sabato 25 luglio 2020

Nostra Signora dei Sospiri

"Cosa fanno le streghe?"
"Il male, nient’altro al di fuori di quello."

Dopo l’uscita di Profondo Rosso nel 1975, una svolta puramente horror nel cinema di Dario Argento poteva sembrare senza alcun dubbio naturale. Il progressivo abbandono degli elementi “gialli” è cosa nota nell’opera sopracitata, favorendo un’atmosfera più macabra e con marcati elementi gore. Questa svolta non poteva che perfezionarsi nel film successivo. Nel 1977 esce nei cinema Suspiria, il film che segna la totale aderenza al mondo dell'orrore del Maestro romano e che lo ha reso famoso il tutto il mondo. 
Le fonti di ispirazione dell’opera sono molteplici; in un’intervista Argento afferma di aver avuto una prima intuizione durante un viaggio percorso attraverso le città di Torino, Lione e Praga, che lo ha poi portato ad una Scuola di Waldorf vicino Basilea, ed è proprio da qui che il regista decide di cogliere le fondamenta dell’ambientazione principale del proprio film, ovvero l’Accademia di Danza di Friburgo.

Sicuramente di fondamentale importanza è l’apporto di Daria Nicolodi, l’allora compagna del regista, in fase di sceneggiatura. L’attrice fiorentina (che inizialmente era stata scelta come attrice protagonista del film) contribuisce a rafforzare l’aura mistica e fiabesca della pellicola, rifacendosi in particolar modo a fiabe popolari quali Alice nel Paese delle Meraviglie e Biancaneve, riprendendovi, ad esempio, la presenza minacciosa della classica strega. Non è un caso che lo stesso Argento chiese al direttore della fotografia del film, Luciano Tovoli, di guardarsi ripetutamente il Biancaneve e i Sette Nani di Walt Disney per riprenderne i cromatismi. 
Montaggio de Il Sorpasso Cinema
La stessa Nicolodi ha inoltre raccontato della grande importanza che ebbero le storie di Yvonne Loeb, sua nonna materna e celebre pianista francese, che le raccontava della sua esperienza in una scuola musicale dove l’insegnamento in realtà era una copertura a quelli che erano veri e propri studi occulti di magia nera. Per raggiungere i già citati “cromatismi fiabeschi”, Tovoli suggerì di impiegare una pellicola a bassissima sensibilità che richiedesse, di conseguenza, una grande quantità di luce per illuminare l’inquadratura, accentuandone in maniera marcata i colori.

Oltre che al cinema di animazione, lo stesso Argento dichiara di essersi ispirato al cinema espressionista tedesco per quanto riguarda la composizione dell’inquadratura e la sua conseguente simmetria, oltre che al cinema fantastico di Méliès, riprendendone i trucchi e gli effetti speciali effettuati per la maggior parte direttamente in produzione e non in post. 
Copertina dell'audiolibro di Suspiria de Profundis letto Laurence R. Harvey
"La seconda delle sorelle è chiamata Mater Suspiriorum, Nostra Signora dei Sospiri. Non scala mai le nuvole, né si allontana sui venti. Non porta diadema. E i suoi occhi, se pur qualcuno potesse vederli, non sarebbero né dolci né astuti; nessun mortale saprebbe leggere in essi la loro storia; li troverebbe pieni di sogni morenti e relitti di estasi dimenticate. Ma ella non alza gli occhi; il suo capo, su cui è posato un turbante in brandelli, è in eterno reclinato, è in eterno nella polvere. Non piange, non geme. Ma sospira impercettibilmente a intervalli. Sua sorella, Madonna, è spesse volte tempestosa e frenetica, inveisce a gran voce contro il cielo e chiede che le rendano i suoi cari. Ma Nostra Signora dei Sospiri non grida mai, non sfida mai, non sogna aspirazioni ribelli. È umile fino all'abiezione. La sua è la sottomissione di chi non spera. Può mormorare, ma solo in sogno. Può sussurrare, ma solo tra sé nella penombra. Brontola, talvolta, ma solo in luoghi solitari, desolati come lei è desolata, in città diroccate e quando il sole è sceso al suo riposo.
Innegabile, se non palese, anche l'ispirazione all'opera "Suspiria de profundis" (Sospiri dal Profondo) di Thomas de Quincey del 1845, ispirato al soggiorno milanese dell'autore ed alla sua fascinazione nei riguardi di casa Imbonati, detta infestata e maledetta, e riguardo le storie di spettri che la circondavano. Nella narrazione fa capolino un aneddoto dello scrittore, un sogno che ebbe ad Oxford, riguardante la dea Levana che gli avrebbe mostrato in sogno tre entità dalle fattezze femminili, tre sorelle: Mater Lacrimarum, "Nostra Signora delle Lacrime", la più anziana; Mater Suspiriorum, "Nostra Signora dei Sospiri"; infine Mater Tenebrarum: "Nostra Signora delle Tenebre", la più giovane. Le tre donne vengono battezzate con il nome di Tre Matres, le Tre Madri del dolore. La prima Madre, Lacrimarum, rappresenta la disperazione, la seconda, Suspiriorum, l'impossibilità di reagire al destino mentre la terza, la più terribile di tutte, Tenebrarum, è l'incarnazione di follia, omicidio e morte. Inutile dire che la trilogia delle Tre Madri che parte con Suspiria trae da quest'opera le sue fondamenta.

Girato principalmente in Germania, fra i boschi della Foresta Nera, Friburgo e Monaco di Baviera, Argento sceglie la Casa della Balena di Friburgo, immenso palazzo cinquecentesco, per il “ruolo” della sinistra accademia di danza, all’interno della quale è ambientato gran parte del film. Per accentuare ulteriormente questa atmosfera maligna di cui il film è pregno, Argento decide di ambientare una delle scene più celebri del film nella Konigsplatz di Monaco di Baviera, uno dei luoghi simbolo del nazismo, dove i militanti del Terzo Reich si radunavano periodicamente e nella quale venne consumato uno dei più grandi bucherverbrennungen (roghi di libri), il 10 maggio del 1933.
Anche alla luce delle sue varie ispirazioni, 'Suspiria' è una fiaba nera, un appariscente fantasy dalle tematiche cupe e violente ma anche il racconto di una società ben organizzata idealmente perfetta ed evoluta, basata su un ethos antico e indiscutibile. Una società che vive della contraddizione tra la sua raffinatezza ed il suo carattere oligarchico e dispotico, che non accetta sconvolgimenti e punisce con la morte chiunque ne minacci la stabilità. 

La storia è quella della ballerina americana Suzy Bannion (Jessica Harper) che si reca presso la prestigiosa accademia di danza di Friburgo. Il sipario si apre proprio nell'aeroporto tedesco dove la giovane atterra: una vasta struttura di vetro e di acciaio, una specie di protezione, di contenitore per la ragazza che si avvicina inesorabilmente assieme alla macchina da presa al proprio destino da cui la separa una semplice porta scorrevole. Questa porta apre ad una Germania notturna tempestosa, un ambiente desolante in cui Suzy appare terribilmente isolata (anche data la barriera linguistica tra sè e gli abitanti del posto), il tutto accompagnato dal maestoso tema principale della colonna sonora del film ad opera dello storico collettivo progressive rock italiano dei Goblin. Una melodia macabra, un inno alla morte e un richiamo alle sciagure che attendono Suzy, l'indistinguibile segno dell'incombenza del male. La prima caratteristica di 'Suspiria' che salta all'occhio è, chiaramente, l'ampia gamma di colori di cui fa uso data dalla brillante scelta fotografica ad opera di Tovoli. Ciò si può ravvisare sin dai primi attimi, così come dai primi piani della candida Jessica Harper dentro al taxi, sul cui viso fradicio per la pioggia si riflette una luce giallastra. Per portare in scena questo mondo surreale Argento sfrutta tanto delle prospettive intime quanto punti di vista nascosti, lontani nel tempo e nello spazio e irriconoscibili dagli altri personaggi in scena, così come lente e lunghe carrellate che seguono attentamente le giovani vittime nei maestosi naturali e artificiali che percorrono continuamente. 
Dopodiché si raggiunge la scuola, un imponente edificio barocco dal colore rosso vermiglio e dalle decorazioni dorate, che spicca in modo del tutto innaturale nel mezzo della fitta foresta tedesca. L'arrivo di Suzy nell'accademia coincide con un feroce delitto: l'uccisione di due giovani, una delle quali era appena stata espulsa e che la nuova arrivata aveva incrociato mentre fuggiva delirante dall'istituto. Altro elemento fondamentale sono i diversi ambienti in cui si muovono i personaggi, generalmente gli interni della scuola, dall'architettura talmente assurda e contorta che sembra cambiare e capovolgersi di scena in scena dando il senso di una gabbia, di una trappola da cui le vittime non hanno modo di scappare. 

Suzy entra a far parte del mondo, dell'ecosistema di questa scuola che è gestita da una cerchia di insegnanti dal carattere fortemente aristrocratico, nobile quanto gli sfarzosi arredamenti e decorazioni di cui si circondano. Un ambiente non ostile, ma nemmeno accogliente e del tutto asettico da cui l'Americana continua a sentirsi in qualche modo oppressa e intimidita. Qui fa la conoscenza di Sara un'altra studentessa estremamente dubbiosa circa le modalità dell'assassinio recentemente avvenuto, che conosceva una delle due vittime e aveva indagato assieme ad essa sulle origini dell'accademia. 
La vita delle ballerine prosegue ma l'atmosfera all'interno della scuola è molto strana e Suzy spesso ha dei mancamenti, si sente come privata delle proprie energie. Col tempo iniziano a susseguirsi fatti raccapriccianti quali un'invasione di larve dalla soffitta che iniziano a piovere nei dormitori come fosse un piaga biblica; o un misterioso rantolo, un pesante sospiro che si ode nella notte e che Sara sostiene appartenga alla misteriosa direttrice (in una sequenza in cui la silhouette della 'regina nera' è magistralmente messa in scena con l'espediente della sua ombra proiettata nella notte color rosso sangue su di un telo, oltre il quale le due giovani non possono vedere nulla); o la violenta morte del pianista cieco Daniel (Miguel Bosè) il quale, ritrovatosi di notte in una piazza vuota, viene circondato da delle ombre sinistre (che ricordano la classica immagine delle streghe a cavallo delle scope volanti) per poi essere inaspettatamente attaccato e sbranato dal suo fedele cane guida. 

Quando Sara comincia a scoprire troppo circa i segreti dell'accademia viene uccisa a sua volta, ma lascia alla studentessa americana gli indizi necessari per far luce sulla vera natura del luogo. Così, nel finale del film, in un delirante e cacofonico climax di immagini raccapriccianti Suzy finalmente ricollegherà tutti gli elementi misteriosi appresi nel corso della storia e svelerà i segreti della congrega di streghe (seguendo precisamente il rumore dei loro passi, sfruttando l'arte della danza che loro stesse le avevano tramandato) per ritrovarsi finalmente faccia a faccia con Helena Markos, Mater Suspiriorum.
Impossibile non sprecare anche altre due parole sulla sua colonna sonora, precedentemente solo accennata, composta dalla band italiana dei Goblin, collaboratrice storica di Dario Argento che ricevette fama mondiale con il suo operato nel film precedente del cineasta, "Profondo Rosso". Composto da 12 canzoni (8 contenute nel vinile originale con altre 4 aggiunte nelle riedizioni successive come bonus tracks ed altre 10, tra cui take differenti, nell'edizione speciale dei 40 anni), l'album "Suspiria" è ancora il più ascoltato della band, considerato dal compositore Claudio Simonetti il suo capolavoro assoluto. Nel 2011 la title track di Suspiria, riedita anche come b-side dell'album "Blind Concert", venne utilizzata per il trailer del film "Jane Eyre" di Cary Fukunaga. Nel 2018, a decenni di distanza dalla composizione, Claudio Simonetti tornò in tour con l'album in modo da promuovere la prossima uscita di un remake. 

L’idea di realizzarne un remake nacque nel 2000 quando Luca Guadagnino convinse i creatori del film originale a produrlo. Successivamente Guadagnino offrì il progetto a David Gordon Green ma alcuni conflitti finanziari non permisero al primo progetto di vedere la luce.
Isabelle Fuhrman avrebbe avuto il ruolo da protagonista nel remake di David Gordon Green
Nel 2015, alla 72ma Mostra del Cinema di Venezia, Guadagnino annunciò di avere l'intenzione di dirigere il remake di Suspiria con gli attori principali del suo film A Bigger Splash (che, tra l’altro, era presentato in anteprima al festival) ma solo Tilda Swinton e Dakota Johnson tornarno per questo
film. Rivelò poi che la sua versione doveva essere ambientata a Berlino intorno al 1977 pertanto fu chiaro che il film non fu un semplice remake ma (come disse lui) un omaggio alla "potente emozione" che provò quando vide per la prima volta il film originale.

Di seguito trascrivo la sua intervista così come riportata su Wikipedia:
Ero molto terrorizzato, ma come sempre quando c’è qualcosa che ti terrorizza, ne sono stato completamente attratto. Penso che il processo con cui quel film ha influenzato la mia psiche probabilmente non si è ancora fermato, il che è qualcosa che accade quando ti imbatti in un lavoro dall’alto spessore artistico come Suspiria. Penso che il film che ho realizzato, in un certo senso, rappresenti alcuni degli strati della mia educazione, guardando il film per la prima volta ed ossessionandomici”.
Dario Argento ha bocciato il remake di Guadagnino ed espresso il suo dissenso più volte
Nel 2016, Argento, dal canto suo, in una intervista su Indiewire espresse il suo dissenso verso la produzione del film con la seguente dichiarazione:
O lo fai alla stessa maniera – nel qual caso, non è un remake ma una copia, la quale sarebbe  inutile– o cambi le cose e quindi fai un altro film. Se è questo il caso perché chiamarlo Suspiria?".
Il film difatti non fu un vero remake bensì la reintepretazione personale di Guadagnino, risultando un opera diversa dall’originale ma concettualmente molto simile a quella di Argento.

La trama di questo remake segue più o meno quella del film di Argento: la giovane americana Susie Bannion si trasferisce nella Germania del 1977 per frequentare una rinomata scuola di danza. All'interno di quelle mura però, strane cose accadono, tra cui la misteriosa scomparsa di un'allieva che sosteneva che l'accademia fosse gestita da una congrega di streghe. Nel frattempo, lo psicoterapeuta della ragazza scomparsa, il dottor Klemperer, cerca di scoprire la verità dietro la sparizione della sua paziente e cosa succeda veramente all’interno di quelle mura.
Concentrandoci sul lato tecnico, vi è molto da dire. Partendo dalla colonna sonora curata da Thom Yorke (cantautore inglese celebre per essere il frontman dei Radiohead), davvero spettacolare. Passando alla fotografia, Guadagnino ha preferito usare colori freddi/invernali, un grosso cambiamento rispetto a quelli neon e vividi dell'originale. Il rosso rimane comunque molto presente, che sia quasi impercettibile all'interno delle stanze della scuola o un neon intenso nella sequenza finale del sesto atto, che richiama l'uso dei colori nella pellicola di Argento. Le ottime ambientazioni mostrano una Berlino sporca e priva di colori, e questa scelta ricade anche sull’esterno della scuola di danza che assume una tonalità sul verde chiaro. Alcune riprese non hanno fatto altro che sottolineare la bellezza di questo remake, come la sequenza di danza nel quinto atto e le svariate scene oniriche. Gli attori dimostrano tutti il loro valore: un riconoscimento va, oltre a Dakota Johnson che ha interpretato splendidamente la protagonista, a Tilda Swinton che non solo ha dato vita al personaggio di Madame Blanc, ma ha anche interpretato altri due ruoli tra cui Helena Markos e lo stesso dottor Klemperer.

Il remake, però, non è una copia carbone fedele all'originale: la trama cambia radicalmente nell'atto finale, lasciando gli spettatori sicuri di star per vedere un rifacimento del finale originale stupefatti e, in un certo senso, anche confusi dal colpo di scena che mai qualcuno avrebbe potuto prevedere. Interessante come, sempre nell'opera di Guadagnino, in un certo senso, si guardi avanti nel franchise, introducendo il concetto di Tre Madri, tre antiche e potenti streghe, al centro dell'omonima trilogia di film di Dario Argento iniziata proprio con "Suspiria" e proseguita con "Inferno", film nel quale s'introduce il concetto, e terminata con l'insuccesso di pubblico e critica che fu "La terza madre", con sua figlia, Asia Argento, come protagonista. Anche il modo in cui l'orrore è veicolato viene alterato, preferendo situazioni inquietanti senza mostrare davvero nulla al protagonista (se non la famigerata strega, con un makeup davvero ben realizzato) a differenza dello splatter dell'originale, reminescente di quei gialli da cui Argento partiva e che ispirerà, in buona parte, il filone slasher che sarebbe ufficialmente partito qualche anno dopo con l'opera di John Carpenter. Altra implementazione inedita è il dr. Klemper, un personaggio che ricopre un ruolo inedito nell'universo del film di Guadagnino e che non si rifà davvero a nulla del film di Argento, un personaggio con radici nell'orrore del nostro mondo, testimone di quell'incubo che fu l'Olocausto, e di un orrore ultraterreno nel quale precipita, una sorta di collegamento tra il nostro mondo e quello della pellicola, de facto, il vero protagonista dell'opera. 
"Ogni singolo frame di Suspiria è realizzato con un'ammirabile attenzione artistica al colore."
(-John Kenneth Muir)

L'opera originale di Dario Argento, però, non ha generato solo un remake, né, tantomeno, ha solo ispirato solo una serie televisiva cancellata nel 2016 prima di entrare in produzione, bensì si pone come uno dei pilastri del cinema horror moderno, un film di cui eredità non ostina a spegnersi e che continua ad essere omaggiato e citato dai più variegati cineasti del mondo. Dal tedesco "Der Nachtmahr" fino ai più recenti "Cam" di Daniel Goldhaber o "Variant" di Joe Meredith, la bicromia che Argento portò sullo schermo nel 1977 è oramai sinonimo di luci di un film horror, il rosso ed il blu che s'incontrano e si scontrano sono entrati nel linguaggio cinematografico horrorifico e non intendono uscirne. Appare ovvio, anche, che il film venga più volte citato direttamente, come in "Scream 4", "American Horror Story: Hotel" o addirittura la serie televisiva comica "The Office". 

Non va, per giunta, precluso l'impatto, già accennato in precedenza, che il film ebbe sul futuro del genere slasher, frutto di quel giallo più violento di cui Dario Argento stesso era portavoce che, a metà anni '80, avrebbe intrapreso un "twist" paranormale, magico, con pellicole come "A Nightmare on Elm Street" o, più avanti nel tempo, "Wishmaster". 
Illustrazione originale di Cristiano Baricelli
Un classico dell'horror nostrano ed internazionale, in sostanza, che continua ad affascinare, ispirare e terrorizzare ancora dopo quasi 50 anni, un tripudio dell'arte cinematografico ed un perfetto esempio di come l'horror ne faccia parte a pieno diritto. Un vero e proprio caso di Arte dell'Orrore

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