martedì 31 ottobre 2023

Il signore della notte

Introduzione
Il nuovo volto di Halloween
John Carpenter vs. Michael Myers
di Robb P. Lestinci

"Halloween" del 1978 è senza ombra di dubbio uno dei film più influenti e amati della storia dell'horror, colpevole di aver dato ufficialmente vita al filone dello slasher e della creazione di una delle più immortali icone della storia del cinema, il killer dal volto coperto e silenzioso Michael Myers; allo stesso tempo, però, è stato anche la croce che il suo creatore, John Carpenter, si è dovuto portare sulle spalle per diversi anni.

Dopo il successo del primo capitolo, alcune idee per un sequel vennero effettivamente a galla1, ma nulla di conclusivo, tantomeno un'effettiva volontà da parte del regista e della produttrice Debra Hill. Sfruttando il trampolino di lancio che quel film si rivelò essere per lui, John Carpenter proseguì la sua carriera girando "The Fog" nel 1980. Durante le riprese di tale film, però, Irwin Yablans, produttore, dopo non essere riuscito ad assicurarsi la produzione di questo, propose o quasi impose un sequel diretto del primo "Halloween", a seguito di accordi fatti dietro le quinte tra case di produzioni e produttori, in cui il lato creativo era stato ben chiuso fuori dalla stanza2.
Nonostante la scrittura logorante e dolorsa per Carpenter, "Halloween II"3 fu un successo di botteghino, con 25.8 milioni di dollari4 incassati solo in Nord America, a fronte di un budget di 2.5 milioni, ponendosi come uno degli slasher più remunerativi dei suoi tempi e rendendo chiaro che un terzo film sarebbe dovuto uscire. Ma, a questo giro, Carpenter e Debra Hill non si sarebbe lasciati influenzare da executives e produttori: L'Ombra, Michael Myers, per volontà del suo creatore, era morto, e sarebbe rimasto tale.

Con questa consapevolezza, la produzione del nuovo sequel avrebbe preso una strada del tutto diversa, inaspettata, e che avrebbe eventualmente condotto il franchise a fare il giro su se stesso per riportare in vita il killer di Haddonfield. Ma prima della poco ispirata, seppur inevitabile, resurrezione di Michael Myers, vi fu un periodo in cui un progetto alternativo, che avrebbe idealmente cambiato nuovamente il volto di Halloween, esistette e tale progetto vide il suo primo e unico frutto in "Halloween III".

Capitolo I
I segreti della Silver Shamrock 
Pre-produzione e Produzione
di Robb P. Lestinci
SILVER SHAMROCK MASKS (1/3): Skeleton Mask, illustrazione originale di Alessia Sorbelli
Moustapha Akkad e il già citato Yablans, produttori dei due precedenti capitoli, cercarono di includere nuovamente gli oramai stanchi Carpenter e Hill per il terzo già a fine 1981, pochi mesi dopo l'uscita di "Halloween II", accettando le loro condizioni (ossia non proseguire la storia di Laurie e Michael5) e stanziando 4.5 milioni di budget, quasi il doppio del predecessore. Il creatore della serie, però, si tirò indietro anche dalla scrittura e, per questo terzo giro sulla giostra, sarebbe servito un nuovo team creativo del tutto inedito. L'idea dei due, infatti, era quella di rendere "Halloween" un esperimento ancora inedito per il cinema, una serie antologica non dissimile da "Ai confini della realtà" o da quello che sarebbe poi stato "I racconti della cripta", in cui, ogni anno, un nuovo cineasta avrebbe donato la sua visione orrorifica della festa6.

La sfortunata idea di associare il progetto antologico al franchise di "Halloween" così apertamente come poi fu, da quanto riferisce Tom Atkins, non partì da Carpenter, bensì dai produttori, in quanto il titolo originale sarebbe dovuto essere semplicemente il suo sottotitolo "Season of the Witch", in omaggio all'omonimo film di Romero: 

"L'intenzione di John Carpenter era quella di realizzare un'antologia di film di Halloween; per realizzare un film di Halloween diverso ogni Halloween. Gli investitori (the money guys) hanno detto: “Bene, questo lo avete già pronto e lo faremo, ma dovete mettere Halloween nel titolo. Può essere sottotitolato Season of the Witch, ma deve avere il franchise, Halloween, in alto"7.

Per il film che avrebbe lanciato questo nuovo format, sì pensò ad una commistione a Carpenter assai cara (era imminente l'uscita del suo capovaloro "La cosa") e da poco sdoganata dall""Alien" di Ridley Scott: horror e fantascienza. Per la sedia del regista, Carpenter puntò gli occhi su Joe Dante, reduce del successo del suo "The Howling" dell'81, che accettò il ruolo8. I due cineasti, a quel punto, dovevano solo trovare uno sceneggiatore.

1953, alla luce del programma spaziale britannico, la BBC rilascia la prima serie fantascientifica della storia del Regno Unito, "The Quatermass Experiment", primo capitolo di un longevo e fortunato franchise e diretto responsabile per le successive produzioni sci-fi del paese. Il successo fu disarmante e il prodotto venne distribuito in tutto il mondo, arrivando anche ad un giovane John Carpenter9 che, in cerca di uno sceneggiatore per il terzo capitolo di "Halloween", decise di approcciare, assieme a Joe Dante, anch'egli appassionato del programma, proprio il loro idolo, l'autore e ideatore di "Quatermass", Nigel Kneale
Lo scrittore accettò il compito, nonostante non fosse un fan della serie, e, come confermato il 3 marzo 1982 su Variety10, si apprestò a completare una sceneggiatura, pensata come una commistione tra horror e fantascienza e dai caratteri di un horror psicologico11. I diritti della serie però appartenevano al magnate della produzione cinematografica originario di Torre Annunziata, Dino De Laurentiis, che non si disse soddisfatto dello script di Kneale, ordinando l'inclusione di più scene di violenza e di gore, in un disperato tentativo di avvicinarlo, almeno per le atmosfere, ai due film precedenti. L'autore britannico, che aveva più volte proferito di non voler firmare un film "horror per il solo gusto dell'horror", abbandonò il progetto e fece rimuovere il suo nome dal prodotto finale12 in parallelo all'allontanamento da esso anche del regista Joe Dante, che preferì ironicamente dirigere un segmento per il film de "Ai confini della realtà" prodotto da Spielberg. La sceneggiatura venne quindi rimaneggiata dal nuovo regista, l'esordiente Tommy Lee Wallace, che mantenne la struttura e il grosso del lavoro di Kneale invariati, ma che accontentò De Laurentiis con l'inserimento di numerose morti cruente. Anche Carpenter partecipò alla riscrittura, seppur non volle essere accreditato, in particolare rimuovendo alcune battute poco piacevoli che Kneale aveva riservato al popolo irlandese e cercando di rendere la pellicola più godibile per il giovane pubblico americano degli anni '80 rispetto a ciò che un settantatreenne britannico avrebbe potuto aver realizzato13.

Wallace non era uno sconosciuto, nonostante non avesse mai lavorato prima come regista, ma un amico d'infanzia di Carpenter e un suo collaboratore assiduo. Il loro rapporto lavorativo iniziò sul set di "Dark Star", che garantì all'uomo i ruoli di art director e direttore del sonoro in "Assault on Precinct 13" e poi di scenografo e montatore di "Halloween" e "The Fog". In realtà era la prima scelta per Carpenter anche per la regia di "Halloween II", ma rifiutò in un primo momento il ruolo, ammettendo di non voler dirigire uno slasher, ma quando Debra Hill gli comunicò che nel terzo capitolo Michael Myers non sarebbe tornato e gli passò la sceneggiatura di Kneale, accettò di buon grado, a soli tre mesi dall'inizio delle riprese14.

Ultimata la sceneggiatura, il team si affidò a Don Post, già creatore della maschera di Michael Myers in "Halloween II", per le tre maschere del film. A causa dello stretto budget per un progetto tanto ambizioso, si cercò di risparmiare usandone due già nel catalogo dello studio. Tutti gli effetti speciali riguardanti l'uso di coerografie pirotecniche vennero per giunta girate ai Post Studios15.
Il cast venne composto principalmente da attori esordienti o minori, principalmente presi da set televisivi, nonostante il ruolo del protagonista (Dr. Challis) andò al collaboratore abituale di Carpenter e veterano dell'horror Tom Atkins (conosciuto dal regista tramite la sua ragazza dell'epoca, poi ex moglie, Adrienne Barbeau) e quello dell'antagonista all'attore irlandese candidato al Premio Oscar Dan O'Herlihy. Il personaggio di quest'ultimo, il malvagio quanto carismatico Conal Cochran, fu uno di quelli che vide le modifiche maggiori tra la versione scritta da Kneale e quella filmata: se nel prodotto finale le sue intenzioni e i suoi piani sono principalmente nebulosi e poco logici, in quella originale l'incoerenza viene in parte giustificata dalla rivelazione, tagliata e omessa, che in realtà, dietro al volto di Cochran, si nascondesse un antico demone celtico di oltre 3000 anni16. L'attore, intervistato successivamente circa il suo ruolo, commentò con: 

"Ogni volta che uso un accento di Cork [Cork è la seconda città più grande della Repubblica d'Irlanda] mi diverto, e ho usato un accento di Cork in [Halloween III]. Mi è piaciuto moltissimo il ruolo, ma non pensavo che fosse un gran film, no."17

Stacey Nelkin venne invece scelta come la protagonista femminile (Ellie) della pellicola, dichiarandosi onorata di fungere da "successore" di Jamie Lee Curtis18. Quest'ultima, pur non apparendo direttamente nel film, si può vedere brevemente in un trailer televisivo per il primo "Halloween" proiettato in tv, prestando inoltre la sua voce per gli altoparlanti della Silver Shamrock e per l'operatrice del centralino telefonico19Dick Warlock, l'attore originale di Michael Myers, anche tornò, interpretando uno degli androidi assassini, in particolare quello che, a seguito di un breve scontro, verrà ucciso con un pugno allo stomaco dal protagonista. Nancy Kyes, attrice di Annie nei primi due film della serie, prese invece il ruolo dell'ex moglie di Challis.
La colonna sonora venne composta dallo stesso John Carpenter, assieme ad Alan Howarth (che aveva co-firmato anche quella di "Halloween II"), tenendosi in linea con i primi due capitoli per quanto riguarda la presenza di nessuna traccia sinfonica nella soundtrack. Carpenter rimpiazzò la sua tipica melodia a piano in 4/5 con una elettronica a 9/16 suonata con sintetizzatore. Commentando l'opera, Howard disse:

"Lo stile musicale mio e di John Carpenter si è ulteriormente evoluto nella colonna sonora di questo film, lavorando esclusivamente con sintetizzatori per produrre la nostra musica. Ciò ha portato ad una certa routine procedurale. Il film viene prima trasferito su un nastro video con codice temporale e sincronizzato con un registratore audio con master a 24 tracce; poi, mentre guardiamo il film, componiamo la musica per queste immagini visive. L'intero processo avviene abbastanza rapidamente e dà "gratificazione immediata", permettendoci di valutare la traccia in sincronia con l'immagine. Questo è un vantaggio di un certo valore"20.

Per gli effetti speciali ci si è invece affidati allo studio di Tom Burman, già artefice di quelli di "Il pianeta delle scimmie", "Incontri ravvicinati del terzo tipo" e de "L'invasione degli ultracorpi" del '78. Per gli effetti, vennero stanziati solo 25 mila dollari a fronte dei 2.5 milioni effettivamente utilizzabili per la produzione (gli altri 2 milioni circa servirono per assicurare la distribuzione da parte di Universal Pictures) e il tempo era più che limitato: 

"Avevamo tre settimane prima che la produzione iniziasse, e una a riprese iniziate. Ci ritrovavamo addirittura a fare roba la notte prima che dovesse venir filmata"21

Il team che lavorò agli effetti fu formato dai due figli di Burman (Rob e Barney), John LoganDale Brady e Carl Cobery, affiancati dall'indipendente Jon Belyeu (ancora ai suoi primi lavori prima che si facesse un nome lavorando per "La zona morta" di Cronenberg, "I Goonies", i sequel di "Arma Letale", il primo "Fast and Furious" e numerose altre grandi produzioni hollywoodiane), che aiutò il team con le sue conoscenze di meccanica ed elettronica, oltre a curare tutto ciò che riguardava esplosioni e fuoco. Per la scena della morte di Harry Grimbridge, come riportato da Fangoria all'epoca, Burman creò un teschio in fibra di vetro, forato parzialmente nella zona dei bulbi oculari e del naso, per dar l'impressione che si rompesse quando l'attore dell'androide andava a porci pressione, con il vetro che restituiva la parvenza di ossa rotte22. L'automa che Atkins incontra nella fabbrica della Silver Shamrock e a cui cade poi la testa, è invece una creazione precedente dello studio, già apparsa nel film "One Dark Night" dello stesso anno, e venne modellata usando come riferimento una missionaria del Sud Africa in cambio di 200 dollari donati per la sua causa23
L'iconica morte di Little Buddy venne realizzata con l'utilizzo di un manichino modellato sulle fattezze del bambino da testa a piedi, con all'interno un grosso tubo collegato, poi, a due buste ricolme dei vari insetti e animali che sarebbero dovuti fuoriuscire dalla sua bocca; per concludere la scena, una versione di gelatina della maschera venne montata sul pupazzo e poi sciolta con delle pistole termiche24. Il morso del serpente subito dal padre del bambino, invece, venne girato al contrario, facendo mordere all'animale una gamba protetta e poi lasciandogli lasciare la presa, senza alcun incidente nè per l'attore e gli effettisti che per il serpente25. Lo stesso non si può dire per gli insetti, in quanto numerosi grilli (circa 2000 per l'esattezza) riuscirono a scappare, costringendo gli effettisti del suono a dover rimuoverne il frinire udibile in alcune scene26. Il monolite di Stonehenge invece non venne effettivamente costruito nel pratico, ma si usò un dipinto a base di pittura Scortchlight (simile a quella usata per le linee stradali, ma ancora più riflettiva) e un'illusione ottica per dargli senso di realismo.27

Una simpatica concidenza è, inoltre, la maniera in cui la carriera di Burman iniziò ai Don Post Studios: egli, come detto, ha preso in carica la creazione delle maschere del film, assieme a suo padre, e fu proprio lì che l'uomo conobbe John Chambers che lo spinse a lavorare nel mondo degli effetti speciali.28

Le riprese vennero effettuate a Loleta, in California, e nei pressi della cittadina, trasformata nella sinistra Santa Mira (nome preso direttamente dall'ambientazione de "L'invasione degli ultracorpi") e, un'azienda d'imbottigliamento di latte locale, Familiar Foods, locata a Railord Avenue di Loleta Drive, venne trasformata nella fabbrica di maschere della Silver Shamrock.29 Alcune scene vennero girate, ma mai montate nella cut finale del film, inclusa una sequenza ampliata mai rilasciata della scena della doccia di Ellie, che l'avrebbe mostrata prendere una sigaretta da Challis e accenderla, e alcune piccole scene allungate apparse nella versione spagnola del film. Versioni delle morti con maggior dose di sangue vennero inoltre realizzate, ma mai mostrate se non in versioni bootleg.30
Prima di abbandonare il progetto, Kneale aveva anche pensato ad un concept per l'eventuale quarto capitolo della saga, una storia di fantasmi31. Per la realizzazione del film, però, si sarebbe dovuto aspettare il riscontro di pubblico e critica, oltre che gli incassi del box office, con il rilascio nelle sale pianificato per il 22 ottobre del 1982, giusto un giorno prima di quando gli eventi della prima scena del film erano ambientati. Durante le anteprime svoltesi a Las Vegas, però, la reazione del pubblico non fu calorosa, tutt'altro, ma Wallace rifiutò di ascoltare i produttori, decidendo di non alterare il suo prodotto e, quando Carpenter prese le sue difese, la decisione fu definitiva32. Solo tramite la reazione degli spettatori al momento della wide release, però, si sarebbe potuto capire se l'inusuale progetto avrebbe ripagato e, la risposta, seppur forse scontata e anticipata, sarebbe arrivata a breve...

Capitolo II
Enjoy the Horror-thon
Analisi del Film
di Lorenzo Spagnoli
SILVER SHAMROCK MASKS (2/3): Witch Mask, illustrazione originale di Alessia Sorbelli
Halloween III è un capitolo bizzarro, un pezzo unico sia per quanto riguarda i pregi che per le note dolenti. A posteriori lo possiamo certamente giudicare come un’operazione commerciale folle, specialmente se facciamo lo sforzo d’immaginazione nel contestualizzarlo al panorama e ai meccanismi del cinema contemporaneo. Rappresenta il proseguimento di una saga popolare la cui condizione di esistenza è la voglia di eliminare tutti gli elementi che avevano fatto breccia nel cuore del pubblico, per andare in una direzione completamente diversa, a partire dal "boogeyman" rappresentativo. Aldilà delle considerazioni su come fu recepito e come sarebbe passato alla storia, cosa resta del film preso in quanto tale?

Partiamo analizzando l’idea alla base del soggetto, che vede il passaggio dall’archetipo su impostazione di thriller e giallo anni ‘70 con intense tinte horror, che avremmo imparato a conoscere con l’etichetta di "slasher", a un racconto volutamente più tradizionale, gotico e contemporaneamente moderno, date le contaminazioni dalla letteratura weird anni ‘20-’30 e dal cinema dell’orrore anni ‘30-’40 (che avrebbe avuto un lascito significativo anche nella fantascienza degli anni ‘50). L’aspetto più affascinante della sceneggiatura di Tommy Lee Wallace è proprio quello di averla calibrata come se fosse un racconto uscito dalle pagine di un "comic book" statunitense d’altri tempi, di quelli che i giovani compravano nelle edicole a pochi centesimi, attraverso cui riuscivano in qualche modo a entrare in contatto con elementi e stilemi letterari che altrimenti gli sarebbero stati inaccessibili. Una narrativa capace di mescolare in modo deliziosamente ingenuo e decisamente fantasioso lo sci-fi al misticismo. Da qui l’idea di rendere l’impresario irlandese Conal Cochran (un grande Dan O’Herlihy, le cui gesta abbiamo potuto ammirare anche in RobocopRobocop 2 e Twin Peaks, tra gli altri) come antagonista assoluto. Un formidabile giocattolaio, apprezzato in tutto il mondo, che sta complottando tramite la propria azienda un sanguinoso sacrificio di massa, in nome di un’oscura divinità celtica. Il tutto, circondato da un esercito di terribili androidi in giacca e cravatta al suo servizio.
Risulta particolarmente originale proprio voler tornare alle radici della festività di Halloween, scavalcarne l’iconografia per scoprirne l'antica matrice di celebrazione pagana primitiva in occasione dell'antico Samhain. Così come ci appare nuova e fresca la trovata di legare il tutto al mistero di Stonehenge, da cui Cochran ruberà un megalite per creare -a partire dalla pietra intrisa di energia sovrannaturale- delle spille elettroniche applicate alle sue richiestissime maschere di Halloween. Un elemento della trama da sempre criticato, al tempo dell’uscita come in alcune rivisitazioni odierne, è il movente del cattivo, da molti giudicato come un personaggio insensato che agisce senza motivazioni vere e proprie. Ovviamente nella sceneggiatura di Wallace non c’è spiccata ricerca per l’introspezione o un profilo psicologico dettagliato, però se leggiamo il suo piano assolutamente machiavellico nell’ottica del concetto di orrore cosmico e di apocalisse nel senso lovecraftiano del termine, in realtà il modus operandi risulta abbastanza chiaro e lineare (almeno a detta di chi scrive); trattandosi di un essere umano –probabilmente un misantropo, in cerca di rivalsa sui propri simili- che, per placare un’entità superiore maligna, è disposto a offrirle un aberrante tributo di sangue, anche a costo di far finire il mondo per come tutti lo conosciamo e intendiamo.

A livello tecnico, invece, l’impostazione di base ricorda molto quella del primo film di Carpenter (che aveva già dettato le linee guida nel secondo), non è un caso che anche stavolta a dirigere fosse un suo stretto collaboratore, parte della troupe originale. Eppure, Tommy Lee Wallace dimostra notevole capacità a stare dietro alla macchina da presa (per la prima volta) e a dosare un tono generale cupo e decadente, così come un certo e divertito senso dell’intrattenimento, con uno stile quadrato e canonico ma incisivo. I movimenti di macchina e il frequente ricorso ai totali favoriscono un’atmosfera lugubre, che porta lo spettatore a sentirsi costantemente osservato e mai al sicuro, che sia nei corridoi dell’ospedale, per le strade della cittadina di Santa Mira o nel laboratorio sotterraneo della Silver Shamrock. Complice anche un ottimo lavoro di montaggio, ben ritmato e quasi privo di momenti morti, ad opera di Millie Moore così come un’agghiacciante colonna sonora firmata da John Carpenter e Alan Howarth. Per non dimenticare un eccellente comparto di effetti sonori e una fotografia di alto livello, a cui ha lavorato Dean Cundey, che gioca su forti contrasti cromatici a partire da una palette sgargiante, che quasi ricorda il cinema di Mario Bava. Ad essere perfetta è proprio la costruzione della tensione, il continuo crescendo di paura dato dall’incessante climax ascendente che ci conduce a frangenti di puro terrore, in cui il film riesce a risultare realmente disturbante.
Ci sono alcune immagini molto potenti, come stregate, che perseguiteranno lo spettatore: pensiamo al disgustoso e respingente effetto delle spille maledette –in cui vediamo la testa di un bambino frantumarsi e decomporsi fino a sprigionare uno sciame di insetti, vermi e serpenti- o a degli effetti gore magari non imperdibili ma sicuramente raccapriccianti ed espliciti, o ancora alla martellante melodia dello spot televisivo che attiva le spille, con un tetro motivetto che entra sottopelle. Un doveroso plauso va anche ai vari VFX che sono stati impiegati per restituire un conturbante senso di credibilità alla pubblicità della Silver Shamrock, che era stata realizzata per rendere al meglio sul grande schermo di una sala cinematografica e allucinare il pubblico presente, così come gli incredibili titoli di testa ad opera di John Wash.

A mostrare molto più il fianco, invece, è la sceneggiatura complessiva decisamente poco brillante per delle linee di dialogo puerili, fini a sé stesse e anche il tratteggiare il rapporto che si va ad instaurare tra i protagonisti. Basti pensare alla gratuità delle scene intime tra Dan Challis e Ellie Grimbridge, che appaiono come una quota obbligata. Allo stesso modo la direzione degli attori non è delle migliori –uno spettro che tormentava molti film di genere del periodo e non solo-, a uscirne vincitori sono giusto il sopracitato villain e un buon Tom Atkins nei panni del personaggio principale, un medico alcolizzato che si vede costretto a diventare all’occorrenza investigatore e uomo d’azione. Le altre prove attoriali da parte di interpreti secondari e/o caratteristi (a dire il vero, anche dell’attrice protagonista Stacey Nelkin) non appaiono particolarmente ispirate e non bucano lo schermo, anche perché il cast corale non è esattamente gestito al meglio nel minutaggio.

Sarebbe ingiusto non aprire una breve parentesi sul contenuto politico del racconto (un fattore ricorrente in tanti film di genere che si rispettino di quegli anni). Wallace non gira il dito nella piaga più di troppo ma non si può pensare sia casuale scegliere come nemico una gigantesca multinazionale -quintessenza del capitalismo e del sogno americano del "self-made man" immigrato, riuscito a costruirsi una realtà imprenditoriale-, la quale grazie ad una pubblicità continuamente riproposta negli occhi e nelle orecchie delle persone le invita a riunirsi intorno alle televisioni di tutto il Paese, come un pastore che guida un gregge sordo e inerme, convincendo nel mentre i bambini ad indossare le sue maschere, come automi in stato catatonico, per consumare uno spaventoso rituale collettivo il cui esito non è altro che la morte. Un sottile commento satirico sul sistema consumista imposto dal capitalismo, che potrebbe essere giudicato come superficiale da qualcuno ma in realtà, a conti fatti, è molto importante e che, alla luce del cliffhanger finale, lascia poche speranze su questa condizione.
In sostanza Halloween III - Il signore della notte è un sequel assurdo, abbastanza dimenticato e ancora oggi non accolto di buon grado dalla stragrande maggioranza degli amanti della saga, che vive principalmente di grandi e piccoli colpi di genio né richiesti né tantomeno scontati in un film simile. Una pellicola innegabilmente datata in alcune componenti ma mai nella messinscena, di certo non un capolavoro del filone ma comunque un prodotto impeccabile a livello registico, estremamente fruibile e divertente.

Capitolo III
The Night No One Comes Home
Critica, iconicità e influenza culturale
di Nicholas Gironelli
SILVER SHAMROCK MASKS (3/3): Jack-O'-Lantern Mask, illustrazione originale di Alessia Sorbelli

Parte I
Critica

A lot of people were unhappy when it came out. They saw Halloween and thought Michael Myers would be in it. I love, though, the way that the audience has just grown and grown and grown. I have so many people come to me now and say, “Halloween III is my favorite Halloween movie. I just love watching that one!” It’s different than the others, and it stands on its own. It’s a really good film.”
(Tom Atkins)33

Alla sua imminente uscita nelle sale, nell’ottobre del 1982, il destino di Halloween III: Season of the Witch era, in parte, già segnato.
Il film ottenne una risposta decisamente negativa da parte del pubblico e fu aspramente criticato dalle riviste specializzate. Fu proprio la critica a decretare, quasi anticipatamente, il suo insuccesso al botteghino34: le recensioni, che già settimane prima dell’uscita del film popolavano numerose le colonne di molte delle testate giornalistiche americane più importanti, lo demolirono senza pietà alcuna, contribuendo a demoralizzare quella gran fetta di pubblico che, impaziente, stava attendendo il nuovo capitolo della brutale storia di Micheal Myers.

Ma quale fu il motivo dietro questo iniziale accanimento nei confronti del film? Ad una simile domanda, lo stesso Tommy Lee Wallace ha risposto affermando che la causa è da ricercarsi non tanto in qualcosa di presente nel film quanto in quel qualcosa che vi manca3536.

La profonda delusione suscitata all’epoca dal non veder ricomparire in Season of the Witch Micheal Myers, nonostante egli fosse morto nel finale di Halloween II, ha accomunato pubblico e critica. Quel “III” presente nel titolo ha significato per chiunque entrare in sala carico di certe aspettative. Gli spettatori non erano affatto pronti ad approcciarsi al film come ad un prodotto stand-alone, né tantomeno alla saga di Halloween come a un’antologia. Questo stesso sentimento ha finito per accecare pure l’oggettività (se di oggettività si può parlare) dei critici, tanto da portare a una produzione di massa di recensioni negative sul film, tutte con un unico denominatore comune: l’assenza di Micheal Myers, un grande (ma voluto e necessario) rimosso che diventa, da solo, l’ingiusto presupposto per giustificare qualsiasi tipo di critica volta alla pellicola, per quanto assurda e inconcludente essa possa essere.
Il massimo esempio di questo meccanismo fu l’influente recensione di Roger Ebert37, del 31 ottobre 1982, per il Chicago Sun-Times.38 È qui infatti evidente come la delusione, derivata dalle aspettative non soddisfatte, abbia gravato sull’opinione maturata dal critico nei confronti di Halloween III39, portandolo a definire la pellicola un “thriller a basso costo fin dal primo fotogramma. Uno di quei film Identikit, assemblati con parti familiari di altri, migliori film”40Certo, il lavoro di Wallace è sicuramente colmo di citazioni ad altre opere cinematografiche, lo stesso Ebert sottolinea i rimandi a La Cosa (1982) di Carpenter e alla saga di James Bond, ma è parziale e ingiusto non lodare gli elementi innovativi e originali di questo Season of the Witch. La recensione è dalla prima all’ultima riga volta a demolire la logica narrativa su cui regge l’intero film. Ebert scrive:

Ci sono molti problemi con Halloween III, ma il più basilare è che non sono mai riuscito a capire cosa l’antagonista volesse ottenere se avesse ottenuto ciò che voleva. […] Qual è il suo piano? Uccidere i bambini e rimpiazzarli con dei robot? Perché?”41

E ancora:

Se riesci a capire che cosa Stonehenge abbia a che fare con questo film, tu sei più intelligente di chiunque altro (personaggio) vi è presente.”42

Il grande problema della critica mossa da Ebert al film fu proprio quello di ricercare a tutti i costi una ragione, un significato dietro il malvagio piano di Cochran quando egli in realtà è molto più simile a Micheal Myers di quanto si possa pensare: entrambi sono rappresentazioni del male puro e, proprio per questo, le loro azioni non necessitano di un movente.43 Paradossalmente, fu proprio questo uno dei meriti più grandi che Ebert attribuì all’Halloween di Carpenter. Il critico conclude la recensione con un’unica, piccola nota positiva: l’interpretazione di Stacey Nelkin. Ma anche qui ha avuto da ridire scrivendo che la sua è una di quelle “ricche voci che ti fanno desiderare che abbia più da dire e in un ruolo migliore”.44

Quello della recensione di Ebert fu, però, solo uno degli innumerevoli esempi di come la critica nell’82 si fosse pesantemente accanita contro il film.

Nella colonna specializzata del Sacramento Bee, il 25 Ottobre 1982, George Williams afferma addirittura che “Halloween III [è] forse il peggior film mai realizzato”45procedendo subito dopo a stilare una lista di ben 32 film dai quali, secondo lui, Halloween III avrebbe rubato46 e concludendo con l’affermazione che “[...] tutto questo rubacchiare è fatto senza alcuna grazia o stile, così che non c’è una scena in Halloween III che sia memorabile”.47
Una più originale, meno calda, ma pur sempre negativa recensione di Halloween III dell’epoca è quella di Brent Northup per il Longview Daily News del 30 dicembre 198248. Qui Season of the witch viene adottato come esempio (assieme a Poltergeist Amityville II: the possession) per cercare di spiegare la svolta che il cinema horror stava prendendo in quegli anni: sembrava che si stesse passando dall’utilizzo/sfruttamento (Northup utilizza il termine exploitation) di donne e giovani ragazze nel cinema horror a quello dei bambini. Il chiaro riferimento ad Halloween III qui è, oltre alla esemplificativa brutale morte di Little Buddy (Brad Schacter)49al malvagio piano di Cochran. Pur non parlando approfonditamente del film, prendendolo appunto come un esempio utile a descrivere qualcosa di più ampio, Northup conclude con un conciso commento sull’opera di Wallace:

Le poche virtù tecniche di Halloween III (esso è notevolmente migliore di Halloween II), sono totalmente obliterate dai suoi corrotti valori”.50

Decisamente controcorrente, in questo panorama, fu la recensione di Vincent Canby51 del 22 ottobre 1982 per il New York Times.52 Egli fu uno dei pochi critici dell’epoca a considerare l’assenza di Micheal Myers un pregio del film, una grande possibilità per redimere una saga che presto sarebbe andata ad arenarsi. Il critico statunitense apre la recensione con la tanto ironica quanto inconfutabile affermazione che “Halloween III riesce nella non semplice impresa di essere allo stesso tempo contro i bambini, anti-capitalista, contro la televisione e contro gli irlandesi”53ma prosegue fino a conclusione spendendo solo buone e calde parole per l’opera di Wallace, lodando soprattutto il lato tecnico della pellicola a partire dagli effetti speciali iperrealistici:

Il film presenta molti effetti speciali comicamente orribili (comically horrible), eseguiti con cura, nei quali ai personaggi vengono svitate le loro teste e i loro crani vengono spaccati o trasformati in nidi di scarafaggi, formiche, ragni e serpenti vivi”54

Canby, infine, conclude con un breve elogio del genio di Wallace, ponendosi in netto contrasto rispetto alle considerazioni fatte da Ebert e Williams circa il citazionismo di Halloween III.

Canby scrive:

Halloween III vuole essere divertente (means to be funny) e spesso lo è. I set, compresa una piccola città fotogenica nel nord della California e il laboratorio unico del pazzo dottore produttore di giocattoli, sono insolitamente belli. Il signor Wallace chiaramente ha una predilizione per i cliché che sta parodiando e lo fa con stile”.55

Come detto, la causa scatenante di tutto questo odio nei confronti del film è stata la non-predisposizione degli spettatori ad approcciarsi a questa insolita pellicola nel giusto modo. E la critica all’epoca non ha fatto altro che contribuire negativamente alla situazione: poche parole sulle colonne di un giornale sono bastate a dissuadere una moltitudine di appassionati dall'andare in sala, trasformando un potenziale successo al botteghino in un triste flop.
Ma come si è sviluppata nel tempo la considerazione della critica e del pubblico su Halloween III?

Il film è stato protagonista, nel corso degli anni, di un lento ma continuo processo di rivalutazione. Oggi la critica, pur non tacendo i suoi limiti nella scrittura, ne parla in modo decisamente positivo.56 Elogia soprattutto l’aspetto tecnico e l’audacia nell’aver voluto prendere le distanze dal personaggio di Micheal Myers, il cui utilizzo tanto allettava (e alletta tutt’ora) per ovvi motivi i produttori cinematografici.

A questa rivalutazione da parte della critica si è affiancata, recentemente, anche quella degli appassionati del genere e della saga: oggi Season of the Witch è considerato dai più un vero e proprio cult del filone sci-fi horror nonché una piccola e atipica perla da ri-scoprire all’interno dell’ormai monotono franchise di Halloween. Finalmente Halloween III, a quasi 40 anni dalla sua uscita nelle sale, ha ottenuto la giusta attenzione e il meritato apprezzamento. Tutto ciò nonostante sugli aggregatori di recensioni specializzate la valutazione del film resti ancora piuttosto bassa. Su Rotten Tomatoes Season of the Witch vede un misero 28% di apprezzamento da parte del pubblico (calcolato sul parere di oltre 50.000 utenti) e un 50%, basato su 36 recensioni, da parte della critica. Il giudizio unanime di quest’ultima è qui presentato con queste parole:

Nonostante sia una lodevole deviazione dalla formula della serialità, Halloween III: Season of the Witch offre miseri brividi e una dubbia trama”.57

Su Metacritic invece il pubblico è stato più clemente con una valutazione che rasenta la sufficienza (5,9/10 calcolato su 127 voti) mentre la critica resta ferma ad un combattuto 5/10, questa volta basato su sole 11 recensioni, il risultato di un vero e proprio conflitto tra la critica del passato e quella più recente. Soprattutto su Metacritic, infatti, gravano ancora alcune delle recensioni negative scritte a caldo sul film nell’82 come la sopracitata di Ebert o quella di Bill Cosford per il Miami Herald, con una valutazione di ben 0,0/10.

La critica più recente, che ha per quanto riguarda questo film un giudizio diametralmente opposto rispetto a quello dell’epoca, sta provando, seppur con difficoltà, a contrastare il grande peso che le recensioni del passato hanno tutt’ora sui siti specializzati e che continuano sicuramente a dissuadere molti dall’approcciarsi al folle e unico Halloween III.58

Parte II
Gli elementi iconici: il jingle e le tre maschere della Silver Shamrock

It’s almost time, kids. The clock is ticking. Be in front of your TV sets for the horror-thon. And remember the Big Giveaway at nine. Don’t miss it. And don’t forget to wear your masks. The clock is ticking . It’s almost time.
Happy Happy Halloween, Halloween, Halloween.
Happy Happy Halloween, Silver Shamrock.59

Se si pensa alla saga di Halloween ciò che subito balza in mente a chiunque, anche a chi non ha mai visto un solo film del franchise, è sicuramente l’iconico villain Micheal Myers. Ma in un capitolo come Season of the Witch, nel quale l’Ombra non compare mai direttamente sullo schermo, quali sono stati gli elementi altrettanto memorabili che sono comunque riusciti a rendere il film un cult?
Uno di questi è sicuramente il famoso commercial della Silver Shamrock, un jingle che rimarrà nella testa dello spettatore per giorni dopo la visione del film e che difficilmente riuscirà a dimenticare. Il motivetto, ripresentato più e più volte all’interno della pellicola, è modulato sulle note di una vecchia canzoncina per bambini inglese (nursery rhyme)London Bridge is Falling Down. Lo speaker della pubblicità, in un piccolo cameo vocale, è lo stesso regista Tommy Lee Wallace, che ha chiarito in un’intervista come l’iconico jingle sia stato creato: gli fu consigliato di “usare qualcosa di pubblico dominio o semplicemente di creare qualcosa” perché non vi erano soldi sufficienti per commissionarlo o per prendere i diritti di altro. Wallace fece entrambe le cose, sapeva che London Bridge era di pubblico dominio e ha deciso di combinarla con The Spinning Song, un vecchio recital di pianoforte che ricordava, e di utilizzare la propria voce per la parte dell’annunciatore. Una volta terminate le dovute registrazioni, le ha velocizzate combinandole assieme per creare quello che lo stesso regista ha definito un motivetto “che suona come dei nani dementi in una cella imbottita” ma che “entra in testa odiosamente”.60

La band metal tedesca Halloween ha omaggiato il jingle della Silver Shamrock inserendolo ad apertura del brano Starlight, pezzo introduttivo del primo EP del gruppo Halloween (1985)Nello stesso anno uscì il loro primo album musicale, Walls of Jericho, nel quale ricompare nuovamente l’allegro Happy happy Halloween di Season of the Witch.

Il motivetto creato da Wallace continua però tutt’oggi a risuonare con insistenza durante le feste di Halloween essendo ormai riconosciuto quasi come la “sigla ufficiale” di questa ricorrenza. Su tutti i più importanti social ogni anno, ad ottobre, la melodia del commercial della Silver Shamrock ritorna ad insinuarsi subdolamente nelle menti di migliaia di utenti di Instagram, TikTok, Twitter (o X) e YouTube.
Altro elemento caratterizzante di Halloween III sono sicuramente le tre maschere (il teschio, la strega e il jack-o-lantern) che, grazie al commercial della Silver Shamrock che funge da innesco per attivarle, andranno a concretizzare il perverso piano di Cochran.

Le iconiche maschere che il pubblico ha imparato ad amare sono in realtà nate quasi per caso, da una questione di necessità. Ha spiegato infatti Debra Hill:

Non avevamo esattamente una gran quantità di soldi per cose come i trucchi prostetici così abbiamo chiesto a Post, che aveva fornito la maschera dell’Ombra per i precedenti film di Halloween, se potessimo trovare un accordo. Lui rispose “Non datemi soldi. Datemi i diritti del merchandising e divideremo i profitti”.”61

Donald “Don” Post62 realizzò appositamente per il film in realtà la sola maschera di jack-o’-lantern, mentre quelle del teschio e della strega vennero modellate a partire da due maschere standard dei Post Studios. Post, che aveva precedentemente guadagnato una vera fortuna dalla vendita di maschere dei mostri Universal e del franchise Star Wars, vide un grande potenziale economico nelle tre maschere di Halloween III. Affermò infatti:

Poiché le maschere sono così significative per il film, esse potrebbero diventare un oggetto di culto, con i fan che vogliono indossarle quando vanno a vedere il film”.63

Le tre maschere furono così messe in vendita a $25 l’una, prodotti che però, si intuisce dal prezzo, non avevano come target i bambini, come ha successivamente specificato lo stesso Post. Dietro la vendita in massa delle tre maschere ci fu anche un’importante campagna di marketing: la Universal le sponsorizzò attraverso delle pubblicità radio in tutti gli Stati Uniti.64
Oggi le maschere ufficiali possono essere trovate ancora in vendita online ad un prezzo che si aggira attorno ai $70-80 l’una, mentre ai Trick or Treat Studios possono essere ancora acquistate fisicamente in negozio, con tanto di licenza ufficiale e una riproduzione fedele dell’iconico medaglione della Silver Shamrock, al prezzo di $50 l’una.65

''Every society in every time has had its masks that suited the mood of the society, from the masked ball to clowns to makeup. People want to act out a feeling inside themselves -angry, sad, happy, old. It may be a sad commentary on present-day America that horror masks are the best sellers.''
(Donald Post)66

Parte III
Opere correlate

Nello stesso 1982 la casa editrice americana Jove Books pubblica una versione di Season of the Witch in forma di romanzo firmata da Jack Martin, pseudonimo dell’acclamato scrittore fantasy-horror Dennis Etchison, il quale aveva già fatto lo stesso solo l’anno prima con Halloween II. È curioso notare come, mentre il film venne buttato giù da pubblico e critica con pessimi risultati al box office, il romanzo divenne invece un bestseller (tanto da ricevere una ristampa nel 1984). Ciò è stato dovuto, in parte, all’estrema violenza grafica dello scritto, cosa che, secondo molti lettori, ha aggiunto maggiore gravità e contesto alla vicenda del film.67

Il 27 ottobre 2018 il filmmaker Brandon Tobatto pubblica sul proprio canale YouTube un cortometraggio fan-film indipendente, intitolato Return of the Witchche va ad ampliare ulteriormente il mondo di Halloween III. Il progetto intende essere un sequel diretto di quest’ultimo, seppur ambientato 36 anni dopo gli eventi del film di Wallace, e racconta una storia tutta inedita incentrata sul personaggio di Connor Cochran, nipote del malvagio Conal Cochran.68
The 3rd Channel (2023)69 è il titolo di un altro prodotto audiovisivo correlato ad Halloween III. Scritto, diretto e prodotto da Michelle Blasky, tale fan-film è stato finanziato da una fortunata campagna crowfunding IndieGoGo (che evidenzia ulteriormente il rinato interesse del pubblico per Season of the Witch) e vede nel cast la partecipazione speciale di Brad Schacter (interprete di Little Buddy nell’originale di Wallace). Purtroppo di questo fan-film non si sa ancora molto, sebbene è plausibile che la sua uscita sia prevista proprio per questo Halloween.70

In un’intervista per Scare Magazine71 quando al produttore Jason Blum viene detto che Halloween III: Season of the Witch è uno dei film più sottovalutati della saga, il CEO della Blumhouse risponde:

Concordo pienamente. Mi piacerebbe lavorare su quello. Ho delle idee a riguardo...cose che mi piacerebbe fare. Mi piacerebbe fare qualcosa con Season of the Witch, sicuro.72
Subito dopo, però, Blum ribadisce di avere le mani legate a causa dell’impegno già preso dalla sua casa di produzione con il reboot della saga di Halloween in tre film, anticipando che in Halloween Kills (2021) sarebbe stato inserito, per volontà sua e dello stesso regista anche lui fan del terzo capitolo, un non specificato riferimento ad Halloween III. Nel film ricompaiono infatti, a mo’ di easter egg, le tre iconiche maschere del film di Wallace. Una semplice citazione o c’è dietro qualcosa in più? Negli ultimi anni sono nate diverse teorie (la maggior parte di queste sono quasi più cospirazioniste della trama stessa di Halloween III) che cercano in ogni modo di rendere quel semplice riferimento un ponte di collegamento tra i due film: c’è addirittura chi sostiene che a fabbricare la maschera di Micheal Myers sia stato proprio Cochran.73

Doveroso inoltre citare la presenza di due brani della colonna sonora di Halloween III presenti nell’album Anthology II (Movie Themes 1976-1988), progetto musicale che si pone l’obiettivo di raccogliere i migliori brani degli score dei film di John Carpenter. I brani in questione sono Chariots of Pumpkins74 Season of the Witch e, come tutte le altre composizioni presenti all’interno dell’album, sono versioni rimaneggiate a partire dalle originali da Carpenter stesso assieme al figlio Cody e al collaboratore musicale Daniel Davies. L’album è, dall’agosto di questa estate, acquistabile online presso il sito ufficiale della Sacred Bones Records.75 

Parte IV
Citazioni in altre opere audiovisive

Negli anni vari prodotti cinematografici e televisivi hanno omaggiato l’opera di Wallace, ulteriore conferma di quanto Halloween III sia stimato anche dai cineasti. Già nell’84, più precisamente il 28 ottobre, viene mandato in onda l’holiday special Halloween Knight della terza stagione della serie televisiva Knight Rider (1982-1986). Nell’episodio, durante una festa, è possibile vedere il personaggio di Norman Baines (esplicito riferimento a Psycho di Hitchcock), interpretato dalla guest star dell’episodio Kurt Paul, indossare la maschera di Jack-o’-lantern creata da Post per Halloween III con tanto di medaglione della Silver Shamrock ben in vista.

Nel più recente horror francese Livide (2011), scritto e diretto da Julien Maury e Alexandre Bustillo, i protagonisti si imbattono, dal momento che il film è ambientato durante la notte di Halloween, in tre bambini che hanno deciso di fare dolcetto o scherzetto travestiti con le tre famose maschere di Season of the Witch. Non si tratta neanche di una coincidenza dato che è possibile udire uno dei tre bambini cantare una linea dell’indimenticabile jingle della Silver Shamrock.
Anche in The Guest (2014), film che omaggia l’intera opera di John Carpenter scritto da Simon Barrett e diretto da Adam Wingard, sono presenti dei chiari riferimenti a Halloween III: lo scontro finale, ad esempio, è ambientato in una scuola piena di decorazioni per la festa Halloween e in alcune inquadrature, nello sfondo, sono chiaramente visibili alcuni addobbi festivi ispirati alle tre maschere di Season of the Witch.

Persino nella serie animata della Nickelodeon Teenage Mutant Ninja Turtles, nell’episodio Buried Secrets della terza stagione è presente una citazione a Halloween III: Raffaello, in una scena, siede su una poltrona a guardare la TV mentre sta andando in onda l’inconfondibile commercial della Silver Shamrock.

Epilogo
La notte di Samhain

Halloween III: Season of the Witch è un film nato dall’audace tentativo di prendere le distanze da un certo tipo di serialità che tutt’oggi affligge Hollywood, basti pensare all’universo cinematografico Marvel. Respinto per questo con decisione da pubblico e critica all’epoca, in anni più recenti è stato protagonista di un completo ribaltamento rispetto alla sua reputazione, ottenendo finalmente il giusto riconoscimento e apprezzamento dagli amanti della saga di Halloween (e non), che hanno infine chiuso un occhio di fronte all’assenza di Micheal Myers. Un film memorabile per la sua atmosfera unica e la sua folle trama. Un cult riscoperto che ha lasciato un indimenticabile segno nella storia del genere e della saga di Halloween.
SILVER SHAMROCK MASKS, illustrazione di originale di Alessia Sorbelli
Happy happy Halloween, Horror Moth!
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NOTE
1 "Halloween III: Season of the Witch, Behind the Scenes", HalloweenMovies.com, Trancas International Films, 2001.

2 Michael Felsher, USA 2012, The Nightmare Isn't Over: The Making of Halloween III, Scream Factory.

3 Murday Leeder, 2014, Halloween, New York: Columbia University Press, ISBN 978-1-906-73386-5.

5 "Halloween III: Season of the Witch"Ellen Carlomagno, ottobre 1982, Fangoria n. 22, pp. 8–12.

6 John Kenneth Miur, 2012, Horror Films of the 1980s, McFarland.

7 Interview: Tom Atkins (Trick, Halloween III), Alex DiVincenzo, 10/16/2019, Broke Horror Fan.

8 Must Be the Season of the Witch: ‘Halloween III’ Turns 40, Beian Keiper, 14/10/2022, Bloody Disgusting.

9 Jason Paul Collum, 2004, Assault of the Killer B's: Interviews with 20 Cult Film Actresses, McFarland.

11 Drastically divergent: the sequel that strayed far too far, J.C. Macek III, 4/4/2014, Pop Matters.

12 Kneale, Nigel (July 1983). "Interview with Starburst 4.11".

14 Idem.

15 Cit. Trancas International Films, 2001.

16 Cit. Ellen Carlomagno, ottobre 1982.

17 Dan O'Herlihy interview, "The Man Alone", Starlog, #278, April 2001, in Tom Weaver, Science Fiction Confidential: Interviews with 23 Monster Stars and Filmmakers (Jefferson, NC: McFarland & Company, 2002), p. 232.

18 Cit. Jason Paul Collum, 2004.

19 Jamie Lee Curtis' Halloween 3 Cameo That Nobody Noticed, Michael Kennedy, 9/1/2020, Screen Rant.

20 "Alan Howarth interview", TheOfficialJohnCarpenter.com.

21 Cit. Ellen Carlomagno, ottobre 1982.

22 Idem.

23 Idem.

24 Idem.

25 Idem.

26 Idem.

27 Idem.

28 Idem.

30 Halloween III: Season of the Witch, Alternate versions, IMDb.

31 Cit. Cody Hamman, 6/6/2023

32 Idem.

33 Cit. Alex Di Vincenzo, 16/10/2019.

34 Il film, partendo da un budget di $4,6 milioni, rientrò nei costi, anche con un certo margine di guadagno, incassandone $14,4 milioni al box office. Il risultato è però negativo se lo si compara con quelli conseguiti degli altri film della sagaRimane infatti tuttora il film del franchise con l’incasso più basso e, nel 1982, si piazzò nettamente dietro i suoi diretti rivali Friday the 13th Part III, Poltergeist Creepshow. Box Office Mojo by IMDb Pro.

35 “An awful lot of people were disappointed, even outraged, that Michael Myers didn’t show up and that there was no knife and no Jamie Lee Curtis.”. Halloween III: Season Of The Witch - The Inside Story Of A Cult Classic, Intervista a Tommy Lee Wallace, , Jack Beresford, 14/10/2022, Den of Geek.

36 IHalloween III: Season of the witch Micheal Myers non compare mai fisicamente ma è presente un omaggio ad Halloween (1978) nella forma di un mostro dalla maschera di cera: in una particolare scena del film il dottor Challis, seduto al bancone di un bar, alza gli occhi al televisore e si ritrova a guardare per qualche secondo un trailer dell’Halloween di Carpenter. Questa scena fa ben presuppore che gli eventi dei primi due film del franchise non sono canonici nel mondo di Season of the witch, conferma definitiva dell’intento di Carpenter stesso e Debra Hill di rendere Halloween una saga antologica.

Inoltre lo stuntman e attore americano Dick Warlock, che in Halloween II ha interpretato proprio Micheal Myers, è stato richiamato in Season of the witch per interpretare uno degli androidi scagnozzi di Cochran.

37 Robert Joseph Ebert (1942-2013) fu un importante critico cinematografico statunitense, collaboratore del quotidiano Chicago Sun-Times e vincitore del premio Pulitzer per la critica nel 1975. Fu inoltre il primo critico della storia a ricevere, nel 2005, una stella nella Hollywood Walk of Fame.

38 La recensione intregrale in questione è liberamente consultabile sul sito di Roger Ebert.

39 Ebert fu un grande estimatore dell’Halloween (1978) di Carpenter tanto da averlo inserito nella sua personale lista dei 10 migliori film dell’anno.

40 “[…] (Halloween III) is a low-rent thriller from the first frame. This is one of those Identikit movies, assembled out of familiar parts from other, better movies.” Cit. Ebert.

41 “There are a lot of problems with "Halloween III," but the most basic one is that I could never figure out what the villain wanted to accomplish if he got his way. […] What's his plan? Kill the kids and replace them with robots? Why?” Cit. Ebert.

42 “If you can figure out what Stonehenge has to do with this movie, you're smarter than anyone in it.” Cit. Ebert.

43 “Ebert was right in saying the villain’s plan is to kill all the world’s kids. His problem was looking for a reason. Cochran is similar to Michael Myers in that way. He represents absolute evil, and absolute evil doesn’t need a motive, because it is in the motive.”, What Critics Said About 'Halloween III: Season of the Witch', Chris Coffel, Filmschoolrejects.com, 24/10/2020.

44 “She (Stacey Nelkin) has one of those rich voices that makes you wish she had more to say and in a better role”. Cit. Ebert.

45 La recensione integrale è liberamente consultabile nella pagina del Sacramento Bee.

46 La lista contiene titoli estremamente eterogenei, passando da grandi classici come Il gabinetto del dottor Caligari (1920) o il sopracitato L’invasione degli ultracorpi (1956), fino ad arrivare a film, per il tempo dell'articolo, più recenti come L’attacco dei pomodori assassini (1978) e La Cosa (1982) di Carpenter.

47 “And all of this lifting is done without any grace or style so that there isn’t one scene in Halloween III that’s at all memorable”. Cit. George Williams, Sacramento Bee.

48 La recensione integrale è reperibile sul sito del Longview Daily News.

49 Una delle sequenze in realtà più amate del film proprio per il nichilismo morale di cui si impregna, soprattutto grazie alla rottura di una regola “non scritta” del cinema: non far mai morire dei bambini sullo schermo.

50 Halloween III’s few technical virtues (it’s considerably better than Halloween II), are totally obliterated by its corrupt values.” Cit. George Williams.

51 Vincent Canby (1924-2000) è stato capo-critico del New York Times dal 1969 al 1994, dove si è occupato di critica teatrale e cinematografica.

52 La recensione integrale è reperibile sul sito del New York Times.

53 ''Halloween III'' manages the not easy feat of being anti-children, anti-capitalism, anti-television and anti-Irish all at the same time.” Cit. Vincent Canby.

54 “The movie features a lot of carefully executed, comically horrible special effects in which characters have their heads unscrewed and their skulls cracked or turn into nests of living cockroaches, ants, spiders and snakes.” Cit. Vincent Canby.

55 ''Halloween III'' means to be funny and frequently is. The sets, including a photogenic little town in northern California and the mad toy maker's Dr. No-like laboratory, are unusually good. Mr. Wallace clearly has a fondness for the cliches he is parodying and he does it with style.” Cit. Vincent Canby.

56 Si consiglia la lettura dei seguenti articoli:

35 Years of Silver Shamrock: 5 Reasons You Should Stop Giving ‘Halloween III’ All the GriefPatti Pauley, 22/10/2017, Bloody Disgusting.

Halloween III: Why Season of the Witch is the most daring film in the franchisePadraig Cotter, 29/10/2017, Little White Lies.

Halloween III: Season of the Witch deserves another lookJim Knipfel, 22/10/2019, Den of Geek.

57 “Its laudable deviation from series formula not withstanding, Halloween III: Season Of The Witch offers paltry thrills and dubious plotting”. Halloween III: Season of the witch, Rotten Tomatoes.

59 Testo del commercial della Silver Shamrock nel film.

60 Le citazioni presenti nel paragrafo e le informazioni inerenti la creazione del jingle della Silver Shamrock sono state prese dall’articolo 18 Surprising Facts About ‘Halloween III: Season of the Witch’, Shayna Murphy, 19/9/2023, Mental Floss.

61 ''We didn't exactly have a whole lot of money for things like props,'' said Miss Hill. ''So we asked Post, who had provided the shape mask for the earlier 'Halloween' movies, if we could work out a deal. He said, 'Don't give me money. Give me the merchandising rights and we'll share the profits.'". “Halloween III” masks to help scare up sales, Aljean Harmetz, 16/10/1982, The New York Times.

62 Donald Post, soprannominato Il Padrino di Halloween (The Godfather of Halloween), è stato il realizzatore di molte delle prime maschere in lattice, silicone e gomma del cinema. Tali maschere hanno la proprietà di adattarsi estremamente bene al volto di chi le indossa, restituendo un effetto iperrealistico. Fondò negli anni Ottanta un’azienda, la Don Post Studios, con la quale realizzò su commissione maschere utilizzate per alcuni dei personaggi più famosi della storia del cinema horror e non solo, da quella di Micheal Myers a quella di alcuni dei Cenobiti di Hellraiser. L’azienda di Post è tutt’oggi attiva e gran parte delle sue entrate provengono proprio dalla produzione in massa e dalla successiva vendita sul grande mercato delle proprie maschere. Per un ulteriore approfondimento sull’argomento si rimanda all’articolo sopracitato di Harmetz.

63 ''Because the masks are so significant to the movie, they could become a cult item, with fans wanting to wear them when they go to see the movie'' Cit. Hermetz.

64 Nel Sud della California, addirittura, i bambini che coloravano le maschere delle pubblicità con i tre colori del film avevano la possibilità di prender parte a un tour gratis degli studi Universal. In questi tour era inclusa anche una dimostrazione live di realizzazione di maschere curata dallo stesso Post. Cit. Hermetz.

66 Cit. Hermetz.

67 Cit. Shayna Murphy, Mental Floss.

68 Return of the Witch (2018) FAN FILM, Brandon Tobatto, 27/10/2018, via YouTube.

70 Si rimanda alla lettura di Halloween 3 Season of the Witch Gets New Fan Film Sequel This Fall, Caroline Miller, 25/6/2022, MovieWeb. Di seguito una breve sinossi del film da Imbd.com: Jessica Kelly, 24, is a recent mechanical engineering graduate working a dead end job until a mysteriously charming businessman shows up at her work telling her about a very odd inheritance. Conflicted when her own investigation leads her back to her family's history, her life is about to change forever.

72 “I completely agree. I’d love to work on that. I have ideas for that…Things we’d like to do.. ideas where we’d take it. I’d love to do something with Season of the Witch, for sure.” Cit. Scary Dad, Scare Magazine.

73 Halloween Kills Makes Silver Shamrock Canon In The Michael Myers Timeline, Hannah Shaw-Williams, 27/6/2021, Screenrant.com.

74 I brani dell’album possono essere ascoltati facilmente anche da YouTube dove vengono accompagnati da visual fatte ad hoc. Potete ascoltare qui Chariots of Pumpkins.

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