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martedì 25 ottobre 2022

Intervista a Scott Beatty - Storie di Pipistrelli e Falene

Quando aprii il sito nel lontano 2019, avevo appena letto un fumetto, una miniserie di 9 numeri uscita nel 2003, "Batgirl: Anno Uno", una rinarrazione dei primi giorni di Barbara Gordon nei panni della famosa eroina DC. In questa storia, così come nella prima apparizione originale di Batgirl, l'antagonista principale è un criminale apparentemente ridicolo, Drury Walker aka Killer Moth, ma che, in realtà, si rivelerà ben più pericoloso del previsto. Amavo già il personaggio, ma dopo quella lettura decisi che il mio sito avrebbe dovuto omaggiarlo. Ebbene sì, "Horror Moth" deve il suo nome proprio a Killer Moth. Ed è per questo che l'intervista di oggi la vedo come un evento importante per il sito. Oggi, infatti, sono lieto di presentarvi la mia intervista con uno degli autori di quel "Batgirl: Anno Uno" che così tanto mi colpì e influenzò, Scott Beatty.

Prima di arrivare al sodo, però, una breve introduzione su Scott per chi non fosse familiare con i suoi lavori, ovviamente nel modo più sintetico possibile (fidatevi, ha scritto davvero tanto): ha lavorato per anni con la DC Comics, pubblicando alcune storie e saghe iconiche, spesso in collaborazione con l'altrettanto talentuoso Chuck Dixon, come il già citato "Batgirl: Anno Uno", "Robin: Anno Uno", "Nightwing: Anno Uno", e "Joker: l’ultima Risata", oltre che diversi "Secret Files" dedicati a vari supereroi e numerose storie, principalmente del cavaliere oscuro, ma anche di altre icone come Superman o Green Arrow. Al di fuori della DC, ha scritto diverse altre epiche storie, comprese alcune nel mondo di "Star Wars" e di "Ben 10".

Ma ora, bando alle ciance, ecco l'intervista:

Robb: Ciao Scott! Per prima cosa, ti vorrei ringraziare di nuovo per questa opportunità, ad essere onesto sono molto entusiasta!

Scott: Ciao Robb!

R: Cominciamo con uno dei tuoi lavori più famosi “Batgirl: Anno Uno”, anche se tu hai scritto molti altri “Anno Uno” (incluso uno per Sherlock Holmes, pubblicato non troppo tempo fa qui in Italia): quale di questi è il tuo preferito e perché? Qual è la parte migliore dello scrivere una storia “Anno Uno” per te? 

S: È come chiedere quale dei tuoi figli è il tuo preferito!

Sono estremamente orgoglioso di tutte le storie. La Sidekick Trifecta alla DC mi è molto vicino e caro tuttavia. Dick Grayson è il mio personaggio preferito di tutti i fumetti, e aver avuto l’opportunità di aggiungere qualcosa di mio alla sua lunga e ricca storia è di sicuro qualcosa da spuntare nella mia “bucket list”. Tutti questi volumi sono rimasti in stampa per almeno venti anni e sono diventati dei preferiti dei fan attraverso una generazione di fumetti tutta nuova, quindi è difficile sceglierne solo uno. La parte migliore per me è stato trovare delle “pieghe” nelle storie che hanno esteso la “back-story” dei personaggi, ma che erano assolutamente fedeli a quello che già conoscevamo e amavamo di loro.

R: Continuando con gli “Anno Uno”, nel tuo blog hai parlato del progetto di una serie di “Alfred: Anno Uno” poi abbandonata, possiamo sapere qualcosa in più su quello che sarebbe potuto essere?

S: La trama è essenzialmente la stessa di “Regnum Defende”, la storia che è apparsa come un due parti nei Detective Comics #806 e 807. Il ruolo di Alfred nell’andare sotto copertura per scovare, catturare o uccidere il superuomo nazista Parsifal sarebbe stato esteso ad almeno 4 numeri di lunghezza completa. Avrei preferito sei numeri tuttavia. Ma con più spazio per svilupparsi, avrei esplorato l’incarico di Alfred nell’Mi6 in maggior dettaglio e avrei creato uno spazio affinché potesse usare il suo addestramento teatrale e di travestimento per infiltrare la parte Est di Berlino. Poi più cliffhangers! Ho dovuto invece concentrare al Massimo la storia in sole 16 pagine! Il lato positivo è che la mia storia ha aiutato ad ispirare la direzione della serie streaming Pennyworth che è incentrata sulle origini da spia di Alfred.

R: Te e Chuck Dixon (il co-sceneggiatore di “Batgirl: Anno Uno”) avete lavorato di nuovo insieme di recente, insieme al disegnatore Marlin Shoop, per “Unprepped”. Puoi dirci qualcosa su questa nuova serie?

S:Unprepped” è una storia inter-apocalittica di tipo “road picture” che esplora le peripezie di due famiglie dei sobborghi che erano amiche prima della fine del mondo, ma che sono ora costrette a unire le proprie risorse per sopravvivere al caos e alla distruzione di un evento che ha ribaltato il mondo che conoscevano. Un terzo vicino, un prepper, ha un bunker segreto… e i nostri protagonisti fanno del proprio meglio per raggiungerlo mentre si scatena il finimondo e la società collassa intorno a loro. Ha molti momenti di umorismo dark. Chuck, Marlin ed io non stiamo nella pelle per vedere la reazione dei fan… e adattarlo come un film di Netflix!

R: Sembra fichissimo! Di recente la Warner Bros ha cancellato il film “Batgirl” che era in produzione per HBO, insieme ad altre decisioni discutibili. Cosa ne pensi? Vorresti vedere un adattamento live-action di “Batgirl: Anno Uno”?

S: Mi dispiace che il film di Batgirl sia stato cancellato e che non verrà probabilmente mai proiettato solo perché Discovery/Warner ha scelto di prendere una dedizione dalle tasse di 90 milioni di dollari per coprire i suoi debiti. È un vero schiaffo per l’intero cast e la troupe che ha lavorato così duramente al film. Ho sentito delle voci e delle informazioni aneddotiche per cui alcune citazioni o scene di Batgirl: Year One fossero presenti nel film, perciò sono deluso personalmente dal fatto che non vedrò il mio nome dei ringraziamenti nei titoli di coda. Ma se intendi un adattamento “puro” di “Batgirl: Anno Uno”, sotto forma di film o animazione, sono comunque speranzoso.

Leslie Grace nel ruolo di Batgirl

R: Tornando ai fumetti, puoi dirci qual è il tuo processo nello scrivere la sceneggiatura di un fumetto?

S: Ho sempre scritto sceneggiature intere per quasi tutti i miei lavori, tranne per il mio lavoro a Ruse per Crossgen. Lì ho collaborato con il matitista Butch Guice, l’inchiostratore Mike Perkins e la colorista Laura Martin in ciascuna storia. Di solito o andavo in Florida per epiche sessioni di stesura o parlavo al telefono con tutto il team. Dopo di ciò scrivevo delle linee guida tipo Marvel per ogni coppia di pagine e Butch faceva tutto il resto per quanto riguarda l’arte prima di consegnare il tutto a me per i dialoghi. Altrimenti, inizio da un’idea o da una trama già completa e mi metto direttamente a scrivere. Spesso lo slancio della storia stessa mi guida e salto i dialoghi oppure metto dei testi segnaposto fino all’ultima revisione. Per questo il mio blog si chiama “Dialogue to follow”… Spesso, però, scrivo trama e dialogo allo stesso momento, certe volte con della musica di sottofondo, anche se sono di norma così totalmente immerso nello scrivere e nel parlare con me stesso che sento come suonano gli SFX/effetti sonori e le interazioni tra i personaggi.

R: Quindi, hai qualche consiglio o suggerimento da dare a scrittori di fumenti principianti o a chi vorrebbe esserlo?

S: Trovate un editor disposto a dare un’occhiata al tuo lavoro e poi entra nelle grazie di quella persona in ogni possibile occasione. Sul serio, però, non c’è una “formula magica” per farcela nei fumetti, Ogni creatore ha una diversa “origin story” di come è riuscito a sfondare. Il miglior consiglio che posso dare a qualsiasi scrittore emergente è di non rifiutare mai un progetto, di superare le aspettative (e non le scadenze), di trattare sempre la storia di turno come se fosse la cosa più importante su cui lavorerai.

R: Se potessi scrivere liberamente su di un personaggio fittizio qualsiasi, chi sceglieresti e perché?

S: Ho ancora una forte brama di scrivere James Bond. Ho visto il mio primo film di Bond a 10 anni… “Operazione Spazio”… e sono stato appassionato da quel momento.

Roger Moore nel ruolo di James Bond

R: Questo mi fa pensare: quali sono le tue ispirazioni più grandi e come ciascuna ti ha influenzato?

S: Marv WolfmanArchie GoodwinDenny O’NeilBob HaneyGerry ConwayPaul LevitzAlan Moore e tanti altri, troppi da menzionare ora. Ognuno di questi scrittori ha scritto personaggi di fumetti come se fossero veri. Li rispettavano e non erano mai spaventati di “uccidere il loro preferiti”. Moore mi ha insegnato che la pagina può essere poetica, non solo iperbolica, e che i fumetti sono anche letteratura.

R: Cosa provi a maneggiare personaggi iconici della DC e a scrivere delle nuove, ora anch’esse iconiche, storie e persino origini per loro? Qual è stata la tua esperienza con la DC Comics e come hai ottenuto il tuo posto lì, come alcuni degli autori che hai appena citato?

S: Li tratto [i personaggi] come delle icone che dovrebbero essere rispettate. Quando ho finito con un personaggio che non è mio, devo essere in grado di  rimetterlo sullo scaffale per il prossimo creatore, che potrebbe costruire sopra le mie aggiunte o ignorarle, perché il personaggio è già completamente formato. Siamo solo dei tutori temporanei in lunghe e leggendarie vite.

Ho sempre avuto un’ottima relazione con la DC. Ho avuto l’opportunità all’inizio della mia carriera di contribuire ai testi di vari titoli della “Secret Files”, e questo ha spinto un editor a darmi la possibilità di lavorare alla mia prima sceneggiatura nella “DCU Holiday Bash III”. Da lì, ho costruito un bel curriculum grazie a molti e fantastici editor, artisti e altri collaboratori. Di nuovo, lavorare per la DC è una di quelle esperienze da “bucket list” e la custodirò per sempre.

R: Killer Moth è il nemico principale in "Batgirl: Anno Uno" (probabilmente, questa è la sua storia più importante in assoluto): come ti sei avvicinato a questo personaggio e come lo hai interpretato? Pensi di rimetterci mano in futuro?

S: Killer Moth è una specie di monotona imitazione di Batman, anche se malvagio, almeno al tempo della sua creazione. Il nostro obiettivo per “Batgirl: Anno Uno” era di renderlo più minaccioso, in modo da essere degno come primo nemico nella rougue gallery di Batgirl. Perciò ci siamo soffermati sulla sua disperazione del personaggio, il tratto che lo rende veramente pericoloso. Se me lo chiedessero, scriverei di nuovo di lui senza esitare. Di sicuro, ci potrebbero essere cose da svelare nella sua seconda apparizione, in seguito all’ignobile sconfitta subita per mano di Batgirl. La vendetta può dare un'ottima motivazione [ride]!

R: Infine: su cosa stai lavorando ora? Qualche progetto futuro di cui vuoi parlare?

S: Al momento sono in mezzo a vari progetti, ma ne ho uno in particolare legato a Batman. Di solito non mi piace parlare di qualcosa che non è certo e sicuro, ma magari questa volta una piccola anticipazione può portare fortuna! Perciò tenete le dita incrociate!

R: Fantastico! Grazie di nuovo!

S: Di nulla!


INTERVISTA DI



COPERTINA DI



TRADUZIONE DI


domenica 29 maggio 2022

Incubi ritrovati dal Texas - Intervista a Thomas Burke

Lo scorso anno, per puro caso, stavo cercando un film horror giapponese che definirlo di nicchia è un eufemismo e l'unica traccia che esistesse realmente era un log su letterboxd di un tale "Tom". Trovato un suo contatto, gli ho scritto una mail alla quale ha rapidamente risposto dandomi delucidazioni sul film e un modo per vederlo. Non sapevo ancora che quel Tom, o meglio, Thomas Burke, era un regista ed un vero e proprio esperto del genere. Dopo i primi corti universitari ed alcuni ruoli minori in varie produzioni, Thomas ha diretto "Camping Fun" nel 2020, un cortometraggio found footage visionabile gratuitamente su YouTube, e, quest'anno [ndr: 2022], un altro corto, che ho avuto l'onore di vedere in anteprima, addirittura in una versione non ancora definitiva, "SHC: Freak Accident". Sempre quest'anno ha lavorato a un rimontaggio totale ed a scene aggiuntive per il film di Stockton Miller "The Trident: The Land We Call Home", ribattezzato "The Barbados Project" (girato nel 2019 alle Barbados), e come montatore, sound designer e doppiatore nel fantastico "A Town Full of Ghosts", un found footage del regista Isaac Rodriguez di cui presenteremo delle anteprime in esclusiva in quest'articolo e di cui potremmo parlare più avanti. 
Senza ulteriori indugi, vi presento l'intervista che ho realizzato con Thomas riguardo i suoi film, le sue ispirazioni e i suoi progetti in cantiere:

Robb: Ciao! Ci conosciamo da un po’ ormai, ma alcuni dei nostri lettori potrebbero non essere familiari con i tuoi lavori. Come li descriveresti?
Thomas: Hmm sono di solito incasinati, ma credo di poter dire che quello è l’intento. Le trame devono essere coinvolgenti per lo spettatore e mi piace molto raccontare delle storie che possono comunicare con le persone, ma quello che mi piace di più è il prendere quell’aspetto e crearci qualcosa di nuovo- magari qualcosa di inaspettato che potrebbe anche modificare non solo la storia in generale, ma in molti casi anche il genere primario del film.

R: Hai qualche ispirazione principale?
T: Sono cresciuto interessandomi soprattutto dell’industria musicale, perciò mi son reso conto che quando si scrive qualcosa o la si crea, la musica tende ad avere un grande ruolo. Molti compositori mi ispirano, come Max Richter. Ma nei rapporti a me più vicini, i miei colleghi e collaboratori mi spingono a raffinare il mio lavoro ogni giorno.

R: Quali dei tuoi colleghi ti piacerebbe di più incontrare e perché?
T: Hmm bella domanda! Ultimamente sto facendo molto doppiaggio in Finlandia, con un direttore emergente che si chiama Kalle Saarinen. Il suo team mette insieme dei lavori veramente fenomenali, quindi mi piacerebbe un giorno incontrarli di persona.
R: Parlando del tuo lavoro di regista, qual è il film di cui sei più fiero?
T: Direi “Camping Fun” perché mi ha permesso di entrare nella comunità dell’horror found footage e non mi aspettavo che così tante persone avrebbero reagito così bene nei confronti di questo film.

R: Anche io ti ho conosciuto grazie ai film found footage! Quali sono i tuoi preferiti del genere?
T: Rispondere a questo è più difficile perché ne amo di tantissimi. Ma la mia top 5 (ad oggi) è: “The Poughkeepsie Tapes”, “Followed” (del regista Antoine Le), “1974: La posesión de Altair”, “The Blackwell Ghost Part 3” e “Lunopolis”.
The Poughkeepsie Tapes” offre un punto di vista molto disturbante e autentico sul found footage- questo aspetto è presente anche nei primi prodotti dello stesso regista che forse ha creato uno dei migliori film found footage ad oggi conosciuti, “As Above so Below” [ndr: uscito in Italia col titolo “Necropolis - La città dei morti"]. “Followed” ha un approccio alla narrazione che non ho mai visto prima, unendo elementi di storia reale con elementi di finzione. “1974” è probabilmente uno dei film più spaventosi che abbia visto all’interno di questo genere, e propone un finale che è molto difficile da prevedere. Se hai visto “The Blackwell Ghost 1 & 2”, allora la parte 3 porta lo spettatore in una nuova trama, oltre ad una nuova ambientazione che non posso che ammirare, il modo in cui fa leva sui nervi scoperti. E “Lunopolis”, sebbene non sia perfetto, è forse uno dei migliori found footage indipendenti che sia mai stato fatto. Quando un film ti lancia in stanze segrete, viaggi nel tempo e la fine del mondo, è difficile non farsi prendere, [ride].
Uno sguardo in anteprima esclusiva ad Andrew C. Fisher e Mandy Lee Rubio sul set di "A Town Full of Ghosts" (2022, diretto da Isaac Rodriguez)
R: Rimanendo sull'argomento found footage, di recente hai lavorato a "A Town Full of Ghosts" (che ho amato), ci potresti parlare della sua produzione e della tua partecipazione ad essa?
T: Grazie! Sì, è stato molto divertente, non ho lavorato durante la parte di produzione ma ho lavorato all’editing del film e al sound design. Tuttavia conosco abbastanza la città fantasma dove è ambientato perché ci ho girato un paio dei miei primi corti. Si chiama la J. Lorraine Ghost Town- quaggiù in Texas. E il proprietario aggiunge piano a piano sempre più infrastrutture alla città, a partire dagli anni 80!

R: Pazzesco! Mi ha colpito come la città sembrasse un vero e proprio personaggio del film. Hai partecipato, con vari ruoli, anche ad altri progetti. Ci puoi parlare dei tuoi preferiti?
T: Di recente ho avuto un piccolo ruolo nel film di Gus Van SantAge Out”. È stato molto divertente. Io e i miei amici poi abbiamo questo inside joke che consiste nel creare questo franchise di avanguardia chiamato “Broken Glass” - ma in sostanza è solo qualcosa per scherzare perché non lo promuoviamo mai né pubblichiamo i film, è soltanto un modo divertente per girare qualcosa senza un budget e senza ulteriori pressioni. Mi sa che questa è la prima volta che sto pubblicamente affermando la sua esistenza [ride].
Anteprima esclusiva di "A Town Full of Ghosts" (2022, diretto da Isaac Rodriguez)
R: È un'esclusiva allora questa ahaha! Parlando invece di progetti che hai pubblicato, hai da poco lavorato a "The Barbados Project". Ci puoi parlare di questo film e della sua storia?
T: Sì! “The Barbados Project” è il primo found footage/creature feature a venire fuori dalle isole Barbados. Abbiamo girato tutto quanto lì, ci abbiamo messo veramente tanto; ma finalmente abbiamo completato la post-produzione e lo stiamo proiettando ad alcuni festival cinematografici. Nel film seguiamo un gruppo di giornalisti che sta cercando di scoperchiare una cospirazione dei governi di tutto il mondo che comprende dei mostri che usano i viaggi nel tempo per entrare nel nostro universo. Si tratta di un concetto completamente folle, ma lo ammiro veramente molto perché ho sempre voluto lavorare ad un film sui viaggi nel tempo, perciò dal momento in cui sono stato coinvolto, mi ci sono dedicato molto!

R: "The Barbados Project" ha un mostro gigante, come è stato realizzato e come avete creato il suo design?
T: Il mio co-regista, Stockton, ha lavorato agli effetti speciali per un po’ di tempo ormai- mentre alcuni mostri li abbiamo creati noi, altri design sono usciti dai Tippet Studios, che sono stati tanto gentili da lasciarceli usare per il film.
"The Barbados Project" (2022, diretto da Thomas Burke e Stockton Miller)
R: Il nostro staff è appassionato di film kaiju, quindi questa domanda è dovuta: se avessi l’opportunità di dirigere un film su uno dei kaiju più famosi, quale sceglieresti e perché?
T: Beh direi di sicuro Gamera perché è quello che conosco meglio. Ma parlando più in generale mi piace molto l’horror giapponese. E il regista Kôji Shiraishi è uno dei miei preferiti di sempre, quindi se avessi l’opportunità di fare un film di mostri e permettere ad alcuni dei suoi design di vedere la luce lo farei senza ombra di dubbio.

R: Anche io sono un fan dell’horror giapponese quindi mi piacerebbe chiederti se ce n’è qualcuno che hai visto di recente che ti ha veramente turbato.
T: Sì. Un film che si chiama “Celluloid Nightmares” del 1999. È molto inquietante e non penso di poterlo raccomandare [ride].
Meno turbante, più che altro spaventoso- d’altro canto mi piacerebbe consigliarti questo film chiamato “Mount Nabi” di Seiji Chiba.

R: Lo sai che ora devo vederli, vero? [Ride]
T: [Ride] buona fortuna! Sai, ora che ci penso… anche “Mount Nabi” è molto inquietante- ma secondo me è molto piacevole da vedere.
R: Al momento stai lavorando a qualcosa?
T: Sì. Sono legato ad alcuni progetti che dovrò dirigere quest’anno. Dovremmo iniziare la produzione di uno quest’estate, e poi creare l’altro durante l’inverno. Purtroppo non ti posso dire molto di questi- ma uno fungerà da sequel per un found footage che molti potrebbero conoscere. Quindi sono molto entusiasta per quello; ti dico anche che potremmo o meno buttarci con esso nel territorio dei mostri…

R: Daje! Ho già parecchio hype! Per concludere: quali sarebbero i tuoi consigli per un aspirante regista?
T: Vorrei dire: cerca di essere completamente aperto al lavorare con gli altri. Di questi tempi troppe persone non cedono o scendono a compromessi sulla loro visione iniziale. Perciò piuttosto di creare qualcosa che deve essere fatta in un determinato modo, inizia dal trovare le persone giuste con cui lavorare all’interno del tuo circolo- perché più cose condividete, su più cose ragionate insieme e più tu comunichi con gli altri, tanto più sarai in grado di porre in loro la tua completa fiducia e dare a te stesso più tempo e libertà di concentrarti sulla storia e sulla struttura della narrazione. Inoltre io sono andato alla scuola cinematografica, ma la maggior parte di quello che ho imparato è stato quando ho iniziato sul set semplicemente come “extra”. In queste produzioni sono stato in grado di osservare da vicino come lavorano gli altri, molti dei quali ora ammiro...

R: Grazie dell’intervista! Non vedo l’ora di guardare i tuoi prossimi progetti!
T: Grazie, è stato molto divertente!

INTERVISTA DI
COPERTINA DI


TRADUZIONE E REVISIONE DI GIULIA ULIVUCCI
RINGRAZIAMENTO SPECIALE A ISAAC RODRIGUEZ

sabato 1 agosto 2020

L'Horrorcore rinasce in Sardegna tra esoterismo e metal (Intervista a DubZenStep)

Abbiamo già ospitato DubZenStep in passato, intervistandolo circa il suo primo album The Suicide Box (che potete ascoltare da noi). Il 2020 è stato, però, un album pieno di novità per l'artista sardo, a partire dal suo nuovo album, Inner Circle. Ma lasciamo parlare lui.

Q: Dopo Joe Meredith anche tu sei tornato sul sito in occasione del tuo nuovo album. Cosa è cambiato da allora? 
A: Ciao Robb, un piacere essere di nuovo qua. Da “The Suicide Box” son cambiate talmente tante cose che potrei scriverci un volume a parte, sul serio. Ci son stati eventi che hanno inciso sulla nascita di Inner Circle, eventi per i quali ho accumulato rabbia, nevrosi e angoscia che ho convertito in musica, letteralmente. Inoltre c’è stata una pandemia di mezzo che ha aiutato a scrivere una buona parte dell’album. Ho scritto quest’album con uno spirito diverso, forse addirittura più nero, rispetto a TSB.
Q: Inner Circle è un album sicuramente più maturo rispetto al precedente e le influenze metal sono sempre più evidenti: puoi raccontarci lo sviluppo di questo nuovo disco? 
A: Ho scritto e sviluppato questo lavoro in modo discontinuo, ma comunque in due macro fasi: pre-quarantena e quarantena. Due periodi diversi nel quale ho ascoltato e soprattutto letto cose diverse e in grandissima quantità. In questo lavoro c’è tantissimo malessere e tantissima Sardegna, quella antica e occulta che sta fuori dai teleschermi. Molti testi sono il frutto di letture e studi personali, come per esempio Julia e Accabadora. Ma non solo: nell’album i maggiori protagonisti sono la morte e il Diavolo, presenti ossessivamente in ogni traccia e ispiratori diretti dell’album, romanticamente parlando.
Elencare tutte le influenze musicali sarebbe un’impresa titanica, ma mettiamola così: ho cercato di far convergere un sound duro e distorto con dei testi rap ragionati, tecnici e con un senso compiuto, almeno per me. 

Q: In "Brenda" vi è un curioso feat, quello con White Lupara, il tuo altro pseudonimo musicale, perché questa scelta di non collaborare con un altro musicista?
A: Tecnicamente “Brenda” doveva essere un pezzo per White Lupara, lo si può intravedere dal riff principale, dal ritornello e dall’outro. All’inizio doveva essere un brano Post/Math Rock, pesantemente influenzato da “Millions Now Living Will Never Die” dei Tortoise e da Il Vile” dei Marlene Kuntz, due pietre miliari assolute per me. A un certo punto però, mentre sperimentavo, ho stravolto il lavoro e ho creato quella strumentale scrivendo contestualmente anche il testo di Brenda. Pian piano quindi il brano ha preso forma e White Lupara e DubZenStep si sono incontrati e fusi indissolubilmente. È in quel momento che è nato il feat con me stesso. Può sembrare strano, ma per come vivo interiormente i due progetti ha perfettamente senso (ride).
Q: A questo punto parliamo di White Lupara (di cui il primo EP è ascoltabile in streaming qui sul sito), altro tuo progetto: come nasce e quali progetti sono in serbo? 
A: Bella domanda. White Lupara è il mio lato più acustico, intimo e metafisico, musicalmente parlando. Non ti saprei dire nemmeno quando è nato di preciso, ma ho scritto l’EP omonimo contestualmente a TSB. Ho composto tutti quei brani in momenti di totale isolamento e, anche se sembra che parlino d’amore, trattano tematiche legate alla psicologia. Il tema ricorrente, ben nascosto tra le righe, è il rapporto tra ciò che siamo esternamente e la nostra interiorità. Ognuno di noi è un fottuto bugiardo del cazzo che recita una parte. Ci facciamo un culo così per crearci un’immagine “da vendere” agli altri, indossando una maschera per l’appunto, ma in realtà siamo tutt’altro. E la coscienza ogni tanto ce lo ricorda anche se a noi non piace. Carl Gustav Jung riflettendoci bene è un ispiratore involontario dell’album. 
Al momento non ho nessun album in programma e non so se mai ne farò un altro, ma ho parecchio materiale su cui lavorare. Su White Lupara ci sarebbe un casino di roba da dire, tipo sulla scelta del nome, sulla copertina dell’album, sulla storia di ogni brano e sulle influenze musicali, ma magari ne parliamo nella prossima puntata.

Q: Ultima Pregadorìas e Præphica sono due tracce black metal assolutamente folli, del tutto inaspettate in un album rap, ma più che gradite: ce ne puoi parlare? 
A: Questi due brani sono frutto di tanto  Black e Drone Metal e sono stati concepiti mentre facevo delle ricerche inerenti al lato più oscuro ed esoterico della Sardegna antica. L’unione di questi fattori ha fatto sì che nascessero quelle due tracce, che potrebbero essere prese per degli specie di skit, ma in realtà non lo sono. Sono parte integrante del processo creativo che mi ha portato a definire Inner Circle. I testi sono in lingua sarda e il sound è volutamente grezzo e, se vogliamo, disturbante, ai limiti dell’orecchiabile. Sono brevi, intime e nevrotiche e hanno odore di morte. Digrignavo i denti mentre le producevo.
Q: "Julia" è forse il cavallo di battaglia del tuo album, se ne sta parlando nel web ed è sicuramente uno storytelling forte e ben realizzato: qual è la vera storia della strega di cui narri? Come è nata l'idea di narrarne la storia?
A: Vengo da un posto per certi versi oscuro e dimenticato da Signore, ma allo stesso tempo pieno di storia e storie da raccontare, tra cui quelle dell’Inquisizione spagnola in Sardegna. Il brano si ispira a una di queste, quella di Julia Carta (il vero nome della protagonista), una strega proveniente dal mio paese la cui storia processuale tra le maglie dell’inquisizione è durata un decennio. L’idea di scrivere Julia è nata dopo aver letto un bellissimo libro del professor Tomasino Pinna al riguardo nel quale, tra l’altro, vi è tra la trascrizione e la traduzione degli atti processuali. È una storia assurda piena di dettagli macabri e demoniaci che raccontano un periodo perverso e buio della mia terra. Cercare di riassumere questa storia con tutti i suoi elementi non è stato facile. Nella storia originale lei scampò al rogo e di lei non si seppe letteralmente più nulla, mentre io ho riadattato il finale rendendolo più teatrale.

Q: C'è qualche altra leggenda sarda di cui vorresti parlare in tuo pezzo? 
A: Certo! Non saprei da dove partire da quante ce ne sono! Ho buttato giù un’idea per un pezzo che parla del “riso sardonico” unito alla pratica del geronticidio durante l’età nuragica. Una roba assurda e violentissima. Fatti un giro su internet per scoprire di cosa sto parlando. Al momento sto facendo ricerche al riguardo per avere un quadro rigoroso e affidabile. Un giorno magari ne parlerò su questo sito.
Q: Ritagliamoci un angolino anche per parlare del tuo Quarantena Freestyle, sicuramente degno di nota ed uno dei pochi originali tra i tanti stornati, ottimo esempio della tua metrica: ce ne puoi parlare?
A: Quella roba la mi fa incazzare. Ho fatto il Quarantena Freestyle prima che la scena mainstream lanciasse la challenge del Covid Freestyle, vatti a vedere le date (ride). Comunque a parte gli scherzi, era appena iniziata la quarantena e quel giorno ho aperto il progetto di quel beat dopo mesi. Una strumentale prodotta e dimenticata nei meandri del PC. Sta di fatto che quel pomeriggio ho iniziato a cazzeggiarci su, e tra una cosa e l’altra, dopo qualche ora avevo il brano finito tra le mani, registrato e caricato su web. Tutto di getto, non me ne sono nemmeno accorto. 

Q: Parliamo della parte tecnica ora: le basi come sono state composte, specialmente nelle parti con i samples di canti? Come scrivi i testi e come consiglieresti a chiunque di approcciarsi alla scrittura rap/musicale? 
A: In genere non seguo nessun tipo di regola quando compongo e mi lascio andare totalmente. Ho la fortuna di avere un po’ di attrezzatura e passo molte ore a suonare, registrare e campionare suoni. Quando qualcosa mi suona bene, sviluppo la strumentale intera assieme al testo ed è così che nasce un brano solitamente. È un’alchimia strana: compongo, scrivo, suono e registro tutti gli strumenti da solo e produrre una traccia è un po’ come trovare l’equilibrio. Una sorta di meditazione nel quale bisogna dosare ogni ingrediente con sensibilità. Tra questi ingredienti appunto ci sono i samples di voce che faccio con una loop station. Per questo motivo io sono assolutamente contrario al comprare beats plastici da sconosciuti e rapparci sopra due puttanate: ogni strumentale per me deve avere una storia e ciò incide anche sulla scrittura del testo.
Un consiglio che mi sento di dare? Non avere paura di esprimersi artisticamente ed essere se stessi. Inoltre ogni buon testo nasce da una buona knowledge. Leggere e ascoltare molta musica secondo me stimola la creatività, fa evolvere lo stile ed il linguaggio, ma soprattutto aumenta la sensibilità musicale. Quest’ultima è un fattore molto importante.
Q: Ultima domanda: ora che ci sarà? Come evolverà DubZenStep in futuro?
A: Ho moltissime idee in testa, ma al momento la mia vita è talmente incasinata e incerta che non so dirti nulla circa il futuro del progetto. Per adesso sono alla ricerca di musicisti con la mia mentalità per suonare un po’ in giro per l’Italia nel 2021 e spero tanto di riuscirci.

INTERVISTA DI
Potete seguire l'artista su Facebook, Instagram, Spotify, Youtube e Bandcamp.

venerdì 13 marzo 2020

Visions of a Dying World (Interview with Joe Meredith ITA/ENG)

Nei giorni precedenti abbiamo trattato due particolari opere del panorama indipendente, il corto horror-fantascientifico "South Mill District" ed il suo sequel "Teratomorph", film popolati da terrificanti mutanti, ragni-parassiti che divorano gli uomini dall'interno ed alieni invasori dall'aspetto mostruoso, diretti, scritti e prodotti da Joe Meredith. Quest'ultimo, oltre che dirigire film, è però anche un illustratore e, se non bastasse, ci ha concesso un'intervista. Senza ulteriori indugi, ecco l'intervista in doppia lingua italiano-inglese, nella sua interezza:
Q: Come crei le tuo opere? Quali tecniche hai adottato?
Q: How do you create your artworks? Which technique have you adopted?
A: A volte ho un’idea iniziale del tipo di soggetto che voglio disegnare e semplicemente inizio con uno schizzo veloce e mi appare interessante, perciò lo continuo. Ultimamente mi sto concentrando sulla pittura con gli acquerelli, le tempere e gli acrilici. Mi piace dipingere in fretta, perché se ci metto troppo inizio a farmi troppe paranoie sulla qualità tecnica del dipinto. Lo schizzo di base è la parte più difficile, una volta fatto quello si tratta solo di dar vita al soggetto.
A: Sometimes I have an initial idea for the kind of thing I want to draw and sometimes I just start with a rapid sketch and it shows itself to be something that interests me so I continue with it. Lately I’ve been focusing on painting with watercolors, gouache, and acrylics. I like to paint fast because if I start taking too much time, I start beating myself up about the technical quality of the painting. The rough sketch is the hardest part, and then it’s just the process of giving the subject life.
"The Menace" (sinistra), "The Swarm" (destra)
Q: Quando hai iniziato a disegnare?
Q: When did you start to draw?
A: Disegno da quando ero un bambino, ma non mi sono mai impegnato a farlo bene fino alla tarda adolescenza. Prima di allora disegnare era solo una fuga dalla realtà, o un mezzo per agevolare le idee che mi venivano per i film che volevo fare. Sognare le mie idee è sempre stato importante nella mia vita. A scuola ero il ragazzino seduto in fondo alla classe che non prestava alcuna attenzione all’insegnante, ma scarabocchiava creature e fumetti, oppure scriveva le sue idee. Questa parte di me è rimasta nell’età adulta.
A: I’ve drawn since I was a kid. I never focused on being good at drawing until my late teens. Before that, drawing was just an escape or a means of facilitating ideas I had for movies I wanted to make. Dreaming up ideas has always been an important thing in my life. In school, I was the kid sitting in the back of the classroom, not paying attention to anything the teacher was saying, sketching out creatures and comics, or writing out ideas. That way about me has persisted into my adulthood.
"Big Mother" (sinistra), "Croackroach Problem" (destra)
Q: Quali sono le tue influenze esterne, artistiche e cinematografiche? Ad esempio, le tue opere “Crockroach Problem” e “Big Mother” sembrano essere basate sull’immaginario di HR Giger, è davvero così?
Q: Which are your external influences, both artistic and cinematographic? For example, your "Crockroach Problem" or "Big Mother" artwork seems to be based upon the HR Giger's imagenery, is that right?
A: Ho decisamente un’alta considerazione del lavoro di Giger e sono un grande fan del franchise di Alien. Comunque le mie influenze sono molte. Una grande fonte di idee per me sono i videogiochi horror. Mi piace sentire nella mia mente i suoni delle creature che disegno, vedere come si comportano e immaginare le loro origini. I videogiochi horror si prestano molto a questo. La musica influenza degli immaginari nella mia mente che possono poi diventare un dipinto o parte di un film. Anche i posti che visito sono un’influenza per me. Mi piace camminare per i sentieri battuti e cercare posti abbandonati o pericolanti, e spesso questi luoghi entrano a far parte dell’immagine nella mia mente in cui qualche strana cosa potrebbe star camminando o strisciando. Sono un sognatore cronico, e penso che questa sia la mia maggiore influenza.
A: I definitely hold Giger’s work in high regard and I’m a huge fan of the ‘Alien’ franchise. I’m influenced by a lot of things, though. Horror video games especially fuel ideas for me. I like to play in my head how the creatures I draw would sound, or how they would behave, or where they originate, and horror games let you engage directly with those kinds of subjects.  Music influences imagery in my mind that could become a painting or part of a film. Places I visit also influence ideas. I like to walk off the beaten path and seek out abandoned or condemned places, and oftentimes those places will integrate imagery in my mind of what sort of strange thing could be walking or crawling around there. I’m a chronic daydreamer, and I think I’m primarily influenced by that. 
Q: Puoi parlarci della produzione dei tuoi corti? Dove è possibile guardarli?
Q: Can you talk about the productions of your short films? Where is possible to watch 'em?
A: Certamente. Nel 2017 ho iniziato una serie di corti che finora sono stati rilasciati annualmente. Questi progetti cinematografici sono una vera e propria estensione delle mie illustrazioni, che molte volte vanno ad influenzare quella che sarà la stesura del film. Sono pieni di mutanti grotteschi, risultato di un esperimento di una corporazione malvagia che combina DNA umano ed alieno. Al momento sto lavorando sul terzo della serie, impresso su pellicola, che gli da quest’aria fighissima da pirateria inizio anni ’90. Produco da solo i DVD, che sono disponibili sul mio store digitale.
A: Sure, in 2017 I started a series of short films that have so far had an annual release. The film projects are very much an extension of my artwork. A lot of times the artwork informs the writing of the films. They involve a lot of grotesque mutants that are results of an evil corporation’s experiments with combining alien and human DNA. I’m currently working on the third in the series which is shot on video, giving it this cool early-90’s bootleg look. I produce the DVDs myself, which are available at my web store.
Q: Una cosa che ha catturato il mio occhio sono gli effetti pratici: come li hai realizzati?
Q: One thing that caught my eyes are the insane pratical effects: how did you came with 'em?
A: Molti effetti speciali delle creature li creo da solo e per animarle uso la fotografia e lo stop motion per animarle. Quest’ultima tecnica sembra piacere molto al pubblico e di questo sono molto felice. Degli effetti si occupa anche il mio amico - e uno dei miei registi di horror indipendente preferiti - James Bell, che crea una grande parte dei più realistici pezzi gore nei film. Ho molte tecniche personali ed uno stile, e lui ne ha di differenti, ma mi da molti illuminazioni durante questi progetti, che migliorano i miei effetti visivi e sonori, che hanno fatto progressi significativi da film in film.
A: I create a lot of the creature effects myself, and use stop motion photography to animate a lot of the creatures. The stop motion seems to be very appealing to the audience which I’m really glad about. Effects are also done by my friend and one of my favorite indie horror filmmakers, James Bell, who creates a lot of the more realistic gore pieces in the films. I have a lot of my own techniques and style and he has his, but he has also given me pointers throughout these projects to get better at my own fx work. As a result, my own fx work in my movies has progressed significantly from one film to the next.
Q: Se avessi l’opportunità di poter utilizzare qualsiasi proprietà intellettuale del panorama horror, quale sceglieresti e perché? Cosa ci faresti?
Q: If you had the chance to get any horror IP, which one would it be and why? What would you do with that?
A: Resident Evil. Non sono interessato ai film del franchise, ma mi piacerebbe farne una nuova serie di film coerente con la trama dei videogiochi. Inoltre, vorrei supervisionare anche la stessa serie di videogiochi.
A: Resident Evil. I have no interest in the RE films, but I would want to make a new film series out of it – one that would be consistent with the video game canon. Likewise, I would want to oversee the game series itself.
"Plague Stag" (sinistra), concept art per "Teratomorph" (destra)
Q:  Consiglieresti qualche film, libro o fumetto  horror o fantascientifico di nicchia ai nostri lettori?
Q: Is there any obscure horror/scifi movie, book or comic book you would like to shout out to our readers?
A: Avrei da consigliare il lavoro di molti miei colleghi registi di horror indipendente – come James Bell, che ho menzionato prima. Sta lavorando al suo decimo film; Robert Morgan, abilissimo con lo stop motion; Marcus Koch, un maestro degli effetti nell’horror ed un regista straordinario; Matt Jefferson, un regista pieno di creatività con il suo stile negli effetti e id il suo lavoro in miniatura; ma anche Phil Stevens, Patrick Fortin, Rob Ceus (potete guardare il suo film “Slime” su YouTube), Yan Kaos, Alex Wesley – dateci un’occhiata, sono bei lavori.
A: I would have to say the work of a lot of my peers in indie horror filmmaking – like James Bell, who I mentioned earlier, is currently working on his tenth film, Robert Morgan, who is an amazing stop motion animator, Marcus Koch, a horror fx master and amazing director, Matt Jefferson, who is a very creative filmmaker with his own style of fx and miniature set work, Phil Stevens, Patrick Fortin, Rob Ceus (you can watch his film called ‘Slime’ on YouTube), Yan Kaos, Alex Wesley – look them up, it’s cool work.
Q: Qualche progetto per il futuro? Di cosa ti stai occupando al momento?
Q: Any project for the future? What are you currently up to?
A: Il mio progetto principale in questo momento è il terzo della mia serie di corti chiamato “Variant”. Sarà l’ultimo per quanto riguarda questa serie per un po’, in quanto ho in mente di esplorare nuovi territori nei miei film futuri. Disegno e pitturo impulsivamente. Penso molto a come voglio portare la mia arte ad un livello superiore. Ho alcune idee, ma dovremo aspettare per vedere il risultato.
A: My primary project right now is the third film in my short film series titled ‘Variant.’ It will be the last in that series for a while, as I plan to explore some new territory in film projects next. I impulsively draw and paint. I think a lot about how I would bring my artwork to a new level. I have some ideas, but we’ll have to wait and see how that comes to be.

INTERVISTA A CURA DI
TRADUZIONE DI


I cortometraggi sono acquistabili direttamente sul sito internet di Joe Meredith, nonostante non sia disponibile una traduzione italiana, seppur va detto che le pellicole siano fruibili anche da chi non ha dimestichezza con la lingua inglese a causa del ruolo quasi "laterale" e ridotto che ha la narrazione. Potete seguire il regista Joe Meredith sia sulla sua pagina Facebook che sul suo profilo Instagram.

sabato 16 novembre 2019

Nel cuore degli orrori di Los Angeles (Intervista a Graham Skipper)

Graham Skipper è un attore, regista e sceneggiatore americano, conosciuto per aver interpretato Seth Hampton in "Almost Human", il protagonista di "Beyond the Gates" e Herbert West in "Re-Animator: Il Musical", oltre che per aver diretto l'horror cronenbergiano "Sequence Break" che abbiamo recensito qui.

Di seguito  che ci ha riportiamo l'intervista che ci ha concesso al London FrightFest 2019.
Q: Quando è nata la sua passione per l'horror?
A: Sono un fan dell'horror da tutta la vita, vidi "L'Esorcista" quando avevo undici anni e mi ha talmente rapito da portarmi ad amare i film dell'orrore e il modo in cui vengono fatti, e sono stato fortunato al punto da passare i provini per interpretare Herbert West in "Re-Animator: Il Musical" diretto da Stuart Gordon in persona di cui sono da sempre un grande estimatore. Fortunatamente sono stato scelto e ho potuto lavorare con Stuart, e nel frattempo ho fatto la conoscenza dell'intera horror community di  Los Angeles: venivano per veder Stuart lavorare, ebbi la possibilità di incontrarli tutti ed in particolare di incontrare Joe Begos, che lavorava al progetto come direttore di scena, e Joe mi ha scelto per "Almost Human" e il resto lo sai.

Q: Quando uscirà l'album di "Re-Animator: Il Musical"?
A: (Ride) È proprio una bella domanda: so che l'album è stato registrato, che è magnifico, ma non conosco una data d'uscita... ovviamente so che ci sono dei progetti al riguardo, ma continua a rimanere un mistero per me (Ride).
Q: Come attore quali sono le differenze che ha riscontrato tra cinema e teatro?
A: È una bella domanda: sia al teatro che al cinema per me si tratta sempre di cogliere l'attimo nella sua veridicità ed interpretarlo al meglio possibile. La vera differenza è che sul palco bisogna ovviamente essere più marcati e melodrammatici mentre al cinema bisogna contenere il tutto: la macchina da presa è a pochi pollici dal proprio occhio e per rendere il tutto verosimile e realistico bisogna tenersi molto dentro mentre sul palco si può essere più enfatici ed esprimere ogni emozione in modo  più fisico. Inoltre credo che un'altra cosa interessante sia che quando si riprende qualcosa il tutto si basa su un fermarsi e ricominciare, potendocisi così focalizzare su di un singolo momento piuttosto che dover sostenere lunghe scene: il palco è simile ad un treno in partenza dalla stazione, e quando inzia lo spettacolo per le successive due ore si dovrà continuare, e anche quando sei dietro le quinte e ci si sta preparando il tempo continua a scorrere; sul set si ha più tempo per fermarsi e ripensare a quanto si è appena fatto e correggersi in seguito. Insomma, sono due facce della stessa medaglia.

Q: Qual è stata la sua migliore esperienza attoriale?
A: Cavoli, credo che il film cui mi sento più legato sia "The Mind's Eye" perchè fu un ruolo importante e difficile per me, oltre che qualcosa di diverso da quanto avevo fatto prima. Joe si fidò tanto da assegnarmi un personaggio così profondo e complesso, e le riprese stesse furono difficili ma divertenti, furono lunghe e quando penso al tempo trascorso a recitare sul set, e in particolare quello di "The Mind's Eye", il cuore mi si gonfia: amo molto quel film e sono molto grato a Joe per avermi chiesto di interpretare quel ruolo.
Q: In che modo le costrizioni di budget di "Sequence Break" hanno influenzato il film?
A: Sai, in qualunque progetto, una volta sul set le decisioni da fare al volo si basano proprio sul budget e sulle scadenze... prevalentemente su queste ultime in realtà. È interessante il fatto che dopo, durante la fase di montaggio, hai la possibilità di manipolare molti elementi una volta che si possono visionare tutti insieme e credo che in "Sequence Break" il più grande cambiamento che abbiamo fatto, dopo che quasi tutto quello che avevamo scritto era stato ripreso bene e funzionava rientrando sia nel budget che nelle scadenze, è stato solo nella fase di montaggio ci siamo accorti che alcuni elemneti della storia andavano perfezionati, specialmente verso la fine. Dopo tutto ciò funzionava anche meglio, ed è questo a cui del resto serve la fase di montaggio, dove del resto vengono apportate le maggiori modifiche: è in postproduzione che ti accorgi come la storia possa essere raccontata meglio se vengono trattate in modo diverso.

Q: Quale film le sarebbe piaciuto dirigere?
A: Cavoli anche questa è una bella domanda. Probabilmente "Punto di non ritorno" perchè credo che sia un grande film e ne sono un grande fan come di tutto l'horror ambientato nello spazio, ma credo anche che ci sia posto, se non per qualche miglioria, quantomeno per manipolare alcuni temi, immagini ed elementi narrativi in modi diversi e interessanti. Ora sembra che Adam Wingard ne stia traendo una serie telvisiva, che attendo con ansia, ma quando penso ai remake mi piacerebbe anche mettere le mani su Stati di allucinazione, che pure ritengo un film incredibile ma di cui vorrei vedere riproposte alcune delle sue intuizioni.
Q: Sta lavorando a qualche nuovo progetto?
A: Tra neanche una settimana andrò in Texas per le riprese di un film in cui reciterò, "Mistery Spot", una fighissima storia al di là dei confini della realtà sui temi dell'amore e della perdita ed in cui tutti i personaggi hanno i loro scheletri nell'armadio. Per il resto, sono sempre alla ricerca di nuovi progetti e cerco costantemente di andare avanti a fare questo. Oh, e ho anche aperto a Los Angeles un bar a tema horror chiamato Rated R Speakeasy, che si è rivelato molto popolare e divertente, una sorta di rifugio per gli amanti dell'horror per stare e bere insieme.

Q: Grazie! Spero ci rivedremo presto!
A: Grazie a te, ci becchiamo in giro!

Intervista ad opera di Robb P. Lestinci, traduzione di Donato Martiello

sabato 26 ottobre 2019

Il rap che nasce dall'orrido (Intervista a DubZenStep)

DubZenStep è un rapper esordiente che tratta temi oscuri, cupi, grotteschi, ispirato più dal metal che dal rap, uno dei pochi esponenti rimasti dell'hardcore in Italia.
Di seguito l'intervista che siamo riusciti ad avere con lui.

Ma prima, se volete, potete seguirlo su Facebook, Youtube, Instagram e Spotify.

Q: Come ti sei avvicinato al rap?
A: Parlando dal punto di vista strettamente musicale, premetto che provengo prevalentemente dal metal, specie da quello più estremo, che mi ha spinto a muovere i primi passi nella musica da adolescente. Fu in quel periodo che iniziai a suonare la batteria e la chitarra e a comporre i primi brani strumentali. Contestualmente avevo una marea di amici rapper e il rap, pur apprezzandolo, lo ascoltavo con disinteresse, fino a quando non mi capitò tra le mani “Mr. Simpatia” di Fabri Fibra appena uscito. Quello è un album fottutamente oscuro in cui mi rispecchiavo parecchio in tantissime cose. E’ stata la miccia che mi ha spinto ad iniziare a scrivere e a produrre le prime strumentali col mio primo PC sfigatissimo.
Q: I tuoi brani trattano temi grotteschi ed inquietanti, quali sono le tue ispirazioni?
A: Non faccio nulla di diverso dal telegiornale che vomita tragedie all’ora di pranzo (rido). Per rispondere alla tua domanda diciamo che i fattori sono tanti, molti dei quali sono legati alla mia personalità turbata, alla mia vita quotidiana, al mio sistema di valori e alle forme d’arte in senso lato che mi più mi piacciono, come ad esempio il Black Metal (il mio genere musicale preferito). C’è da dire anche che non ho nulla da spartire con l’hip-hop italiano, non frequento gli “ambienti cool” e quindi son lontanissimo dalle stronzate commerciali della scena mainstream. Abito in un luogo disperso, isolato e per certi versi sinistro della Sardegna, a cui però devo tantissimo in termini di ispirazione. Col tempo ho costruito un piccolo studio di registrazione in cui compongo, scrivo e registro i miei brani in totale isolamento dalla civiltà. Credo che il luogo in cui vivo giochi un ruolo fondamentale sul “mood” oscuro che tendo a dare ai brani.

Q: tuoi brani trattano temi grotteschi ed inquietanti, quali sono le tue ispirazioni? 
A: Non faccio nulla di diverso dal telegiornale che vomita tragedie all’ora di pranzo (rido). Per rispondere alla tua domanda diciamo che i fattori sono tanti, molti dei quali sono legati alla mia personalità turbata, alla mia vita quotidiana, al mio sistema di valori e alle forme d’arte in senso lato che mi più mi piacciono, come ad esempio il Black Metal (il mio genere musicale preferito). C’è da dire anche che non ho nulla da spartire con l’hip-hop italiano, non frequento gli “ambienti cool” e quindi son lontanissimo dalle stronzate commerciali della scena mainstream. Abito in un luogo disperso, isolato e per certi versi sinistro della Sardegna, a cui però devo tantissimo in termini di ispirazione. Col tempo ho costruito un piccolo studio di registrazione in cui compongo, scrivo e registro i miei brani in totale isolamento dalla civiltà. Credo che il luogo in cui vivo giochi un ruolo fondamentale sul “mood” oscuro che tendo a dare ai brani.
Q: Quali altri artisti vicini al tuo genere consiglieresti?
A: Se parliamo rap Italiano, in mezzo a tutta questa ondata di musica di merda, c’è ancora chi ha qualcosa da dire menomale. Tra questi, senza alcun dubbio ci sono gli artisti di sezioneaurea. da Asti e quelli della Hard Squat Crew da Bologna, che secondo me sono degli assi totali che stimo tantissimo. E poi mi spiace dirlo, ma da sempre sono molto più vicino alla scena metal e punk che a quella hip-hop. Negli ambienti in cui il Rap fa da padrone ho solo trovato tanta, troppa falsità, quindi me ne taglio fuori.

Q: Passiamo un attimo al cinema, vedi film horror? Quali sono i tuoi preferiti?
A:  Questa è una domanda difficile. Potrei stare giorni a parlare dei miei film horror preferiti. Mi sembra doveroso citare “Bad Taste” di Peter Jackson. Quello per me è uno splatter storico: quand’ero adolescente (internet non era come oggi), tra amici circolava una videocassetta che abbiamo visto allo sfinimento. Son cresciuto con una collezione di videocasette vastissima, con tantissimi horror che riguardo con piacere anche oggi tra cui Rosemary’s Baby, Demoni 1 e 2, La Maledizione di Damien, Zombi di Romero, Zombi 2 di Lucio Fulci e quasi tutti i titoli di Dario Argento usciti sino agli ‘90, giusto per citarne alcuni. In generale posso dire di prediligere gli horror più vecchi, gli unici in grado di darmi sensazioni di inquietudine vera, specie quelli in bianco e nero. A tal proposito cito due titoli che mi hanno ispirato musicalmente di recente: il cortometraggio sperimentale del '43 “Meshes of the Afternoon” e "Begotten" del '91. Per quanto riguarda il cinema moderno mi piace la scuola francese. Ad esempio, penso che Martyrs sia un capolavoro.
Q: In particolare, puoi parlarci di "Don Vito (The 666th Sense)", una delle tue canzoni con i temi horror più evidenti?
A: Don Vito è la storia di un alcolista che si abbandona a se stesso sino alla morte da delirium tremens scaturito dall’astinenza. L'alcolismo è una tematica molto ricorrente nei miei brani, forse perchè dove vivo l’alcol rappresenta un problema piuttosto grande. Sto in una realtà in cui potresti vedere un ipotetico Don Vito che si lascia morire in un bar qualsiasi a qualsiasi ora della giornata. Io stesso ho perso persone vicine a causa di questa piaga del cazzo e riconosco io stesso quanto sia facile caderci. Il brano è nato mentre facevo delle prove con la loop station e quando ho registrato i campioni di voce del beat, l’idea è nata in modo chiaro e fulmineo e ho scritto il pezzo di getto. Ho immaginato l’alcol come una creatura orribile, un demone che prende possesso della tua vita, sino a materializzarsi e ucciderti, perchè a dirla tutta, è davvero così.

Q: Zerocinque sembra quasi un Frank Zito di "Maniac", come lo immagineresti in un film? 
A: Film capolavoro Maniac! Beh sono un appassionato di storie criminali, in particolare del profilo psicologico che si cela dietro i serial killer. Ho letto tantissimo al riguardo. Immaginerei un film in cui il protagonista non è la vittima in sè, ma il carnefice che è vittima di se stesso. Strutturerei un ipotetico film come il brano: uno storytelling sulla progressione della malattia mentale del protagonista, dai traumi d’infanzia al legame malato col sesso, fattori comuni di moltissimi serial killer famosi.
Q: Il tuo nuovo EP è in arrivo, puoi parlarcene? 
A: Ultimamente ho avuto alcuni problemi con l’hard disk e ho perso tantissimo materiale su cui stavo lavorando. Ma fortunatamente ho le idee ben chiare in testa e posso riprodurre tutto. Ci vorrà più tempo e non so quando ultimerò il tutto, considerando che scrivo e incido solo quando son particolarmente ispirato e incazzato (rido). Attualmente sto lavorando all’ipotetica struttura dell’EP e alla stesura delle altre idee.  Posso dire con sicurezza che l’EP includerà i brani “Black Mirror” e “Accabadora/Præphica” che ho gia fatto uscire su YouTube di recente. Per il resto vi farò sapere.

Q: Grazie mille per il tuo tempo! Ultima domanda: le altre canzoni caricate su Youtube saranno portate anche su spotify in futuro?  
A: Grazie a te dell’interesse. Senza dubbio “Black Mirror” e “Accabadora/Præphica” rientreranno nel secondo EP, che come verrà ultimato verrà caricato su Spotify e altri portali. Gli altri brani forse verranno inclusi in una raccolta di B-Sides un domani. Ma quello si vedrà a tempo debito. Ora devo finire l’ultimo EP se il tempo me lo concede.

Potete seguire DubZenStep su Facebook, InstagramYoutube e Spotify.

Intervista ad opera di Robb P. Lestinci