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sabato 17 settembre 2022

Breve Guida Introduttiva al Genere Slasher

SLASHER (derivato dell'inglese "to slash", "colpire con una lama affilata"), un sottogenere cinematografico dell'horror, spesso contaminato con elementi del giallo o del thriller, può essere considerato il genere da cui deriva poi l'Home Invasion.

Gli elementi principali del genere comprendono: un killer, spesso mascherato o sfigurato (seppur certe volte non sia nessuna delle due cose, come ne "La vendetta di Brian" o Angela Baker nella saga di "Sleepaway Camp") armato di un oggetto contundente e/o affilato (cosa si classifichi come tale può essere oggetto di dibattito: certo, Jason, Michael e Chucky usano classici coltelli o lame in generale, ma Pumpkinhead usa i suoi artigli, la sua coda robusta e i denti aguzzi; Freddy Krueger e il Wishmaster letteralmente qualsiasi cosa passi per la loro testa in quel momento e non necessariamente un'arma, ad esempio il personaggio di Johnny Depp nel primo "Nightmare" viene risucchiato e "frullato" dal suo letto), un gruppo di teenagers/giovani adulti (possono esservi anche adulti, come nel caso di "The Windmill", ma il genere in sè nasce per far gola agli adolescenti), luogo isolato (o comunque limitato, ad esempio Freddy non potrà uccidere qualcuno in Grecia, ma solo chi è di Elm Street; questo però non implica che il luogo del killer non possa cambiare, ad esempio Jason, se portato nello spazio, ucciderà lì, perché sarà il suo nuovo spazio circostritto) e una final girl (in certi casi i sopravvissuti possono essere più di uno, come nel caso di "Scream", o un maschio, come Tommy Jarvis della saga di "Venerdì 13").  Altri elementi tipici, ma non obbligatori, sono: nudità o sesso (anche per l'equazione sesso=morte spesso associata al genere), la presenza di un personaggio che "avverte" il gruppo di sventurati e la caratteristica peculiare che il killer sia immortale, non possa essere ucciso con modalità convenzionali o che possa resuscitare sotto determinate circostanze o, addirittura, a priori (Art the Clown di "Terrifier", Freddy Krueger, Jason Voorhees, persino Leslie Vernon di "Behind the Mask").

Il film capostipite del genere è spesso riconosciuto in "Halloween" del 1978 del regista statunitense John Carpenter. Il film segue la giovane Laurie Strode (Jamie Lee Curtis, che solo due anni dopo tornerà come final girl di "Prom Night" e "Terror Train"), una babysitter che, durante la notte di Halloween, dovrà fare i conti con l'innaturale e fredda malvagità del killer mascherato Michael Myers, braccato al contempo dal dr. Samuel Loomis (Donald Pleasence), tra un adolescente ucciso e l'altro. Nonostante ciò, ci sono alcuni precursori: tra i più vecchi troviamo "Il pensionante" di Hitchcok del '27 e "M" di Fritz Lang del '31, ma quelli più spesso riconosciuti come veri e propri precursori sono "L'occhio che uccide" di Michael Powell e "Psycho" di Alfred Hitchcock, entrambi del '60. 

Le pellicole che però, più di tutte, detteranno i caratteri dello slasher sono "Death House" del '72, prodotto dal futuro fondatore della Troma Lloyd Kaufman, "Non aprite quella porta" di Tobe Hooper del '74, "The Town That Dreaded Sundown" di Charles B. Pierce del '76 (che ispirerà pesantemente il secondo capitolo di "Venerdì 13"), e "Black Christmas" di Bob Clark dello stesso anno. Nonostante siano uscite prima dell'inizio effettivo del genere, sono retroattivamente considerabili slasher a pieno titolo, o al massimo "protoslasher". In Italia, intanto, dagli anni '60, si sviluppa il genere Giallo, che, specialmente in pellicole come "Sei donne per l'assassino" e il violentissimo "Reazione a catena" di Mario Bava del '64 e del '71 rispettivamente, "L'uccello dalle piume di cristallo" del '70 di Dario Argento, "Torso" di Sergio Martino del '73 e "Alice, Sweet Alice" di Alfred Sole del '76, ispirerà molti elementi comuni dello slasher, al punto che, in certi casi, la distinzione tra i due generi possa risultare ardua. 
Illustrazione originale di Philippe Bertrand (@bashi.buzuk)
All'indomani dei guadagni di "Halloween", numerosi cineasti, più o meno talentuosi, si sono cimentati nel creare il proprio slasher. Il più importante, sotto quest'ottica, dei primi anni, è indubbiamente "Venerdì 13" di Sean S. Cunningham. La pellicola segue un gruppo di adolescenti, compreso un giovanissimo Kevin Bacon, in un campo estivo nei pressi del Lago Crystal Lake (i campeggi diverranno una location privilegiata per il genere slasher, ripresa ad esempio da "The Burning", "Sleepaway Camp" o i più recenti "The Final Girls" e "Fear Street 1978", proprio grazie a questo film), costretti a fare i conti con un misterioso killer spietato, di cui identità rimane segreta per gran parte della durata. Solo nel finale, infatti, il killer si rivelerà essere Pamela Voorhees, madre del ben più famoso e iconico Jason, che debutterà come assassino nel secondo capitolo della saga, diretto da Steve Miner, e che indosserà la sua iconica maschera da hockey soltanto nel film ancora dopo. 

Dopo il successo iniziale tra il '78 e l'84, il periodo di boom dello Slasher tracolla ed esso stesso risulta sempre più contaminato con altri generi, specialmente per via del successo di "A Nightmare on Elm Street" di Wes Craven e del suo killer dai poteri soprannaturali, Freddy Krueger (interpretato dal leggendario Robert Englund), di cui, tema onirico, venne già trattato qualche anno prima dallo slasher arthouse "The Slayer" nel 1982 e ripreso, seppur sotto un'ottica meno paranormale, solo un anno dopo il film di Craven, anche in "Venerdì 13 Parte 5". Quando lo Slasher sembrava esser diventato un relitto del passato, un genere morente e incapace d'innovarsi da tempo, fatto solo di sequel sempre più scadenti e demenziali, se non per le occasionali perle come "Candyman" del '92 di Bernard Rose e con un iconico e magistrale Tony Todd, che però costuivano un'eccezione straordinaria più che una regola, il ritorno di Wes Craven con "New Nightmare" nel '94 e "Scream" nel '96 condusse ad un nuovo rinascimento Slasher, ora carico di elementi metanarrativi. L'intuizione di uno slasher con tale struttura e tono, però, arrivò circa 10 anni prima anche a Bill Froehlich che, nonostante non troverà mai la fama meritata, con il suo "La scuola degli orrori", influenzerà pesantemente Craven e "Scream" in particolare, compreso il design dell'iconico assassino Ghostface. Inoltre, nel 1988, anche "Sleepaway Camp 2: Unhappy Campers" di Michael A. Simpson (sequel del ben più serio e noto, ma anche tecnicamente inferiore, "Sleepaway Camp" di Robert Hiltzik del 1983), con la sua carismatica killer transessuale e dal tragico passato Angela Baker (Pamela Springsteen) precedette il capolavoro di Craven nel seminare i semi per uno slasher metanarrativo e autoreferenziale, con numerosi rimandi ai film del genere di quegli anni e inside jokes.

È proprio tra fine anni '90 e inizio 2000, che la Full Moon Features, una casa di produzione nota, principalmente, per i suoi horror scadenti, inizia a produrre numerosi titoli slasher dalla qualità varia, seppur spesso bassa, capaci, comunque, di entrare nell'immaginario degli appassionati. La casa ebbe il suo primo successo già nell'89 con "Puppet Master", seguendo il filone di slasher con bambolotti reso famoso da "La bambola assassina" di Tom Holland dell'anno prima e lanciato da Stuart Gordon (regista di "Re-Animator") nell'87 con "Dolls". A tale pellicola, seguiranno il simile "Demonic Toys" (con la quale "Puppet Master" avrà anche un crossover) e "Killjoy". Nello stesso tempo, altre pellicole minori s'inseriranno nel panorama slasher, a partire dal già citato "Pumpkinhead", arrivando allo scadente "Leprechaun", con una Jennifer Aniston all'inizio della sua carriera.
Illustrazione originale di Philippe Bertrand (@bashi.buzuk)
Gli anni 2000, però, non sono stati clementi col genere e, dopo che una carrellata di reboot e remake di saghe e titoli classici (oltre che un crossover tra i franchise di "Venerdì 13" e "Nightmare", "Freddy vs Jason") si rivelarono flop economici e di critica, lo Slasher sembrò essere morto nuovamente. Solo "Quella casa nel bosco" di Drew Goddard del 2011 e, in parte, la saga di "Hatchet" di Adam Green sembrarono avere un minimo di successo. 

Con la svolta dello streaming, però, molte saghe hanno trovato il loro posto nel piccolo schermo e altre, originali, hanno avuto inizio: la serie "Scream" debutta su MTV nel 2015, un anno dopo la segue "Slasher", prima di Chiller, poi di Netflix ed infine di Shudder, successivamente si aggiungono anche "American Horror Story 1984" nel 2019, "Chucky" nel 2021 e diverse altre. 

Il ritorno al grande schermo, invece, risulta più lento e progressivo: dopo il successo nella nicchia del film "Terrifier" del 2016, "Auguri per la tua morte" del 2017 si rivela un successo commerciale al botthegino mainstream e spinge diversi registi a provare a tornare allo slasher con un vena più comica, d'altro canto, un anno dopo, David Gordon Green riporta Michael Myers al cinema col suo "Halloween", seguendo il trend dei requel in voga e dimostrando che anche vecchie saghe possono ancora portare guadagni. Il culmine della terza rinascita dello Slasher si configura nello straordinario successo commerciale della trilogia "Fear Street" di Netflix nell'estate 2021, che conduce a "Candyman" dello stesso anno, sulla falsariga dell'"Halloween" di Green. Simultaneamente esce l'italianissimo e zoppicante "A Classic Horror Story" di Netflix, che precede di qualche mese il profittevole "Halloween Kills" dello stesso anno (seguito l'anno dopo dal meno performante "Halloween Ends"). Nel 2022, il successo commerciale e di critica di "Scream" e dell'estremo "Terrifier 2", accompagnati da diversi altri titoli, tra i quali un requel di "Non aprite quella porta" di Netflix, riportano il genere all'attenzione delle masse, consolidandone il ritorno in auge. Rilevante ricordare che il 2022 segna anche l'approdo al genere della casa indipendente A24 (che già si era fatta notare nell'horror producendo film come "The Lighthouse") con il visivamente imponente e complessivamente ottimo "X" di Ti West, il suo prequel "Pearl" e "Bodies Bodies Bodies" di Halina Reijn
Illustrazione originale di Philippe Bertrand (@bashi.buzuk)
È oggetto di dibattito se "Alien" di Ridley Scott del '79, "The Shining" di Stanley Kubrick dell'80, la saga di "Final Destination" e quella di "Unfriended" possano essere considerate slasher. I titoli elencati condividono diverse similitudini col genere, in particolar modo in "Alien" dove ogni elemento cardine può essere ritrovato, ma, per varie regioni (come nel caso di "Final Destination" e "Unfriended" in quanto il killer non è una presenza fisica) non mettono d'accordo tutta la critica e il pubblico circa la loro classificazione.

Nel mondo dei videogiochi il genere debutta con vari giochi tie-in dei titoli di punta nelle sale, come il noto ed iconico "Venerdì 13" per NES del 1989. La serie survival horror di "Clock Tower" del 1995 è considerabile il primo slasher "originale" videoludico di successo. 

Lo slasher trova finalmente il suo coronamento come un genere prolifico e di successo con l'uscita di "Dead by Daylight" del 2016, prodotto da Behaviour Studios, che crea un videogame survival horror in multiplayer dove una parte di giocatori interpreta il ruolo dei sopravvissuti in cerca di fuga da un altro giocatore, il killer, che darà loro la caccia. Il titolo, attraverso DLC, ha aggiunto inoltre varie icone dal mondo del cinema, a partire da Michael Myers, e anche di altri franchise horror slegati dallo slasher, come il Demogorgone di "Stranger Things" o Sadako di "Ring". Negli anni a seguire escono titoli con meccaniche simili, compreso il virale "Among Us" del 2020 e "Venerdì 13 - Il videogioco" qualche anno prima. 
Illustrazione originale di Philippe Bertrand (@bashi.buzuk)
Nella musica il genere viene frequentemente citato in pezzi metal e horrorcore e viene celebrato direttamente, assieme all'horror in generale, in "The Silver Scream" e "Welcome to Horror Wood - The Silver Scream 2" degli Ice Nine Kills

Il genere, seppur a un livello assai minore, si è diffuso anche nei fumetti, principalmente con titoli tie-in ai film similmente ai videogames, ma anche con titoli originali come "Harrower" di Justin Jordan della BOOM! Studios, e nella letteratura, con romanzi come "Killer River" di Cameron Robique o "Clown in a Cornfield" di Adam Cesare. Inoltre, per lo stesso discorso per cui il film di "Psycho" si può considerare un predecessore, così può fare il libro originale di Robert Bloch del '59. 

Icone del genere e rispettive saghe/film:
Leatherface, "Non aprite quella porta" (1974-2022)
Michael Myers, "Halloween" (1978-in corso)
Mary Lou Maloney, "Prom Night" (1980-2008)
Jason Voorhees, "Venerdì 13" (1980-2017)
Angela Baker, "Sleepaway Camp" (1983-2008)
Freddy Krueger, "Nightmare" (1984-2010)
Santa Claus, "Silent Night Deadly Night" (1984-2012)
Matt Cordell, "Maniac Cop" (1988-1993)
Pumpkinhead, "Pumpkinhead" (1988-2007)
Chucky e Tiffany, "La bambola assassina" (1988-in corso)
• Blade, "Puppet Master" (1989-in corso)
• Baby Oopsy Daisy, "Demonic Toys" (1992-2021)
Candyman, "Candyman" (1992-2021)
Lubdan, "Leprechaun" (1993-2018)
Ghostface, "Scream" (1996-in corso)
The Djinn, "Wishmaster" (1997-2002)
Fisherman, "So cos'hai fatto" (1997-2021)
Killjoy, "Killjoy" (2000-2019)
Tre Dita, "Wrong Turn" (2003-in corso)
Mick Taylor, "Wolf Creek" (2005-in corso)
Leslie Vernon, "Behind the Mask" (2006)
Victor Crowley, "Hatchet" (2006-2017)
Art the Clown, "Terrifier" (2008-in corso)
Babyface, "Auguri per la tua morte" (2017-2019)

Altri titoli famosi o degni di nota:
• "Reazione a catena", diretto da Mario Bava (1971)
• "Death House", diretto da Theodore Gershuny (1972)
• "Black Christmas", diretto da Bob Clark (1974)
• "Savage Weekend", diretto da David Paulsen (1976)
• "The Town That Dreaded Sundown", diretto da Charles B. Pierce (1976)
• "Tourist Trap", diretto da David Schmoeller (1979)
• "Maniac", diretto da William Lustig (1980)
• "Motel Hell", diretto da Kevin Connor (1980)
• "Terror Train", diretto da Roger Spottiswoode (1980)
• "The Burning", diretto da Tony Maylam (1981)
• "My Bloody Valentine", diretto da George Mihalka (1981)
• "The Prowler", diretto da Joseph Zito (1981)
• "The Funhouse", diretto da Tobe Hooper (1981)
• "Slumber Party Massacre", diretto da Amy Jones (1982)
• "Alone in the Dark", diretto da Jack Sholder (1982)
• "Pieces", diretto da Juan Piquer Simón (1982)
• "The Slayer", diretto da J. S. Cardone (1982)
• "April Fool's Day", diretto da Fred Walton (1986)
• "The House on Sorority Row", diretto da Mark Rosman (1983)
• "Camping del Terrore", diretto da Ruggero Deodato (1986)
• "Jolly Killer", diretto da Peter Litten e Mark Ezra (1986)
• "Dolls", diretto da Stuart Gordon (1987)
• "La scuola degli orrori", diretto da Bill Froehlich (1987)
• "Deliria", diretto da Michele Soavi (1987)
• "Intruder", diretto da Scott Spiegel (1989)
• "Urban Legend", diretto da Jamie Blanks (1998)
• "Severance", diretto da Cristopher Smith (2006)
• "Quella casa nel bosco", diretto da Drew Goddard (2011)
• "Smiley", diretto da Michael J. Gallagher (2012)
• "Cat Sick Blues", diretto da Dave Jackson (2015)
• "The Final Girls", diretto da Todd Strauss-Schulson (2016)
• "Haunt", diretto da Scott Beck e Bryan Woods (2019)
• La trilogia di "Fear Street", diretta da Leigh Janiak (2021)
• "A Classic Horror Story", diretto da Roberto De Feo e Paolo Strippoli (2021)
• "Benny Loves You", diretto da Karl Holt (2021)
• "X - A Sexy Horror Story", diretto sa Ti West (2022)
• "Bodies Bodies Bodies", diretto da Halina Reijn (2022)
• "Pearl", diretto da Ti West (2022)

Serie famose:
• "Harper's Island", CBS (2009)
• "Scream", MTV (2015-2019)
• "Scream Queens", Fox (2015-2016)
• "Slasher", Chiller, Netflix, Shudder (2016-in corso)
• "Dead of Summer", Freeform (2016)
• "American Horror Story: 1984", FX (2019)
• "Chucky", Syfy (2021-in corso)
• "So cosa hai fatto", Amazon Prime Video (2021)

Videogiochi famosi:
• "Non aprite quella porta" per Atari 2600 (1982)
• "Halloween" per Atari 2600 (1983)
• "Nightmare" per NES (1989)
• "Venerdì 13" per NES (1989)
• "Night Trap" (1992)
• La saga di "Clock Tower" (1995-2016)
• "Illbleed" (2001)
• "Outlast" (2013)
• "Until Dawn" (2015)
• "Slayaway Camp" (2016)
• "Dead by Daylight" (2016)
• "Deceit" (2017)
• "Venerdì 13 - Il Videogioco" (2017)
• "Remothered: Tormented Fathers" (2018)
• "Among Us" (2020)
• "The Texas Chain Saw Massacre" (2023)

ARTICOLO DI
ILLUSTRAZIONI ORIGINALI DI
COPERTINA DI


REVISIONE DI
GIULIA ULIVUCCI

domenica 12 giugno 2022

• Ecosofia del Pianeta Instabile, vivere in un mondo destinato al cambiamento (Miskatonic Archives)

Le trasformazioni che avvengono in un pianeta durante miliardi di anni sono innumerevoli. Gli effetti di alcune di queste trasformazioni sono molto dilatati nel tempo, poco percepiti o ignorati durante un breve arco di vita umana. Anche la nostra mente si trasforma insieme al mondo, in un continuo gioco di influenze. Il principio entropico e i modelli di meccanica non classica descrivono gli spazi sempre in perenne metamorfosi. 

La rapidità di trasformazione di un pianeta aumenta proporzionalmente al livello tecnologico raggiunto dalle civiltà che lo popolano. La scala di Kardashev ha ipotizzato delle categorie cardinali per i livelli di civilizzazione in base alla resa energetica della tecnologia applicata. Il nostro mondo è collocato al di sotto del primo livello, dal momento che non siamo ancora in grado di usare al meglio l’energie solare. 

Spesso rappresentato come statico ed immutabile, per semplicità di giudizio o per difetto di scopo, il nostro habitat è invece un sistema fisico in continuo cambiamento e governato dal caos. Lo studio dell'evoluzione planetaria è suddiviso da diverse materie scientifiche, in base all'oggetto di riferimento, seguendo classi descrittive e culturali a volte anche in disaccordo tra di loro.

Secondo il biologo evoluzionista Klaus Rohde, l'ecologia è stata a lungo plasmata da idee che sottolineano la condivisione delle risorse e la competizione per quelle risorse, e dal presupposto che popolazioni e comunità tipicamente esistano in condizioni di equilibrio in habitat saturi sia di individui che di specie. Tuttavia, molte prove contraddicono queste ipotesi, e nel suo libro afferma che il disequilibrio è molto più diffuso di quanto ci si potrebbe aspettare (Nonequilibrium Ecology, Cambridge University Press – 2006). 

La tesi del non equilibrio mette alla prova qualsiasi tentativo logico di fronteggiare l'incertezza del futuro e le sue crisi caratterizzate da trasformazioni fuori portata, inarrestabili ed irreversibili. Ho sempre apprezzato la potenza descrittiva nel raccontare un mondo in continua trasformazione. Riflettere sulle basi e sulle cause dei cambiamenti mondiali è un esercizio mentale dinamico e speculativo, stratificato all’interno del mondo della letteratura, in un simbolismo intrinseco di interconnessione tra l’arte e la vita, tra il macro ed il microcosmo, tra l’autore e lo spettatore, tra l’oggetto ed il soggetto.

In questo breve articolo confronterò le storie di alcuni pianeti fantastici della narrazione cinematografica, teatri di rivoluzioni globali e galattiche in grado di trasformare drasticamente l’aspetto del pianeta ed i suoi abitanti. Geomorfismi metatrascendentali per veicolare al pubblico una catarsi ricercata nella metodologia della presa coscienza. Epifanie ritardate e retroattive. Trasformazioni molto spesso innescate dall’uomo e pilotate per lunghi secoli, conferiscono anche allo spazio scenico il ruolo di ecoprotagonista all’interno di saghe e cicli epici. 

Arrakis e Trantor
Illustrazione di Cristiano Baricelli
Arrakis, o Dune, è il pianeta ideato dalla penna di Frank Herbert nel 1965, nell’omonima epopea che ci ha donato lo scorso anno la sua prima degna trasposizione cinematografica a cura di Denis Villeneuve, vincitrice di ben sei premi Oscar. Trantor, invece, è il pianeta capitale ed ecumenopoli dell’Impero Galattico nel ciclo della Fondazione di Isaac Asimov del 1942, recentemente adattata per il piccolo schermo da Davis Samuel Goyer e Josh Friedman per Apple TV+ nel 2021

In un intervallo temporale lungo migliaia di anni, il pianeta-deserto Dune prenderà le sembianze di un pianeta verde ed ospitale al seguito di lotte di potere, guerre, messianizzazioni, ascensioni, abominazioni, cospirazioni politiche e religiose. Ciclo già noto, prototipo preistorico anche del terzo pianeta del sistema solare. Nel suo universo, Dune è il pianeta più importante in quanto unica sede di produzione della spezia: misterioso elemento psicoattivo che permette i viaggi interstellari, prodotto da vermi mastodontici abitatori del deserto, anime e vessilli divini di un mondo che si autodivora. Un universo futuristico privo di robot o intelligenze artificiali che lascia spazio ad azioni sovraumane espresse all’interno di una civiltà galattica feudale e biotronica. Un pianeta mistico che non seduce, trappola della fede e del suo misticismo. 
Bene Gesserit – Philippe Bertrand (bashi.buzuk)
Su Trantor, invece, assistiamo all’ascesa e alla caduta dell’Impero Galattico, reminiscenza storica dell’antico Impero Romano, collocato nello spazio cosmico e siderale. Anche su Trantor assistiamo alla profezia pleiotropica, solo che questa volta non ha origini religiose, bensì accademiche: la psicostoria ha calcolato matematicamente che l’Impero è destinato a collassare, forse perché, a causa del linguaggio, le relazioni gerarchiche e istituzionali tendono sempre verso una certa decadenza autodistruttiva. Non serviva scomodare la matematica per sottolinearlo, dal momento che milioni di pianeti, sotto l’egida dell’Impero, eseguono gli ordini di un imperatore clone tripartito in tre diverse forme di età, ognuna vittima e carnefice della macchina tecnopatriarcale. Temendo le profezie accademiche della psicostoria, il triumvirato genetico permetterà la formazioni di nuove colonie umane su pianeti esterni, in posizioni estreme dell’Impero: le Fondazioni.
Emperor Cleon – Philippe Bertrand (bashi.buzuk)
Nella serie, le geometrie dell’urbanistica di Trantor cambiano fin da subito, definendo immediatamente la caducità di qualsiasi privilegio.

Entrambi i pianeti riflettono sul potere delle predizioni e la forza dei sogni, descrivendo la guerra come un orgasmo collettivo perpetuato dalla politica corrotta e decadente. Su Dune, la reciproca empatia tra l’uomo e la terra culminerà con la simbiosi tra l’uomo e il verme in contrasto alle istanze di razzismo ambientale mediate da un linguaggio rituale utilizzato come arma per manipolare le persone. Su Trantor, invece, è l’olonomia capitalista che minaccia la coscienza costruita attorno ad antiche credenze disabitate da cui fuggono, nello spazio, i flussi migratori: l’ultimo baluardo di sopravvivenza per una civiltà. In entrambi questi mondi il messaggio che traspare è quello di non fidarsi delle figure carismatiche, di dubitare dell’eredità del passato ridescrivere il rapporto uomo-natura, anche attraverso tecnologie invasive interspeciste ed intraspeciste.
Leto II, God Emperor of Dune - Aaron Rizla
Sicuramente esistono altri modelli planetari letterali in cui il tempo ha decretato la metamorfosi del pianeta, ad esempio, Il Pianeta della Scimmie (1963) o il più recente 2067 - Battaglia per il futuro (2020). Queste espressioni letterali sono forse la manifestazione di paure più ataviche, come l’impotenza umana nei confronti della natura primigenia e selvaggia. 

L’ambientalismo razionale prefigge il superamento di certe ideologie antiquarie e in questo articolo ho cercato di descrivere le metafore ecologiche che trovano larga espressione anche oltre i limiti artistici e scientifici. Esistono anche molti artisti e attivisti che lavorano per rendere il mondo un posto migliore. Scientist rebellion è un collettivo di scienziati che da un paio d’anni si espone affinché i governi mondiali si adoperino per il compimento di leggi a difesa del clima. Non tutte le nazionalità sono sensibili a questo tema e anche la percezione del problema ecologico è diversa a seconda della latitudine di riferimento. 

Personalmente mi ritengo molto fortunato di aver conosciuto artisti sensibili a questa tematica, non a caso, in Finlandia, dove il tessuto urbano è in semiperfetta simbiosi con la natura feroce e ferale delle foreste. Sono due gli interventi artistici che più mi hanno colpito. Il primo é il progetto Performative Habitats di Egle Oddo, nella quale l’artista entrando in comunione con ciò che la circonda, costruisce dei giardini evolutivi destinati ad autosostenersi senza l’intervento umano. Il secondo, invece, è stato l’altare per Greta Thunberg di Kamila Sladowska al Yö Festival di Helsinki in cui alla giovinezza è affiancato il mito della santità futura in missione per salvare il mondo! 
Altare per Greta Thunberg – courtesy of Kamila Sladowska 
Photo: Robert Prokopovich

 Buona Fortuna!

ARTICOLO E ILLUSTRAZIONE DI
ILLUSTRAZIONI ORIGINALI DI












REVISIONE DI
GIULIA ULIVUCCI E


lunedì 26 aprile 2021

(Decode_Spy):Le Cruel Espionnage/La Figura della Spia tra Storia, Cinema e Letteratura

Horror Moth City,

26 Aprile 2021

ore 19:20

Miskatonic Secret Archive Case#1: OPEN
Le funzioni di spionaggio comprendono e coinvolgono numerose attività: sbirciare i compiti, gli uffici e le cariche del bersaglio, falsificare, contrassegnare o bruciare carte, avvelenare le sorgenti o i pozzi, infrangere le regole, colpire sotto la cintura, tradire, imbrogliare, mentire, ingannare, diffamare, intercettare, essere indiscreti, essere sleali, rubare, corrompere, sabotare, uccidere, distruggere, giocare sporco, ricattare e sedurre. Così semplificava lo scrittore americano e storico militare, Joseph E. Persico (1930-2014), e continuando nel suo libro: “Roosevelt’s Secret War: FDR and World War II Espionage” (2001) afferma che: lo spionaggio ribalta la dicotomia dissociativa delle virtù, elevando di conseguenza il vizio.

Le spie sono gli agenti segreti che operano all’interno delle attività di spionaggio o di controspionaggio, in ambito militare, industriale, economico o finanziario, ed ovunque possa stabilirsi un’attività di intelligence: raccolta, mantenimento, analisi e diffusione di dati ed informazioni utili alla sicurezza di un’ente o di un’organizzazione.

La storia è ricca di numerose spie e in questo breve articolo cercherò di analizzare l’evoluzione del mestiere della spia nel corso della storia e mi soffermerò su: le spie più note divenute protagonisti, antagonisti o antieroi dell’immaginario collettivo. Personalità storiche in bilico su morali precarie, agenti sull’orlo di una crisi di nervi e risolutori definitivi in guerra. Si suppone che, a parità di forza bellica, ogni guerra sia vinta dalla fazione che dispone del miglior circuito di spionaggio e di controspionaggio. Le loro biografie, con annesse operazioni di spionaggio o di controspionaggio, vi aspettano in qualunque testo di storia, in rete e ne “L’Atlante delle Spie: dall’antichità al Grande Gioco ad oggi” del Gen. Umberto Rapetto (2002).

La figura della spia è una derivata delle funzioni degli usi e dei costumi di un popolo. Funzioni integrate in un preciso delta temporale. Fonti da tutto il globo raccontano di spie già in epoche a noi lontanissime, grazie a ciò è possibile identificare analogie e differenze tra Oriente ed Occidente nel corso dei secoli anche grazie a queste emblematiche figure in incognito.

In Occidente, gli autori più importanti hanno sviluppato i modelli di criptografia e decriptografia: dagli annali bellici latini della Gens Iulia, alla macchina perfetta di Alan Turing contro ENIGMA, lungo un ampio arco storico di conflitti tra Repubbliche e Signorie, Nazioni ed Imperi, con classici canoni a ripetersi. Nell’Oriente del Giappone feudale, la figura della spia è stata il ninja (shinobi/kunoichi). Durante il periodo Oho dell’era Heian (794-1185), una prima trattazione delle attività di ninjutsu è stata redatta dalla School of the Hidden Door (Togakure-ryu, koryu dell’odierno Bujinkan). Mentre in Cina, la prima classificazione logica e formale della figura della spia è stata trascritta nel capitolo tredicesimo de “L’Arte della Guerra” di Sun Tzu.

Secondo Master Sun, l’insieme delle spie comprende cinque sottoinsiemi: la spia del luogo (local spy), l’infiltrato (inside spy), la spia invertita (reverse spy – double agent), la spia morta (dead spy) e la spia vivente (living spy). Il Sensei sostiene che quando tutte e cinque le categorie sono attive, nessun nemico sarà mai in grado di surclassarvi, portando a compimento quello che definisce essere il genio organizzativo del comando strategico militare.

I spy with my little eye a...
LOCAL SPY 

Isabella Maria Boyd – Illustrazione originale di Philippe Bertrand (Bashi Buzuk)

La figura più semplice di spia, ingaggiata all’interno di una popolazione locale per attività di intelligence in situ. Il primo gruppo di spie è estremamente eterogeneo, per cui non esiste un profilo universale. Potenzialmente oggi, ogni cittadino del pianeta in possesso di uno smartphone è oggi una spia locale inconsapevole delle grandi multinazionali (v. Edward Snowden 2013 & Cambridge Analitica 2018). Interpretando il modello datacratico di Daniele Gambetta (“Datacrazia. Politica, cultura algoritmica e conflitti al tempo dei big data”, 2018) potrei affermare che anche gli influenzer sono spie del luogo per certi versi. Nel passato, invece...

Isabella Maria Boyd (Belle Boyd, 1844-1900), la Sirena del Sud iniziò le sue operazioni di spionaggio in Virginia fedele ai ranghi degli Stati Confederati. Regina delle evasioni, spesse volte sotto lo scacco del fuoco incrociato, protagonista in numerosi romanzi e arcade (“The Smiling Rebel”, Harnett Kane, 1955. Civilization 4 Beyond the Sword, Firaxis). Chiude il gruppo l’ombra di Mademoiselle Elsbeth Schragmüller (Fräulein Doktor, Mademoiselle Docteur, Fair Lady, La Baronne, Mlle. Schwartz, 1887-1940), prima generazione di donne accademiche tedesche, invisibile esegue operazioni segrete per l’Impero, tra leggende metropolitane e pellicole alla moda (Stamboul Quest - Sam Wood, 1934. Fräulein Doktor - Alberto Lattuada, 1969).

Elsbeth Schragmüller – Illustrazione originale di Philippe Bertrand (Bashi Buzuk)

Il network di spie nomadi e senza dimora del detective Sherlock Holmes ne rappresenta una variante caparbiamente estesa.

INSIDE SPY
Gli infiltrati (o talpe) reclutati tra gli ufficiali nemici possibilmente disaffezionati o maldisposti verso la bandiera, oppositori del regime o familiari di ufficiali caduti in disgrazia. Possono essere stati puniti per eccesso di avidità, confinati ai ranghi inferiori in attesa di una rivincita. Propensi alla corruzione e potenti agitatori delle masse (Sun Tsu, “The Art of War”). Dalla morale controversa e fluida, ci indicano le soglie di un equilibrio precario tra le potenze rivali mondiali. Antipatici e dispettosi. Fornitori di informazioni riservate o materiali altamente sensibili.
Illustrazione originale di Philippe Bertrand (Bashi Buzuk)
Il fisico teorico Klaus Emil Julius Fuchs (1911-1988) potrebbe rappresentare un membro di questa categoria per aver consegnato ai sovietici importanti calcoli sullo sviluppo della bomba atomica. Väter der tausend Sonnen (1990) è il docufilm che riassume le sue attività di spionaggio.

REVERSE SPY
Se una spia decide di fare il doppio gioco diventa una spia invertita o double agent. In situazioni compromesse, una spia invertita può ritornare sui suoi passi risultando un redouble agent o triple agent. Generalmente, le spie invertite sono dedite alla trasmissione di informazioni false o all’identificazione di agenti di controspionaggio. Idealisti, psicologie remote per personaggi di rilievo nello svolgimento delle trame. Atroci dei ex machina.

Margaretha Geertruida MacLeod è tra le spie invertite più famose, Code_name: Mata Hari, la sublime danzatrice esotica passaporto olandese, fedele all’impero tedesco, infiltrata tra i ranghi della Terza Repubblica di Francia, eterna incarnazione della Femme Fatale in cineteatroproduzioni omonime dal 1920.
Illustrazione originale di Philippe Bertrand (Bashi Bazuk)
Almeno un caso in cui ad un doppio agente è riservato l’onore di essere celebrato come eroe in entrambe le fazioni di un conflitto. Code_name: Angel, Ashraf Marwan, uomo di affari egiziano, doppio agente Angelo del Mossad, protagonista di: testi accademici di intelligence (Coffey, Thomas G. "Review: The Angel: The Egyptian Spy Who Saved Israel", 2017 Central Intelligence Agency Library), romanzi (Ahron Bregman, “The Spy Who Fell to Earth” – 2017) e pellicola (The Angel, Ariel Vromen – 2018). Altre volte, invece, l’identità di questi agenti rimane sconosciuta, e sono ricordati dalla storia soltanto con il loro nome in codice. Code_name: April Fool. Generalmente questa è la classe dei wistleblower.

Anche sul piccolo schermo ricoprono spesso posizioni di comando in operazioni militari, come il Ser. Magg. Nicholas Brody, eroe di guerra e terrorista in fuga, assassino della CIA, enigmatico militare americano influenzato dall’islam estremista nella serie thriller politica americana Homeland (2011). L’agente doppio percepisce un doppio stipendio e corre un doppio rischio.
Illustrazione originale di Philippe Bertrand (Bashi Bazuk)
DEAD SPY
L’insieme più sfortunato è sicuramente quello della spie che sono morte o che moriranno ingannate dal comando. Destinate alla morte e alla trasmissione di false informazioni. Terminano qua, molto spesso, diverse operazioni sotto falsa bandiera (false flag). Un agente segreto può anche inscenare la propria morte, ricoprire parzialmente questo ruolo e sparire dalle scene.

All’insieme triste aggiungo anche quei casi in cui ad un cadavere, sotto falsa identità, si assegna il compito di consegna di false informazioni ed il classico conseguente riposizionamento delle avanguardie nemiche.
Morti premature e destini crudeli, metafore di un’eterna solitudine. Personaggi secondari dimenticati o sconosciuti, agenti dalla copertura bruciata. Innominabili, lasciano lo spazio alla quinta ed ultima classe.

LIVING SPY
Per contrapasso invece, le spie viventi sono gli agenti speciali che sopravvivono sempre a qualsiasi missione. Fedeli ed operativi, predisposti per natura, maestri dell’inganno. Idealisti e grandi strateghi militari che giocano d’anticipo. Protagonisti di intramontabili cicli narrativi e letterari. Per questo gruppo di spie, Master Sun ricorda quanto sia importante la segretezza e suggerisce per il ruolo coloro i quali, in possesso di una mente brillante, appaiano poco intelligenti al primo sguardo, insospettabili dall’animo forte, veloci, potenti e coraggiosi, immuini alla seduzione ed in grado di affrontare la fame, il freddo e il disonore.

Professionisti del mestiere per agenzie segrete di intelligence. Figure dominanti nella mitologia contemporanea dello spionaggio da guerra fredda. Agenti dal grilletto facile: dalla penna di Ian Fleming, la storia di Sidney Reilly (1874-1925) si trasforma in quella di James Bond. Nel mondo della finzione queste spie possono vivere molto a lungo, mentre nel mondo reale il decalogo del controspionaggio sconsiglia di perseguire una carriera incentrata su questo ruolo per tempi molto lunghi. Una spia che vive molto a lungo è in grado di diventare un maestro delle spie o un persino un presidente di una potente nazione.
Illustrazione originale di Philippe Bertrand (Bashi Buzuk)
Sun termina L’Arte della Guerra sottolineando l’importanza della conoscenza e il valore dell’informazione in contesti umanitari e di giustizia, elaborando su presunte ipotesi di complotto o simulazioni di congiure.

Le spie del passato potevano nascondere messaggi in celate quarte di copertina e disseminavano documenti falsi nelle biblioteche nazionali. Al contrario di oggi, dove la battaglia nel predare le informazioni si è spostata sulle piattaforme digitali. Nihil sub sole novum.
MAXIMILIAN CERVOTE... la spia sacerdote - illustrazione di the_RAITO
This message will self-distruct
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Miskatonic Secret Archive Case#1: CLOSED

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domenica 24 gennaio 2021

DARK TENET K-rad(ius): Timeloop Bromance+Reverse Entropy = Manovra a Tenaglia Temporale e Quantum Immortality contro il Principio Inesorabile dell’Orizzonte degli Eventi (Atto 2)

Being with you and not being with you is the only way I have to measure time.

Jorge Luis Borges

Ricominciare da capo è un po’ come tornare indietro nel tempo. Tornare indietro nel tempo ci permetterebbe di ripetere un’esperienza per cercare di modificarla anche in accordo al nostro gusto personale. Investire un secondo tempo, per raggiungere un secondo obiettivo, potrebbe sembrare una pratica noiosa e deleteria, monotona, tediosa e controproducente. Ricominciare da capo è un po’ soporifero, a volte spiacevole e per taluni insopportabile. Ricominciare da capo è anche indispensabile: dalle prove d’orchestra, alle prove di regia, fino al seminfinito ripetersi della narrazione:  musicale come nei leitmotif e nelle arie da capo, o scenica, quando il disegno della trama ripercorre le geometrie temporali del cerchio.

Il timeloop non è un artificio narrativo che piace a tutti. Il timeloop è un paradosso, e come tale andrebbe trattato, facendo ricorso anche alla sospensione dell’incredulità, se necessario, dal momento che infrange il principio di conservazione. Il timeloop è la trasposizione cinematografica delle istanze storico-filosofiche sull’eterno ritorno di Nietzsche. Molto più semplicemente, in un timeloop, causa ed effetto coincidono, ed è più facile riferirsi in questi casi a delle singolarità.

Ad ogni singolarità è possibile associare un orizzonte degli eventi: un’osservazione specifica in uno specifico punto dello spazio durante uno specifico intervallo di tempo. Nel paradosso di Schrödinger, associato al collasso della funzione d’onda (Ψn), tale orizzonte è l’apertura della scatola. Nel 1957, il fisico Hugh Everett sostenne che la funzione d’onda non collasserebbe. Secondo la sua interpretazione della meccanica quantistica, la funziona d’onda è una realtà oggettiva, per cui non ci sarebbe nessun collasso relativo all’osservazione, ma bensì esisterebbero tante dimensioni parallele, ognuna per ogni plausibile e possibile risultato associato all’osservazione stessa. Questo scenario, che implica l’esistenza del multiverso, non è dimostrabile sperimentalmente, perchè l’empirismo si basa, appunto, sull’osservazione stessa, ciononostante, la fisica quantistica e le ricerche sulla quantum gravity continuano sia a lavorare per la realizzazione di un quantumcomputer sempre più potenti e sia ad ispirare numerosi autori e registi. 

In questo contesto multiuniversale letterario e fantascientifico, l’orizzonte degli eventi diviene un banalissimo vettore complesso dello spazio di Hilbert ed è piuttosto facile controllarlo e manipolarlo a proprio piacere, distruggerlo se volete. Facendo riferimento ai paradossi di autoreferenzialità o ai Teoremi di Incompletezza di Gödel, è possibile ipotizzare, per esempio,  che, nel sistema di riferimento solidale all’orizzonte degli eventi stesso, esistano uno o più vettori di Ψn associati all’osservazione di tale orizzonte in grado di ridescrivere il continuum, come se più orizzonti fossero in realtà sovrapposti in modo tale da lasciare alla prospettiva il compito della risoluzione della trama la quale assume così le caratteristiche geometriche dell’interuniverso di Mochizuki

Affrontare il principio inesorabile dell’orizzonte degli eventi vuol dire sia iniziare a fare i conti col determinismo cinico e sadico del Primo Atto, sia terminare i conti con il suo epilogo ne l’Ultimo? Atto, in cui ho cercato di evidenziare i confini fisici e i contorni razionali di tale orizzonte fisico/letterario... d’altra parte, manipolare tale principio, plagiarlo alla prosa, è adesso anche un’arte fantamilitare, che dal 2020, grazie a Christopher Nolan e il suo TENET, ha un nome: manovra a tenaglia temporale, degno aggiornamento sul trattato de l’Arte della Guerra di Sun Tsu

In contrasto, la scuola tedesca di Baran bo Odar e Jantje Friese ha deciso, invece, di distruggere questo orizzonte con il finale della serie Dark (2017-2020), in cui due dimensioni parallele, associate ed evolute a partire dalla creazione della macchina del tempo, si coalizzano con successo per fermare la realizzazione della singolarità tecnologica stessa mentre due diverse società segrete di viaggiatori del tempo, ognuna nella propria dimensione, perseguendo ognuna i propri ideali, darà origine al più complicato albero genealogico mai apparso sullo schermo televisivo quale eco della genesi biblica.  

Questi modi alternativi che descrivono la ri-capitolazione dei timeloop ricordano i diagrammi di elettrodinamica quantisca di Richard Feynman e mi hanno permesso di immaginare una nuova unità di misura per descrive le diverse geometrie temporali delle iterazioni sceniche: il DARK TENET K-radius (o Dark Tenet Krad, abbr. DT K-rad). Prendendo in prestito il termine krad (Kilo Radical) dall’Urban Dictionary, ho adimensionalizzato rispetto al tempo la dimensione temporale della trama (e non la sua esposizione cronologica rispetto al pubblico che risulta quasi sempre descritta dalle tecniche narrative dell' in media res, flasback e flashforward) per classificare, con quattro grandi macrocategorie, l’iperdimensionalismo temporale messo in scena:

• Nella prima categoria è possibile associare tutte le storie che seguono la canonica traiettoria temporale lineare ed euclidea, con un inizio ed una fine ben distinti, o tendenti linearmente ad infinito. In queste storie lo sviluppo della trama può essere una linea, una retta o una semiretta.
I punti di vista dei personaggi possono essere rappresentati da segmenti, più o meno lunghi. Queste timeline giaciono sullo stesso piano.
Le storie su piani privi di curvatura sarebbe caratterizzato da un DT K-rad < 0. Ogni dimensione nella storia può essere rappresentata da un n-simo piano immaginario. Un eventuale retta di intersezione tra due o più piani rappresenterebbe un’orizzonte degli eventi immutabile. Tanto maggiore è il numero di piani, tanto più negativo risulta il DT K-rad associato a questa storia (DT K-rad = -∑n).
In questa categoria narrativa, il viaggio nel tempo potrebbe essere rappresentato dalla retta di intersezione tra due piani, ma la singolarità ad essa associata risulta immutabile nel tempo. In accordo al teorema delle intersezione dimensionali non troveremo paradossi formali per intersezioni singole, e di conseguenza nessun timeloop. (DT K-rad < 0).
 

• Alla seconda categoria, per progressione lineare, attribuisco al DT K-rad un valore nullo e uguale a zero, in quelle storie in cui il timeloop, non solo si conclude su sè stesso, ma viene anche annientato ed annichilito in tabula rasa (per esempio con un reset). All’interno di questo insieme, oltre al già citato Dark, che prende di mira la singolarità e la distrugge, possiamo ritrovare anche vari archi narrativi di Doctor Who. L’elemento geometrico che attribuisco a questo scenario è il punto. (DT K-rad = 0).

• Nella terza categoria, appartengono le storie in timeloop, storie in cui l’inizio coincide con la fine. Questa curvatura risulterebbe essere generata da una o n-sime singolarità che permetterebbero una serie infinita e ciclica di eventi sempre identici o quasi identici, in cicli che si ripetono ad infinitum (DT K-rad = ∑n). Ne sono esempi: 12 Monkeys di Terry Gillian (1995), Lost Highway di David Lynch (1997), Donnie Darko di Richard Kelly (2001), Timecrimes di Nacho Vigalondo (2007), Looper di Rian Johnson (2012), The Endless di Justin Benson (2017), etc...

• La quarta e ultima categoria, presuppone e ipotizza un numero potenzialmente infinito di singolarità, in grado di alterare l’interpretazione del finale della storia ad ogni nuova visione prospettica associata all’orizzonte degli eventi. In Tenet, per esempio, l’invenzione scenica dell’entropia invertita ha permesso: sia il viaggio a ritroso nel tempo, sia la possibilità pratica, per l’autore e per lo spettatore, di riscrivere il finale della storia a proprio piacere. In questo contesto la sovrapposizione delle singolarità coincide con l’intersezione di piani infiniti, generando uno spazio tridimensionale sferico (DT K-rad = ∞).

 

Alla quarta categoria è possibile attribuire il merito del raggiungimento della quantum immortality, grazie alla quale, qualsiasi personaggio dato per morto, potrebbe resuscitare in un ipotetico sequel con una riproposizione alternativa del quantum entanglement associato alla Ψn dell’orizzonte degli eventi, un’addizionale proiezione ortoassiale di una sezione ipercubica. Circumnavigando le declinazioni filosofiche e poetiche alla maniera della calligrafia orientale, il cerchio chiuso, o ensô, é la rappresentazione artistica della perfezione, nonchè la figura geometrica più difficile da realizzare a mano libera. Così come il cerchio, la storia di TENET e il titolo stesso della pellicola, sono palindromi e liberamente ispirati al famoso quadrato magico medievale.

L’ inizio con l’assedio all’Opera House e la battaglia finale tra le montagne presentano eventi che si svolgono nello stesso momento nell’universo della pellicola, rendendo palindroma la collocazione degli enventi all’interno della narrazione. Il coprotagonista Neil, interpretato da Robert Pattinson, non solo, è potenzialmente onniscente perchè viene da un futuro in cui è arruolato dallo stesso protagonista diventato nel frattempo il CEO dell’organizzazione internazionale TENET, ma risulta consapevole del suo stesso presunto triste destino che lo attende, quando, con il suo ultimo ed estremo sacrificio finale darà la vita per salvare quella del protagonista, nei suoi ultimi istanti di tempo invertito. Non fornendo nessun dettaglio tangibile, al di fuori di un cordoncino arancione legato allo zaino di Neil, celando, per giunta, il suo viso allo spettatore, in un contesto dove è possibile invertire l’entropia, Neil diventa un gatto di Schrödinger e il suo casco, la famosa scatola associata al celebre paradosso.

Grazie alla  cronopoetica, che piega il tempo e le leggi della fisica, i film di Nolan sono sempre ricchi di acrobazie narrative. Tenet, in particolare, dove gli easter egg si sprecano e la rottura della quarta parete è suggellata, dal momento che il nome del protagonista del film è: il protagonista. Voli pindarici romantici e cronoinvertiti si travestono del manto della profezia che si autoavvera in un multiverso plastico e fluido dove infiniti colpi di scena sono garantiti dalle realtà alternative nel multiverso di un altroquando


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