venerdì 28 ottobre 2022

Non solo Horror: Black Adam (Recensione senza spoiler)

Dopo anni di successo nella WWE, Dwayne Douglas Johson, più noto come The Rock, si approccia alla carriera cinematografica. Il suo primo ruolo è in "La mummia - Il ritorno" (The Mummy Returns) del 2001, dove interpreta il Re Scorpione in pessima CGI, prima di riprenderne il ruolo nello spinoff a lui dedicato "Il re scorpione" (Scorpion King, 2002). Più o meno negli stessi anni, la New Line Cinema, sussidiaria della Warner Bros. (ora Warner Bros. Discovery), inizia il lavoro per la produzione di un film sul supereroe Shazam (all'epoca ancora principalmente chiamato Captain Marvel). Ad aprile 2006, Peter Segal firma come regista e Dwayne Johnson come attore protagonista. A novembre 2007, però, The Rock sposta il suo interesse verso un altro personaggio DC: Black Adam
A seguito di alcuni anni di produzione, a novembre 2009 in film viene accantonato e serviranno altri cinque anni prima che se ne riparli. Dwayne Johnson, ancora attaccato al progetto, decise, proprio nel settembre 2014, di voler interpretare Black Adam anzinchè l'eroe Shazam, dopo un periodo d'indecisione. Tre anni più tardi, nel 2017, l'ex wrestler discuterà con l'autore DC Geoff Johns circa il film, a seguito di alcune lamentele e preoccupazioni da parte dei piani alti dell'azienda, dovute alla scelta di Dwayne per il ruolo dell'antagonista e non come lead actor. Da quell'incontro si decise di dividere il progetto in due film separati: "Shazam!", che avrebbe debuttato nelle sale nel 2019 con Zachary Levi nel ruolo principale, e "Black Adam" a data da destinarsi, con The Rock ad interpretare il personaggio titolare. Dwayne Johnson prestò anche il suo volto per la proiezione digitale (magica nel film) del suo personaggio in "Shazam!". Prima del suo film da solista o in quello della sua nemesi, per giunga, Black Adam, sarebbe dovuto apparire anche nel sequel scartato del "Suicide Squad" del 2016. La pellicola, diretta da Gavin O'Connor, avrebbe visto The Rock in ruolo minore in modo da introdurlo in vista del suo debutto da protagonsita. 

2020, il film "Black Adam" viene annunciato al DC FanDome. Ancora due anni dopo, a seguito di un rimando causato dalla pandemia, il film a cui The Rock ha lavorato per, oramai, oltre 15 anni esce finalmente nelle sale. Tutto questo preambolo è solo un modo per dire che, nonostante il risultato finale non sia dei migliori, è chiaro che da parte di Dwayne Johnson vi sia impegno, passione, determinazione e un effettivo amore per il personaggio e per la sua storia. Il suo carisma e la sua emozione nel parlarne sui social o in spot sono disarmanti e, difficilmente, soprattutto conoscendone la storia produttiva, non potranno in qualche modo influenzarvi a trovare la pellicola più entusiasmante di quanto in realtà non sia. O di deludervi ancora di più.
In ogni caso, "Black Adam" del 2022, diretto da Jaume Collet-Serra e scritto da Adam Sztykiel, Rory Haines e Sohrab Noshirvani, è probabilmente il film visivamente più apprezzabile del DCEU (o DCU), con una CGI in alcuni punti addirittura ottima, capace di rivaleggiare se non superare gran parte dei progetti supereroistici visti in sale nell'ultimo paio d'anni. D'altro canto, la sceneggiatura, è estremamente mediocre, raffazzonata e addirittura irritante, con colpi di scena forzati e continui e la frustrante scelta di confutare con un flashback il flashback precedente in ripetizione. Essa resta, nonostante tutto e tristemente, comunque in linea con gli standard degli ultimi anni del suo genere, riuscendo, comunque, a venirne fuori come nella media, se non leggermente al di sopra. Ricordiamo che, in termini assoluti, questa media equivale alla mediocrità o poco meno

La colonna sonora di Lorne Balfe è un altro enorme punto di forza, così come la selezione delle canzoni non originali. La fotografia resta nella media, nonostante un, in alcuni casi invadente, filtro applicato, mentre la regia alterna momenti piacevoli a ripetitivi slow-mo. Riguardo questi, non sono fastidiosi come in alcune altre pellicole dello stesso franchise, essendo in molte occasioni più simili a quelli visti in "Sonic" (2019) o "X-Men: Giorni di un futuro passato" (X-Men: Days of Future Past, 2014) con QuickSilver, venendo usati per accentuare la velocità di Black Aram, seppure realizzati in modo meno funzionale: mentre, nei primi due, seguiamo queste sequenze sempre dal punto di vista o, perlomeno, concentrandosi solo sul protagonista, in "Black Adam" sono alternate con shot in cui The Rock manco appare, creando discontinuità se non addirittura confusione nello spettatore. Sempre in alcuni slow-mo si nota un'altra pecca del reparto registico, ossia quello di riutilizzare la stessa composizione per diverse scene e inquadrature, arrivando al punto in cui, alcuni shot diversi, sembreranno i medesimi
The Rock, fortunatamente, è un altro degli elementi di cui il film può fare vanto. Non è un'interpretazione stellare o profonda, non vi è un'eccessiva introspezione nel personaggio, ma risulta efficace per quel che deve fare e, a tratti, capace anche di elevare le pecche di regia e sceneggiatura. Black Adam può essere davvero intimidatorio, se non spaventoso, sia grazie ai suoi poteri e alla sua brutalità, che alla rabbia primordiale che The Rock è capace di trasmettere nel personaggio, la stessa aria di timore che ti aspetteresti da uno heel nel wrestling, ruolo che l'attore ha recitato per molti anni e con grossi riscontri. Ad affiancare il quindi promosso The Rock, abbiamo Pierce Brosnan nel ruolo di Doctor Fate e Aldis Hodge in quello di Hawkman, due personaggi relativamente poco noti al grande pubblico, ma che debuttarono su carta già nel 1940 (per intenderci, 21 anni prima dell'inizio della produzione supereroistica della Marvel). Entrambi sono carismatici, rubano spesso e volentieri la scena, hanno un'ottima chimica e dei costumi realizzati magistralmente, essendo probabilmente alcuni dei punti più alti degli effetti speciali del film. Sfortunatamente, però, non sono da soli.

Noah Centineo non ha idea di come si reciti nel ruolo dell'insopportabile e inutile Atom Smasher, nonostante nel materiale originale e, in particolare, in una delle principali ispirazione della pellicola, "Black Adam/JSA: Black Reign", sia una figura centrale parecchio interessante e sfaccettata; Quintessa Swindell interpreta un'interessante, ma sempre sotto utilizzata e poco approfondita, Cyclone; Sarah Shahi è Adrianna Tomaz, un personaggio recitato e caratterizzato alla bene e meglio, ma che de facto è il protagonista del film; Marwan Kenzari, già Jafar nel live action di "Aladin", si unisce, invece, alla lunga lista di villains senza personalità, spessore, carisma o scene realmente dedicate, a cui i cinecomics ci hanno abituati.
E poi c'è lui. Bodhi Sabongui, nel ruolo di Amon Tomaz. La principale fonte di rovina di questo film.

Amon è un ragazzino monodimensionale, recitato e scritto nella maniera più irritante immaginabile e con fin troppo spazio, al punto da essere considerabile non solo deuteragonista, ma anche, in parte, deus ex machina di molte delle peripezie del film. Un punto basso che riesce a togliere parte dell'intrattenimento in una pellicola che offre (e, a essere sinceri, promette) praticamente solo quello. Per essere chiari, non che vi sia nulla di male, in generale, in un film di puro intrattenimento, "non ogni film deve essere "Quarto potere" (Citizen Kane, 1941)", come si sente spesso dire, ma anche il cinema d'intrattenimento, o di genere, bisogna saperlo fare.

"Black Adam" promette un futuro più brillante per il futuro dell'universo cinematografico DC che, dopo oltre 8 anni, ancora non riesce a trovare la sua via. Lascia intendere che questa sia stata trovata e, in qualche modo inspiegabile, riaccende interesse per un franchise che sembrava già morto da anni, facendo tornare a guardare alle succesive tappe del DCEU non con giudiziosa indifferenza, ma con effettiva curiosità; complici anche le notizie recenti di James Gunn e Peter Safran come nuovi CEO dell'ex DC Films e ora DC Studios, oltre che il ritorno, finalmente di nuovo a colori e con la promessa di essere più gioioso e meno forzatamente e insensatamente cupo (nella speranza che anche il campato per aria simbolismo cristiano venga accontonato), di Superman, sempre col volto di Henry Cavill.
Nonostante i suoi lati positivi e le sue promesse per il futuro, "Black Adam", però, non regge come film, riuscendo più a far voler vedere altro, magari con gli stessi personaggi, che il film che si sta guardando in quel momento: alcuni spunti sono interessanti, ma non sono stati realizzati cone avrebbero potuto o avrebbero meritato. Suonerà ridondante, ma nel complesso il film è poco più che mediocre. Ciò non toglie i già evidenziati pregi, che permettono all'opera di essere comunque intrattenente e una visione piacevole. Un ottimo film ignorante da guardare per spegnere il cervello, con gli amici, in sottofondo quando si fa altro. 

The Rock quindi porta a casa un successo a metà, ma non ne esce nemmeno perdente. Sarà capace di migliorarsi nel già annunciato sequel? E la DC riuscirà ad elevare le sue produzioni e trovare una linea consistente e funzionale?
Solo il fato può dirlo.

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GIULIA ULIVUCCI

martedì 25 ottobre 2022

Intervista a Scott Beatty - Storie di Pipistrelli e Falene

Quando aprii il sito nel lontano 2019, avevo appena letto un fumetto, una miniserie di 9 numeri uscita nel 2003, "Batgirl: Anno Uno", una rinarrazione dei primi giorni di Barbara Gordon nei panni della famosa eroina DC. In questa storia, così come nella prima apparizione originale di Batgirl, l'antagonista principale è un criminale apparentemente ridicolo, Drury Walker aka Killer Moth, ma che, in realtà, si rivelerà ben più pericoloso del previsto. Amavo già il personaggio, ma dopo quella lettura decisi che il mio sito avrebbe dovuto omaggiarlo. Ebbene sì, "Horror Moth" deve il suo nome proprio a Killer Moth. Ed è per questo che l'intervista di oggi la vedo come un evento importante per il sito. Oggi, infatti, sono lieto di presentarvi la mia intervista con l'autore di quel "Batgirl: Anno Uno" che così tanto mi colpì e influenzò, Scott Beatty.

Prima di arrivare al sodo, però, una breve introduzione su Scott per chi non fosse familiare con i suoi lavori, ovviamente nel modo più sintetico possibile (fidatevi, ha scritto davvero tanto): ha lavorato per anni con la DC Comics, pubblicando alcune storie e saghe iconiche, spesso in collaborazione con l'altrettanto talentuoso Chuck Dixon, come il già citato "Batgirl: Anno Uno", "Robin: Anno Uno", "Nightwing: Anno Uno", e "Joker: l’ultima Risata", oltre che diversi "Secret Files" dedicati a vari supereroi e numerose storie, principalmente del cavaliere oscuro, ma anche di altre icone come Superman o Green Arrow. Al di fuori della DC, ha scritto diverse altre epiche storie, comprese alcune nel mondo di "Star Wars" e di "Ben 10".

Ma ora, bando alle ciance, ecco l'intervista:

Robb: Ciao Scott! Per prima cosa, ti vorrei ringraziare di nuovo per questa opportunità, ad essere onesto sono molto entusiasta!

Scott: Ciao Robb!

R: Cominciamo con uno dei tuoi lavori più famosi “Batgirl: Anno Uno”, anche se tu hai scritto molti altri “Anno Uno” (incluso uno per Sherlock Holmes, pubblicato non troppo tempo fa qui in Italia): quale di questi è il tuo preferito e perché? Qual è la parte migliore dello scrivere una storia “Anno Uno” per te? 

S: È come chiedere quale dei tuoi figli è il tuo preferito!

Sono estremamente orgoglioso di tutte le storie. La Sidekick Trifecta alla DC mi è molto vicino e caro tuttavia. Dick Grayson è il mio personaggio preferito di tutti i fumetti, e aver avuto l’opportunità di aggiungere qualcosa di mio alla sua lunga e ricca storia è di sicuro qualcosa da spuntare nella mia “bucket list”. Tutti questi volumi sono rimasti in stampa per almeno venti anni e sono diventati dei preferiti dei fan attraverso una generazione di fumetti tutta nuova, quindi è difficile sceglierne solo uno. La parte migliore per me è stato trovare delle “pieghe” nelle storie che hanno esteso la “back-story” dei personaggi, ma che erano assolutamente fedeli a quello che già conoscevamo e amavamo di loro.

R: Continuando con gli “Anno Uno”, nel tuo blog hai parlato del progetto di una serie di “Alfred: Anno Uno” poi abbandonata, possiamo sapere qualcosa in più su quello che sarebbe potuto essere?

S: La trama è essenzialmente la stessa di “Regnum Defende”, la storia che è apparsa come un due parti nei Detective Comics #806 e 807. Il ruolo di Alfred nell’andare sotto copertura per scovare, catturare o uccidere il superuomo nazista Parsifal sarebbe stato esteso ad almeno 4 numeri di lunghezza completa. Avrei preferito sei numeri tuttavia. Ma con più spazio per svilupparsi, avrei esplorato l’incarico di Alfred nell’Mi6 in maggior dettaglio e avrei creato uno spazio affinché potesse usare il suo addestramento teatrale e di travestimento per infiltrare la parte Est di Berlino. Poi più cliffhangers! Ho dovuto invece concentrare al Massimo la storia in sole 16 pagine! Il lato positivo è che la mia storia ha aiutato ad ispirare la direzione della serie streaming Pennyworth che è incentrata sulle origini da spia di Alfred.

R: Te e Chuck Dixon (il disegnatore di “Batgirl: Anno Uno”) avete lavorato di nuovo insieme di recente, insieme al disegnatore Marlin Shoop, per “Unprepped”. Puoi dirci qualcosa su questa nuova serie?

S:Unprepped” è una storia inter-apocalittica di tipo “road picture” che esplora le peripezie di due famiglie dei sobborghi che erano amiche prima della fine del mondo, ma che sono ora costrette a unire le proprie risorse per sopravvivere al caos e alla distruzione di un evento che ha ribaltato il mondo che conoscevano. Un terzo vicino, un prepper, ha un bunker segreto… e i nostri protagonisti fanno del proprio meglio per raggiungerlo mentre si scatena il finimondo e la società collassa intorno a loro. Ha molti momenti di umorismo dark. Chuck, Marlin ed io non stiamo nella pelle per vedere la reazione dei fan… e adattarlo come un film di Netflix!

R: Sembra fichissimo! Di recente la Warner Bros ha cancellato il film “Batgirl” che era in produzione per HBO, insieme ad altre decisioni discutibili. Cosa ne pensi? Vorresti vedere un adattamento live-action di “Batgirl: Anno Uno”?

S: Mi dispiace che il film di Batgirl sia stato cancellato e che non verrà probabilmente mai proiettato solo perché Discovery/Warner ha scelto di prendere una dedizione dalle tasse di 90 milioni di dollari per coprire i suoi debiti. È un vero schiaffo per l’intero cast e la troupe che ha lavorato così duramente al film. Ho sentito delle voci e delle informazioni aneddotiche per cui alcune citazioni o scene di Batgirl: Year One fossero presenti nel film, perciò sono deluso personalmente dal fatto che non vedrò il mio nome dei ringraziamenti nei titoli di coda. Ma se intendi un adattamento “puro” di “Batgirl: Anno Uno”, sotto forma di film o animazione, sono comunque speranzoso.

Leslie Grace nel ruolo di Batgirl

R: Tornando ai fumetti, puoi dirci qual è il tuo processo nello scrivere la sceneggiatura di un fumetto?

S: Ho sempre scritto sceneggiature intere per quasi tutti i miei lavori, tranne per il mio lavoro a Ruse per Crossgen. Lì ho collaborato con il matitista Butch Guice, l’inchiostratore Mike Perkins e la colorista Laura Martin in ciascuna storia. Di solito o andavo in Florida per epiche sessioni di stesura o parlavo al telefono con tutto il team. Dopo di ciò scrivevo delle linee guida tipo Marvel per ogni coppia di pagine e Butch faceva tutto il resto per quanto riguarda l’arte prima di consegnare il tutto a me per i dialoghi. Altrimenti, inizio da un’idea o da una trama già completa e mi metto direttamente a scrivere. Spesso lo slancio della storia stessa mi guida e salto i dialoghi oppure metto dei testi segnaposto fino all’ultima revisione. Per questo il mio blog si chiama “Dialogue to follow”… Spesso, però, scrivo trama e dialogo allo stesso momento, certe volte con della musica di sottofondo, anche se sono di norma così totalmente immerso nello scrivere e nel parlare con me stesso che sento come suonano gli SFX/effetti sonori e le interazioni tra i personaggi.

R: Quindi, hai qualche consiglio o suggerimento da dare a scrittori di fumenti principianti o a chi vorrebbe esserlo?

S: Trovate un editor disposto a dare un’occhiata al tuo lavoro e poi entra nelle grazie di quella persona in ogni possibile occasione. Sul serio, però, non c’è una “formula magica” per farcela nei fumetti, Ogni creatore ha una diversa “origin story” di come è riuscito a sfondare. Il miglior consiglio che posso dare a qualsiasi scrittore emergente è di non rifiutare mai un progetto, di superare le aspettative (e non le scadenze), di trattare sempre la storia di turno come se fosse la cosa più importante su cui lavorerai.

R: Se potessi scrivere liberamente su di un personaggio fittizio qualsiasi, chi sceglieresti e perché?

S: Ho ancora una forte brama di scrivere James Bond. Ho visto il mio primo film di Bond a 10 anni… “Operazione Spazio”… e sono stato appassionato da quel momento.

Roger Moore nel ruolo di James Bond

R: Questo mi fa pensare: quali sono le tue ispirazioni più grandi e come ciascuna ti ha influenzato?

S: Marv WolfmanArchie GoodwinDenny O’NeilBob HaneyGerry ConwayPaul LevitzAlan Moore e tanti altri, troppi da menzionare ora. Ognuno di questi scrittori ha scritto personaggi di fumetti come se fossero veri. Li rispettavano e non erano mai spaventati di “uccidere il loro preferiti”. Moore mi ha insegnato che la pagina può essere poetica, non solo iperbolica, e che i fumetti sono anche letteratura.

R: Cosa provi a maneggiare personaggi iconici della DC e a scrivere delle nuove, ora anch’esse iconiche, storie e persino origini per loro? Qual è stata la tua esperienza con la DC Comics e come hai ottenuto il tuo posto lì, come alcuni degli autori che hai appena citato?

S: Li tratto [i personaggi] come delle icone che dovrebbero essere rispettate. Quando ho finito con un personaggio che non è mio, devo essere in grado di  rimetterlo sullo scaffale per il prossimo creatore, che potrebbe costruire sopra le mie aggiunte o ignorarle, perché il personaggio è già completamente formato. Siamo solo dei tutori temporanei in lunghe e leggendarie vite.

Ho sempre avuto un’ottima relazione con la DC. Ho avuto l’opportunità all’inizio della mia carriera di contribuire ai testi di vari titoli della “Secret Files”, e questo ha spinto un editor a darmi la possibilità di lavorare alla mia prima sceneggiatura nella “DCU Holiday Bash III”. Da lì, ho costruito un bel curriculum grazie a molti e fantastici editor, artisti e altri collaboratori. Di nuovo, lavorare per la DC è una di quelle esperienze da “bucket list” e la custodirò per sempre.

R: Killer Moth è il nemico principale in "Batgirl: Anno Uno" (probabilmente, questa è la sua storia più importante in assoluto): come ti sei avvicinato a questo personaggio e come lo hai interpretato? Pensi di rimetterci mano in futuro?

S: Killer Moth è una specie di monotona imitazione di Batman, anche se malvagio, almeno al tempo della sua creazione. Il nostro obiettivo per “Batgirl: Anno Uno” era di renderlo più minaccioso, in modo da essere degno come primo nemico nella rougue gallery di Batgirl. Perciò ci siamo soffermati sulla sua disperazione del personaggio, il tratto che lo rende veramente pericoloso. Se me lo chiedessero, scriverei di nuovo di lui senza esitare. Di sicuro, ci potrebbero essere cose da svelare nella sua seconda apparizione, in seguito all’ignobile sconfitta subita per mano di Batgirl. La vendetta può dare un'ottima motivazione [ride]!

R: Infine: su cosa stai lavorando ora? Qualche progetto futuro di cui vuoi parlare?

S: Al momento sono in mezzo a vari progetti, ma ne ho uno in particolare legato a Batman. Di solito non mi piace parlare di qualcosa che non è certo e sicuro, ma magari questa volta una piccola anticipazione può portare fortuna! Perciò tenete le dita incrociate!

R: Fantastico! Grazie di nuovo!

S: Di nulla!

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TRADUZIONE DI GIULIA ULIVUCCI

sabato 17 settembre 2022

Breve Guida Introduttiva al Genere Slasher

SLASHER (derivato dell'inglese "to slash", "colpire con una lama affilata"), un sottogenere cinematografico dell'horror, spesso contaminato con elementi del giallo o del thriller, può essere considerato il genere da cui deriva poi l'Home Invasion.

Gli elementi principali del genere comprendono: un killer, spesso mascherato o sfigurato (seppur certe volte non sia nessuna delle due cose, come ne "La vendetta di Brian" o Angela Baker nella saga di "Sleepaway Camp") armato di un oggetto contundente e/o affilato (cosa si classifichi come tale può essere oggetto di dibattito: certo, Jason, Michael e Chucky usano classici coltelli o lame in generale, ma Pumpkinhead usa i suoi artigli, la sua coda robusta e i denti aguzzi; Freddy Krueger e il Wishmaster letteralmente qualsiasi cosa passi per la loro testa in quel momento e non necessariamente un'arma, ad esempio il personaggio di Johnny Depp nel primo "Nightmare" viene risucchiato e "frullato" dal suo letto), un gruppo di teenagers/giovani adulti (possono esservi anche adulti, come nel caso di "The Windmill", ma il genere in sè nasce per far gola agli adolescenti), luogo isolato (o comunque limitato, ad esempio Freddy non potrà uccidere qualcuno in Grecia, ma solo chi è di Elm Street; questo però non implica che il luogo del killer non possa cambiare, ad esempio Jason, se portato nello spazio, ucciderà lì, perché sarà il suo nuovo spazio circostritto) e una final girl (in certi casi i sopravvissuti possono essere più di uno, come nel caso di "Scream", o un maschio, come Tommy Jarvis della saga di "Venerdì 13").  Altri elementi tipici, ma non obbligatori, sono: nudità o sesso (anche per l'equazione sesso=morte spesso associata al genere), la presenza di un personaggio che "avverte" il gruppo di sventurati e la caratteristica peculiare che il killer sia immortale, non possa essere ucciso con modalità convenzionali o che possa resuscitare sotto determinate circostanze o, addirittura, a priori (Art the Clown di "Terrifier", Freddy Krueger, Jason Voorhees, persino Leslie Vernon di "Behind the Mask").

Il film capostipite del genere è spesso riconosciuto in "Halloween" del 1978 del regista statunitense John Carpenter. Il film segue la giovane Laurie Strode (Jamie Lee Curtis, che solo due anni dopo tornerà come final girl di "Prom Night" e "Terror Train"), una babysitter che, durante la notte di Halloween, dovrà fare i conti con l'innaturale e fredda malvagità del killer mascherato Michael Myers, braccato al contempo dal dr. Samuel Loomis (Donald Pleasence), tra un adolescente ucciso e l'altro. Nonostante ciò, ci sono alcuni precursori: tra i più vecchi troviamo "Il pensionante" di Hitchcok del '27 e "M" di Fritz Lang del '31, ma quelli più spesso riconosciuti come veri e propri precursori sono "L'occhio che uccide" di Michael Powell e "Psycho" di Alfred Hitchcock, entrambi del '60. 

Le tre pellicole che però, più di tutte, detteranno i caratteri dello slasher sono "Death House" del '72, prodotto dal futuro fondatore della Troma Lloyd Kaufman, "Non aprite quella porta" di Tobe Hooper del '74, "The Town That Dreaded Sundown" di Charles B. Pierce del '76 (che ispirerà pesantemente il secondo capitolo di "Venerdì 13"), e "Black Christmas" di Bob Clark dello stesso anno. Nonostante siano uscite prima dell'inizio effettivo del genere, sono retroattivamente considerabili slasher a pieno titolo, o al massimo "protoslasher". In Italia, intanto, dagli anni '60, si sviluppa il genere Giallo, che, specialmente in pellicole come "Sei donne per l'assassino" e il violentissimo "Reazione a catena" di Mario Bava del '64 e del '71 rispettivamente, "L'uccello dalle piume di cristallo" del '70 di Dario Argento, "Torso" di Sergio Martino del '73 e "Alice, Sweet Alice" di Alfred Sole del '76, ispirerà molti elementi comuni dello slasher, al punto che, in certi casi, la distinzione sia ardua. 
Illustrazione originale di Philippe Bertrand (@bashi.buzuk)
All'indomani dei guadagni di "Halloween", numerosi cineasti, più o meno talentuosi, si sono cimentati nel creare il proprio slasher. Il più importante, sotto quest'ottica, dei primi anni, è indubbiamente "Venerdì 13" di Sean S. Cunningham. La pellicola segue un gruppo di adolescenti, compreso un giovanissimo Kevin Bacon, in un campo estivo nei pressi del Lago Crystal Lake (i campeggi diverranno una location privilegiata per il genere slasher, ripresa ad esempio da "The Burning", "Sleepaway Camp" o i più recenti "The Final Girls" e "Fear Street 1978", proprio grazie a questo film), costretti a fare i conti con un misterioso killer spietato, di cui identità rimane segreta per gran parte della durata. Solo nel finale, infatti, il killer si rivelerà essere Pamela Voorhees, madre del ben più famoso e iconico Jason, che debutterà come assassino nel secondo capitolo della saga, diretto da Steve Miner, e che indosserà la sua iconica maschera da hockey soltanto nel film ancora dopo. 

Dopo il successo iniziale tra il '78 e l'84, il periodo di boom dello Slasher tracolla ed esso stesso risulta sempre più contaminato con altri generi, specialmente per via del successo di "A Nightmare on Elm Street" di Wes Craven e del suo killer dai poteri soprannaturali, Freddy Krueger (interpretato dal leggendario Robert Englund), di cui, tema onirico, venne già trattato qualche anno prima dallo slasher arthouse "The Slayer" nel 1982 e ripreso, seppur sotto un'ottica meno paranormale, solo un anno dopo il film di Craven, anche in "Venerdì 13 Parte 5". Quando lo Slasher sembrava esser diventato un relitto del passato, un genere morente e incapace d'innovarsi da tempo, fatto solo di sequel sempre più scadenti e demenziali, se non per le occasionali perle come "Candyman" del '92 di Bernard Rose e con un iconico e magistrale Tony Todd, che però costuivano un'eccezione straordinaria più che una regola, il ritorno di Wes Craven con "New Nightmare" nel '94 e "Scream" nel '96 condusse ad un nuovo rinascimento Slasher, ora carico di elementi metanarrativi. L'intuizione di uno slasher con tale struttura e tono, però, arrivò circa 10 anni prima anche a Bill Froehlich che, nonostante non troverà mai la fama meritata, con il suo "La scuola degli orrori", influenzerà pesantemente Craven e "Scream" in particolare, compreso il design dell'iconico assassino Ghostface. Inoltre, nel 1988, anche "Sleepaway Camp 2: Unhappy Campers" di Michael A. Simpson (sequel del ben più serio e noto, ma anche tecnicamente inferiore, "Sleepaway Camp" di Robert Hiltzik del 1983), con la sua carismatica killer transessuale e dal tragico passato Angela Baker (Pamela Springsteen) precedette il capolavoro di Craven nel seminare i semi per uno slasher metanarrativo e autoreferenziale, con numerosi rimandi ai film del genere di quegli anni e inside jokes.

È proprio tra fine anni '90 e inizio 2000, che la Full Moon Features, una casa di produzione nota, principalmente, per i suoi horror scadenti, inizia a produrre numerosi titoli slasher dalla qualità varia, seppur spesso bassa, capaci, comunque, di entrare nell'immaginario degli appassionati. La casa ebbe il suo primo successo già nell'89 con "Puppet Master", seguendo il filone di slasher con bambolotti reso famoso da "La bambola assassina" di Tom Holland dell'anno primo e lanciato da Stuart Gordon (regista di "Re-Animator") nell'87 con "Dolls". A tale pellicola, seguiranno il simile "Demonic Toys" (con la quale "Puppet Master" avrà anche un crossover) e "Killjoy". Nello stesso tempo, altre pellicole minori s'inseriranno nel panorama slasher, a partire dal già citato "Pumpkinhead", arrivando allo scadente "Leprechaun", con una Jennifer Aniston all'inizio della sua carriera.
Illustrazione originale di Philippe Bertrand (@bashi.buzuk)
Gli anni 2000, però, non sono stati clementi col genere e, dopo che una carrellata di reboot e remake di saghe e titoli classici (oltre che un crossover tra i franchise di "Venerdì 13" e "Nightmare", "Freddy vs Jason") si rivelarono flop economici e di critica, lo Slasher sembrò essere morto nuovamente. Solo "Quella casa nel bosco" di Drew Goddard del 2011 e, in parte, la saga di "Hatchet" di Adam Green sembrarono avere un minimo di successo. 

Con la svolta dello streaming, però, molte saghe hanno trovato il loro posto nel piccolo schermo e altre, originali, hanno avuto inizio: la serie "Scream" debutta su MTV nel 2015, un anno dopo la segue "Slasher", prima di Chiller, poi di Netflix ed infine di Shudder, successivamente si aggiungono anche "American Horror Story 1984" nel 2019, "Chucky" nel 2021 e diverse altre. 

Il ritorno al grande schermo, invece, risulta più lento e progressivo: dopo il successo nella nicchia del film "Terrifier" del 2016, "Auguri per la tua morte" del 2017 si rivela un successo commerciale al botthegino mainstream e spinge diversi registi a provare a tornare allo slasher con un vena più comica, d'altro canto, un anno dopo, David Gordon Green riporta Michael Myers al cinema col suo "Halloween", seguendo il trend dei requel in voga e dimostrando che anche vecchie saghe possono ancora portare guadagni. Il culmine della terza rinascita dello Slasher si configura nell'estraordinario successo commerciale della trilogia "Fear Street" di Netflix nell'estate 2021, che conduce a "Candyman" del 2021, che segue la stessa scelta dell'"Halloween" di Green, l'italianissimo "A Classic Horror Story" di Netflix, il profittevole "Halloween Kills" dello stesso anno, il successo commerciale e di critica di "Scream" del 2022, un requel di "Non aprite quella porta" distribuito su Netflix e diversi altri titoli, rilasciati o perlomeno annunciati.
Illustrazione originale di Philippe Bertrand (@bashi.buzuk)
È oggetto di dibattito se "Alien" di Ridley Scott del '79, "The Shining" di Stanley Kubrick dell'80, la saga di "Final Destination" e quella di "Unfriended" possano essere considerate slasher. I titoli elencati condividono diverse similitudini col genere, in particolar modo in "Alien" dove ogni elemento cardine può essere ritrovato, ma, per varie regioni (come nel caso di "Final Destination" e "Unfriended" in quanto il killer non è una presenza fisica) non mettono d'accordo tutta la critica e il pubblico circa la loro classificazione.

Nel mondo dei videogiochi il genere debutta con vari giochi tie-in dei titoli di punta nelle sale, come il noto ed iconico "Venerdì 13" per NES del 1989. La serie survival horror di "Clock Tower" del 1995 è considerabile il primo slasher "originale" videoludico di successo. 

Lo slasher trova finalmente il suo coronamento come un genere prolifico e di successo con l'uscita di "Dead by Daylight" del 2016, prodotto da Behaviour Studios, che crea un videogame survival horror in multiplayer dove una parte di giocatori interpreta il ruolo dei sopravvissuti in cerca di fuga da un altro giocatore, il killer, che darà loro la caccia. Il titolo, attraverso DLC, ha aggiunto inoltre varie icone dal mondo del cinema, a partire da Michael Myers, e anche di altri franchise horror slegati dallo slasher, come il Demogorgone di "Stranger Things" o Sadako di "Ring". Negli anni a seguire escono titoli con meccaniche simili, compreso il virale "Among Us" del 2020 e "Venerdì 13 - Il videogioco" qualche anno prima. 
Illustrazione originale di Philippe Bertrand (@bashi.buzuk)
Nella musica il genere viene frequentemente citato in pezzi metal e horrorcore e viene celebrato direttamente, assieme all'horror in generale, in "The Silver Scream" e "Welcome to Horror Wood - The Silver Scream 2" degli Ice Nine Kills

Il genere, seppur a un livello assai minore, si è diffuso anche nei fumetti, principalmente con titoli tie-in ai film similmente ai videogames, e nella letteratura, con romanzi come "Killer River" di Cameron Robique o "Clown in a Cornfield" di Adam Cesare. Inoltre, per lo stesso discorso per cui il film di "Psycho" si può considerare un predecessore, così può fare il libro originale di Robert Bloch del '59. 

Icone del genere e rispettive saghe/film:
Leatherface, "Non aprite quella porta" (1974-in corso)
Michael Myers, "Halloween" (1978-in corso)
Mary Lou Maloney, "Prom Night" (1980-2008)
Jason Voorhees, "Venerdì 13" (1980-2017)
Angela Baker, "Sleepaway Camp" (1983-2008)
Freddy Krueger, "Nightmare" (1984-2010)
Santa Claus, "Silent Night Deadly Night" (1984-2012)
Matt Cordell, "Maniac Cop" (1988-1993)
Pumpkinhead, "Pumpkinhead" (1988-2007)
Chucky e Tifanny, "La bambola assassina" (1988-in corso)
• Blade, "Puppet Master" (1989-in corso)
• Baby Oopsy Daisy, "Demonic Toys" (1992-2021)
Candyman, "Candyman" (1992-2021)
Lubdan, "Leprechaun" (1993-2018)
Ghostface, "Scream" (1996-in corso)
The Djinn, "Wishmaster" (1997-2002)
Fisherman, "So cos'hai fatto" (1997-2021)
Killjoy, "Killjoy" (2000-2019)
Tre Dita, "Wrong Turn" (2003-in corso)
Mick Taylor, "Wolf Creek" (2005-in corso)
Leslie Vernon, "Behind the Mask" (2006)
Victor Crowley, "Hatchet" (2006-2017)
Art the Clown, "Terrifier" (2008-in corso)
Babyface, "Auguri per la tua morte" (2017-in corso)

Altri titoli famosi o degni di nota:
• "Reazione a catena", diretto da Mario Bava (1971)
• "Death House", diretto da Theodore Gershuny (1972)
• "Black Christmas", diretto da Bob Clark (1974)
• "Savage Weekend", diretto da David Paulsen (1976)
• "The Town That Dreaded Sundown", diretto da Charles B. Pierce (1976)
• "Tourist Trap", diretto da David Schmoeller (1979)
• "Maniac", diretto da William Lustig (1980)
• "Motel Hell", diretto da Kevin Connor (1980)
• "Terror Train", diretto da Roger Spottiswoode (1980)
• "The Burning", diretto da Tony Maylam (1981)
• "My Bloody Valentine", diretto da George Mihalka (1981)
• "The Prowler", diretto da Joseph Zito (1981)
• "The Funhouse", diretto da Tobe Hooper (1981)
• "Slumber Party Massacre", diretto da Amy Jones (1982)
• "Alone in the Dark", diretto da Jack Sholder (1982)
• "Pieces", diretto da Juan Piquer Simón (1982)
• "The Slayer", diretto da J. S. Cardone (1982)
• "April Fool's Day", diretto da Fred Walton (1986)
• "The House on Sorority Row", diretto da Mark Rosman (1983)
• "Camping del Terrore", diretto da Ruggero Deodato (1986)
• "Jolly Killer", diretto da Peter Litten e Mark Ezra (1986)
• "Dolls", diretto da Stuart Gordon (1987)
• "La scuola degli orrori", diretto da Bill Froehlich (1987)
• "Deliria", diretto da Michele Soavi (1987)
• "Intruder", diretto da Scott Spiegel (1989)
• "Urban Legend", diretto da Jamie Blanks (1998)
• "Severance", diretto da Cristopher Smith (2006)
• "Quella casa nel bosco", diretto da Drew Goddard (2011)
• "Smiley", diretto da Michael J. Gallagher (2012)
• "The Final Girls", diretto da Todd Strauss-Schulson (2016)
• "Cat Sick Blues", diretto da Dave Jackson (2015)
• "Haunt", diretto da Scott Beck e Bryan Woods (2019)
• "A Classic Horror Story", diretto da Roberto De Feo e Paolo Strippoli (2021)
• La trilogia di "Fear Street", diretta da Leigh Janiak (2021)
• "Benny Loves You", diretto da Karl Holt (2021)

Serie famose:
• "Harper's Island", CBS (2009)
• "Scream", MTV (2015-2019)
• "Scream Queens", Fox (2015-2016)
• "Slasher", Chiller, Netflix, Shudder (2016-in corso)
• "Dead of Summer", Freeform (2016)
• "American Horror Story: 1984", FX (2019)
• "Chucky", Syfy (2021)
• "So cosa hai fatto", Amazon Prime Video (2021)

Videogiochi famosi:
• "Non aprite quella porta" per Atari 2600 (1982)
• "Halloween" per Atari 2600 (1983)
• "Nightmare" per NES (1989)
• "Venerdì 13" per NES (1989)
• "Night Trap" (1992)
• La saga di "Clock Tower" (1995-2016)
• "Illbleed" (2001)
• "Outlast" (2013)
• "Until Dawn" (2015)
• "Slayaway Camp" (2016)
• "Dead by Daylight" (2016)
• "Deceit" (2017)
• "Venerdì 13 - Il Videogioco" (2017)
• "Remothered: Tormented Fathers" (2018)
• "Among Us" (2020)

ARTICOLO DI
ILLUSTRAZIONI ORIGINALI DI
COPERTINA DI


REVISIONE DI
GIULIA ULIVUCCI

Vedi anche