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mercoledì 25 gennaio 2023

Il mancato ritorno alla torre dell'orologio - Orrori Perduti: "REMOTHERED", il remake che non fu di "Clock Tower"

"Phenomena" del 1984 di Dario Argento è spesso considerato tra i migliori lavori del regista, nonché, a sua stessa detta, il suo film preferito. Oltre ad essere un caposaldo dell'horror italiano, però, ha anche il merito di aver ispirato uno dei grandi classici dell'orrore videoludico: Clock Tower

Il videogioco datato '95, in realtà, è ispirato alla filmografia di Argento in generale, omaggiandolo in diversi modi ed ispirandosi ai suoi capolavori come "Profondo Rosso" e "Suspiria" in modo anche diretto, ma mai quanto per "Phenomena": la protagonista stessa del gioco condivide fattezze e nome con la giovanissima Jennifer Connelly del film. Il titolo della casa di sviluppo nipponica Human Entertainment, diretto da Hifumi Kono, è un survival horror punta e clicca che riprende sia le atmosfere e le tematiche del giallo italiano, con una buona dose di slasher, ma anche ispirato al recente successo horror di quegli anni, "Resident Evil". La trama vede l'orfana Jennifer Simpson adottata, assieme ad alcune sue amiche, da un misterioso uomo che abita in una magione isolata nella quale le ragazze si trasferiranno. Ben presto tutte, eccetto la nostra protagonista, verranno ritrovate morte, uccise in modo brutale da un assassino malato mentale armato di un enorme paio di forbici (da qui il nome, Scissorman), dando via ad una corsa per la sopravvivenza della superstite, destinata a risolvere i misteri della casa e della famiglia che vi abita lungo la sua disperata ricerca di una via di fuga. 
Il successo del gioco darà il via a una serie di 4 capitoli, secondo il quale sarà il primo ad arrivare anche in occidente, spacciato per il numero uno della saga. A seguito del fallimento della Human Entertainment, nel 2002, Capcom e Sunsoft, acquisiti i diritti della serie, ne svilupperanno un quarto e ultimo capitolo, diretto dal regista Kinji Fukasaku (noto per la sua trilogia di "Battle Without Honor and Humanity") per la sua prima ed unica volta alle prese con il mondo videoludico. Sfortunatamente, questo sarà anche l'ultimo titolo per "Clock Tower". Kono, il game director del primo gioco, provò a convincere più volte Capcom a produrre un reboot, nonostante il flop che fu l'ultimo capitolo, ma ogni tentativo fu vano. Nel 2005, la Capcom rilasciò un titolo, "Haunting Ground", che sarebbe dovuto originariamente essere un capitolo della saga, nonostante il progetto sia stato poi cambiato, venendo comunque considerato un seguito spirituale per "Clock Tower" e, nel 2016, Kono riprenderà molti elementi del suo classico, omaggiandolo in "Project Scissors: NightCry", progetto nato grazie a Kickstarter, considerabile ancora più dell'altro un successore spirituale, se non un vero e proprio reboot, di "Clock Tower" e diretto dal regista della saga di "The Grudge", Takashi Shimizu. Il gioco non ricevette un benvenuto troppo caloroso sulla scena e finì velocemente nel dimenticatoio. E a questo punto della storia si torna in Italia

Chris Darril, al secolo Mario Christopher Darril Valenti, è un game developer siciliano che, dopo alcuni progetti indipendenti realizzati con RPG Maker e ispirati a "Clock Tower" e "Silent Hill", viene notato dallo stesso Kono e affiancato a Shimizu e a Masahiro Ito (designer di "Silent Hill") proprio per il suo "NightCry". Il titolo per il quale ricevette l'attenzione del game developer, però, è un titolo che, almeno nella sua forma originale, non ha mai visto la luce del giorno, "REMOTHERED".
Pensato come un vero e proprio remake di "Clock Tower", ispirato a Dario Argento e H. P. Lovecraft per atmosfera, e sviluppato dal solo Darril in modo del tutto indipendente, il lavoro sul titolo iniziò nel 2007. Il gioco non entrerà, però, in produzione effettiva fino al 2009, quando, usando Adobe Photoshop, i primi asset 2D, ispirati a dipinti su tela classici nell'estetica, non vennero creati. Numerosi screenshot e filmati di gioco sono stati rilasciati nel corso della programmazione, ma era evidente che il titolo fosse in continua mutazione, apparentemente allontanandosi sempre di più dal materiale originale. Tra il 2009 e il 2012 diverse versioni del gioco si susseguirono e si parlò anche di un sequel in progetto, "Remothered: Grave Torments", che avrebbe visto una nuova protagonista (la violinista Katherine Gale) ritrovarsi in un sinistro paesino italiano (o della Bosnia) dopo aver ereditato la biblioteca di suo padre, finendo presto vittima di una misteriosa malattia. Venne presto chiarito, però, che qualsiasi lavoro su un seguito sarebbe iniziato solo dopo l'uscita del primo capitolo, che aveva ancora la priorità. 

La primissima versione, di cui si sa poco e nulla, è quella del progetto iniziale del 2007. Non si sa molto su questa build, se non che la protagonista, Jennifer, una ragazza sulla ventina, sarebbe stata accompagnata da delle amiche ad indagare in una magione dove avrebbero avuto luogo gli omicidi, non dissimilmente dal primo "Clock Tower". Esistono solo una manciata di immagini risalenti a questo periodo, nessuna rappresentante gli amici della protagonista o l'assassino, e, il solo filmato esistente, è considerato perduto. Nonostante poco sia noto, è verosimile pensare che anche nel resto degli elementi avrebbe seguito abbastanza fedelmente il gioco originale e che il killer sarebbe stato lo Scissorman. 
Screenshot di uno dei primi prototipi
La seconda versione del 2009 presentò un gioco molto più ricco e ambizioso di quello precedente: Jennifer Sutton (nome cambiato rispetto all'originale, Jennifer Simpson), nuovamente un'adolescente e non più un'adulta come nel titolo originale, avrebbe nuovamente esplorato un'inquietante magione popolata da stravaganti personaggi, intrecciando alcuni elementi del proposto sequel a quelle del progetto iniziale, iniziando a distanziarsi da "Clock Tower", pur mantenendolo come principale ispirazione. 

Questa versione si sarebbe aperta in flash forward con una reporter, Dakota Wrang, intenta a descrivere gli abominevoli omicidi avvenuti nella magione nella campagna di Romsdalen, posseduta dalla famiglia Baroni (invece che Barrows come nel gioco originale), descrivendo il ritrovamento di cadaveri, principalmente di bambini, terribilmente mutilati. Come in "Clock Tower", Jennifer e le sue amiche, delle ragazzine orfane, sarebbero state accompagnate dalla loro maestra, Ms. Mary Reed, nella loro nuova abitazione. Seguendo abbastanza fedelmente la premessa del titolo del '95, il padrone di casa non sarebbe stato presente e Jennifer e le sue amiche, sospettose, avrebbero iniziato ad indagare per la casa. Appena arrivata, inoltre, la protagonista avrebbe immediatamente notato figure spettrali (non presenti nell'originale) aggirarsi per la magione, essendo stata capace di vedere entità spiritiche per tutta la sua vita, sentendosi pazza. Mary prende però la ragazza in disparte, spiegandole che non deve pensare questo, che si tratta solo di stress per il cambiamento e di iniziare a prendere la sua medicina.
A differenza del gioco di Kono, qui le amiche di Jennifer non avrebbero trovato tutte immediatamente la morte, ma sarebbero state ucciso una ad una lungo il progresso dell'avventura. Il numero di nemici sarebbe anche notevolmente aumentato: se il titolo originale presenta l'iconico Scissorman (il piccolo cannibale Bobby Barrows), Mary Barrows (corrispettivo di Mary Reed) e il deforme e mostruoso Dan Barrows, "Remothered" avrebbe introdotto Madame Svenska, Richard Felton, The Hungry Wolf, The Drowned Bald Man, The Ancestor e gli Homunculus (piccole bambole di porcellana dotate di vita propria), affiancati allo Scissorman, ora ribattezzato Robert Baroni. La mappa sarebbe stata anche ampliata con l'aggiunta di una foresta nei pressi della casa
Concept art di Robert Baroni
Della terza versione, datata 2011, non si sa molto, se non alcuni accenni di trama e i concept art di alcuni personaggi. Jennifer (questa volta non più il solo personaggio giocabile, in quanto affiancata da Rosemary Reed e Lindsay Silverhat, altre due orfane adottate dalla famiglia Baroni), si sarebbe ritrovata in Provenza, tra le Alpi, e il mistero sarebbe stato collegato al misterioso suicidio di una donna e alla morte di suo figlio, oltre che a un culto satanico. Anche in questa versione le ragazze sarebbero state fatte fuori una ad una da una sfilza di assassini, nonostante si conoscano solo la "Red Nun" e Robert Baroni, nuovamente lo Scissorman, nonostante gli evidenti cambiamenti estetici: sarebbe stato un adulto e non più un bambino, avrebbe indossato una maschera di porcellana (forse un richiamo agli homunculus della versione precedente) e le sue cesoie sarebbero state collegate direttamente al suo braccio destro. Nonostante fosse stato pensato inizialmente in 3D per PC e Wii U, il titolo venne poi ripensato usando RPG Maker XP

La soundtrack del gioco venne rilasciata digitalmente il 2 dicembre 2011, composta da Mattia Gosetti, David Gonzalez, Dan Beyer e con la collaborazione di Ueickap, ma lasciando fuori i pezzi remake di canzoni del primo "Clock Tower" che sarebbero stati presenti nella versione del 2009.
Dal 2013, però, il progetto venne messo in pausa a causa dei lavori per "Forgotten Memories: Alternate Realities" e "NightCry". Da quel momento, il titolo sarebbe finito in un limbo finché non venne ufficialmente cancellato. Chris Darril, però, ripensò il progetto nella sua interezza, unendo elementi di tutte le versioni e del sequel mai realizzato, includendo anche alcuni dei personaggi che aveva creato come Richard Felton o Rosemary Reed, seppur fortemente modificati, realizzando il suo horror di successo "Remothered: Tormented Fathers" del 2017, considerato il miglior gioco italiano dell'anno e vincitore di molti premi anche internazionali, e il sequel uscito nel 2020 "Remothered: Broken Porcelain", anch'esso vincitore di numerosi riconoscimenti compreso un "Community's Game of the Year". Il progetto originale di un remake di "Clock Tower", però, non vide mai la luce del giorno e, ad oggi, non vi è nessun piano per riportare il franchise in vita in alcun modo.

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REVISIONE DI
GIULIA ULIVUCCI e LORENZO SPAGNOLI

sabato 2 gennaio 2021

Cameraheads: la creepypasta perduta - Orrori Perduti

 "I KILLED A CAMERAHEAD

Quando si parla di lost media di solito si tende a far riferimento a film, videogames, canzoni o, in alcuni casi più rari, fumetti e libri. Ma se si parlasse di una forma di media intangibile e puramente digitale? Può un semplice post su 4chan diventare l'oggetto di ricerca di vari ricercatori del web? La risposta è la storia della creepypasta dei Cameraheads

Venerdì 14 febbraio 2014, alle 2 del mattino un utente anonimo chiede nella board se qualcuno abbia la creepypasta dei Cameraheads o se, perlomeno, se ne ricordi. Nessuna risposta se non un altro Anonimo se chiede parli del Camerahead di Hellraiser III, un semplice omonimo che sembra non aver nulla a che fare con la storia. Nessun'altra risposta arriverà né per l'utente né per qualsiasi interessato nella creepypasta per diversi anni. Altri thread spuntarono nel sito per ritrovare la creepypasta per alcuni e l'ARG per altri che sembrava scomparsa nei meandri del web. 

"Cameraheads", infatti, era uno dei vari racconti indicizzati nell'oramai offline /x/enopedia, una sorta di indice digitale delle varie creepypasta nate nella board. Quando essa chiuse, però, nessuno si prese la briga di salvare materiale inerente al racconto, differentemente da quanto fatto con smile.jpg o Slender Man, nonostante facesse parte della loro stessa categoria, "bullshit" (stronzata), ossia quella categoria di racconti così tanto spesso repostati e ricondivisi, discussi e oggetto di discussione, da divenire ripetitivi e non più interessanti, dimostrando come, nei primi tempi, si trattasse effettivamente di una storia nota al pubblico di 4chan, rendendo ancora più misteriose le dinamiche della sua scomparsa. La Wayback Machine, inoltre, non contiene salvataggi di /x/enopedia risalenti al periodo in cui Cameraheads era online né del racconto in sé, rendendo questa strada inaccessibile ai ricercatori. Le ricostruzioni della storia, però, suggerirono un'idea abbastanza completa della storia che si stava cercando: un ragazzo rinviene un libro o comunque un pezzo di carta con la scritta "Ho ucciso un Camerahead" e, successivamente, una registrazione. Successivamente rinvenirà diversi altri documenti riconducibili ai Camerahead che inizieranno a sembrargli sempre più vicini ed in agguato, magari costantemente presenti nella sua vita senza che egli se ne fosse mai accorto, fino a portarla alla pazzia. 

Le ricerche iniziarono cercando sia il racconto sia, dando per assunto si possa trattare di falsi ricordi, qualcosa che potesse avvicinarsi. Tra le prime piste vi erano una serie di misteriosi screenshot raffiguranti scene inquietanti, postate su DeviantArt da Teagle, rivelatesi frame dello show "You've Been Framed", ritrovati originariamente negli stessi archivi dove vennero reperite foto di Jeff the Killer ed altre creepypasta su 4chan, nonostante fossero troppo recenti per aver influenzato effettivamente la storia. La seconda pista, derivò da un video di Lazy Masquerade dove venne narrata una storia originatasi da Reddit con diverse similitudini con i Cameraheads: "Avevo 15 anni. Ero appena tornato a casa dal lavoro quando sono andato in camera da letto per cambiarmi i vestiti da lavoro e prepararmi per andare a letto. Ero nel mezzo di spogliarmi quando guardai alla finestra della mia camera da letto per guardare il mio riflesso ... vidi, però, la faccia di un uomo. Mi lasciai cadere a terra e spensi le luci, affrettandomi a vestirmi, continuando a guardare la finestra. La faccia era sparita, ma continuavo a fissare quando...  una fottuta telecamera. Non vi era nessun volto, solo una telecamera puntata su di me seduto sul pavimento. Uscii di corsa dalla mia stanza e lo dissi a mia madre e mio fratello. Mio fratello uscì e la nostra scala del cortile era stata spostata. Ma non vi era nessuno. Non sono riuscito a dormire per un anno, continuavo a fissare quella finestra. Non ci pensavo da anni. Grazie Reddit!". Le ricerche dimostrarono che la storia si era originata da un thread su Reddit riguardo i ricordi più inquietanti della propria vita postato il 23 Ottobre 2016, troppo tardi per esser collegata con la creepypasta. 

Molti hanno ipotizzato che l'ispirazione possa ritrovarsi nel design scartato di un nemico di "Manhunt", uscito qualche anno prima della storia, chiamato Camhead, raffigurante un mostro con una videocamera al posto della testa, o in alcuni video, pubblicati nel 2008, dell'artista di Seattle Paul Strong Jr., intitolati proprio "Camerahead", che mostrano alcuni attori indossare grandi videocamere come maschere e girare per le strade come protesta al numero sempre più preoccupante di videocamere di sicurezze e di riprese pubbliche per le strade urbane. Una possibile conferma della popolarità e della veridicità della storia ai tempi si ritrovò nella webserie EverymanHYBRID, ispirata a creepypasta ben note ai tempi, dove appaiono degli individui (le "Cose") con delle videocamere al posto degli occhi, possibilmente ispirate alle Camereheads. 

6 anni dopo il thread che riaccese l'interesse, 16 Agosto 2020, un utente di 4chan pubblicò su /x/ un video, semplicemente chiamato "camerahead", originariamente pubblicato l'8 Agosto 2009, che, apparentemente, era collegato al racconto tanto agognato, confermando la teoria si potesse trattare di un ARG. Il video mostra due uomini scappare da ciò che li sta riprendendo, probabilmente il Camerahead, ad una risoluzione estremamente bassa e con diverse sezioni di solo statico. Proprio in una di queste parti del video, al minuto 08:33, è inoltre possibile assistere all'inquietante apparizione di quella che sembra una ragazza dalla pelle bianca, gli occhi e la bocca neri, riconducibile al genere di immagini associate al fenomeno dei Solar Plexus Clown Gliders, immagini "maledette" (cursed) disturbanti ed inquietanti originate da qualche entità, secondo alcuni un virus, secondo altri un demone,  nonostante l'apparizione non sembri inserirsi in alcun modo con la narrazione originale dei Camerahead. Qualche mese dopo, il 19 Ottobre, l'utente di Lost Media Wiki Marnen005 scoprì una pagina archiviata nella Wayback Machine dedicata alle Modifiche Recenti di /x/enopedia, contenente l'intera trascrizione del racconto:

"/x/ what's a camerahead?

"/x/ cos'è un camerahead?

I was walking home through a nearby gully and came across a weird stack of rocks and a torn envelope with some writing on it. It appeared to have been written in charcoal or ash.

Camminavo verso casa attraverso un burrone vicino e mi sono imbattuto una strana pila di pietre e una busta strappata con alcune scritte sopra. Sembravano esser state realizzate con carboncino o cenere. 

It said, "I KILLED A CAMERAHEAD" on the next line "IT TOOK TREVOR" and the last line "GET HELP IF I DON'T COME BACK"

Recitavano "HO UCCISO UN CAMERAHEAD" e successivamente "HA PRESO TREVOR" per concludersi con "CHIAMATE AIUTO SE NON DOVESSI TORNARE".

and there was a miniDV nearby. this was all that was on it besides static, though i had to watch it a few times before i found this clip.

Vi era poi un miniDV (n.t: una piccola cassetta su cui registrare comunemente usata tra gli anni '90 e 2000) vicino. Questo è quello che ho trovato oltre lo statico, nonostante ho dovuto riguardarlo più volte per trovarlo.

Who took this video? A camerahead sounds really silly if it's a monster with a camera for a head."

Chi ha fatto questo video? Un camerahead deve sembrare davvero stupido se si tratta di un mostro con una videocamera al posto della testa" 

Il racconto ritrovato confermò che il video di YouTube fosse collegato alla creepypasta e tutto sembrava concluso. Vi era, però, un problema: nelle varie discussioni legate alla storia molti utenti parlavano di come la storia fosse continuata per più threads con la pubblicazione di diverse foto e video per avvalorarne la veridicità in pieno stile ARG di fine anni 2000, arrivando anche a descrivere i Cameraheads come creature simili a quelle di H. R. Giger, nonostante le testimonianze, spesso, si contraddicessero a vicenda. Ma perché il continuo non sarebbe dovuto essere indicizzato? Perché il canale che ha pubblicato il video di Cameraheads non ha altri caricamenti se davvero ha continuato a postare video sull'argomento? A riguardo vi sono due teorie: la prima è che il racconto non ricevette mai una continuazione effettiva, finendo nella categoria "bullshit" non tanto per la sua fama, ma per le continue e incessanti richieste dei membri della board di altro materiale al riguardo; la seconda vuole che altri utenti anonimi abbiano continuato la storia una volta appresa l'inattività dell'op (original poster), creando seguiti apocrifi tuttora perduti. 

Marnen005, però, riuscì a scoprire anche che la pagina era considerata una "bozza" ed una descrizione, presente nella stessa pagina della storia, che sembrerebbe confermare che non vi sia nulla oltre il poco che è stato rinvenuto: "Una possibile creatura o essere vivente chiamata CAMERAHEAD, che non viene mai mostrata, descritta o citata se non in una lettera, scritta a carboncino o cenere su una busta strappata che è stata raccolta o vista da un poster su /x/. Il poster originale descrive la sua esperienza nell'incontrare gli artefatti (un nastro miniDV e la lettera) e quindi la visione del nastro, che implica avergli rivelato più dettagli nelle visualizzazioni successive. "Camerahead" è un'entità paranormale descritta in un singolo post su /x/ e in un successivo video di Youtube. Riguardo il suo caricamento su YouTube, è stato riscontrato che il video contiene ulteriori clip casuali di presunti spiriti o fantasmi che osservano lo spettatore. Questa strana apparenza di immagini apparentemente decontestualizzate di "spettri" non sono coerenti con l'idea originale che CAMERAHEAD sia un demone vivente e mortale, costringendoci a credere che questo video sia stato creato semplicemente come una tattica per spaventare gli spettatori da parte del poster originale che non è mai tornato dopo il primo caricamento. In ogni caso, il resto della storia, ammesso esista, come già premesso, avrebbe narrato la discesa nella follia del protagonista più la sua ricerca sui camerahead fosse andata avanti, con altre registrazioni (che si sarebbero rivelate essere le memorie della creature) rinvenute. Il tutto venne paragonato, come riportato anche su ObscUrban Legend Wiki, a "House of Leaves", un libro multimediale che vede il suo personaggio principale impazzire man mano che rinviene vari documenti criptici. 

Illustrazione di Charcoalman

Nonostante il racconto sia stato ritrovato non sapremo mai cos'è un camerahead, ma deve sembrare davvero stupido se si tratta di un mostro con una videocamera al posto della testa.

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giovedì 10 settembre 2020

Il film horror della Dreamworks dimenticato dal tempo - Orrori Perduti: "Alma"

In una fredda giornata d'inverno, una bambina di nome Alma trova un muro pieno di nomi di bambini e decide di aggiungere il suo prima di rimmetersi in cammino, imbattendosi in un negozio di bambole dove è esposto un bambolotto con le sue esatte fattezze, compreso il vestiario. Ovviamente, la ragazzina, cercherà di entrare per analizzare più da vicino la criptica bambola, ma, se entrare sarà piuttosto facile, uscire dal negozio si rivelerà impossibile. Una volta messo piede all'interno del vuoto e tetro locale, infatti, mentre un bambolotto con bici continuerà a sbattere incessantemente sulla porta come in cerca di fuga, Alma cercherà il pupazzo che la rassomigliava il quale, misteriosamente, cambierà posizione, come teletrasportato. Una volta ritrovata la sua bambola, Alma la toccherà, finendoci dentro, intrappolata dentro un corpo inanimato capace solamente ed unicamente di muovere i suoi occhi di vetro così come decine come lei. Con Alma in trappola in uno scaffale, una nuova bambola, raffigurante una ragazza in rosso, prende il suo posto sulla vetrina. 

Questa è la sinossi di "Alma", un inquietante corto animato in CGI del 2009 diretto dall'ex animatore Pixar Rodrigo Blaas e presentato a vari festival, vincitore di vari premi a diversi festival del genere come l'Animacor - Internation Animation Festival spagnolo, il Fantastic Fest e il L.A. Shorts Festival.
Visto l'enorme successo e la qualità indubbia del corto, con la sua attenzione ai dettagli e la sua macabra atmosfera, non stupirà sapere che, nel 2010, si era pensato ad un'adattamento cinematografico del corto sotto forma di un lungometraggio diretto sempre da Rodrigo Blaas, che aveva già lavorato come animatore dei personaggi di "WALL-E", "Ratatouille" e "Up" per Pixar, prodotto dalla DreamWorks e con Guillermo Del Toro come produttore esecutivo. Il film, già solo per la premessa brillante e Del Toro, insomma, aveva tutte le carte in regola per diventare un successo. 

Nel novembre del 2011, Megan Holley, sceneggiatrice di "Sunshine Cleaning" del 2008, viene ingaggiata per scrivere lo script e, nel 2012, Del Toro afferma che il film era nel mezzo dello sviluppo visivo: "Sono solo il produttore esecutivo", affermò Del Toro, "ma sto aiutando a dare forma alla storia e sto partecipando alla progettazione. Ora siamo nella fase dello sviluppo visivo, quindi siamo un po' più avanti di Trollhunters perché ero impegnato a girare Pacific Rim".
Ironicamente, quando Trollhunters, diretto da Del Toro e co-diretto da Blaas, debuttò l'8 Ottobre 2016, di "Alma" non si sapeva più nulla da quattro anni. Per anni non si è più parlato del progetto, nemmeno quando il corto venne selezionato per esser proiettato su grande schermo come parte del programma "Destino Hollywood (and Beyond)" del Museum of Modern Art (MoMA) di New York per la serie “From Doodles to Pixels: Over a Hundred Years of Spanish Animation”, incentrata sul mettere sotto i riflettori l'industria animata spagnola. Del Toro citò per l'ultima volta il corto, senza menzione di un film, nel 2016 in un tweet dove linkava il video YouTube consigliandone la visione. 

Non è una novità che molte delle opere di Del Toro finiscano nel dimenticatoio, ma "Alma" è quello che, forse, più sarebbe stato interessante vedere realizzato e proiettato nei grandi schermi. Inoltre, come confermato da Del Toro nell'intervista prima citata, la pellicola fu in effetti in produzione, ergo qualcosa venne fatto, che siano solo la sceneggiatura o semplici bozzetti, comunque, da qualche parte, materiale mai rilasciato del film esiste, ma, purtroppo, con ogni probabilità, mai verrà alla luce. Sarebbe interessante, però, scoprire quale fosse l'oscuro segreto del negozio e quali indicibili orrori avessero vissuto i suoi vari "ospiti", non trovate?

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Potete vedere il corto originale di "Alma" gratuitamente su YouTube cliccando qui.

venerdì 22 maggio 2020

La storia perduta del primo film horror Italiano - Orrori perduti: "Il mostro di Frankenstein" (1920)

29 ottobre 1931, negli USA debutta il film "Frankenstein" di James Whale, ispirato all'omonimo romanzo di Mary Shelley e al suo adattamento teatrale ("Presumption; or; the Fate of Frankenstein" di Brinsley Peake), considerato uno dei capisaldi e del cinema dell'orrore e, generalmente, il secondo film a rappresentare la creatura del dr. Victor Frankenstein e la sua nascita, preceduto da "Life Without Soul" del 1915 di Joseph W. Smiley, adattamento assai libero e diverso del romanzo di Shelley, nonostante, come noto, nel 1910 vi fu una prima opera ispirata al romanzo, della durata di 13 minuti e per la regia di J. Seale Dawley per la Edinson Studios, girato in appena tre giorni nel Bronx, a New York, e, per molti anni, creduto diritto dallo stesso Thomas Edinson. Il film fu ritenuto perso per anni, ma, negli anni Cinquanta un collezionista americano di nome Alois Dettlaff, originario del Wisconsin, mise le mani su una copia senza rendersi conto di quanto fosse raro fino a molti anni dopo quando, a metà anni Settanta, il suo ritrovamento venne rivelato, anche se solo nel 2018 l'opera otterrà un restauro ad opera della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. 

La pellicola di cui vogliamo parlare oggi però, non è nessuna delle tre precedenti, bensì una che si pone tecnicamente in mezzo alle ultime due, un film che sposta la nostra attenzione dagli USA e che si pone come un tassello perso della storia cinematografica del nostro paese, e, sotto alcuni punti di vista, internazionale: "Il mostro di Frankenstein" del 1920.
Eugenio Testa, nato a Torino il 6 ottobre 1892, fu uno dei pionieri del cinema nella penisola italiana; figlio d'arte dell'attore Dante, iniziò a recitare in varie opere a fianco del padre già da piccolissimo. Crescendo, si concentrò prevalentemente su ciò che era il teatro, divenendo un noto attore teatrale in dialetto piemontese e capocomico. Rapidamente si spostò, però, anche al mondo del cinema, con la pellicola "Il cuore non invecchia", produzione Italia Film. Dopo collaborazioni con altre case cinematografiche del belpaese, nel 1914 fondò la "Eugenio Testa & Co.", nonostante essa ebbe vita breve. Pochi anni dopo, Testa, diviene il primo regista horror della storia d'Italia, per quanto noto almeno, dirigendo l'opera "Il mostro di Frankenstein".

Roma, luglio 1920, l'Italia sta per assistere a quello che, con tutte le probabilità, è il primo film d'orrore nativo del paese. L'attore Luciano Albertini (all'anagrafe Francesco Vespignani), culturista di fama europea e Sansone dell'omonima saga e fondatore della Albertini Film, non solo produsse la pellicola, ma vi recitò anche nel ruolo del Barone Victor Frankenstein, creatore dell'orribile creatura interpretata da Umberto Guarracino, attore che già aveva collaborato in diverse produzioni di Albertini e che aveva spiccato come Pluto nel film "Maciste all'Inferno", capitolo della saga da cui si origina, e con cui rivaleggia, quella di Sansone, protagonista del solo fotogramma sopravvissuto e noto del film. Il poeta bohémien di Sesto San Giovanni Giovanni Drovetti, invece, scrive soggetto e sceneggiatura alla sua seconda, ed ultima, esperienza cinematografica. 
La sinossi della trama più nota è quella datata '94 del Mereghetti che cita: «Uno scienziato riesce a fabbricare un uomo con una formula chimica di sua invenzione, ma la creatura (Guarracino) si ribella al suo creatore e commette ogni sorta di disastri fino a quando sarà ridotto all’impotenza da Sansone (Albertini).» 

Da questa sintesi, nonostante assai vaga, risulta quindi che il film non fosse altro che l'ennesimo capitolo della saga di Sansone di Albertini, che all'epoca già vantava almeno 6 capitoli a partire da metà anni '10, adattando, quindi, assai liberamente, il lavoro originale di Mary Shelley. Il film, ennesimo prodotto di quel filone cinematografico con protagonisti poderosi eroi dell'antichità, sarebbe, quindi, riuscito a creare una commistione di generi che avrebbe portato al primo prodotto riconducibile all'horror in Italia, paese che, nei decenni successivi, genererà una sfilza di film del genere con registi tuttora riconosciuti come maestri di quest'ultimo. 
Alcune locandine italiane d'epoca della pelllicola (da notare l'errata scrittura Franckestein nella prima a sinistra e la mancanza della n tra "Franke" e "stein" in tutte)
Il film, come testimoniano diverse locandine sopravvissute, circolò in diversi paesi del mondo, tra cui il Belgio tra il 1922 ed il 1926 (nonostante iMDB riporti come data già il 1921). Ad esempio, in Egitto venne proiettato come "Le Monstre" (o "Le Monstre de Frankenstein") da venerdì 11 a giovedì 17 agosto 1922 al cinema Empire, ubicato a Rue Mokattam di Port Said, sotto la gestione della Société Générale de Théâtres et Cinémas di El Cairo, mentre in Francia, fece parte della Sélection Georges Petit e mostrato al 37 di Rue de Trévise di Parigi. 

Uno dei possibili esiti del film fu che venne letteralmente consumato dalla censura, assai aspra in Italia in quegli anni, al punto che, la durata testimoniata, di 39 minuti, fa dedurre che diverse scene vennero rimosse al punto da renderlo, per la giurisdizione in merito italiana, un cortometraggio. Nessuna versione in alcuna lingua è, però, mai venuta a galla. 

La prossima settimana - Ecco che vedranno i tuoi occhi: Un dramma originale - Il mostro di Frankenstein - Grande dramma in 4 atti interpretato da Sansone, ossia Luciano Albertini, il simpatico eroe, l'atleta impareggiabile che il pubblico ha recentemente applaudito in un magnifico capolavoro: Sansone e rettili umani.
Che il film esista ancora o se sia stato distrutto non ci è dato, in conclusione, saperlo, lasciandoci con la sola speranza che, un giorno, esso possa rivedere la luce come il suo predecessore di dieci anni prima, tornando alla vita come l'omonimo mostro del film. 

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martedì 31 marzo 2020

I freaks che rivoluzionarono il cinema e la piaga della censura

Nel 1932 uscì nelle sale statunitensi un film così controverso che venne tagliato ben un terzo della pellicola: "Freaks", ispirato alla short story “Spurs” di Tod Robbins. Il film parlò del tema delle deformità fisiche rendendo le persone con tali caratteristiche protagonisti del film, motivo per il quale fu soggetto di scandalo da parte del pubblico di quei tempi e segnò la carriera del regista, Tod Browning, ma andiamo con ordine.
In un circo, un uomo affetto da nanismo di nome Hans si infattua della trapezista Cleopatra, donna bellissima e “normale”, la quale sembra ricambiare gli stessi sentimenti per Hans, ma lei in verità vuole solo approffitarsene essendo che l’uomo è ricco, ma quello che la donna ha scordato è la regola dei freaks: se fai del male ad uno, ne fai a tutti... 

I protagonisti del film e la maggior parte dei personaggi sono attori che hanno avuto realmente quelle caratteristiche fisiche, i quali hanno lavorato nel mondo del circo. Alcune dei personaggi sono Hans e la sua ragazza Freida (che nella vita reale erano fratello e sorella chiamati Harry e Daisy Earles), entrambi affetti da nanismo, le gemelle siamesi Violet e Daisy Hilton e Schlitzie, affetto da microcefalismo. Altri personaggi fanno parte della pellicola con più ecclatanti caratteristiche, come una donna senza braccia o un uomo privo di gambe. Nonostante fosse uscito nel 1932, il regista ha voluto rendere ben chiaro il fatto di non voler rappresentare i personaggi come terrificanti o essere ripugnanti, anzi, volle concentrarsi sul loro stato d’animo e i loro sentimenti, ripetendo più e più volte che anche i freaks provano le stesse emozioni di qualunque altro. 
Piuttosto, il vero orrore della pellicola sono i due antagonisti, Cleopatra e il fidanzato di lei, il forzuto Ercolo, che provano disgusto e ribrezzo verso i loro colleghi, a tal punto da prenderli in giro in maniera molto forte ed esprimere il loro disgusto in un’iconica scena del film. Insomma, in questo caso i veri freaks sono proprio le persone che possono essere definite normali. Questa confilitto tra i freaks e i due antagonisti, che potrebbero simboleggiare la persona media di quei anni (e purtroppo, anche dei giorni nostri), può essere racchiusa da una frase di Frieda: “To me, you're a man. But to her, you're only something to laugh at.” (“Per me, sei un uomo. Ma per lei, sei solo qualcosa per cui ridere”).

Il film è anche famoso per far parte del periodo chiamato “Pre-code”: un’era che prese luogo tra il 1929 con l’implemento dell’audio nelle pellicole, e intorno al 1934-1935, anno in cui vennero instaurate delle regole che limitavano le produzioni cinematrogafiche, chiamate  “Production Code”. Ma nonostante questa cosidetta libertà da parte dei registi, il film venne censurato di ben trenta minuti dopo una proiezione di prova che non andò bene: molti corsero via dalla sala, mentre una donna afferma di aver subito un aborto spontaneo e aver minacciato la MGM, casa produttrice, di una denuncia.  Le parti mancanti sono andate perdute ma comunque abbiamo delle informazioni a riguardo: Si dice che ci siano state delle scene comiche tagliate, così come più interazione tra Phroso e Venere e soprattutto, interazione tra quest’ultima ed Ercolo, che avrebbe portato allo scontro che c’è ancora nella pellicola. C’è anche un prologo diverso rispetto a quello del film, che sembra essere più lungo.
Ma la parte più succulenta tagliata è sicuramente il finale: dopo che Cleopatra è scappata nei boschi, un fulmine colpisce un albero e la fa rimanere intrappolata, facendosi raggiungere dai freaks che la torturano facendola urlare a tal punto da farsi sentire dagli altri uomini, che appena vedono le sue condizioni ne rimangono terrificati. Nel frattempo, i freaks cercano Ercolo, il quale si era nascosto dentro un caravan, ma i freaks riescono a scoprirlo e in quel momento la scena finisce. 

Tre anni dopo, Venere e Phroso si sono sposati e vivono a Londra, ma decidono di andare a trovare Madame Tetrallini, che racconta loro di come Hans e Freida abbiano avuto un bambino, per poi portarli ad una mostra dei freaks:  la donna fa vedere ciò che è diventata Cleopatra, una donna-papera che sembra non avere nessun ricordo e incapace di capire qualsiasi cosa, che come scena rimane anche nella versione tagliata del film. Poi, la scena si sposta su un palco dove vediamo un Ercolo effemminato che canta in soprano, facendo capire che quella notte fosse stato castrato. Il film si conclude con Ercolo che canta la canzone The Rosary, con un quack! in sottofondo, provocato da quella che una volta era Cleopatra.
Nonostante questi tagli, il film fu un fiasco al botteghino e segnò il declino della carriera di Tod Browning. Soltanto negli anni sessanta il film venne riaprezzato e considerato come un film cult. Diciamo che per le MGM fu quasi un umiliazione questo film, essendo l’unico ad essere stato ritirato dalle sale prima del prevvisto. Ma anche durante la produzione ci sono stati problemi: molti lavoratori evitarono i freaks il più possibile e dopo alcune discussioni, li fecero mangiare in una sala diversa dallo staff, tenendo solo le gemelle siamesi e Freida e Hans nel loro tavolo. 

Purtroppo, a causa di questi tagli il film risulta troppo breve e nel finale, troppo frettoloso: infatti, sono la parte più “dinamica”, ossia il finale, risulta quasi insoddisfacente a causa della sua limitata durata e del suo brusco epilogo. Il resto del film, invece, risulta gradevole nonostante sarebbe potuto essere interessante vedere qualche scena di un esibizione. Lodevole il fatto che abbiano trattato i personaggi nella maniera più normale possibile: c’è una scena in cui un uomo senza gambe nè braccia riesce ad accendersi una sigaretta con la bocca, cosa che può essere impressionante, ma il film non la fa intendere come clamoroso, ma come una cosa normale e genuina, facendoti prestare attenzione al dialogo che all’atto in sè. 
Freaks” è un film troppo avanti per il suo tempo, e quasi quasi anche per i giorni nostri, che come sappiamo non mancano i pregiudizi per queste persone e vengono sempre denigrati, ma come questo film di quasi novant’anni fa insegna, bisogna andare oltre le apparenze e non dare un giudizio solamente all’aspetto di una persona.

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mercoledì 6 novembre 2019

Una Luna rossa all'orizzonte - Orrori perduti: "Godzilla vs Red Moon"

Estate 1971, la Tsubaraya Productions, una casa di produzione e ditta di effetti speciali, creatrice del noto "Ultraman", contatta la Toho per una collaborazione: Kazuo Sakawa della loro azienda avrebbe creato nuove tute per mostri inediti in un film di Godzilla che, invece, avrebbe riutilizzato la tuta "MusukoGoji", utilizzata, con l'esclusione di una breve sequenza in "Godzilla vs Gigan", solo in "The Son of Godzilla" (in giapponese "Kaijū-tō no Kessen Gojira no Musuko" da cui il nome della tuta composto da "musuko", 息子, che significa "figlio", e un'abbreviazione di Gojira).

La pellicola, dal titolo "Godzilla vs Red Moon" (ゴジラ・レッドムーン・エラブス・ハーフン 怪獣番外地 Gojira Reddo Mūn Erabusu Hāfun Kaijū Bangaichi, Godzilla, Red Moon, Erabus, Halfun: No Man's Land of the Monsters), avrebbe visto l'introduzione di due nuovi kaiju, uno proveniente dalla Luna e ribattezzato Redmoon e uno riemerso dal mare, Erabus. Un terzo si sarebbe aggiunto nel momento in cui, il Dipartimento di Sicurezza Giapponese, temendo i due mostri, li avrebbe fatto incontrare nella speranza che si sarebbero eliminati a vicenda. Con gran stupore per tutti, infatti, i due esseri, sarebbero stati della stessa specie, ma di sesso opposto, e si sarebbero riprodotti dando vita a Hafun. Il cucciolo, però, sarebbe stato rapito e mostrato come fenomeno da baraccone da un imprenditore, uccidendolo nel processo di trasporto. La morte del loro cucciolo avrebbe scatenato la furia dei due mostri che si sarebbero scagliati contro l'umanità.
Citando lo stesso soggetto del film riemerso, "non c'era altra scelta se non quella di sconfiggere i due mostri che ora [per colpa degli umani] erano stati resi così barbari [...] Le riserve di polvere da sparo dell'Isola erano esplose. Red Moon le aveva attaccate dai cieli. Erabus anche era sceso a terra e aveva iniziato il suo attacco. Vedendo il fuoco, Godzilla, si diresse furiosamente verso l'isola. [...] L'esercito americano si ritirò, apparentemente cedendo la lotta a Godzilla [...] Mentre [quest'ultimo] combatteva Erabus, Red Moon si librava sopra il Re dei Mostri, scagliando attacchi su di lui dall'alto. [...] Guardando il cielo, Godzilla usò il suo respiro atomico e Red Moon rispose con il suo misterioso raggio di luce".

"Erabus aveva anche il suo gas velenoso. Tutti quelli che guardavano potevano solo ammettere che questa sarebbe stata una battaglia inaspettatamente difficile per Godzilla [che] ,dopo aver affrontato i loro attacchi, fu finalmente respinto dai due mostri in mare. Gli spettatori [militari] erano in subbuglio. Anche Godzilla non è riuscito a batterli?! [...] Ma nessun mostro poteva sconfiggerlo in forza di volontà. Godzilla, dopo essersi lavato la faccia nelle acque, si lanciò dal fondo del mare e si arrampicò sul ring. Con la rabbia nel cuore, ribaltò l'esito della battaglia con una raffica di feroci attacchi contro i suoi due giganteschi avversari. All'improvviso l'isola divenne il territorio di Godzilla".
Hafun reimmaginato da Vrahno
"Godzilla gettò Erabus in un mare di fiamme, finendolo con il suo respiro atomico. Alla fine, Red Moon, con le sue ali quasi bruciate, perse la sua abilità di combattimento." A quel punto, un personaggio, urla a Godzilla di risparmiare il kaiju spaziale e, "Forse quelle parole lo avevano commosso, perché Godzilla lasciò andare la ferocia del suo attacco. Mentre indietreggiava, Red Moon usava le sue ali indebolite per volare verso l'alto, dirigendosi in direzione della luna."

"Red Moon, che aveva inseguito l'umanità sulla Terra dopo aver devastato la sua Luna nativa, aveva trovato un amore meraviglioso su quella Terra e aveva persino cresciuto un bambino con l'eredità mista di Luna e Terra su quel pianeta. Tuttavia, i suoi sogni erano stati nuovamente trasformati in polvere dall'umanità e, ferito ed esausto, fuggì nella sua lontana casa sulla superficie lunare. L'egoismo degli umani è una cosa terrificante."
Erabus reimmaginata da Vrahno
Il progetto venne affidato allo sceneggiatore di "Ultraman" Tetsuo Kinjō che aveva intenzione di denunciare la meschinità dell'umanità nella sua opera. Kazuo Mistuda, regista di "Ultraman", connesso al processo, spiega che, la storia avrebbe utilizzato "come punto di partenza, il "problema delle basi militari" americane che immagazzinava gas velenoso su Okinawa, nonché gli episodi di inquinamento che stavano accadendo nel 1969. Mettendoli insieme, la storia avrebbe ritratto davvero l'avidità degli umani ossessionati dal fare soldi" ad ogni costo e senza alcuno scrupolo. Le riprese, inoltre, si sarebbero svolte ad Okinawa, ancora sotto il controllo americano a seguito della Seconda Guerra Mondiale.

Il film, tuttavia, non vide mai la luce e venne sostituito da un'altra pellicola di kaiju, "Daigoro vs Goliath"  (怪獣大奮戦 ダイゴロウ対ゴリアス Kaijū Daifunsen Daigorō tai Goriasu), diretto da Toshihiro Ijima e scritto da Kitao Senzoku, sempre prodotto  dalla Tsubaraya e distribuito da Toho, ma con mostri inediti che nulla avevano a che fare con l'universo del Re dei Mostri. Il film avrebbe narrato le gesta di Daigoro, un mostro orfano a causa di un missile, cresciuto da un umano ed esibito, non dissimilmente da Hafun, nonostante le sue sorti siano migliori, che si sarebbe scontrato col terrificante e possente Goliath, proveniente dallo spazio profondo, riprendendo le origini di Red Moon, con il solo intento di causare distruzione. 
Per molto tempo, i fan, davano per scontato che i design di Red Moon ed Erabus vennero semplicemente convertiti in quelli dei due mostri titolari di quest'opera, al punto che, molte delle immagini reperibili online dei presunti mostri, non sono altro che photoshop di Daigoro e Goliath, ma, come venne rivelato anni dopo da uno sketch di Hurricane Ryu Hariken, l'attore che, tra gli altri, interpreto King Ghidorah nel suo film di debutto, così non fu: i design di Red Moon ed Erabus erano totalmente inediti e così rimangono tutt'ora. 

L'idea di due mostri di sesso opposto che si scontrano con Godzilla e l'umanità in difesa della propria cucciolata, seppur meno in chiave meno tragica e senza alcuna condanna all'umanità, venne ripresa per la creazione dei due M.U.T.O. nel tanto attesto film di Godzilla del 2014, forse, in parte, influenzato proprio da questo film che mai fu.
Red Mood contro Godzilla, illustrazione di TeddyBlackBear2040
"Godzilla volse il viso verso il cielo e lanciò il suo possente verso. Le giovani Agarie e Ippei sapevano nel loro cuore che, senza alcun dubbio, "Non tornare mai più nella terra degli umani!", fosse ciò che Godzilla aveva intenzione di dire."

Articolo di Robb P. Lestinci

venerdì 27 settembre 2019

Gustosa carne umana - Orrori perduti: "El alimento del miedo"

Luglio 1971, in uno sperduto paesino messicano, all’interno di un piccolo locale di gestione familiare, parenti e amici spensierati gustano dei deliziosi tamali preparati in casa con carne freschissima, un taglio particolare e assai ricercato, nonostante di difficile reperibilità. Una carne tenera e succulenta sazia le papille gustative di tutti i clienti. Per chi non lo sapesse, il tamale è un piatto di origine messicana a base di carne trita con peperoncino piccante e farina gialla, che viene cotto avvolto nel cartoccio del granoturco, un piatto, tutto sommato, abbastanza semplice, difficile da sbagliare: la cosa fondamentale per un ottimo tamale è solo un buon taglio di carne.

E, fidatevi, Trinidad, la cuoca, ne sapeva abbastanza di tagli di carne.

Il ristorante era, infatti, mantenuto da lei e dal marito Pablo, un uomo alcolizzato e violento che non esitava di abusare e recare violenza nei confronti di moglie e figli, usando come attenuante per le sue violente gesta l’alcol che, a litri scorreva, nel suo corpo quotidianamente. Non ebbe mai alcun ostacolo, nessuna resistenza, fino a quando, un giorno, Trinidad, oramai stanca di ciò che era costretta a subire come se fosse una routine non voluta e tanto meno necessaria, fece ciò che di più ragionevole le passò per la testa: prese una mazza, una di quelle di legno duro, di quelle che ti fanno saltare i denti con un colpo ben assestato, e massacrò il marito nel sonno colpendolo ripetutamente, ancora ed ancora, fin quando non fu certa che nessuna traccia di vita potesse risiedere in un quell’ammasso di carne sanguinante.
Il passo successivo fu altrettanto ragionevole e calcolato, dopotutto avrebbe dovuto disfarsi del cadavere senza che venisse ritrovato, e cosa meglio che prendere due piccioni con una fava? Staccando i brandelli di carne dal letto di cui il colore originale era oramai indistinguibile, lo trasportò nella cucina del ristorante e, con un affilato coltellaccio che era solita usare per tagliuzzare la carne, fece esattamente ciò che faceva normalmente ogni giorno per vivere. Le braccia dell’uomo vennero spezzettate, arricchite di peperoncino piccante e farina gialla e riposte in cartocci di granturco pronti per essere serviti a tutti i suoi affamati clienti. Il corpo dell’uomo restò in cucina, sarebbero durato abbastanza ad occhio e croce, mentre la testa, probabilmente fusa con il cuscino, venne lasciata nell’ultimo luogo in cui si era posata.
Oppure no.

Forse la donna, Trinidad, non era stanca del marito Pablo, pover’uomo, magari alzava sì il gomito qualche volta, ma era uno di quegli ubriaconi bonaccioni che trasmettono allegria a chiunque sia loro intorno. Forse era la donna la squilibrata e, vedendo il saldo del ristorante, chiaramente in fallimento, pensò che, a ragione, la carne più tenera è quella dei cuccioli e che, seppur non ci fossero molti vitelli nei paraggi, vi era una scuola elementare piena di cuccioli d’uomo che ci si perdono attorno. Chi mai si sarebbe accorto di star mangiando i propri figli dopotutto?
Eppure potrebbe non essere nemmeno questa la storia, forse questa storia non è mai esistita in primo luogo, dopotutto si tratta di una leggenda popolare, una di quelle che cambiando negli anni, ad ogni narrazione, arricchendosi di grotteschi dettagli o impoverendosi di ben congegnati colpi di scena che il narratore precedente aveva posizionato strategicamente sul finale.

In realtà sappiamo la presunta verità su questa storia, ossia che la donna effettivamente uccise il marito e ne cucinò la testa, ma quale sia la sua veridicità non è in realtà ciò che c'interessa appurare in questa sede specifica, ciò che c’importa è quello che ha ispirato e che, similmente alla leggenda originale, resta avvolto in un alone di mistero: “El alimento del miedo” (“The Food of Fear”, “Il cibo della paura”), un film horror del 1993 diretto dal maestro dell’orrore messicano Juan López Moctezuma, uno dei cineasti preferiti del premio Oscar Guillermo Del Toro che lo annovera tra i suoi principali ispiratori dal punto di vista stilistico.
Cristina Ferrare in "Mary, Mary, Bloody Mary'
La pellicola, girata in America tra febbraio e marzo del 1993,  basata su una sceneggiatura di Jorge Victoria, ispirata alla leggenda di cui avete appena letto due variazioni, purché non attinga strettamente a nessuna di loro, risultando un’interpretazione più autoriale e originale del mito; dopotutto anche il suo “Mary, Mary, Bloody Mary” del 1974, nonostante il titolo, narra di un’artista che realizza di essere una vampira bisessuale di nome Mary (Cristina Ferrare) che semina il terrore in Messico in parallelo agli omicidi di suo padre (John Corradine), un vampiro mascherato impazzito per la fame: una storia ben lontana da quella del fantasma evocato allo specchio che siamo soliti immaginare.

La trama vedeva infatti, come protagonista, Petra (Isaura Espinosa), la moglie del proprietario di circo Don Ramón (Moctezuma stesso), responsabile della figlia dei vicini finiti in carcere per traffico di droga, Flea. Quest’ultima viene costretta da Petra a lavorare in casa e a cercare un lavoro nonostante abbia solo cinque anni, finendo per stringere amicizia con Pepito, un pagliaccio che si esibisce per strada. Tutto sfocia nell’orrido quando un satanista si avvicina al circo e inizia un rapporto amoroso con Petra, finendo per uccidere Flea che, in modo da occultarne l’omicidio per proteggere l’amante, viene servita in tamali dalla donna che avrebbe dovuto vegliare su di lei.
Juan López Moctezuma
Il film, nonostante fosse stato proiettato in diverse sale messicane, da quanto è noto, finì velocemente perso e, se non bastasse, non fu apprezzato dai pochi che ebbero l’opportunità di vederlo. Anche un altro progetto girato in parallelo del regista, morto nel 1995, un anno dopo le presunte proiezioni, è considerato ad oggi perso, “Yo el vampiro” (“I the vampire”, “Io il vampiro”), una miniserie di tre episodi su cui non si sa assolutamente nulla e che, probabilmente, non vide mai la fine delle riprese a causa del ricovero del regista in un istituto psichiatrico a causa dell’Alzheimer.

Sfortunatamente non pare esista alcuna copia dell’opera disponibile e sembra poco probabile che verrà mai rilasciato a causa della morte della quasi totalità del cast e della crew, con alcuni dei pochi ancora in vita lontani dai social network, anche se la Cineteca Nazionale Messicana ne conferma l’esistenza sul proprio portale online, lasciando speranza che una copia possa esser conservata nel loro archivio fisico.
Qualsiasi sia la realtà ed il fato del film, è improbabile che lo vedremo mai, così come è improbabile che, se in un ristorante ti venisse servita carne umana, tu potresti accorgertene,
Buon appetito.

Articolo di Robb P. Lestinci

lunedì 9 settembre 2019

La storia dimenticata del padre della pornografia e del cinema sacro

Il 1896 è un anno fondamentale per l'evoluzione del cinema, considerato da molti addirittura l'Anno Uno dell'industria in quanto fu proprio durante quell'anno che il mondo vide le prime proiezioni dei fratelli Lumière al di fuori della capitale francese di Parigi, creando un mercato in continua espansione capace di ispirare ed emozionare il mondo intero. Non va infatti dimenticato che sempre in quell'anno Méliês iniziò a riempire le sue prime pellicole e a proiettarle dando vita a nuovi generi, quelli che in futuro saranno noti come film.
"All’inizio del 1896, Louis Lumière ha realizzato solo dieci vedute, e le fotografie animate sono state proiettate e mostrate in pubblico in un solo luogo della terra, Parigi. Alla fine dell’anno, le vedute Lumière ammontano a oltre trecento titoli, la compagnia ha sotto contratto numerosi operatori che filmano in tutti e cinque i continenti [...] Il cinema funziona a pieno regime, e il suo successo popolare è ovunque immediato. Per questo primo anno, i fratelli Lumière non vendono il loro portentoso Cinématographe, obbligando i concorrenti a usare altri tipi di cineprese. Méliès comincia a produrre e proiettare film nella primavera del 1896 – con un Theatrograph messo a punto da Robert William Paul. In autunno la American Mutoscope Company lancia il suo Biograph e dà avvio a una ragguardevole produzione, in formato 68mm." (Mariann Lewinsky, Il cinema ritrovato)

In questo contesto di cinema esordiente, che sta trovando la propria identità, trasformandosi da un'arte nascente e minore ad un fenomeno di portata mondiale, risulta strano immaginare dei generi ben formati considerato che non vi era ancora un'idea di film di un genere specifico, nonostante i primi predecessori di quelli che sarebbero poi stati definiti documentaristici, comici, fantascientifici e horror stessero avendo luce. In questo panorama di protogeneri, dunque, viene quasi difficile pensare che vi fosse spazio per un genere che, nonostante la sua alta fruizione e visibilità (forse addirittura maggiore di qualsiasi altro genere) non venga nemmeno considerato a tutti gli effetti cinematografia seppur, de facto, lo sia: la pornografia.
Quando si parla di quest'ultima si tende a porre i suoi inizi nei primi anni del Novecento, quando i produttori iniziarono a capirne l'alta validità economica, rendendola il primo genere a puro scopo di lucro, oltre che di puro intrattenimento. Le leggi di quegli anni, però, rendevano illegale girare queste pellicole, ma ciò non fermò privati dal finanziarle ugualmente e a distribuirle sottobanco, rendendola una delle maggiori fonti di introiti della mafia americana, debellata con successo dalle autorità solo fino alla Seconda Guerra Mondiale. In queste prime pellicole illegali le attrici erano prevalentemente prostitute di lusso, vicine quindi all'ambiente malavitoso, e ciò restò tale fino alle prime produzioni del genere nelle comunità Hippie nel panorama degli anni '70, durante i quali il popolo rompeva gli schemi e si imponeva alle imposizioni del sistema in ogni modo seguendo ideali di libertà. È proprio da questo ambiente che si formarono i primi produttori professionisti del genere: i fratelli Jim e Artie Mitchell. Fino al suo sdoganamento il genere si evolse, iniziando in Danimarca nel '69 e arrivando a portare all'apertura di cinema dedicati ai soli film a luci rosse.

Ma torniamo al 1896: contrariamente al pensiero comune il mondo del cinema esordiente ebbe spazio per una pellicola oramai perduta, facente parte proprio del genere pornografico: "Le Coucher de la Mariée". Il film, della durata di 7 minuti circa, fu diretto dal regista Anthelme Léar (a cui torneremo presto) e finanziato dal fotografo Eugéne Pirou e mostrava la cabarettista e attrice Louise Willy spogliarsi nel suo camerino mentre un anonimo attore la spia. Pur essendo la prima pellicola del genere ci sono pochi riferimenti all'opera e iMDb (Internet Movie Database) elenca sei film con lo stesso titolo, risalenti all'incirca agli stessi anni, di cui uno è un film scollegato del 1933 del regista Roger Lyon e si tratta di una commedia, mentre gli altri quattro, che spaziano come datazione dal 1899 al 1907, sono probabilmente releases straniere dello stesso corto del 1896.
Presunto frame dell'opera
Nonostante sia considerato prevalentemente perso, in un articolo pubblicato sul giornale inglese "The Observer" si può leggere di come, presumibilmente, il primo minuto e mezzo, fu ritrovato nel vault del Centre National de la Cinematographie, vicino Parigi, all'incirca nel 1996.

Torniamo adesso al misterioso regista Anthelme Léar, in realtà pseudonimo del produttore, fotografo, espositore e regista francese Albert Kirchner (8 settembre 1860, Amburgo, Germania - 11 maggio 1902, Parigi, Francia), creatore di un suo modello di cinepresa, la ''Biographe Français Léar'', prodotta da una compagnia fondata da lui stesso assieme agli amici del college Anthelme e Pacon, in due modelli per 35 e 60mm, tra il 1897 e il 1898, dato che, come ricordiamo, non vi erano produzioni di massa di cineprese.

Proprio con questa nel 1897, in collaborazione con Michel Coissac, che sarebbe poi diventato uno storico di cinema di grande fama, Kirchner, sempre sotto lo pseudonimo di Léar, girò il film in dodici scene "Passion du Christ", sotto la compagnia romano-cattolica, La Bonne Presse, avvalendosi di attori girovaghi professionisti soliti interpretare i quadri viventi durante la Festa degli Invalidi. Il regista, però, intendeva riprendere gli spettacoli degli studenti dell'Istituto S. Nicola di Vauginard, già immortalati in alcune fotografie per la lanterna magica ("antenata" della cinepresa), mettendosi in contatto con Frère Basile, professore della scuola, presentatogli dallo stesso Pirou che finanziò la sua produzione pornografica, ma ciò fu proibito dal preside della scuola che riteneva la cinepresa un mezzo profano indegno di catturare scene di rappresentazione sacra, un genere che il cinema non aveva ancora nemmeno sfiorato, nonostante, l'anno seguente, i fratelli Lumière avrebbero girato loro stessi un corto dal titolo omonimo a quello di Kirchner ispirato agli episodi del Vangelo.
Frame della pellicola dei Fratelli Lumiére del 1897
Le notizie su Kirchner, così come i due film appena citati, risultano perse nei meandri della storia nonostante il ricercatore Stephen Bottomor, nel suo sito "Who's Who of Victorian Cinema: A Worldwilde Survey", ipotizzi chi potrebbe essere la persona dietro Léar and Co., una compagnia con sede nella capitale egiziana del Cairo, che venne perseguita legalmente a seguito dell'esportazione di materiale pornografico in Europa. Avrebbe inoltre aperto un cinema nel seminterrato dell'Olympia a Parigi nel 1898, stesso anno in cui la Gaumon Film Company acquistò tutti i suoi negativi, poco prima del fallimento del suo cinema.

Oltre ad aver rivoluzionato l'industria creando due generi, quello sacro e quello pornografico, del tutto inediti, secondo il critico Remo Romeo nel suo "Il vangelo secondo cinema" "fu uno dei pochi che a quel tempo si servì di sceneggiatura, messinscena, scenografie e costumi", avvicinandosi più di altri al cinema come lo intendiamo oggigiorno, potendo essere classificato senza alcun dubbio tra i pionieri di esso, dotato di grande iniziativa e in grado di affrontare temi che erano tabù, aprendo le porte a quello che ora chiameremmo cinema degli eccessi, seppur tratti argomenti e mostri scene del tutto diverse, se lo contestualizziamo nella sua epoca.
Cinepresa d'epoca
In conclusione, siamo senza alcun dubbio di fronte a uno dei padri perduti del cinema, non troppo lontano dal D. W. Griffith di cui abbiamo in precedenza parlato, le cui pellicole sono destinate, tristemente, a restare solo leggende e racconti nel mondo cinefilo, non essendo stato quest'ultimo non pronto per le produzioni quasi avanguardistiche di Kirchner, un genio ante tempo

Articolo di Robb P. Lestinci
Revisione di Giulia Ulivucci