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venerdì 13 ottobre 2023

Horror Moth Podcast: Nascita e morte di Jason Voorhees (Speciale Venerdì 13) (S1E7)

Dopo il successo di "Halloween" del 1978, il film che ha fatto entrare ufficialmente lo slasher nella cultura di massa mondiale fu "Venerdì 13" del 1980, seguito da numerosi sequel già a partire dall'anno successivo. Ma il suo stato di cult non lo salva dalle varie pecche che affliggono il franchise...

Nicholas Gironelli, novizio della saga, si confronta con Robb P. Lestinci e Lorenzo Spagnoli, che tra uno shot e l'altro riveleranno dettagli di produzione in molti casi più interessanti (e terrificanti) dei film stessi, in una maxi puntata speciale sui primi quattro capitoli della serie.
Illustrazione originale di Cristiano Baricelli
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FONTI CITATE
LETTURE CONSIGLIATE
PRESENTATORI
ILLUSTRAZIONE DI
MIXING E REVISIONE DI
GRAFICHE DI

sabato 17 settembre 2022

Breve Guida Introduttiva al Genere Slasher

SLASHER (derivato dell'inglese "to slash", "colpire con una lama affilata"), un sottogenere cinematografico dell'horror, spesso contaminato con elementi del giallo o del thriller, può essere considerato il genere da cui deriva poi l'Home Invasion.

Gli elementi principali del genere comprendono: un killer, spesso mascherato o sfigurato (seppur certe volte non sia nessuna delle due cose, come ne "La vendetta di Brian" o Angela Baker nella saga di "Sleepaway Camp") armato di un oggetto contundente e/o affilato (cosa si classifichi come tale può essere oggetto di dibattito: certo, Jason, Michael e Chucky usano classici coltelli o lame in generale, ma Pumpkinhead usa i suoi artigli, la sua coda robusta e i denti aguzzi; Freddy Krueger e il Wishmaster letteralmente qualsiasi cosa passi per la loro testa in quel momento e non necessariamente un'arma, ad esempio il personaggio di Johnny Depp nel primo "Nightmare" viene risucchiato e "frullato" dal suo letto), un gruppo di teenagers/giovani adulti (possono esservi anche adulti, come nel caso di "The Windmill", ma il genere in sè nasce per far gola agli adolescenti), luogo isolato (o comunque limitato, ad esempio Freddy non potrà uccidere qualcuno in Grecia, ma solo chi è di Elm Street; questo però non implica che il luogo del killer non possa cambiare, ad esempio Jason, se portato nello spazio, ucciderà lì, perché sarà il suo nuovo spazio circostritto) e una final girl (in certi casi i sopravvissuti possono essere più di uno, come nel caso di "Scream", o un maschio, come Tommy Jarvis della saga di "Venerdì 13").  Altri elementi tipici, ma non obbligatori, sono: nudità o sesso (anche per l'equazione sesso=morte spesso associata al genere), la presenza di un personaggio che "avverte" il gruppo di sventurati e la caratteristica peculiare che il killer sia immortale, non possa essere ucciso con modalità convenzionali o che possa resuscitare sotto determinate circostanze o, addirittura, a priori (Art the Clown di "Terrifier", Freddy Krueger, Jason Voorhees, persino Leslie Vernon di "Behind the Mask").

Il film capostipite del genere è spesso riconosciuto in "Halloween" del 1978 del regista statunitense John Carpenter. Il film segue la giovane Laurie Strode (Jamie Lee Curtis, che solo due anni dopo tornerà come final girl di "Prom Night" e "Terror Train"), una babysitter che, durante la notte di Halloween, dovrà fare i conti con l'innaturale e fredda malvagità del killer mascherato Michael Myers, braccato al contempo dal dr. Samuel Loomis (Donald Pleasence), tra un adolescente ucciso e l'altro. Nonostante ciò, ci sono alcuni precursori: tra i più vecchi troviamo "Il pensionante" di Hitchcok del '27 e "M" di Fritz Lang del '31, ma quelli più spesso riconosciuti come veri e propri precursori sono "L'occhio che uccide" di Michael Powell e "Psycho" di Alfred Hitchcock, entrambi del '60. 

Le pellicole che però, più di tutte, detteranno i caratteri dello slasher sono "Death House" del '72, prodotto dal futuro fondatore della Troma Lloyd Kaufman, "Non aprite quella porta" di Tobe Hooper del '74, "The Town That Dreaded Sundown" di Charles B. Pierce del '76 (che ispirerà pesantemente il secondo capitolo di "Venerdì 13"), e "Black Christmas" di Bob Clark dello stesso anno. Nonostante siano uscite prima dell'inizio effettivo del genere, sono retroattivamente considerabili slasher a pieno titolo, o al massimo "protoslasher". In Italia, intanto, dagli anni '60, si sviluppa il genere Giallo, che, specialmente in pellicole come "Sei donne per l'assassino" e il violentissimo "Reazione a catena" di Mario Bava del '64 e del '71 rispettivamente, "L'uccello dalle piume di cristallo" del '70 di Dario Argento, "Torso" di Sergio Martino del '73 e "Alice, Sweet Alice" di Alfred Sole del '76, ispirerà molti elementi comuni dello slasher, al punto che, in certi casi, la distinzione tra i due generi possa risultare ardua. 
Illustrazione originale di Philippe Bertrand (@bashi.buzuk)
All'indomani dei guadagni di "Halloween", numerosi cineasti, più o meno talentuosi, si sono cimentati nel creare il proprio slasher. Il più importante, sotto quest'ottica, dei primi anni, è indubbiamente "Venerdì 13" di Sean S. Cunningham. La pellicola segue un gruppo di adolescenti, compreso un giovanissimo Kevin Bacon, in un campo estivo nei pressi del Lago Crystal Lake (i campeggi diverranno una location privilegiata per il genere slasher, ripresa ad esempio da "The Burning", "Sleepaway Camp" o i più recenti "The Final Girls" e "Fear Street 1978", proprio grazie a questo film), costretti a fare i conti con un misterioso killer spietato, di cui identità rimane segreta per gran parte della durata. Solo nel finale, infatti, il killer si rivelerà essere Pamela Voorhees, madre del ben più famoso e iconico Jason, che debutterà come assassino nel secondo capitolo della saga, diretto da Steve Miner, e che indosserà la sua iconica maschera da hockey soltanto nel film ancora dopo. 

Dopo il successo iniziale tra il '78 e l'84, il periodo di boom dello Slasher tracolla ed esso stesso risulta sempre più contaminato con altri generi, specialmente per via del successo di "A Nightmare on Elm Street" di Wes Craven e del suo killer dai poteri soprannaturali, Freddy Krueger (interpretato dal leggendario Robert Englund), di cui, tema onirico, venne già trattato qualche anno prima dallo slasher arthouse "The Slayer" nel 1982 e ripreso, seppur sotto un'ottica meno paranormale, solo un anno dopo il film di Craven, anche in "Venerdì 13 Parte 5". Quando lo Slasher sembrava esser diventato un relitto del passato, un genere morente e incapace d'innovarsi da tempo, fatto solo di sequel sempre più scadenti e demenziali, se non per le occasionali perle come "Candyman" del '92 di Bernard Rose e con un iconico e magistrale Tony Todd, che però costuivano un'eccezione straordinaria più che una regola, il ritorno di Wes Craven con "New Nightmare" nel '94 e "Scream" nel '96 condusse ad un nuovo rinascimento Slasher, ora carico di elementi metanarrativi. L'intuizione di uno slasher con tale struttura e tono, però, arrivò circa 10 anni prima anche a Bill Froehlich che, nonostante non troverà mai la fama meritata, con il suo "La scuola degli orrori", influenzerà pesantemente Craven e "Scream" in particolare, compreso il design dell'iconico assassino Ghostface. Inoltre, nel 1988, anche "Sleepaway Camp 2: Unhappy Campers" di Michael A. Simpson (sequel del ben più serio e noto, ma anche tecnicamente inferiore, "Sleepaway Camp" di Robert Hiltzik del 1983), con la sua carismatica killer transessuale e dal tragico passato Angela Baker (Pamela Springsteen) precedette il capolavoro di Craven nel seminare i semi per uno slasher metanarrativo e autoreferenziale, con numerosi rimandi ai film del genere di quegli anni e inside jokes.

È proprio tra fine anni '90 e inizio 2000, che la Full Moon Features, una casa di produzione nota, principalmente, per i suoi horror scadenti, inizia a produrre numerosi titoli slasher dalla qualità varia, seppur spesso bassa, capaci, comunque, di entrare nell'immaginario degli appassionati. La casa ebbe il suo primo successo già nell'89 con "Puppet Master", seguendo il filone di slasher con bambolotti reso famoso da "La bambola assassina" di Tom Holland dell'anno prima e lanciato da Stuart Gordon (regista di "Re-Animator") nell'87 con "Dolls". A tale pellicola, seguiranno il simile "Demonic Toys" (con la quale "Puppet Master" avrà anche un crossover) e "Killjoy". Nello stesso tempo, altre pellicole minori s'inseriranno nel panorama slasher, a partire dal già citato "Pumpkinhead", arrivando allo scadente "Leprechaun", con una Jennifer Aniston all'inizio della sua carriera.
Illustrazione originale di Philippe Bertrand (@bashi.buzuk)
Gli anni 2000, però, non sono stati clementi col genere e, dopo che una carrellata di reboot e remake di saghe e titoli classici (oltre che un crossover tra i franchise di "Venerdì 13" e "Nightmare", "Freddy vs Jason") si rivelarono flop economici e di critica, lo Slasher sembrò essere morto nuovamente. Solo "Quella casa nel bosco" di Drew Goddard del 2011 e, in parte, la saga di "Hatchet" di Adam Green sembrarono avere un minimo di successo. 

Con la svolta dello streaming, però, molte saghe hanno trovato il loro posto nel piccolo schermo e altre, originali, hanno avuto inizio: la serie "Scream" debutta su MTV nel 2015, un anno dopo la segue "Slasher", prima di Chiller, poi di Netflix ed infine di Shudder, successivamente si aggiungono anche "American Horror Story 1984" nel 2019, "Chucky" nel 2021 e diverse altre. 

Il ritorno al grande schermo, invece, risulta più lento e progressivo: dopo il successo nella nicchia del film "Terrifier" del 2016, "Auguri per la tua morte" del 2017 si rivela un successo commerciale al botthegino mainstream e spinge diversi registi a provare a tornare allo slasher con un vena più comica, d'altro canto, un anno dopo, David Gordon Green riporta Michael Myers al cinema col suo "Halloween", seguendo il trend dei requel in voga e dimostrando che anche vecchie saghe possono ancora portare guadagni. Il culmine della terza rinascita dello Slasher si configura nello straordinario successo commerciale della trilogia "Fear Street" di Netflix nell'estate 2021, che conduce a "Candyman" dello stesso anno, sulla falsariga dell'"Halloween" di Green. Simultaneamente esce l'italianissimo e zoppicante "A Classic Horror Story" di Netflix, che precede di qualche mese il profittevole "Halloween Kills" dello stesso anno (seguito l'anno dopo dal meno performante "Halloween Ends"). Nel 2022, il successo commerciale e di critica di "Scream" e dell'estremo "Terrifier 2", accompagnati da diversi altri titoli, tra i quali un requel di "Non aprite quella porta" di Netflix, riportano il genere all'attenzione delle masse, consolidandone il ritorno in auge. Rilevante ricordare che il 2022 segna anche l'approdo al genere della casa indipendente A24 (che già si era fatta notare nell'horror producendo film come "The Lighthouse") con il visivamente imponente e complessivamente ottimo "X" di Ti West, il suo prequel "Pearl" e "Bodies Bodies Bodies" di Halina Reijn
Illustrazione originale di Philippe Bertrand (@bashi.buzuk)
È oggetto di dibattito se "Alien" di Ridley Scott del '79, "The Shining" di Stanley Kubrick dell'80, la saga di "Final Destination" e quella di "Unfriended" possano essere considerate slasher. I titoli elencati condividono diverse similitudini col genere, in particolar modo in "Alien" dove ogni elemento cardine può essere ritrovato, ma, per varie regioni (come nel caso di "Final Destination" e "Unfriended" in quanto il killer non è una presenza fisica) non mettono d'accordo tutta la critica e il pubblico circa la loro classificazione.

Nel mondo dei videogiochi il genere debutta con vari giochi tie-in dei titoli di punta nelle sale, come il noto ed iconico "Venerdì 13" per NES del 1989. La serie survival horror di "Clock Tower" del 1995 è considerabile il primo slasher "originale" videoludico di successo. 

Lo slasher trova finalmente il suo coronamento come un genere prolifico e di successo con l'uscita di "Dead by Daylight" del 2016, prodotto da Behaviour Studios, che crea un videogame survival horror in multiplayer dove una parte di giocatori interpreta il ruolo dei sopravvissuti in cerca di fuga da un altro giocatore, il killer, che darà loro la caccia. Il titolo, attraverso DLC, ha aggiunto inoltre varie icone dal mondo del cinema, a partire da Michael Myers, e anche di altri franchise horror slegati dallo slasher, come il Demogorgone di "Stranger Things" o Sadako di "Ring". Negli anni a seguire escono titoli con meccaniche simili, compreso il virale "Among Us" del 2020 e "Venerdì 13 - Il videogioco" qualche anno prima. 
Illustrazione originale di Philippe Bertrand (@bashi.buzuk)
Nella musica il genere viene frequentemente citato in pezzi metal e horrorcore e viene celebrato direttamente, assieme all'horror in generale, in "The Silver Scream" e "Welcome to Horror Wood - The Silver Scream 2" degli Ice Nine Kills

Il genere, seppur a un livello assai minore, si è diffuso anche nei fumetti, principalmente con titoli tie-in ai film similmente ai videogames, ma anche con titoli originali come "Harrower" di Justin Jordan della BOOM! Studios, e nella letteratura, con romanzi come "Killer River" di Cameron Robique o "Clown in a Cornfield" di Adam Cesare. Inoltre, per lo stesso discorso per cui il film di "Psycho" si può considerare un predecessore, così può fare il libro originale di Robert Bloch del '59. 

Icone del genere e rispettive saghe/film:
Leatherface, "Non aprite quella porta" (1974-2022)
Michael Myers, "Halloween" (1978-in corso)
Mary Lou Maloney, "Prom Night" (1980-2008)
Jason Voorhees, "Venerdì 13" (1980-2017)
Angela Baker, "Sleepaway Camp" (1983-2008)
Freddy Krueger, "Nightmare" (1984-2010)
Santa Claus, "Silent Night Deadly Night" (1984-2012)
Matt Cordell, "Maniac Cop" (1988-1993)
Pumpkinhead, "Pumpkinhead" (1988-2007)
Chucky e Tiffany, "La bambola assassina" (1988-in corso)
• Blade, "Puppet Master" (1989-in corso)
• Baby Oopsy Daisy, "Demonic Toys" (1992-2021)
Candyman, "Candyman" (1992-2021)
Lubdan, "Leprechaun" (1993-2018)
Ghostface, "Scream" (1996-in corso)
The Djinn, "Wishmaster" (1997-2002)
Fisherman, "So cos'hai fatto" (1997-2021)
Killjoy, "Killjoy" (2000-2019)
Tre Dita, "Wrong Turn" (2003-in corso)
Mick Taylor, "Wolf Creek" (2005-in corso)
Leslie Vernon, "Behind the Mask" (2006)
Victor Crowley, "Hatchet" (2006-2017)
Art the Clown, "Terrifier" (2008-in corso)
Babyface, "Auguri per la tua morte" (2017-2019)

Altri titoli famosi o degni di nota:
• "Reazione a catena", diretto da Mario Bava (1971)
• "Death House", diretto da Theodore Gershuny (1972)
• "Black Christmas", diretto da Bob Clark (1974)
• "Savage Weekend", diretto da David Paulsen (1976)
• "The Town That Dreaded Sundown", diretto da Charles B. Pierce (1976)
• "Tourist Trap", diretto da David Schmoeller (1979)
• "Maniac", diretto da William Lustig (1980)
• "Motel Hell", diretto da Kevin Connor (1980)
• "Terror Train", diretto da Roger Spottiswoode (1980)
• "The Burning", diretto da Tony Maylam (1981)
• "My Bloody Valentine", diretto da George Mihalka (1981)
• "The Prowler", diretto da Joseph Zito (1981)
• "The Funhouse", diretto da Tobe Hooper (1981)
• "Slumber Party Massacre", diretto da Amy Jones (1982)
• "Alone in the Dark", diretto da Jack Sholder (1982)
• "Pieces", diretto da Juan Piquer Simón (1982)
• "The Slayer", diretto da J. S. Cardone (1982)
• "April Fool's Day", diretto da Fred Walton (1986)
• "The House on Sorority Row", diretto da Mark Rosman (1983)
• "Camping del Terrore", diretto da Ruggero Deodato (1986)
• "Jolly Killer", diretto da Peter Litten e Mark Ezra (1986)
• "Dolls", diretto da Stuart Gordon (1987)
• "La scuola degli orrori", diretto da Bill Froehlich (1987)
• "Deliria", diretto da Michele Soavi (1987)
• "Intruder", diretto da Scott Spiegel (1989)
• "Urban Legend", diretto da Jamie Blanks (1998)
• "Severance", diretto da Cristopher Smith (2006)
• "Quella casa nel bosco", diretto da Drew Goddard (2011)
• "Smiley", diretto da Michael J. Gallagher (2012)
• "Cat Sick Blues", diretto da Dave Jackson (2015)
• "The Final Girls", diretto da Todd Strauss-Schulson (2016)
• "Haunt", diretto da Scott Beck e Bryan Woods (2019)
• La trilogia di "Fear Street", diretta da Leigh Janiak (2021)
• "A Classic Horror Story", diretto da Roberto De Feo e Paolo Strippoli (2021)
• "Benny Loves You", diretto da Karl Holt (2021)
• "X - A Sexy Horror Story", diretto sa Ti West (2022)
• "Bodies Bodies Bodies", diretto da Halina Reijn (2022)
• "Pearl", diretto da Ti West (2022)

Serie famose:
• "Harper's Island", CBS (2009)
• "Scream", MTV (2015-2019)
• "Scream Queens", Fox (2015-2016)
• "Slasher", Chiller, Netflix, Shudder (2016-in corso)
• "Dead of Summer", Freeform (2016)
• "American Horror Story: 1984", FX (2019)
• "Chucky", Syfy (2021-in corso)
• "So cosa hai fatto", Amazon Prime Video (2021)

Videogiochi famosi:
• "Non aprite quella porta" per Atari 2600 (1982)
• "Halloween" per Atari 2600 (1983)
• "Nightmare" per NES (1989)
• "Venerdì 13" per NES (1989)
• "Night Trap" (1992)
• La saga di "Clock Tower" (1995-2016)
• "Illbleed" (2001)
• "Outlast" (2013)
• "Until Dawn" (2015)
• "Slayaway Camp" (2016)
• "Dead by Daylight" (2016)
• "Deceit" (2017)
• "Venerdì 13 - Il Videogioco" (2017)
• "Remothered: Tormented Fathers" (2018)
• "Among Us" (2020)
• "The Texas Chain Saw Massacre" (2023)

ARTICOLO DI
ILLUSTRAZIONI ORIGINALI DI
COPERTINA DI


REVISIONE DI
GIULIA ULIVUCCI

mercoledì 31 luglio 2019

Dalla tomba all'incubo (Recensione "Venerdì 13 Parte 5")

Iniziare con un veloce riepilogo dei capitoli precedenti appare da un lato utile per avere un'immagine d'insieme, ma dall'altro schiettamente futile in quanto, bene o male, sono tutti familiari con gli avvenimenti di Jason e del campo Crystal LakeL'unico avvenimento che vale la pena spiegare é che, in Capitolo IV, Jason muore, ucciso da un ragazzino di nome Tommy Jarvis (Corey Feldman de "I Goonies" e "Stand by Me") che, nel farlo, prova uno strano senso di piacere. E sì, Jason è morto davvero, nessun cliffhanger a fine film, nessuna possibilità di sopravvivenza: è morto. O almeno così parrebbe, perché gli eventi del sequel del "Capitolo Finale" sembrano indicare che Jason non sia morto del tutto, ma non nel modo che si potrebbe pensare.

"Venerdì 13 Parte V: Il terrore continua" ("Friday the 13th Part 5 - A New Beginning") è un film slasher del 1985 diretto da Danny Setinmann e scritto da quest'ultimo assieme David Cohen e Martin Kitrosser.
Sono passati anni dalla morte di Jason Voorhees (Tom Morga), ma l'oramai cresciuto Tommy Jarvis (John Shepherd) non é ancora riuscito a superare il trauma e si trova in un istituto psichiatrico per giovani menti turbate, il Pinehurts Halfway. A seguito di un omicidio causato da un raptus di un paziente, altre morti misteriose iniziano a risvegliare in Tommy ricordi familiari: che Jason sia tornato dalla tomba?

Il film è costantemente intervallato da incubi e visioni, un elemento nuovo per la narrativa della saga e che lo differenzia dagli altri capitoli di essa, rendendolo, probabilmente, il più particolare di tutti, dotato di una struttura, per quanto lineare e negli schemi, alterata in alcuni punti, cosa non così comune per una serie slasher.
Il focus si sposta da Jason Voorhees a Tommy Jarvis, de facto nemesi del killer mascherato che tornerà ad affrontarlo anche in capitolo 6, in un montaggio (archive footage) nel 7, in "Never Hike Alone", "Never Hike in the Snow", "Friday the 13th - The Game" del 2017 e nel fumetto "Freddy vs Jason vs Ash", divenendo una delle pochissime icone eroiche dello slasher, un personaggio del tutto atipico per il genere e che non trova veri e propri corrispondenti in saghe come "Nightmare" o "Halloween", in quanto entrambe sì, presentano eroi che ritornano (Nancy Thompson, ad esempio, o il professor Loomis), ma non eroi capaci di sconfiggere ogni volta il "boogieman" di turno restandone illesi.

Quello che conferisce fascino alla pellicola é proprio l'inquietante legame che si va a creare post-mortem tra Tommy e Jason, quasi a presagire che il primo sia destinato a seguire le orme del secondo, a continuarne la scia di morte, tenendo, così, viva la sua eredità, il suo spirito, che perennemente lo perseguita.
Per la prima volta dall'originale "Venerdì 13", inoltre, ci si richiede chi possa essere l'assassino, ridando un fattore di novità alla serie, rispolverando una saga che, altrimenti, rischiava di stagnarsi dopo 3 sequel che erano addirittura riusciti ad alzare l'asticella dell'originale. Ci si chiede se sia Tommy ad uccidere, se i suoi incubi siano segnali del suo inconscio, se Jason sia effettivamente tornato per lui o se si tratti di un terzo.

La scelta di portare il tema del sogno, dell'allucinazione, come focus centrale della pellicola non appare per nulla casuale, basta andare a controllare gli anni e ci renderemo conto che la pellicola é uscita un anno dopo il successo che fu "A Nightmare on Elm Street": andare a incorporarne l'elemento centrale fu senza ombra di dubbio una saggia mossa di marketing da parte della produzione. Si rischiava di restare oscurati dal guanto artigliato di Freddy Krueger e ciò non poteva venir ammesso ed ecco che, come per incanto, il dominio del regno onirico ora non é più solo un'esclusiva dello squartatore di Elm Street.
Sangue, improbabili uccisioni, scene quasi ridicole e sesso continuano a farla da padroni con ben 22 omicidi mostrati, il numero più alto del franchise fino a "Jason X", e numerose scene di ragazze in topless, prontamente eliminate in varie release home video e televisive e censurate definitivamente in Gran Bretagna.

Un film diverso con una formula già vista che dimostra che non servono grosse alterazioni per far andare avanti una saga incapace di morire come il suo protagonista.
Ultima curiosità che ritengo sia divertente sapere su questo film: tutti i poster della pellicola presentano maschere diverse di Jason, mai viste nella pellicola: il poster originale presenta una scintillante maschera da hockey moderna con gli occhi rossi, quella italiana una maschera celeste e quella del dvd una con righe rosse e non blu come nel lungometraggio.


Articolo di Robb P. Lestinci