lunedì 9 settembre 2019

La storia dimenticata del padre della pornografia e del cinema sacro

Il 1896 è un anno fondamentale per l'evoluzione del cinema, considerato da molti addirittura l'Anno Uno dell'industria in quanto è proprio quell'anno che il mondo vede le prime proiezioni dei fratelli Lumière al di fuori della capitale francese di Parigi, creando un mercato in continua espansione capace di ispirare ed emozionare il mondo intero. Non va infatti dimenticato che sempre quell'anno Méliês inizia a riempire le sue prime pellicole ed a proiettarle dando vita a nuovi generi, quelli che in futuro saranno noti come film.
"All’inizio del 1896, Louis Lumière ha realizzato solo dieci vedute, e le fotografie animate sono state proiettate e mostrate in pubblico in un solo luogo della terra, Parigi. Alla fine dell’anno, le vedute Lumière ammontano a oltre trecento titoli, la compagnia ha sotto contratto numerosi operatori che filmano in tutti e cinque i continenti [...] Il cinema funziona a pieno regime, e il suo successo popolare è ovunque immediato. Per questo primo anno, i fratelli Lumière non vendono il loro portentoso Cinématographe, obbligando i concorrenti a usare altri tipi di cineprese. Méliès comincia a produrre e proiettare film nella primavera del 1896 – con un Theatrograph messo a punto da Robert William Paul. In autunno la American Mutoscope Company lancia il suo Biograph e dà avvio a una ragguardevole produzione, in formato 68mm." (Mariann Lewinsky, Il cinema ritrovato)

In questo contesto di cinema esordiente, che sta trovando la propria identità, trasformandosi da un'arte nascente e minore ad un fenomeno di portata mondiale, ridulta strano immaginare dei generi ben formati considerando che non vi era ancora un'idea di film di un genere specifico, nonostante i primi predecessori di quelli documentaristici, comici, fantascientifici e horror stessero avendo luce. In  questo panorama di protogeneri, dunque, viene quasi difficile pensare che vi fosse spazio per un genere che nonostante la sua alta fruizione e visibilità, forse maggiore di qualsiasi altro genere, non venga nemmeno considerato a tutti gli effetti cinematografia seppur, de facto, lo sia: la pornografia.
Quando si parla di quest'ultima si tende a porre i suoi inizi nei primi anni del Novecento, quando i produttori iniziarono a capirne l'alta validità economica, rendendola il primo genere a puro scopo di lucro, oltre che di puro intrattenimento. Le leggi di quegli anni, però, rendevano illegale girare queste pellicole, ma ciò non fermò privati dal finanziarle ugualmente ed a distribuirle sottobanco, rendendola una delle maggiori fonti di introiti della mafia americana, debellata con successo dalle autorità solo fino alla Seconda Guerra Mondiale. In queste prime pellicole illegali le attrici erano prevalentemente prostitute di lusso, vicine quindi all'ambiente malavitoso, e ciò restò in tal modo fino alle prime produzioni del genere nelle comunità Hippie nel panorama degli anni '70, durante i quali il popolo rompeva gli schemi e si imponeva alle imposizioni del sistema in ogni modo seguendo ideali di libertà. È proprio da questo ambiente che si formarono i primi produttori professionisti del genere: i fratelli Jim e Artie Mitchell. Fino alla sua sdoganazione il genere si evolse, iniziata in Danimarca nel '69, arrivando a portare all'apertura di cinema dedicati ai soli film a luci rosse.

Ma torniamo al 1896: contrariamente al pensiero comune il mondo del cinema esordiente ebbe spazio per una pellicola oramai perduta, facente parte proprio del genere pornografico: "Le Coucher de la Mariée". Il film, della durata di 7 minuti circa, fu diretto dal regista Anthelme Léar (a cui torneremo presto) e finanziato dal fotografo Eugéne Pirou e mostrava la cabarettista ed attrice Louise Willy spogliarsi nel suo camerino mentre un anonimo attore la spia. Pur essendo la prima pellicola del genere ci sono pochi riferimenti all'opera e iMDb (Internet Movie Database) elenca sei film con lo stesso titolo, risalenti all'incirca agli stessi anni, di cui uno è un film scollegato del 1933 del regista Roger Lyon e si tratta di una commedia, mentre gli altri quattro, che spaziano come datazione dal 1899 al 1907, sono probabilmente releases straniere dello stesso corto del 1896.
Presunto frame dell'opera
Nonostante sia considerato prevalentemente perso, in un articolo pubblicato sul giornale inglese "The Observer" si può leggere di come, presumibilmente, il primo minuto e mezzo, fu ritrovato nel vault del Centre National de la Cinematographie, vicino Parigi, all'incirca nel 1996.

Torniamo adesso al misterioso regista Anthelme Léar, in realtà pseudonimo del produttore, fotografo, espositore e regista francese Albert Kirchner (8 settembre 1860, Amburgo, Germania - 11 maggio 1902, Parigi, Francia), creatore di un suo modello di cinepresa, la ''Biographe Français Léar'', prodotta da una compagnia fondata da lui stesso assieme agli amici del college Anthelme e Pacon, in due modelli per 35 e 60mm, tra il 1897 e il 1898, dato che, come ricordiamo, non vi erano produzioni di massa di cineprese.

Proprio con questa nel 1897, in collaborazione con Michel Coissac, che sarebbe poi diventato uno storico di cinema di grande fama, Kirchner, sempre sotto lo pseudonimo di Léar, girò il film in dodici scene "Passion du Christ", sotto la compagnia romano-cattolica, La Bonne Presse, avvalendosi di attori girovaghi professionisti soliti interpretare i quadri viventi durante la Festa degli Invalidi. Il regista, però, intendeva riprendere gli spettacoli degli studenti dell'Istituto S. Nicola di Vauginard, già immortalati in alcune fotografie per la lanterna magica ("antenata" della cinepresa), mettendosi in contatto con Frère Basile, professore della scuola, presentatogli dallo stesso Pirou che finanziò la sua produzione pornografica, ma ciò fu proibito dal preside della scuola che riteneva la cinepresa un mezzo profano indegno di catturare scene di rappresentazione sacra, un genere che il cinema non aveva ancora nemmeno sfiorato, nonostante, l'anno seguente, i fratelli Lumière avrebbe girato loro stessi un corto dal titolo omonimo a quello di Kirchner ispirate agli episodi del Vangelo.
Frame della pellicola dei Fratelli Lumiére del 1897
Le notizie su Kirchner, così come i due film appena citati, risultano perse nei meandri della storia nonostante il ricercatore Stephen Bottomor, nel suo sito "Who's Who of Victorian Cinema: A Worldwilde Survey" ipotizzi che potrebbe essere la persona dietro Léar and Co., una compagnia con sede nella capitale egiziana del Cairo che venne perseguita legalmente a seguito dell'esportazione di materiale pornografico in Europa. Avrebbe inoltre aperto un cinema nel seminterrato dell'Olympia a Parigi nel 1898, stesso anno in cui la Gaumon Film Company acquistò tutti i suoi negativi, poco prima del fallimento del suo cinema.

Oltre ad aver rivoluzionato l'industria creando due generi, quello sacro e quello pornografico, del tutto inediti, secondo il critico Remo Romeo nel suo "Il vangelo secondo cinema", "fu uno dei pochi che a quel tempo si servì di sceneggiatura, messinscena, scenografie e costumi", avvicinandosi più di altri al cinema come lo intendiamo oggigiorno, potendo essere classificato senza alcun dubbio tra i pionieri di esso, dotato di grande iniziativa ed affrontando temi che erano tabù, aprendo le porte a quello che ora chiameremmo cinema degli eccessi, seppur tratti argomenti e mostri scene del tutto diverse, se lo contestualizziamo nella sua epoca.
Cinepresa d'epoca
In conclusione, siamo senza alcun dubbio di fronte ad uno dei padri perduti del cinema, non troppo lontano dal D. W. Griffith di cui abbiamo in precedenza parlato, di cui pellicole sono destinate, tristemente, a restare solo leggende e racconti nel mondo cinefilo, essendo stato quest'ultimo non ancora pronto per le produzioni quasi avanguardistiche di Kirchner, un genio ante tempo

Articolo di Robb P. Lestinci, revisione di Iris Alessi

1 commento:

Iris ha detto...

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