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martedì 25 ottobre 2022

Intervista a Scott Beatty - Storie di Pipistrelli e Falene

Quando aprii il sito nel lontano 2019, avevo appena letto un fumetto, una miniserie di 9 numeri uscita nel 2003, "Batgirl: Anno Uno", una rinarrazione dei primi giorni di Barbara Gordon nei panni della famosa eroina DC. In questa storia, così come nella prima apparizione originale di Batgirl, l'antagonista principale è un criminale apparentemente ridicolo, Drury Walker aka Killer Moth, ma che, in realtà, si rivelerà ben più pericoloso del previsto. Amavo già il personaggio, ma dopo quella lettura decisi che il mio sito avrebbe dovuto omaggiarlo. Ebbene sì, "Horror Moth" deve il suo nome proprio a Killer Moth. Ed è per questo che l'intervista di oggi la vedo come un evento importante per il sito. Oggi, infatti, sono lieto di presentarvi la mia intervista con uno degli autori di quel "Batgirl: Anno Uno" che così tanto mi colpì e influenzò, Scott Beatty.

Prima di arrivare al sodo, però, una breve introduzione su Scott per chi non fosse familiare con i suoi lavori, ovviamente nel modo più sintetico possibile (fidatevi, ha scritto davvero tanto): ha lavorato per anni con la DC Comics, pubblicando alcune storie e saghe iconiche, spesso in collaborazione con l'altrettanto talentuoso Chuck Dixon, come il già citato "Batgirl: Anno Uno", "Robin: Anno Uno", "Nightwing: Anno Uno", e "Joker: l’ultima Risata", oltre che diversi "Secret Files" dedicati a vari supereroi e numerose storie, principalmente del cavaliere oscuro, ma anche di altre icone come Superman o Green Arrow. Al di fuori della DC, ha scritto diverse altre epiche storie, comprese alcune nel mondo di "Star Wars" e di "Ben 10".

Ma ora, bando alle ciance, ecco l'intervista:

Robb: Ciao Scott! Per prima cosa, ti vorrei ringraziare di nuovo per questa opportunità, ad essere onesto sono molto entusiasta!

Scott: Ciao Robb!

R: Cominciamo con uno dei tuoi lavori più famosi “Batgirl: Anno Uno”, anche se tu hai scritto molti altri “Anno Uno” (incluso uno per Sherlock Holmes, pubblicato non troppo tempo fa qui in Italia): quale di questi è il tuo preferito e perché? Qual è la parte migliore dello scrivere una storia “Anno Uno” per te? 

S: È come chiedere quale dei tuoi figli è il tuo preferito!

Sono estremamente orgoglioso di tutte le storie. La Sidekick Trifecta alla DC mi è molto vicino e caro tuttavia. Dick Grayson è il mio personaggio preferito di tutti i fumetti, e aver avuto l’opportunità di aggiungere qualcosa di mio alla sua lunga e ricca storia è di sicuro qualcosa da spuntare nella mia “bucket list”. Tutti questi volumi sono rimasti in stampa per almeno venti anni e sono diventati dei preferiti dei fan attraverso una generazione di fumetti tutta nuova, quindi è difficile sceglierne solo uno. La parte migliore per me è stato trovare delle “pieghe” nelle storie che hanno esteso la “back-story” dei personaggi, ma che erano assolutamente fedeli a quello che già conoscevamo e amavamo di loro.

R: Continuando con gli “Anno Uno”, nel tuo blog hai parlato del progetto di una serie di “Alfred: Anno Uno” poi abbandonata, possiamo sapere qualcosa in più su quello che sarebbe potuto essere?

S: La trama è essenzialmente la stessa di “Regnum Defende”, la storia che è apparsa come un due parti nei Detective Comics #806 e 807. Il ruolo di Alfred nell’andare sotto copertura per scovare, catturare o uccidere il superuomo nazista Parsifal sarebbe stato esteso ad almeno 4 numeri di lunghezza completa. Avrei preferito sei numeri tuttavia. Ma con più spazio per svilupparsi, avrei esplorato l’incarico di Alfred nell’Mi6 in maggior dettaglio e avrei creato uno spazio affinché potesse usare il suo addestramento teatrale e di travestimento per infiltrare la parte Est di Berlino. Poi più cliffhangers! Ho dovuto invece concentrare al Massimo la storia in sole 16 pagine! Il lato positivo è che la mia storia ha aiutato ad ispirare la direzione della serie streaming Pennyworth che è incentrata sulle origini da spia di Alfred.

R: Te e Chuck Dixon (il co-sceneggiatore di “Batgirl: Anno Uno”) avete lavorato di nuovo insieme di recente, insieme al disegnatore Marlin Shoop, per “Unprepped”. Puoi dirci qualcosa su questa nuova serie?

S: “Unprepped” è una storia inter-apocalittica di tipo “road picture” che esplora le peripezie di due famiglie dei sobborghi che erano amiche prima della fine del mondo, ma che sono ora costrette a unire le proprie risorse per sopravvivere al caos e alla distruzione di un evento che ha ribaltato il mondo che conoscevano. Un terzo vicino, un prepper, ha un bunker segreto… e i nostri protagonisti fanno del proprio meglio per raggiungerlo mentre si scatena il finimondo e la società collassa intorno a loro. Ha molti momenti di umorismo dark. Chuck, Marlin ed io non stiamo nella pelle per vedere la reazione dei fan… e adattarlo come un film di Netflix!

R: Sembra fichissimo! Di recente la Warner Bros ha cancellato il film “Batgirl” che era in produzione per HBO, insieme ad altre decisioni discutibili. Cosa ne pensi? Vorresti vedere un adattamento live-action di “Batgirl: Anno Uno”?

S: Mi dispiace che il film di Batgirl sia stato cancellato e che non verrà probabilmente mai proiettato solo perché Discovery/Warner ha scelto di prendere una dedizione dalle tasse di 90 milioni di dollari per coprire i suoi debiti. È un vero schiaffo per l’intero cast e la troupe che ha lavorato così duramente al film. Ho sentito delle voci e delle informazioni aneddotiche per cui alcune citazioni o scene di Batgirl: Year One fossero presenti nel film, perciò sono deluso personalmente dal fatto che non vedrò il mio nome dei ringraziamenti nei titoli di coda. Ma se intendi un adattamento “puro” di “Batgirl: Anno Uno”, sotto forma di film o animazione, sono comunque speranzoso.

Leslie Grace nel ruolo di Batgirl

R: Tornando ai fumetti, puoi dirci qual è il tuo processo nello scrivere la sceneggiatura di un fumetto?

S: Ho sempre scritto sceneggiature intere per quasi tutti i miei lavori, tranne per il mio lavoro a Ruse per Crossgen. Lì ho collaborato con il matitista Butch Guice, l’inchiostratore Mike Perkins e la colorista Laura Martin in ciascuna storia. Di solito o andavo in Florida per epiche sessioni di stesura o parlavo al telefono con tutto il team. Dopo di ciò scrivevo delle linee guida tipo Marvel per ogni coppia di pagine e Butch faceva tutto il resto per quanto riguarda l’arte prima di consegnare il tutto a me per i dialoghi. Altrimenti, inizio da un’idea o da una trama già completa e mi metto direttamente a scrivere. Spesso lo slancio della storia stessa mi guida e salto i dialoghi oppure metto dei testi segnaposto fino all’ultima revisione. Per questo il mio blog si chiama “Dialogue to follow”… Spesso, però, scrivo trama e dialogo allo stesso momento, certe volte con della musica di sottofondo, anche se sono di norma così totalmente immerso nello scrivere e nel parlare con me stesso che sento come suonano gli SFX/effetti sonori e le interazioni tra i personaggi.

R: Quindi, hai qualche consiglio o suggerimento da dare a scrittori di fumenti principianti o a chi vorrebbe esserlo?

S: Trovate un editor disposto a dare un’occhiata al tuo lavoro e poi entra nelle grazie di quella persona in ogni possibile occasione. Sul serio, però, non c’è una “formula magica” per farcela nei fumetti, Ogni creatore ha una diversa “origin story” di come è riuscito a sfondare. Il miglior consiglio che posso dare a qualsiasi scrittore emergente è di non rifiutare mai un progetto, di superare le aspettative (e non le scadenze), di trattare sempre la storia di turno come se fosse la cosa più importante su cui lavorerai.

R: Se potessi scrivere liberamente su di un personaggio fittizio qualsiasi, chi sceglieresti e perché?

S: Ho ancora una forte brama di scrivere James Bond. Ho visto il mio primo film di Bond a 10 anni… “Operazione Spazio”… e sono stato appassionato da quel momento.

Roger Moore nel ruolo di James Bond

R: Questo mi fa pensare: quali sono le tue ispirazioni più grandi e come ciascuna ti ha influenzato?

S: Marv Wolfman… Archie Goodwin… Denny O’Neil… Bob Haney… Gerry Conway… Paul Levitz… Alan Moore…  e tanti altri, troppi da menzionare ora. Ognuno di questi scrittori ha scritto personaggi di fumetti come se fossero veri. Li rispettavano e non erano mai spaventati di “uccidere il loro preferiti”. Moore mi ha insegnato che la pagina può essere poetica, non solo iperbolica, e che i fumetti sono anche letteratura.

R: Cosa provi a maneggiare personaggi iconici della DC e a scrivere delle nuove, ora anch’esse iconiche, storie e persino origini per loro? Qual è stata la tua esperienza con la DC Comics e come hai ottenuto il tuo posto lì, come alcuni degli autori che hai appena citato?

S: Li tratto [i personaggi] come delle icone che dovrebbero essere rispettate. Quando ho finito con un personaggio che non è mio, devo essere in grado di  rimetterlo sullo scaffale per il prossimo creatore, che potrebbe costruire sopra le mie aggiunte o ignorarle, perché il personaggio è già completamente formato. Siamo solo dei tutori temporanei in lunghe e leggendarie vite.

Ho sempre avuto un’ottima relazione con la DC. Ho avuto l’opportunità all’inizio della mia carriera di contribuire ai testi di vari titoli della “Secret Files”, e questo ha spinto un editor a darmi la possibilità di lavorare alla mia prima sceneggiatura nella “DCU Holiday Bash III”. Da lì, ho costruito un bel curriculum grazie a molti e fantastici editor, artisti e altri collaboratori. Di nuovo, lavorare per la DC è una di quelle esperienze da “bucket list” e la custodirò per sempre.

R: Killer Moth è il nemico principale in "Batgirl: Anno Uno" (probabilmente, questa è la sua storia più importante in assoluto): come ti sei avvicinato a questo personaggio e come lo hai interpretato? Pensi di rimetterci mano in futuro?

S: Killer Moth è una specie di monotona imitazione di Batman, anche se malvagio, almeno al tempo della sua creazione. Il nostro obiettivo per “Batgirl: Anno Uno” era di renderlo più minaccioso, in modo da essere degno come primo nemico nella rougue gallery di Batgirl. Perciò ci siamo soffermati sulla sua disperazione del personaggio, il tratto che lo rende veramente pericoloso. Se me lo chiedessero, scriverei di nuovo di lui senza esitare. Di sicuro, ci potrebbero essere cose da svelare nella sua seconda apparizione, in seguito all’ignobile sconfitta subita per mano di Batgirl. La vendetta può dare un'ottima motivazione [ride]!

R: Infine: su cosa stai lavorando ora? Qualche progetto futuro di cui vuoi parlare?

S: Al momento sono in mezzo a vari progetti, ma ne ho uno in particolare legato a Batman. Di solito non mi piace parlare di qualcosa che non è certo e sicuro, ma magari questa volta una piccola anticipazione può portare fortuna! Perciò tenete le dita incrociate!

R: Fantastico! Grazie di nuovo!

S: Di nulla!


INTERVISTA DI



COPERTINA DI



TRADUZIONE DI


domenica 29 maggio 2022

Incubi ritrovati dal Texas - Intervista a Thomas Burke

Lo scorso anno, per puro caso, stavo cercando un film horror giapponese che definirlo di nicchia è un eufemismo e l'unica traccia che esistesse realmente era un log su letterboxd di un tale "Tom". Trovato un suo contatto, gli ho scritto una mail alla quale ha rapidamente risposto dandomi delucidazioni sul film e un modo per vederlo. Non sapevo ancora che quel Tom, o meglio, Thomas Burke, era un regista ed un vero e proprio esperto del genere. Dopo i primi corti universitari ed alcuni ruoli minori in varie produzioni, Thomas ha diretto "Camping Fun" nel 2020, un cortometraggio found footage visionabile gratuitamente su YouTube, e, quest'anno [ndr: 2022], un altro corto, che ho avuto l'onore di vedere in anteprima, addirittura in una versione non ancora definitiva, "SHC: Freak Accident". Sempre quest'anno ha lavorato a un rimontaggio totale ed a scene aggiuntive per il film di Stockton Miller "The Trident: The Land We Call Home", ribattezzato "The Barbados Project" (girato nel 2019 alle Barbados), e come montatore, sound designer e doppiatore nel fantastico "A Town Full of Ghosts", un found footage del regista Isaac Rodriguez di cui presenteremo delle anteprime in esclusiva in quest'articolo e di cui potremmo parlare più avanti. 
Senza ulteriori indugi, vi presento l'intervista che ho realizzato con Thomas riguardo i suoi film, le sue ispirazioni e i suoi progetti in cantiere:

Robb: Ciao! Ci conosciamo da un po’ ormai, ma alcuni dei nostri lettori potrebbero non essere familiari con i tuoi lavori. Come li descriveresti?
Thomas: Hmm sono di solito incasinati, ma credo di poter dire che quello è l’intento. Le trame devono essere coinvolgenti per lo spettatore e mi piace molto raccontare delle storie che possono comunicare con le persone, ma quello che mi piace di più è il prendere quell’aspetto e crearci qualcosa di nuovo- magari qualcosa di inaspettato che potrebbe anche modificare non solo la storia in generale, ma in molti casi anche il genere primario del film.

R: Hai qualche ispirazione principale?
T: Sono cresciuto interessandomi soprattutto dell’industria musicale, perciò mi son reso conto che quando si scrive qualcosa o la si crea, la musica tende ad avere un grande ruolo. Molti compositori mi ispirano, come Max Richter. Ma nei rapporti a me più vicini, i miei colleghi e collaboratori mi spingono a raffinare il mio lavoro ogni giorno.

R: Quali dei tuoi colleghi ti piacerebbe di più incontrare e perché?
T: Hmm bella domanda! Ultimamente sto facendo molto doppiaggio in Finlandia, con un direttore emergente che si chiama Kalle Saarinen. Il suo team mette insieme dei lavori veramente fenomenali, quindi mi piacerebbe un giorno incontrarli di persona.
R: Parlando del tuo lavoro di regista, qual è il film di cui sei più fiero?
T: Direi “Camping Fun” perché mi ha permesso di entrare nella comunità dell’horror found footage e non mi aspettavo che così tante persone avrebbero reagito così bene nei confronti di questo film.

R: Anche io ti ho conosciuto grazie ai film found footage! Quali sono i tuoi preferiti del genere?
T: Rispondere a questo è più difficile perché ne amo di tantissimi. Ma la mia top 5 (ad oggi) è: “The Poughkeepsie Tapes”, “Followed” (del regista Antoine Le), “1974: La posesión de Altair”, “The Blackwell Ghost Part 3” e “Lunopolis”.
“The Poughkeepsie Tapes” offre un punto di vista molto disturbante e autentico sul found footage- questo aspetto è presente anche nei primi prodotti dello stesso regista che forse ha creato uno dei migliori film found footage ad oggi conosciuti, “As Above so Below” [ndr: uscito in Italia col titolo “Necropolis - La città dei morti"]. “Followed” ha un approccio alla narrazione che non ho mai visto prima, unendo elementi di storia reale con elementi di finzione. “1974” è probabilmente uno dei film più spaventosi che abbia visto all’interno di questo genere, e propone un finale che è molto difficile da prevedere. Se hai visto “The Blackwell Ghost 1 & 2”, allora la parte 3 porta lo spettatore in una nuova trama, oltre ad una nuova ambientazione che non posso che ammirare, il modo in cui fa leva sui nervi scoperti. E “Lunopolis”, sebbene non sia perfetto, è forse uno dei migliori found footage indipendenti che sia mai stato fatto. Quando un film ti lancia in stanze segrete, viaggi nel tempo e la fine del mondo, è difficile non farsi prendere, [ride].
Uno sguardo in anteprima esclusiva ad Andrew C. Fisher e Mandy Lee Rubio sul set di "A Town Full of Ghosts" (2022, diretto da Isaac Rodriguez)
R: Rimanendo sull'argomento found footage, di recente hai lavorato a "A Town Full of Ghosts" (che ho amato), ci potresti parlare della sua produzione e della tua partecipazione ad essa?
T: Grazie! Sì, è stato molto divertente, non ho lavorato durante la parte di produzione ma ho lavorato all’editing del film e al sound design. Tuttavia conosco abbastanza la città fantasma dove è ambientato perché ci ho girato un paio dei miei primi corti. Si chiama la J. Lorraine Ghost Town- quaggiù in Texas. E il proprietario aggiunge piano a piano sempre più infrastrutture alla città, a partire dagli anni 80!

R: Pazzesco! Mi ha colpito come la città sembrasse un vero e proprio personaggio del film. Hai partecipato, con vari ruoli, anche ad altri progetti. Ci puoi parlare dei tuoi preferiti?
T: Di recente ho avuto un piccolo ruolo nel film di Gus Van Sant “Age Out”. È stato molto divertente. Io e i miei amici poi abbiamo questo inside joke che consiste nel creare questo franchise di avanguardia chiamato “Broken Glass” - ma in sostanza è solo qualcosa per scherzare perché non lo promuoviamo mai né pubblichiamo i film, è soltanto un modo divertente per girare qualcosa senza un budget e senza ulteriori pressioni. Mi sa che questa è la prima volta che sto pubblicamente affermando la sua esistenza [ride].
Anteprima esclusiva di "A Town Full of Ghosts" (2022, diretto da Isaac Rodriguez)
R: È un'esclusiva allora questa ahaha! Parlando invece di progetti che hai pubblicato, hai da poco lavorato a "The Barbados Project". Ci puoi parlare di questo film e della sua storia?
T: Sì! “The Barbados Project” è il primo found footage/creature feature a venire fuori dalle isole Barbados. Abbiamo girato tutto quanto lì, ci abbiamo messo veramente tanto; ma finalmente abbiamo completato la post-produzione e lo stiamo proiettando ad alcuni festival cinematografici. Nel film seguiamo un gruppo di giornalisti che sta cercando di scoperchiare una cospirazione dei governi di tutto il mondo che comprende dei mostri che usano i viaggi nel tempo per entrare nel nostro universo. Si tratta di un concetto completamente folle, ma lo ammiro veramente molto perché ho sempre voluto lavorare ad un film sui viaggi nel tempo, perciò dal momento in cui sono stato coinvolto, mi ci sono dedicato molto!

R: "The Barbados Project" ha un mostro gigante, come è stato realizzato e come avete creato il suo design?
T: Il mio co-regista, Stockton, ha lavorato agli effetti speciali per un po’ di tempo ormai- mentre alcuni mostri li abbiamo creati noi, altri design sono usciti dai Tippet Studios, che sono stati tanto gentili da lasciarceli usare per il film.
"The Barbados Project" (2022, diretto da Thomas Burke e Stockton Miller)
R: Il nostro staff è appassionato di film kaiju, quindi questa domanda è dovuta: se avessi l’opportunità di dirigere un film su uno dei kaiju più famosi, quale sceglieresti e perché?
T: Beh direi di sicuro Gamera perché è quello che conosco meglio. Ma parlando più in generale mi piace molto l’horror giapponese. E il regista Kôji Shiraishi è uno dei miei preferiti di sempre, quindi se avessi l’opportunità di fare un film di mostri e permettere ad alcuni dei suoi design di vedere la luce lo farei senza ombra di dubbio.

R: Anche io sono un fan dell’horror giapponese quindi mi piacerebbe chiederti se ce n’è qualcuno che hai visto di recente che ti ha veramente turbato.
T: Sì. Un film che si chiama “Celluloid Nightmares” del 1999. È molto inquietante e non penso di poterlo raccomandare [ride].
Meno turbante, più che altro spaventoso- d’altro canto mi piacerebbe consigliarti questo film chiamato “Mount Nabi” di Seiji Chiba.

R: Lo sai che ora devo vederli, vero? [Ride]
T: [Ride] buona fortuna! Sai, ora che ci penso… anche “Mount Nabi” è molto inquietante- ma secondo me è molto piacevole da vedere.
R: Al momento stai lavorando a qualcosa?
T: Sì. Sono legato ad alcuni progetti che dovrò dirigere quest’anno. Dovremmo iniziare la produzione di uno quest’estate, e poi creare l’altro durante l’inverno. Purtroppo non ti posso dire molto di questi- ma uno fungerà da sequel per un found footage che molti potrebbero conoscere. Quindi sono molto entusiasta per quello; ti dico anche che potremmo o meno buttarci con esso nel territorio dei mostri…

R: Daje! Ho già parecchio hype! Per concludere: quali sarebbero i tuoi consigli per un aspirante regista?
T: Vorrei dire: cerca di essere completamente aperto al lavorare con gli altri. Di questi tempi troppe persone non cedono o scendono a compromessi sulla loro visione iniziale. Perciò piuttosto di creare qualcosa che deve essere fatta in un determinato modo, inizia dal trovare le persone giuste con cui lavorare all’interno del tuo circolo- perché più cose condividete, su più cose ragionate insieme e più tu comunichi con gli altri, tanto più sarai in grado di porre in loro la tua completa fiducia e dare a te stesso più tempo e libertà di concentrarti sulla storia e sulla struttura della narrazione. Inoltre io sono andato alla scuola cinematografica, ma la maggior parte di quello che ho imparato è stato quando ho iniziato sul set semplicemente come “extra”. In queste produzioni sono stato in grado di osservare da vicino come lavorano gli altri, molti dei quali ora ammiro...

R: Grazie dell’intervista! Non vedo l’ora di guardare i tuoi prossimi progetti!
T: Grazie, è stato molto divertente!

INTERVISTA DI
COPERTINA DI


TRADUZIONE E REVISIONE DI GIULIA ULIVUCCI
RINGRAZIAMENTO SPECIALE A ISAAC RODRIGUEZ

sabato 1 agosto 2020

L'Horrorcore rinasce in Sardegna tra esoterismo e metal (Intervista a DubZenStep)

Abbiamo già ospitato DubZenStep in passato, intervistandolo circa il suo primo album The Suicide Box (che potete ascoltare da noi). Il 2020 è stato, però, un album pieno di novità per l'artista sardo, a partire dal suo nuovo album, Inner Circle. Ma lasciamo parlare lui.

Q: Dopo Joe Meredith anche tu sei tornato sul sito in occasione del tuo nuovo album. Cosa è cambiato da allora? 
A: Ciao Robb, un piacere essere di nuovo qua. Da “The Suicide Box” son cambiate talmente tante cose che potrei scriverci un volume a parte, sul serio. Ci son stati eventi che hanno inciso sulla nascita di Inner Circle, eventi per i quali ho accumulato rabbia, nevrosi e angoscia che ho convertito in musica, letteralmente. Inoltre c’è stata una pandemia di mezzo che ha aiutato a scrivere una buona parte dell’album. Ho scritto quest’album con uno spirito diverso, forse addirittura più nero, rispetto a TSB.
Q: Inner Circle è un album sicuramente più maturo rispetto al precedente e le influenze metal sono sempre più evidenti: puoi raccontarci lo sviluppo di questo nuovo disco? 
A: Ho scritto e sviluppato questo lavoro in modo discontinuo, ma comunque in due macro fasi: pre-quarantena e quarantena. Due periodi diversi nel quale ho ascoltato e soprattutto letto cose diverse e in grandissima quantità. In questo lavoro c’è tantissimo malessere e tantissima Sardegna, quella antica e occulta che sta fuori dai teleschermi. Molti testi sono il frutto di letture e studi personali, come per esempio Julia e Accabadora. Ma non solo: nell’album i maggiori protagonisti sono la morte e il Diavolo, presenti ossessivamente in ogni traccia e ispiratori diretti dell’album, romanticamente parlando.
Elencare tutte le influenze musicali sarebbe un’impresa titanica, ma mettiamola così: ho cercato di far convergere un sound duro e distorto con dei testi rap ragionati, tecnici e con un senso compiuto, almeno per me. 

Q: In "Brenda" vi è un curioso feat, quello con White Lupara, il tuo altro pseudonimo musicale, perché questa scelta di non collaborare con un altro musicista?
A: Tecnicamente “Brenda” doveva essere un pezzo per White Lupara, lo si può intravedere dal riff principale, dal ritornello e dall’outro. All’inizio doveva essere un brano Post/Math Rock, pesantemente influenzato da “Millions Now Living Will Never Die” dei Tortoise e da “Il Vile” dei Marlene Kuntz, due pietre miliari assolute per me. A un certo punto però, mentre sperimentavo, ho stravolto il lavoro e ho creato quella strumentale scrivendo contestualmente anche il testo di Brenda. Pian piano quindi il brano ha preso forma e White Lupara e DubZenStep si sono incontrati e fusi indissolubilmente. È in quel momento che è nato il feat con me stesso. Può sembrare strano, ma per come vivo interiormente i due progetti ha perfettamente senso (ride).
Q: A questo punto parliamo di White Lupara (di cui il primo EP è ascoltabile in streaming qui sul sito), altro tuo progetto: come nasce e quali progetti sono in serbo? 
A: Bella domanda. White Lupara è il mio lato più acustico, intimo e metafisico, musicalmente parlando. Non ti saprei dire nemmeno quando è nato di preciso, ma ho scritto l’EP omonimo contestualmente a TSB. Ho composto tutti quei brani in momenti di totale isolamento e, anche se sembra che parlino d’amore, trattano tematiche legate alla psicologia. Il tema ricorrente, ben nascosto tra le righe, è il rapporto tra ciò che siamo esternamente e la nostra interiorità. Ognuno di noi è un fottuto bugiardo del cazzo che recita una parte. Ci facciamo un culo così per crearci un’immagine “da vendere” agli altri, indossando una maschera per l’appunto, ma in realtà siamo tutt’altro. E la coscienza ogni tanto ce lo ricorda anche se a noi non piace. Carl Gustav Jung riflettendoci bene è un ispiratore involontario dell’album. 
Al momento non ho nessun album in programma e non so se mai ne farò un altro, ma ho parecchio materiale su cui lavorare. Su White Lupara ci sarebbe un casino di roba da dire, tipo sulla scelta del nome, sulla copertina dell’album, sulla storia di ogni brano e sulle influenze musicali, ma magari ne parliamo nella prossima puntata.

Q: Ultima Pregadorìas e Præphica sono due tracce black metal assolutamente folli, del tutto inaspettate in un album rap, ma più che gradite: ce ne puoi parlare? 
A: Questi due brani sono frutto di tanto  Black e Drone Metal e sono stati concepiti mentre facevo delle ricerche inerenti al lato più oscuro ed esoterico della Sardegna antica. L’unione di questi fattori ha fatto sì che nascessero quelle due tracce, che potrebbero essere prese per degli specie di skit, ma in realtà non lo sono. Sono parte integrante del processo creativo che mi ha portato a definire Inner Circle. I testi sono in lingua sarda e il sound è volutamente grezzo e, se vogliamo, disturbante, ai limiti dell’orecchiabile. Sono brevi, intime e nevrotiche e hanno odore di morte. Digrignavo i denti mentre le producevo.
Q: "Julia" è forse il cavallo di battaglia del tuo album, se ne sta parlando nel web ed è sicuramente uno storytelling forte e ben realizzato: qual è la vera storia della strega di cui narri? Come è nata l'idea di narrarne la storia?
A: Vengo da un posto per certi versi oscuro e dimenticato da Signore, ma allo stesso tempo pieno di storia e storie da raccontare, tra cui quelle dell’Inquisizione spagnola in Sardegna. Il brano si ispira a una di queste, quella di Julia Carta (il vero nome della protagonista), una strega proveniente dal mio paese la cui storia processuale tra le maglie dell’inquisizione è durata un decennio. L’idea di scrivere Julia è nata dopo aver letto un bellissimo libro del professor Tomasino Pinna al riguardo nel quale, tra l’altro, vi è tra la trascrizione e la traduzione degli atti processuali. È una storia assurda piena di dettagli macabri e demoniaci che raccontano un periodo perverso e buio della mia terra. Cercare di riassumere questa storia con tutti i suoi elementi non è stato facile. Nella storia originale lei scampò al rogo e di lei non si seppe letteralmente più nulla, mentre io ho riadattato il finale rendendolo più teatrale.

Q: C'è qualche altra leggenda sarda di cui vorresti parlare in tuo pezzo? 
A: Certo! Non saprei da dove partire da quante ce ne sono! Ho buttato giù un’idea per un pezzo che parla del “riso sardonico” unito alla pratica del geronticidio durante l’età nuragica. Una roba assurda e violentissima. Fatti un giro su internet per scoprire di cosa sto parlando. Al momento sto facendo ricerche al riguardo per avere un quadro rigoroso e affidabile. Un giorno magari ne parlerò su questo sito.
Q: Ritagliamoci un angolino anche per parlare del tuo Quarantena Freestyle, sicuramente degno di nota ed uno dei pochi originali tra i tanti stornati, ottimo esempio della tua metrica: ce ne puoi parlare?
A: Quella roba la mi fa incazzare. Ho fatto il Quarantena Freestyle prima che la scena mainstream lanciasse la challenge del Covid Freestyle, vatti a vedere le date (ride). Comunque a parte gli scherzi, era appena iniziata la quarantena e quel giorno ho aperto il progetto di quel beat dopo mesi. Una strumentale prodotta e dimenticata nei meandri del PC. Sta di fatto che quel pomeriggio ho iniziato a cazzeggiarci su, e tra una cosa e l’altra, dopo qualche ora avevo il brano finito tra le mani, registrato e caricato su web. Tutto di getto, non me ne sono nemmeno accorto. 

Q: Parliamo della parte tecnica ora: le basi come sono state composte, specialmente nelle parti con i samples di canti? Come scrivi i testi e come consiglieresti a chiunque di approcciarsi alla scrittura rap/musicale? 
A: In genere non seguo nessun tipo di regola quando compongo e mi lascio andare totalmente. Ho la fortuna di avere un po’ di attrezzatura e passo molte ore a suonare, registrare e campionare suoni. Quando qualcosa mi suona bene, sviluppo la strumentale intera assieme al testo ed è così che nasce un brano solitamente. È un’alchimia strana: compongo, scrivo, suono e registro tutti gli strumenti da solo e produrre una traccia è un po’ come trovare l’equilibrio. Una sorta di meditazione nel quale bisogna dosare ogni ingrediente con sensibilità. Tra questi ingredienti appunto ci sono i samples di voce che faccio con una loop station. Per questo motivo io sono assolutamente contrario al comprare beats plastici da sconosciuti e rapparci sopra due puttanate: ogni strumentale per me deve avere una storia e ciò incide anche sulla scrittura del testo.
Un consiglio che mi sento di dare? Non avere paura di esprimersi artisticamente ed essere se stessi. Inoltre ogni buon testo nasce da una buona knowledge. Leggere e ascoltare molta musica secondo me stimola la creatività, fa evolvere lo stile ed il linguaggio, ma soprattutto aumenta la sensibilità musicale. Quest’ultima è un fattore molto importante.
Q: Ultima domanda: ora che ci sarà? Come evolverà DubZenStep in futuro?
A: Ho moltissime idee in testa, ma al momento la mia vita è talmente incasinata e incerta che non so dirti nulla circa il futuro del progetto. Per adesso sono alla ricerca di musicisti con la mia mentalità per suonare un po’ in giro per l’Italia nel 2021 e spero tanto di riuscirci.

INTERVISTA DI
Potete seguire l'artista su Facebook, Instagram, Spotify, Youtube e Bandcamp.

venerdì 31 luglio 2020

Bloody Present, Cyberpunk Future (Interview with Joe Meredith - ITA/ENG)

Dopo la sua prima intervista, Joe Meredith torna ad esser ospite del nostro sito per parlare del suo ultimo film, Variant (recensito anche qui sul sito), terzo capitolo della sua trilogia. Ma cosa sarà cambiato dalla sua prima visita qui?
After his first interview, Joe Meredith returns to be a guest of our site to talk about his latest film, Variant (also reviewed here on the site), the third chapter of his trilogy. But what has changed since his first visit here?
Q: Hi again! You're the first director to be interviewed twice in the website. How do you feel about it?
Q: Ciao ancora! Sei il primo regista ad essere intervistato due volte su questo sito. Che effetto ti fa?
A:Well that’s really cool. I really appreciate that and I’m glad to be a part of your building up content for your site.
A: Beh, è forte. Lo apprezzo molto e sono felice di essere parte della crescita del tuo sito.

Q: Jokes aside, let's talk about VARIANT. I recently reviewed it (and soon the review will be up in english as well, so stay tuned!) and I absolutely loved it. Which were your biggest inspirations?
Q: Scherzi a parte, parliamo di VARIANT. L’ho recensito recentemente (e presto la recensione sarà disponibile anche in inglese, quindi… stay tuned!) e l’ho amato da morire. Quali sono state le tue più grandi ispirazioni?
A: Going into it me and the people who helped make it saw it as like the comedy in the series. There was kind of a point to revel in the crudeness of the effects work and sometimes, intentionally make it objectively bad which is where the shot-on-video direction came to be. Most of it was shot on an old Hi8 camcorder. So yeah, then the look of the movie was definitely in the same genre as late 80s, early 90s independent gore movies like what came out of the German underground, and the early works of Alex Chandon, and maybe Eric Brummer’s "Electric Flesh". I don’t think I ever directly referenced any of these while making "Variant" but those kinds of films were what I had in mind as the kind of film I thought "Variant" should be.
A: Durante la realizzazione del film io e le persone della produzione la vedevamo come la commedia della serie. C’è stato un punto in cui ci siamo divertiti con la crudezza degli effetti speciali e a volte, a renderli intenzionalmente imperfetti. La maggior parte di questi sono stati girati su una vecchia cinepresa Hi8. Quindi si, alla fine il film è risultato essere in perfetto stile fine anni ‘80, gore indipendente dei primi anni ‘90, come quelli dell’underground tedesco, e le prime opere di Alex Chandon, e forse "Electric Flesh" di Eric Brummer. Non penso di essermi direttamente ispirato a nessuno di questi durante la realizzazione di "Variant", ma è questo il tipo di film a cui volevo si avvicinasse.
Q: As you may have read in my review, I found the "rape" scene visually very bold and well done: how did you realised it and which is the process behind it?
Q: Come forse avrai letto nella mia recensione, ho trovato la scena dello "stupro" visivamente molto audace e ben fatta: come è stata realizzata?
A: I don’t know if it was so much a rape scene as a surprise that instead of the victim freaking out and trying to escape the situation, she finds herself enjoying it. I feature tentacles a lot of times in drawings I do and I’ve had people ask me if I ever do "tentacle porn" or if I could draw that style for them. The truth is I don’t really draw in that style except for the occasion of someone wanting that kind of thing specifically, but it occurred to me that that would be a cool scene to feature in this movie, and tied in well with the rest of the bizarre behavior of all the characters in it. I don’t think I’ve ever had characters have any “normal” motivations whatsoever, which is cool to me in like a David Firth kind of way.
A: Penso che a sconvolgere, più dello stupro in sé, sia la sorpresa di vedere la vittima che invece di cercare di fuggire dalla situazione si scopre a goderne. Molto spesso includo tentacoli nei miei disegni, ed è successo che delle persone mi chiedessero se mi occupo di "tantacle porn" o se potessi disegnarne per loro. La verità è che non uso mai quello stile, tranne che se qualcuno mi chiede quella cosa specifica, ma ho pensato che fosse una scena interessante da includere nel film, e che si amalgamasse bene con il comportamento bizzarro degli altri personaggi. Non penso di aver mai avuto personaggi le cui azioni avessero delle ‘’normali’’ motivazioni, il che mi fa pensare a David Firth, e perciò mi piace.

Q: VARIANT has a different cut named ZOMBIE VIII, can you tell us why and what changes? Is it included in the same DVD (that you can buy right here at this link)?
Q: VARIANT ha una diversa cut chiamata ZOMBIE VIII, puoi raccontarci perché e cosa cambia? E’ inclusa nello stesso DVD (che potete comprare cliccando su questo link)?
A: I’ve always had a fascination with the sporadic "Zombie" series. There’s multiple Zombie 3’s, and a few of those are some of the greatest zombie films ever, like Andrea Bianchi’s "Burial Ground". I figured since "Variant" had zombies I wanted to include it and sequence it as appropriately as I could. It turns out there’s claims of movies coming out all way to "Zombie 15" but there’s no evidence of that. The "Anthropophagous" sequel "Absurd" was released as "Zombie 6: Monster Hunter", and then Andreas Schnaas’ "Zombie ’90: Extreme Pestilence" was "Zombie 7". Other than that, the only other know title was "Zombi 34" which was made by a South Korean filmmaker after he was kidnapped by North Korean leader Kim Jong-il and was ordered to create North Korean films. So, "Variant" is also being released as "Zombie 8" and is probably just as terrible as whatever ‘Zombie 8’ exists out there.
Sono sempre stato affascinato dalla serie sporadica “Zombi”. Ci sono molti Zombi 3, ed alcuni di questi sono tra i migliori film di zombie di sempre, come “Burial Ground” di Andrea Bianchi. Ho deciso che siccome in “Variant” c’erano zombie li avrei gestiti  come meglio potevo. E’ uscito fuori che c’erano testimonianze di film usciti molto prima tipo “Zombi 15”, ma non ci sono prove. Il sequel di “Anthropophagous”, “Absurd”, è stato distribuito come “Rosso Sangue” e poi “Zombie ‘90: Extreme Pestilence” di Andreas Schnaas è stato “Zombi 7”. A parte questi, l’unico altro titolo conosciuto era “Zombi 34”, girato da un regista sudcoreano dopo essere stato fatto rapire dal leader della Corea del Nord, Kim Jong-il, che lo ha costretto a girare film di propaganda. Perciò “Variant” sarà rilasciato anche come “Zombi 8” e propabilmente è terribile almeno quanto qualsiasi altro "Zombi 8" esista.
Q: During the filming was there something you wanted to do but couldn't afford or something you had to cut?
Q: Mentre filmavi c’è stato qualcosa che non ti sei potuto permettere di fare o che hai dovuto tagliare?
A: Back to the ‘comedy’ of it, we messed around with humor during shooting a lot like Samuel Barnette’s ‘Adrian’ character was clumsier and would have tantrums that back-fired on him and there was even one sequence during his sickness that he has explosive diarrhea and the shit in the toilet is like creatures that came out of his ass. In a way I wish I kept a lot of that in the movie and by removing them it takes the comedy idea mostly out of it. There was definitely supposed to be a larger scale ending but I ran out of resources for that.
A: Tornando alla comicità di cui stavamo parlando, mentre giravamo scherzavamo su come il personaggio di Samuel Barnette, “Adrian”, fosse imbranato e di come facesse i “capricci”. C’era persino una sequenza durante la sua malattia in cui ha una diarrea esplosiva e la merda nel bagno è come fosse creature che gli esce dal culo. In qualche modo vorrei aver tenuto molte cose nel film, ed avendole rimosse si è persa anche la comicità. Avevo intenzione di fare un finale molto più su larga scala/impressionante, ma ho finito le risorse.

Q: For our lore lovers, can you explain all the connections between the three movies to draw a straight line and a clenar lore?
Q: Per i nostri amanti della lore, ci spiegheresti le connessioni tra i tre film, in modo da creare un ‘’filo conduttore’’ più chiaro?
Q: The first film "South Mill District" takes place a decade after a major cataclysm that resulted from an alien war. In the decade leading up to this series, there was an effort by EonCorp to splice humans with the aliens to create super-subhumans. There’s a lot of written lore I have leading up to that, or illustrations I did that helped inform the stories in the films, like the use of parasites to splice DNA, which started out with large worms and eventually became oversized spiders, which is where the story of "South Mill District" comes to be. Each film is a progression of EonCorp’s efforts to create this new human-alien subspecies, and of course, in every case, it doesn’t exactly go their way. In ‘Variant’ EonCorp is at its end because of the atrocities they’ve committed since the events of the first film, and with "Variant" the years of ‘alien-splicing’ has become increasingly chaotic and the resulting monsters are impossible to control. There’s a lot of other things going in the lore that I would like to explore, like where the cyborg from "Teratomorph" came from, or where my character "Drennan" has ended up since he’s like one of the only surviving characters of the films, but we’ll see what happens.
A: Gli eventi del primo film “South Mill District” si svolgono dieci anni dopo un cataclisma, rislultato di una lotta contro gli alieni. Nella decade che precede questa serie, c’è stato un tentativo da parte della EonCorp di unire gli esseri umani agli alieni, per creare una specie di super-umano. Ho molta lore scritta, ed anche illustrazioni che mi hanno aiutato ad immaginare le storie nei film, come l’uso dei parassiti per unire il DNA, che sono partiti come grandi vermi e sono finiti essere ragni sproporzionati, che è il punto da cui parte la storia di “South Mill District”. Ogni film è un passo avanti della EonCorp nel suo esperimento, che fallisce, ovviamente, ogni volta. In "Variant" la compagnia sta per soccombere a causa delle atrocità che ha commesso, e degli esiti catastrofici degli anni della sperimentazione: dei mostri incontrollabili. Ci sono molti altri aspetti della lore che mi piacerebbe esplorare, come l’origine del cyborg di “Teratomorph”, o che fine ha fatto il mio personaggio “Drennan”, visto che è uno degli ultimi sopravvissuti, ma vedremo che succederà.
Q: Honestly speaking, which one is your favourite movie out of the three? Why?
Q: Qual è, onestamente, il tuo film preferito dei tre, e perché?
A: I like all three, each for their own reasons, but I guess if I absolutely had to choose a favorite, it would be "Teratomorph", because of how well my son Elijah, at such a young age, was able to pull off his character, and also back to how there’s a lot of pre-existing lore, "Teratomorph" was the most consistent with a lot of the ideas I had in mind for a would-be film in that sort of ‘saga’ I’ve imagined for so many years. If I could remake any of the three it would be that one because there’s actually a novella I have written around it that has so much more going on and if I was able to add a lot of the elements of the novella to the movie, it would be cool to see.
A: Mi piacciono tutti e tre, ognuno per un motivo a parte, ma se dovessi proprio scegliere un preferito sarebbe “Teratomorph”, per il personaggio che mio figlio è riuscito a creare così bene, nonostante la giovane età, ma anche perché è pieno delle idee che avevo da molti anni per un film in quel tipo di “saga”. Se potessi rifarne uno sarebbe proprio questo, perché ho scritto un racconto (ambientato in quel mondo pieno di nuova roba, e sarebbe bello vederne un po’ nel film.

Q: Is there a sequel in the drawning board or was it the end of this twisted and fascinating universe you created?
Q: Hai un sequel in mente o abbiamo visto la fine di questo universo contorto e affascinante che hai creato?
A: As of now, there’s no concrete idea for what would be done next, but there’s certainly a lot of ideas that I play with in my mind. I don’t think the evil corporation EonCorp can go on existing after what occurs in "Variant" so going forward I don’t think they will be in the picture any longer. Again, it would be cool to observe the cyberpunk side of the story, and there’s a lot of other cool possibilities, but we’ll see.
A: In questo momento non ho un’idea concreta di quello che farò, ma ho decisamente molte idee in mente. Non penso che la malvagia compagnia EonCorp potrà continuare ad esistere dopo gli eventi di “Variant”, perciò penso proprio che uscirà presto di scena. Inoltre, sarebbe bello dedicarsi all’aspetto cyberpunk della storia, e ci sono innumerevoli altre possibilità, vedremo.

INTERVIEW BY

TRADUZIONE DI










The movies are purchasable directly on Joe Meredith’s website. You can follow the movie director Joe Meredith both on his Facebook page and his Instagram profile.
I film di Joe Meredith sono acquistabili a questo link e potete seguirlo sia su Instagram che su Facebook.

venerdì 13 marzo 2020

Visions of a Dying World (Interview with Joe Meredith ITA/ENG)

Nei giorni precedenti abbiamo trattato due particolari opere del panorama indipendente, il corto horror-fantascientifico "South Mill District" ed il suo sequel "Teratomorph", film popolati da terrificanti mutanti, ragni-parassiti che divorano gli uomini dall'interno ed alieni invasori dall'aspetto mostruoso, diretti, scritti e prodotti da Joe Meredith. Quest'ultimo, oltre che dirigire film, è però anche un illustratore e, se non bastasse, ci ha concesso un'intervista. Senza ulteriori indugi, ecco l'intervista in doppia lingua italiano-inglese, nella sua interezza:
Q: Come crei le tuo opere? Quali tecniche hai adottato?
Q: How do you create your artworks? Which technique have you adopted?
A: A volte ho un’idea iniziale del tipo di soggetto che voglio disegnare e semplicemente inizio con uno schizzo veloce e mi appare interessante, perciò lo continuo. Ultimamente mi sto concentrando sulla pittura con gli acquerelli, le tempere e gli acrilici. Mi piace dipingere in fretta, perché se ci metto troppo inizio a farmi troppe paranoie sulla qualità tecnica del dipinto. Lo schizzo di base è la parte più difficile, una volta fatto quello si tratta solo di dar vita al soggetto.
A: Sometimes I have an initial idea for the kind of thing I want to draw and sometimes I just start with a rapid sketch and it shows itself to be something that interests me so I continue with it. Lately I’ve been focusing on painting with watercolors, gouache, and acrylics. I like to paint fast because if I start taking too much time, I start beating myself up about the technical quality of the painting. The rough sketch is the hardest part, and then it’s just the process of giving the subject life.
"The Menace" (sinistra), "The Swarm" (destra)
Q: Quando hai iniziato a disegnare?
Q: When did you start to draw?
A: Disegno da quando ero un bambino, ma non mi sono mai impegnato a farlo bene fino alla tarda adolescenza. Prima di allora disegnare era solo una fuga dalla realtà, o un mezzo per agevolare le idee che mi venivano per i film che volevo fare. Sognare le mie idee è sempre stato importante nella mia vita. A scuola ero il ragazzino seduto in fondo alla classe che non prestava alcuna attenzione all’insegnante, ma scarabocchiava creature e fumetti, oppure scriveva le sue idee. Questa parte di me è rimasta nell’età adulta.
A: I’ve drawn since I was a kid. I never focused on being good at drawing until my late teens. Before that, drawing was just an escape or a means of facilitating ideas I had for movies I wanted to make. Dreaming up ideas has always been an important thing in my life. In school, I was the kid sitting in the back of the classroom, not paying attention to anything the teacher was saying, sketching out creatures and comics, or writing out ideas. That way about me has persisted into my adulthood.
"Big Mother" (sinistra), "Croackroach Problem" (destra)
Q: Quali sono le tue influenze esterne, artistiche e cinematografiche? Ad esempio, le tue opere “Crockroach Problem” e “Big Mother” sembrano essere basate sull’immaginario di HR Giger, è davvero così?
Q: Which are your external influences, both artistic and cinematographic? For example, your "Crockroach Problem" or "Big Mother" artwork seems to be based upon the HR Giger's imagenery, is that right?
A: Ho decisamente un’alta considerazione del lavoro di Giger e sono un grande fan del franchise di Alien. Comunque le mie influenze sono molte. Una grande fonte di idee per me sono i videogiochi horror. Mi piace sentire nella mia mente i suoni delle creature che disegno, vedere come si comportano e immaginare le loro origini. I videogiochi horror si prestano molto a questo. La musica influenza degli immaginari nella mia mente che possono poi diventare un dipinto o parte di un film. Anche i posti che visito sono un’influenza per me. Mi piace camminare per i sentieri battuti e cercare posti abbandonati o pericolanti, e spesso questi luoghi entrano a far parte dell’immagine nella mia mente in cui qualche strana cosa potrebbe star camminando o strisciando. Sono un sognatore cronico, e penso che questa sia la mia maggiore influenza.
A: I definitely hold Giger’s work in high regard and I’m a huge fan of the ‘Alien’ franchise. I’m influenced by a lot of things, though. Horror video games especially fuel ideas for me. I like to play in my head how the creatures I draw would sound, or how they would behave, or where they originate, and horror games let you engage directly with those kinds of subjects.  Music influences imagery in my mind that could become a painting or part of a film. Places I visit also influence ideas. I like to walk off the beaten path and seek out abandoned or condemned places, and oftentimes those places will integrate imagery in my mind of what sort of strange thing could be walking or crawling around there. I’m a chronic daydreamer, and I think I’m primarily influenced by that. 
Q: Puoi parlarci della produzione dei tuoi corti? Dove è possibile guardarli?
Q: Can you talk about the productions of your short films? Where is possible to watch 'em?
A: Certamente. Nel 2017 ho iniziato una serie di corti che finora sono stati rilasciati annualmente. Questi progetti cinematografici sono una vera e propria estensione delle mie illustrazioni, che molte volte vanno ad influenzare quella che sarà la stesura del film. Sono pieni di mutanti grotteschi, risultato di un esperimento di una corporazione malvagia che combina DNA umano ed alieno. Al momento sto lavorando sul terzo della serie, impresso su pellicola, che gli da quest’aria fighissima da pirateria inizio anni ’90. Produco da solo i DVD, che sono disponibili sul mio store digitale.
A: Sure, in 2017 I started a series of short films that have so far had an annual release. The film projects are very much an extension of my artwork. A lot of times the artwork informs the writing of the films. They involve a lot of grotesque mutants that are results of an evil corporation’s experiments with combining alien and human DNA. I’m currently working on the third in the series which is shot on video, giving it this cool early-90’s bootleg look. I produce the DVDs myself, which are available at my web store.
Q: Una cosa che ha catturato il mio occhio sono gli effetti pratici: come li hai realizzati?
Q: One thing that caught my eyes are the insane pratical effects: how did you came with 'em?
A: Molti effetti speciali delle creature li creo da solo e per animarle uso la fotografia e lo stop motion per animarle. Quest’ultima tecnica sembra piacere molto al pubblico e di questo sono molto felice. Degli effetti si occupa anche il mio amico - e uno dei miei registi di horror indipendente preferiti - James Bell, che crea una grande parte dei più realistici pezzi gore nei film. Ho molte tecniche personali ed uno stile, e lui ne ha di differenti, ma mi da molti illuminazioni durante questi progetti, che migliorano i miei effetti visivi e sonori, che hanno fatto progressi significativi da film in film.
A: I create a lot of the creature effects myself, and use stop motion photography to animate a lot of the creatures. The stop motion seems to be very appealing to the audience which I’m really glad about. Effects are also done by my friend and one of my favorite indie horror filmmakers, James Bell, who creates a lot of the more realistic gore pieces in the films. I have a lot of my own techniques and style and he has his, but he has also given me pointers throughout these projects to get better at my own fx work. As a result, my own fx work in my movies has progressed significantly from one film to the next.
Q: Se avessi l’opportunità di poter utilizzare qualsiasi proprietà intellettuale del panorama horror, quale sceglieresti e perché? Cosa ci faresti?
Q: If you had the chance to get any horror IP, which one would it be and why? What would you do with that?
A: Resident Evil. Non sono interessato ai film del franchise, ma mi piacerebbe farne una nuova serie di film coerente con la trama dei videogiochi. Inoltre, vorrei supervisionare anche la stessa serie di videogiochi.
A: Resident Evil. I have no interest in the RE films, but I would want to make a new film series out of it – one that would be consistent with the video game canon. Likewise, I would want to oversee the game series itself.
"Plague Stag" (sinistra), concept art per "Teratomorph" (destra)
Q:  Consiglieresti qualche film, libro o fumetto  horror o fantascientifico di nicchia ai nostri lettori?
Q: Is there any obscure horror/scifi movie, book or comic book you would like to shout out to our readers?
A: Avrei da consigliare il lavoro di molti miei colleghi registi di horror indipendente – come James Bell, che ho menzionato prima. Sta lavorando al suo decimo film; Robert Morgan, abilissimo con lo stop motion; Marcus Koch, un maestro degli effetti nell’horror ed un regista straordinario; Matt Jefferson, un regista pieno di creatività con il suo stile negli effetti e id il suo lavoro in miniatura; ma anche Phil Stevens, Patrick Fortin, Rob Ceus (potete guardare il suo film “Slime” su YouTube), Yan Kaos, Alex Wesley – dateci un’occhiata, sono bei lavori.
A: I would have to say the work of a lot of my peers in indie horror filmmaking – like James Bell, who I mentioned earlier, is currently working on his tenth film, Robert Morgan, who is an amazing stop motion animator, Marcus Koch, a horror fx master and amazing director, Matt Jefferson, who is a very creative filmmaker with his own style of fx and miniature set work, Phil Stevens, Patrick Fortin, Rob Ceus (you can watch his film called ‘Slime’ on YouTube), Yan Kaos, Alex Wesley – look them up, it’s cool work.
Q: Qualche progetto per il futuro? Di cosa ti stai occupando al momento?
Q: Any project for the future? What are you currently up to?
A: Il mio progetto principale in questo momento è il terzo della mia serie di corti chiamato “Variant”. Sarà l’ultimo per quanto riguarda questa serie per un po’, in quanto ho in mente di esplorare nuovi territori nei miei film futuri. Disegno e pitturo impulsivamente. Penso molto a come voglio portare la mia arte ad un livello superiore. Ho alcune idee, ma dovremo aspettare per vedere il risultato.
A: My primary project right now is the third film in my short film series titled ‘Variant.’ It will be the last in that series for a while, as I plan to explore some new territory in film projects next. I impulsively draw and paint. I think a lot about how I would bring my artwork to a new level. I have some ideas, but we’ll have to wait and see how that comes to be.

INTERVISTA A CURA DI
TRADUZIONE DI


I cortometraggi sono acquistabili direttamente sul sito internet di Joe Meredith, nonostante non sia disponibile una traduzione italiana, seppur va detto che le pellicole siano fruibili anche da chi non ha dimestichezza con la lingua inglese a causa del ruolo quasi "laterale" e ridotto che ha la narrazione. Potete seguire il regista Joe Meredith sia sulla sua pagina Facebook che sul suo profilo Instagram.