venerdì 22 maggio 2020

La storia perduta del primo film horror Italiano - Orrori perduti

29 ottobre 1931, negli USA debutta il film "Frankenstein" di James Whale, ispirato all'omonimo romanzo di Mary Shelley e al suo adattamento teatrale ("Presumption; or; the Fate of Frankenstein" di Brinsley Peake), considerato uno dei capisaldi e del cinema dell'orrore e, generalmente, il secondo film a rappresentare la creatura del dr. Victor Frankenstein e la sua nascita, preceduto da "Life Without Soul" del 1915 di Joseph W. Smiley, adattamento assai libero e diverso del romanzo di Shelley, nonostante, come noto, nel 1910 vi fu una prima opera ispirata al romanzo, della durata di 13 minuti e per la regia di J. Seale Dawley per la Edinson Studios, girato in appena tre giorni nel Bronx, a New York, e, per molti anni, creduto diritto dallo stesso Thomas Edinson. Il film fu ritenuto perso per anni, ma, negli anni Cinquanta un collezionista americano di nome Alois Dettlaff, originario del Wisconsin, mise le mani su una copia senza rendersi conto di quanto fosse raro fino a molti anni dopo quando, a metà anni Settanta, il suo ritrovamento venne rivelato, anche se solo nel 2018 l'opera otterrà un restauro ad opera della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. 

La pellicola di cui vogliamo parlare oggi però, non è nessuna delle tre precedenti, bensì una che si pone tecnicamente in mezzo alle ultime due, un film che sposta la nostra attenzione dagli USA e che si pone come un tassello perso della storia cinematografica del nostro paese, e, sotto alcuni punti di vista, internazionale: "Il mostro di Frankenstein" del 1920.
Eugenio Testa, nato a Torino il 6 ottobre 1892, fu uno dei pionieri del cinema nella penisola italiana; figlio d'arte dell'attore Dante, iniziò a recitare in varie opere a fianco del padre già da piccolissimo. Crescendo, si concentrò prevalentemente su ciò che era il teatro, divenendo un noto attore teatrale in dialetto piemontese e capocomico. Rapidamente si spostò, però, anche al mondo del cinema, con la pellicola "Il cuore non invecchia", produzione Italia Film. Dopo collaborazioni con altre case cinematografiche del belpaese, nel 1914 fondò la "Eugenio Testa & Co.", nonostante essa ebbe vita breve. Pochi anni dopo, Testa, diviene il primo regista horror della storia d'Italia, per quanto noto almeno, dirigendo l'opera "Il mostro di Frankenstein".

Roma, luglio 1920, l'Italia sta per assistere a quello che, con tutte le probabilità, è il primo film d'orrore nativo del paese. L'attore Luciano Albertini (all'anagrafe Francesco Vespignani), culturista di fama europea e Sansone dell'omonima saga e fondatore della Albertini Film, non solo produsse la pellicola, ma vi recitò anche nel ruolo del Barone Victor Frankenstein, creatore dell'orribile creatura interpretata da Umberto Guarracino, attore che già aveva collaborato in diverse produzioni di Albertini e che aveva spiccato come Pluto nel film "Maciste all'Inferno", capitolo della saga da cui si origina, e con cui rivaleggia, quella di Sansone, protagonista del solo fotogramma sopravvissuto e noto del film. Il poeta bohémien di Sesto San Giovanni Giovanni Drovetti, invece, scrive soggetto e sceneggiatura alla sua seconda, ed ultima, esperienza cinematografica. 
La sinossi della trama più nota è quella datata '94 del Mereghetti che cita: «Uno scienziato riesce a fabbricare un uomo con una formula chimica di sua invenzione, ma la creatura (Guarracino) si ribella al suo creatore e commette ogni sorta di disastri fino a quando sarà ridotto all’impotenza da Sansone (Albertini).» 

Da questa sintesi, nonostante assai vaga, risulta quindi che il film non fosse altro che l'ennesimo capitolo della saga di Sansone di Albertini, che all'epoca già vantava almeno 6 capitoli a partire da metà anni '10, adattando, quindi, assai liberamente, il lavoro originale di Mary Shelley. Il film, ennesimo prodotto di quel filone cinematografico con protagonisti poderosi eroi dell'antichità, sarebbe, quindi, riuscito a creare una commmistione di generi che avrebbe portato al primo prodotto riconducibile all'horror in Italia, paese che, nei decenni successivi, genererà una sfilza di film del genere con registi tuttora riconosciuti come maestri di quest'ultimo. 
Alcune locandine italiane d'epoca della pelllicola (da notare l'errata scrittura Franckestein nella prima a sinistra e la mancanza della n tra "Franke" e "stein" in tutte)
Il film, come testimoniano diverse locandine sopravvissute, circolò in diversi paesi del mondo, tra cui il Belgio tra il 1922 ed il 1926 (nonostante iMDB riporti come data già il 1921). Ad esempio, in Egitto venne proiettato come "Le Monstre" (o "Le Monstre de Frankenstein") da venerdì 11 a giovedì 17 agosto 1922 al cinema Empire, ubicato a Rue Mokattam di Port Said, sotto la gestione della Société Générale de Théâtres et Cinémas di El Cairo, mentre in Francia, fece parte della Sélection Georges Petit e mostrato al 37 di Rue de Trévise di Parigi. 

Uno dei possibili esiti del film fu che venne letteralmente consumato dalla censura, assai aspra in Italia in quegli anni, al punto che, la durata testimoniata, di 39 minuti, fa dedurre che diverse scene vennero rimosse al punto da renderlo, per la giurisdizione in merito italiana, un cortometraggio. Nessuna versione in alcuna lingua è, però, mai venuta a galla. 

La prossima settimana - Ecco che vedranno i tuoi occhi: Un dramma originale - Il mostro di Frankenstein - Grande dramma in 4 atti interpretato da Sansone, ossia Luciano Albertini, il simpatico eroe, l'atleta impareggiabile che il pubblico ha recentemente applaudito in un magnifico capolavoro: Sansone e rettili umani.
Che il film esista ancora o se sia stato distrutto non ci è dato, in conclusione, saperlo, lasciandoci con la sola speranza che, un giorno, esso possa rivedere la luce come il suo predecessore di dieci anni prima, tornando alla vita come l'omonimo mostro del film. 

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