metà anni '10, adattando, quindi, assai liberamente, il lavoro originale di Mary Shelley. Il film, ennesimo prodotto di quel filone cinematografico con protagonisti poderosi eroi dell'antichità, sarebbe, quindi, riuscito a creare una commistione di generi che avrebbe portato al primo prodotto riconducibile all'horror in Italia, paese che, nei decenni successivi, genererà una sfilza di film del genere con registi tuttora riconosciuti come maestri di quest'ultimo. 
Alcune locandine italiane d'epoca della pelllicola (da notare l'errata scrittura Franckestein nella prima a sinistra e la mancanza della n tra "Franke" e "stein" in tutte)
Il film, come testimoniano diverse locandine sopravvissute, circolò in diversi paesi del mondo, tra cui il Belgio tra il 1922 ed il 1926 (nonostante iMDB riporti come data già il 1921). Ad esempio, in Egitto venne proiettato come "Le Monstre" (o "Le Monstre de Frankenstein") da venerdì 11 a giovedì 17 agosto 1922 al cinema Empire, ubicato a Rue Mokattam di Port Said, sotto la gestione della Société Générale de Théâtres et Cinémas di El Cairo, mentre in Francia, fece parte della Sélection Georges Petit e mostrato al 37 di Rue de Trévise di Parigi. 

Uno dei possibili esiti del film fu che venne letteralmente consumato dalla censura, assai aspra in Italia in quegli anni, al punto che, la durata testimoniata, di 39 minuti, fa dedurre che diverse scene vennero rimosse al punto da renderlo, per la giurisdizione in merito italiana, un cortometraggio. Nessuna versione in alcuna lingua è, però, mai venuta a galla. 

La prossima settimana - Ecco che vedranno i tuoi occhi: Un dramma originale - Il mostro di Frankenstein - Grande dramma in 4 atti interpretato da Sansone, ossia Luciano Albertini, il simpatico eroe, l'atleta impareggiabile che il pubblico ha recentemente applaudito in un magnifico capolavoro: Sansone e rettili umani.
Che il film esista ancora o se sia stato distrutto non ci è dato, in conclusione, saperlo, lasciandoci con la sola speranza che, un giorno, esso possa rivedere la luce come il suo predecessore di dieci anni prima, tornando alla vita come l'omonimo mostro del film. 

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venerdì 27 settembre 2019

Gustosa carne umana - Orrori perduti: "El alimento del miedo"

Luglio 1971, in uno sperduto paesino messicano, all’interno di un piccolo locale di gestione familiare, parenti e amici spensierati gustano dei deliziosi tamali preparati in casa con carne freschissima, un taglio particolare e assai ricercato, nonostante di difficile reperibilità. Una carne tenera e succulenta sazia le papille gustative di tutti i clienti. Per chi non lo sapesse, il tamale è un piatto di origine messicana a base di carne trita con peperoncino piccante e farina gialla, che viene cotto avvolto nel cartoccio del granoturco, un piatto, tutto sommato, abbastanza semplice, difficile da sbagliare: la cosa fondamentale per un ottimo tamale è solo un buon taglio di carne.

E, fidatevi, Trinidad, la cuoca, ne sapeva abbastanza di tagli di carne.

Il ristorante era, infatti, mantenuto da lei e dal marito Pablo, un uomo alcolizzato e violento che non esitava di abusare e recare violenza nei confronti di moglie e figli, usando come attenuante per le sue violente gesta l’alcol che, a litri scorreva, nel suo corpo quotidianamente. Non ebbe mai alcun ostacolo, nessuna resistenza, fino a quando, un giorno, Trinidad, oramai stanca di ciò che era costretta a subire come se fosse una routine non voluta e tanto meno necessaria, fece ciò che di più ragionevole le passò per la testa: prese una mazza, una di quelle di legno duro, di quelle che ti fanno saltare i denti con un colpo ben assestato, e massacrò il marito nel sonno colpendolo ripetutamente, ancora ed ancora, fin quando non fu certa che nessuna traccia di vita potesse risiedere in un quell’ammasso di carne sanguinante.
Il passo successivo fu altrettanto ragionevole e calcolato, dopotutto avrebbe dovuto disfarsi del cadavere senza che venisse ritrovato, e cosa meglio che prendere due piccioni con una fava? Staccando i brandelli di carne dal letto di cui il colore originale era oramai indistinguibile, lo trasportò nella cucina del ristorante e, con un affilato coltellaccio che era solita usare per tagliuzzare la carne, fece esattamente ciò che faceva normalmente ogni giorno per vivere. Le braccia dell’uomo vennero spezzettate, arricchite di peperoncino piccante e farina gialla e riposte in cartocci di granturco pronti per essere serviti a tutti i suoi affamati clienti. Il corpo dell’uomo restò in cucina, sarebbero durato abbastanza ad occhio e croce, mentre la testa, probabilmente fusa con il cuscino, venne lasciata nell’ultimo luogo in cui si era posata.
Oppure no.

Forse la donna, Trinidad, non era stanca del marito Pablo, pover’uomo, magari alzava sì il gomito qualche volta, ma era uno di quegli ubriaconi bonaccioni che trasmettono allegria a chiunque sia loro intorno. Forse era la donna la squilibrata e, vedendo il saldo del ristorante, chiaramente in fallimento, pensò che, a ragione, la carne più tenera è quella dei cuccioli e che, seppur non ci fossero molti vitelli nei paraggi, vi era una scuola elementare piena di cuccioli d’uomo che ci si perdono attorno. Chi mai si sarebbe accorto di star mangiando i propri figli dopotutto?
Eppure potrebbe non essere nemmeno questa la storia, forse questa storia non è mai esistita in primo luogo, dopotutto si tratta di una leggenda popolare, una di quelle che cambiando negli anni, ad ogni narrazione, arricchendosi di grotteschi dettagli o impoverendosi di ben congegnati colpi di scena che il narratore precedente aveva posizionato strategicamente sul finale.

In realtà sappiamo la presunta verità su questa storia, ossia che la donna effettivamente uccise il marito e ne cucinò la testa, ma quale sia la sua veridicità non è in realtà ciò che c'interessa appurare in questa sede specifica, ciò che c’importa è quello che ha ispirato e che, similmente alla leggenda originale, resta avvolto in un alone di mistero: “El alimento del miedo” (“The Food of Fear”, “Il cibo della paura”), un film horror del 1993 diretto dal maestro dell’orrore messicano Juan López Moctezuma, uno dei cineasti preferiti del premio Oscar Guillermo Del Toro che lo annovera tra i suoi principali ispiratori dal punto di vista stilistico.
Cristina Ferrare in "Mary, Mary, Bloody Mary'
La pellicola, girata in America tra febbraio e marzo del 1993,  basata su una sceneggiatura di Jorge Victoria, ispirata alla leggenda di cui avete appena letto due variazioni, purché non attinga strettamente a nessuna di loro, risultando un’interpretazione più autoriale e originale del mito; dopotutto anche il suo “Mary, Mary, Bloody Mary” del 1974, nonostante il titolo, narra di un’artista che realizza di essere una vampira bisessuale di nome Mary (Cristina Ferrare) che semina il terrore in Messico in parallelo agli omicidi di suo padre (John Corradine), un vampiro mascherato impazzito per la fame: una storia ben lontana da quella del fantasma evocato allo specchio che siamo soliti immaginare.

La trama vedeva infatti, come protagonista, Petra (Isaura Espinosa), la moglie del proprietario di circo Don Ramón (Moctezuma stesso), responsabile della figlia dei vicini finiti in carcere per traffico di droga, Flea. Quest’ultima viene costretta da Petra a lavorare in casa e a cercare un lavoro nonostante abbia solo cinque anni, finendo per stringere amicizia con Pepito, un pagliaccio che si esibisce per strada. Tutto sfocia nell’orrido quando un satanista si avvicina al circo e inizia un rapporto amoroso con Petra, finendo per uccidere Flea che, in modo da occultarne l’omicidio per proteggere l’amante, viene servita in tamali dalla donna che avrebbe dovuto vegliare su di lei.
Juan López Moctezuma
Il film, nonostante fosse stato proiettato in diverse sale messicane, da quanto è noto, finì velocemente perso e, se non bastasse, non fu apprezzato dai pochi che ebbero l’opportunità di vederlo. Anche un altro progetto girato in parallelo del regista, morto nel 1995, un anno dopo le presunte proiezioni, è considerato ad oggi perso, “Yo el vampiro” (“I the vampire”, “Io il vampiro”), una miniserie di tre episodi su cui non si sa assolutamente nulla e che, probabilmente, non vide mai la fine delle riprese a causa del ricovero del regista in un istituto psichiatrico a causa dell’Alzheimer.

Sfortunatamente non pare esista alcuna copia dell’opera disponibile e sembra poco probabile che verrà mai rilasciato a causa della morte della quasi totalità del cast e della crew, con alcuni dei pochi ancora in vita lontani dai social network, anche se la Cineteca Nazionale Messicana ne conferma l’esistenza sul proprio portale online, lasciando speranza che una copia possa esser conservata nel loro archivio fisico.
Qualsiasi sia la realtà ed il fato del film, è improbabile che lo vedremo mai, così come è improbabile che, se in un ristorante ti venisse servita carne umana, tu potresti accorgertene,
Buon appetito.

Articolo di Robb P. Lestinci

venerdì 2 agosto 2019

Lo strano caso del capolavoro e del film perduto - Orrori Perduti: "La Testa di Giano" di Murnau

Quando si pensa ai padri dell'horror non si può non pensare immediatamente a Friedrich Wilhelm Murnau che, nel 1922, girò il suo inquietante e solenne "Nosferatu", adattamento non ufficiale del "Dracula" di Bram Stoker, destinato ad imprimersi nell'immaginario collettivo da quasi un secolo a questa parte, riplasmando il mito del vampiro e pinendosi come pietra miliare del cinema horror in generale. Pochi sanno, però, che due anni prima il regista si approcciò ad un altro dei grandi capolavori della narrativa orrorifica, "Lo strano caso del dr. Jekyll e mr. Hyde" con la pellicola muta "Der Januskopf" ("La testa di Giano") del 1920, rinarrazione del classico letterario a cura del regista tedesco, in chiave non più pseudo scientifica, bensì assolutamente sovrannaturale.
La storia vede il dr. Warren (Conrad Veldt, noto per i capolavori espressionisti "Il gabinetto del dottor Caligari" e "L'uomo che ride") iniziare a sviluppare un'inquietante ossessione per un busto rappresentate, da un lato, il dio romano Giano (divinità bifronte degli inizi e capace di vedere sia nel passato che nel futuro) e, dall'altro, un demone mostruoso. Presto, questa peculiare fascinazione porterà ad un riscontro inaspettato ed orribile, con lo sdoppiamento dello stesso Warren e la nascita del crudele mister O'Connor che trasformerà il suo amore per la bella Jane (Margarete Schlegel) in qualcosa di terribile,  abbandonandosi ad atti di violenza per le strade londinesi mentre forze oscure impediscono  al suo lato razionale e "umano" di liberarsi della sua maledizione. Come avrete notato, i nomi furono tutti cambiati e ciò fu fatto al solo scopo di dover pagare i diritti, similmente a come il conte Dracula diventerà il conte Orlock qualche anno dopo. Anche la trama, scritta da Hans Janowitz (autore anche de "Il gabinetto del dottor Caligari"), si discosta decisamente da quella originale, mantenendone intatta quasi solo la tematica principale della dualità di un uomo che si manifesta tramite una mutazione fisica quanto mentale, più che seguendone gli eventi fedelmente e rigorosamente. 

Da quanto rivelato dal commento del copione da parte della critica francese Lotte H. Eisner, la pellicola era lunga 2300 metri e le vicende erano divise in 6 atti. Hans Janowitz, a quanto pare, optò per un distacco dagli stilemi dell'espressionismo tedesco, allontanandosi da una narrazione incentrata sulla psicologia e scegliendo un approccio più salubre e formale, lasciando anche a Veldt una notevole libertà che comportò l'improvvisazione di molte sue scene in mancanza di indicazioni precise.  Se i nomi di Verdt, Janowitz e Murnau non bastassero, la fotografia venne curata da Karl Freud, direttore della fotografia di "Il golem" e "Metropolis" e regista de "La mummia" del 1932, e l'icona del genere Bela Lugosi (l'indimenticabile Dracula della Universal, protagonista della canzone "Bela Lugosi's Dead" dei Bauhaus) recitò in un ruolo minore, ossia nei panni del maggiordomo dello stesso dottor Warren. Il film parrebbe anche essere stato il primo esempio dell'uso di cineprese mobili per la realizzazione di una pellicola in quanto, in una nota di produzione sopravvissuta, si può leggere di come la camera segua il dr. Warren salire le scale in una scena.
Sfortunatamente il film, della durata supposta si 107 minuti da FilmAffinity seppur senza alcuna fonte a sostegno di tale stima, non é sopravvissuto agli anni e ne rimangono solo poche e rare foto, reperibili online, e si presume che anche la sceneggiatura esista ancora nei meandri di qualche collezione privata o, magari, anche nel web in attesa di esser scovata. 

La ragione di tale nefasta fine é semplice: se i cambiamenti apportati avevano fregato il pubblico tedesco e gran parte di quello europeo, non familiare con il romanzo originale, nel Regno Unito fu chiaro il plagio della proprietà di Robert Louis Stevenson e venne, dunque, ordinata la distruzione di ogni copia della pellicola dai detentori dei diritti. Ad aggiungere benzina sul fuoco, sembrerebbe, almeno da quanto trapelato, che il film ricevette critiche positive e ben migliori rispetto al "Dr. Jekyll e Mr. Hyde" americano di John S. Robertson dello stesso anno (ora di pubblico dominio), venendo definito dalla critica svedese come "più artistico".
Un altro film perduto che, probabilmente, mai vedremo, ma chissà se, in qualche soffitta polverosa non si nasconda in attesa di esser ritrovato e riscoperto, donando nuovi incubi ed una una nuova versione di una storia a noi tutti familiare.

ARTICOLO DI


giovedì 25 luglio 2019

Caccia al gorilla (Focus on "Go and Get It"/Recensione "The Monster and the Girl")

"Go and Get It" è una commedia horror muta americana del 1920, diretta da Marshall Neilan (marito della star Blanche Sweet, una delle prime dive di Hollywood).
La pellicola gira attorno a Helen Allen (Agnes Ayres), giovane ereditiera giornale del padre, ed al reporter Kirk Connelly (Pat O'Malley), stufo della sua scarsa fama, alle prese con dei misteriosi omicidi perpetrati da un gorilla con il cervello di un serial killer, Ferry (l'ex boxer italoamericano Bull Montana, pseudonimo di Luigi Montagna, noto per il suo ruolo, sempre scimmiesco, in "Il mondo perduto" del 1925).

Nonostante le ottime recensioni che ricevette all'epoca, principalmente per la performance di Bull Montana come l'intimidatorio assassino gorilla, il film venne perduto e non fu mai più visto.
Ora, sia chiaro, ciò era quasi una prassi nei primi anni del cinema: le pellicole erano conservate in condizioni precarie, destinate a deteriorarsi, e spesso venivano gettate via con facilità se serviva spazio. Non esistevano ancora mezzi per vedere film in casa ed i collezionisti erano ancora interessati ad altro. Insomma, é un miracolo se non tutti i film siano andati persi o distrutti, ad esser schietti.

Ci si é potuti fare un'idea di come fosse la pellicola solo grazie ad articoli, recensioni e testimonianze, ed al remake, in realtà assai differente, "The Monster and the Girl" di Stuart Heisler del 1941.

Quest'ultimo parla infatti di Susan Webster (Ellen Drew), un'aspirante attrice presa sotto il mirino del gangster Bruhl (Paul Lukas), soccorsa dal fratello Scot (Phillip Terry), ucciso, però, dagli uomini del malvivente. Il cervello del ragazzo verrà sorprendentemente salvato dal folle dottor Perry (George Zucco) che, piazzandolo nel corpo di un gorilla, darà vita ad una perfetta macchina vendicativa.
Insomma, la sola similitudine sta nel concetto di un cervello umano in un corpo di gorilla per mano di un folle scienziato. Anche la qualità che si dice contraddistingua l'originale qua viene a mancare, con una lentezza palpabile ed il mostro che, nonostante la maschera ben realizzata e le inquadrature ben studiate per darle parvenza di espressività, compare solo e nell'atto finale del film, lasciando al lato horror davvero poco spazio di emergere.

Ma torniamo al "creature feature" (film di mostri, di solito trasmessi nei drive-in) originale, quello muto degli anni '20. Era davvero perso?

La risposta è, ovviamente, no: una copia é stata di recente trovata nell'Archivio Italiano a Milano, seconda cineteca più grande d'Italia dopo quella di Bologna, nonostante non sia stata ancora rilasciata al pubblico.
Alcuni nastri alla Cineteca Italiana di Milano
Insomma, aspettatevi una seconda recensione di questo film non appena sarà disponibile.
Sperando lo sarà mai.

Articolo di Robb P. Lestinci