domenica 20 ottobre 2019

Prologo di un dubbio (Recensione "Half-Life 2: Episode One")

Capitalizzare ulteriormente su Half-Life 2, a seguito del suo enorme successo, sembrò quasi un obbligo per la Valve: le possibilità di guadagno erano immense, i fan volevano una continuazione della storia e questa era l’opportunità perfetta per sperimentare con i contenuti episodici. L’idea era quella di riutilizzare il motore grafico e gli asset di Half-Life 2 e rilasciare giochi più brevi e meno costosi, ma con una maggiore frequenza. Valve iniziò quindi lo sviluppo di tre episodi, delegando la creazione dei successivi ad altre compagnie, come Arkane Studios e Junction Point.

Il 1º giugno 2006 Valve pubblicò Half-Life 2: Episode One, con più di un anno di ritardo, segnando un pattern che sarebbe stato molto comune per le successive release.
Il gioco riprende dalla fine di Half-Life 2: il generatore ad energia oscura della Cittadella è esploso con Alyx Vance ancora nelle vicinanze, il tempo e fermo e Gordon Freeman è in custodia del G-Man; improvvisamente dei Vortigaunt di un inusuale colore viola appaiono dal nulla, salvando Alyx da morte certa, bloccando il potere del G-Man e, conseguentemente, liberando Gordon. Il protagonista, risvegliatosi e riunitosi con Alyx, dovrà rientrare nella Cittadella per ritardare l’inevitabile fusione del suo nucleo e, in seguito, fuggire da City 17, il tutto affrontando le rimanenti forze armate Combine.
Trattandosi di un contenuto episodico, Half-Life 2: Episode One introduce poche, ma ben accette novità: la possibilità di riprogrammare le Rollermine ed usarle per uccidere i nemici, lo Stalker, una sorta di cyborg rachitico che attaccherà il giocatore con un raggio laser e lo Zombine, una versione zombi del soldato Combine, che si lancerà in veri e propri attacchi kamikaze contro il giocatore.
La soundtrack, curata ancora una volta da Kelly Bailey, risulta, contro ogni aspettativa, ancora migliore di quella di Half-Life 2, con tracce più adatte al gameplay più veloce e movimentato di Episode One.

Si rileva inoltre uno shift di focus del gioco: se Half-Life 2 era prettamente focalizzato sul gameplay, in Episode One l’ago della bilancia pende molto di più verso la narrativa; inoltre il gioco pone particolare enfasi sulla collaborazione tra Gordon e Alyx, la cui intelligenza artificiale risulta incredibilmente migliorata, permettendole conseguentemente di rispondere dinamicamente alle azioni del giocatore, degli altri personaggi e dei nemici. Nonostante ciò, la costante presenza di un altro personaggio al nostro fianco andrà a ridurre il fattore horror del gioco e a rovinare l’atmosfera solitaria che aveva caratterizzato i capitoli precedenti.
Episode One non presenta nuove ambientazioni, o meglio, non saranno presenti ambientazioni che non sanno di “già visto”: il giocatore esplorerà nuove aree della Cittadella e di City 17, ma queste riutilizzeranno sempre asset già presenti in Half-Life 2, come conseguenza della scelta dell’impostazione episodica.
Altra nota di demerito è la durata: Episode One può facilmente essere finito in poco meno di tre ore, cosa che sarebbe stata giustificata se il gioco fosse uscito nel 2005 come originariamente promesso dalla Valve, ma che effettivamente può essere interpretata come il risultato della pigrizia della compagnia.

Half-Life 2: Episode One può quindi essere visto come un prologo, un “teaser” delle avventure successive di Gordon e che, nonostante i suoi pregi, sembra essere un semplice punto di raccordo tra le vicende di Half-Life 2 e quelle di Episode Two: un’altra conseguenza della scelta del modello episodico.
È stata quindi una scelta giusta? Episode Two ci potrebbe far sperare in un si come risposta, ma l’assenza di Episode Three alimenta ancora questo dubbio.

Articolo di Sergio Novelli

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