domenica 1 marzo 2020

Qual è il tuo film horror preferito?

Non bisogna mai copulare. Sesso = morte.
Mai bere o drogarsi (perché è peccato, peccato per estensione della regola numero uno).
Non devi mai, in qualunque circostanza, dire "torno subito", perché non si torna più.

È il 1995 quando Wes Craven, uno dei più grandi rivoluzionari del genere horror, regista di capolavori del calibro di "A Nightmare on Elm Street" e "Le Colline Hanno gli Occhi", si appresta, nuovamente, a rivoluzionare il mondo del cinema horror, accettando l’incarico di dirigere il primo capitolo di quella che sarebbe diventata una delle saghe cinematografiche più famose di sempre. La pellicola, decostruendo il genere horror ed descrivendone i meccanismi di base, si configurava come un magistrale esempio di metahorror e avrebbe influenzato moltissimi film successivi, aprendo così le porte ad una nuova era del cinema horror. Stiamo parlando, naturalmente, di Scream.
La sceneggiatura del film, ai tempi ancora denominato “Scary Movie”, fu scritta da un allora inesperto Kevin Williamson, che nel giro di tre giorni fu in grado non solo di produrre uno script completo, ma anche di elaborare delle bozze per i due sequel del film. Nel giugno del 1995 la sceneggiatura fu messa in vendita e la Miramax la acquistò per 400.000 dollari, stipulando, inoltre, un contratto con Williamson per due sequel diretti e un terzo non collegato. La produzione del film fu affidata alla Dimension Films, allora sussidiaria della Miramax, e Bob Weinstein, fondatore della Dimension Films e cofondatore della Miramax, inizio le ricerche per un regista adatto a dirigere la pellicola; una delle prime scelte fu Wes Craven, il quale si era mostrato interessato al film prima che la sceneggiatura fosse acquistata, ma il regista era allora impegnato con le riprese per un remake di “Haunting – Presenze” (“The Haunting”) e si trovò costretto a rifiutare, più volte, l’offerta di Weinstein. Gli eventi che portarono Craven a cambiare idea furono principalmente due: il fallimento della produzione del remake e il coinvolgimento di Drew Barrymore (Casey Becker) in “Scary Movie”.
Bob Weinstein e il fratello Harvey avrebbero voluto filmare la pellicola a Vancouver, ma Craven pretese che le riprese avessero luogo esclusivamente negli Stati Uniti, con lo scopo di rendere il film “veramente americano”. Ne risultò un litigio che per poco non costò a Craven il posto di regista, ma fortunatamente i fratelli Weinstein cedettero alla sua richiesta. Questo fu solo il primo di vari problemi riscontrati durante le riprese del film, tra i quali possiamo annoverare la disputa con il consiglio scolastico della Santa Rosa High School, dove sono state filmate le scene della scuola superiore di Woodsboro, oppure il licenziamento di Mark Irwin, il direttore della fotografia, a causa di errori di messa a fuoco e di stabilizzazione dell’immagine delle scene finali del film.

Gli effetti speciali ed il design del killer furono affidati alla KNB Effects. La compagnia, su richiesta di Craven elaborò varie versioni della maschera dell’assassino, che però non furono reputate soddisfacenti dal regista; quando la produttrice Marianne Maddalena trovò quella che sarebbe diventata poi la maschera di Ghostface, Craven ne fece realizzare una versione modificata per aggirare le leggi sul copyright, ma dopo esserne rimasto insoddisfatto decise di acquistare i diritti della machera originale dalla compagnia Fun World. Inizialmente il design non convinse Bob Weinstein, il quale reputava la maschera non spaventosa, ma, grazie all’aiuto del montatore Patrick Lussier, Craven riuscì a produrre una prima versione della scena di apertura del film, che spinse Weinstein a cambiare idea.
Courtney Cox, Wes Craven e Neve Campbell
Craven, per giunta, come premesso, già al tempo era considerato un maestro dell'orrore, ed aveva una visione e dei criteri molto precisi in base a cui accettare le produzioni che gli venivano offerte. Infatti già nel 1994 aveva sperimentato il meta-horror con il film "Nightmare- Nuovo incubo". Dopo "Nightmare 6- La fine" (1991) che fu pubblicizzato come l'ultima apparizione di Freddy sul grande schermo e che si rivelò essere una grande delusione (nonostante dei buoni incassi), tanto da essere affossato dalla critica; Robert Shaye della New Line Cinema si ingegnò per rifarsi e produrre un vero ultimo capitolo degno di tale nome.

Shaye dopo poco realizzò che l'unico modo per riportare in auge Freddy Krueger era quello di tornare a lavorare con colui che lo aveva creato, e così contattò Craven. Il creatore dell'uomo nero non era affatto contento della direzione che i sequel del suo primo film avevano preso, e così decise di lasciarseli completamente alle spalle e creare una storia diversa che andasse a giocare con tutta la mitologia da lui creata per portare qualcosa di nuovo nel franchise. Non a caso, aveva già tentato questo approccio con la prima sceneggiatura che aveva scritto per "Nightmare 3- I guerrieri del sogno" (1987), che però fu bocciata dalla New Line.
Anche il personaggio di Freddy venne riadattato a questo nuovo contesto più dark e sedimentato nel mondo reale: venne raffigurato come Craven lo aveva concepito, un mostro maligno, mettendo da parte la verve che assunse col tempo. A questo punto, il regista decide di richiamare per la sua prossima fatica tutto il team che aveva originariamente lavorato con lui: tornarono Heather Langenkamp, Robert Englund, John Saxon e Wes pensò anche di richiamare Johnny Depp, ormai diventato una grande star, ma poi lasciò perdere pensando che avrebbe rifiutato (successivamente, Depp sostenne che se fosse stato chiamato vi avrebbe partecipato ben volentieri).

Così nasce "Wes Craven's New Nightmare" che racconta del concretizzarsi del male che Krueger rappresenta nel nostro mondo e della sua caccia a tutti coloro che lavorarono al primo "A Nightmare on Elm Street"; e che descrive il mondo del cinema horror, specialmente di questa saga, da una prospettiva esterna e contemporaneamente interna alla stessa. Una storia ambiziosa in cui realtà e finzione vanno a mescolarsi più volte, in cui Craven sfrutta il mezzo del film dell'orrore e del personaggio di Krueger per creare quella che lui stesso definisce come una storia millenaria nella civiltà umana: una sorta di "Hansel e Gretel" che strizza l'occhio ai tòpos del genere horror e alle varie dinamiche hollywoodiane sotto cui è nato. Questo settimo film uscì in occasione del 10° anniversario della saga e venne generalmente ben accolto dalla critica (soprattutto per lo standard delle recensioni dei film horror), ma purtroppo non riuscì a trionfare al box office tanto da essere il capitolo con meno incassi tra tutti. Eppure, ad oggi, è dignitosamente sopravvissuto al passare del tempo ed è stato largamente riscoperto grazie all'home-video tant'è che da molti (e da Englund stesso) è considerato il migliore dei film di Freddy Krueger, e uno dei capolavori di Wes Craven.
Confronto tra la maschera di Ghostface, la sua versione prima dell'acquisizione dei diritti, una mummia peruviana e "L'urlo" di Munch
Sia il titolo definitivo dell’opera che il costume scelto dall’assassino per dare sfogo alle sue manie perverse sono un chiaro omaggio ad uno dei dipinti espressionisti piú famosi in tutto il mondo: “L’Urlo” di Edvard Munch (titolo originale: “L’Urlo della Natura”), il quale realizzò il dipinto nel 1893, forse ispirato dagli ospiti di un manicomio, dove sua sorella lavorava, affetti dal disturbo di depersonalizzazione, una sensazione di distorsione dell’ambiente e della concezione della propria persona, icona universale dell’ansia dell’uomo moderno. È stato anche dibbattuto se Munch si sia ispirato alle mummie peruviane presenti nel Museo fiorentino di Zoologia e Storia Naturale de La Specola, ma, ad oggi, non sussistono prove definitive a sostegno di tale teoria.

Attualmente esposto alla National Gallery & Munch Museum di Oslo, in Norvegia, del dipinto esistono varie versioni: uno studio preparatorio in pastello, la versione piú famosa in olio e tempere, le successive  litografie, due modelli su cartone (di cui uno é attualmente al XXIII posto della lista dei dipinti venduti piú costosi) e un’inchiostrazione. Bersaglio di due clamorosi furti, nel 1994 e nel 2004, il dipinto ispirò la costumista Brigitte Sleiertin, operaia della compagnia di costumi Fun World, per la creazione di un abito per Halloween: il “Fantasma Occhi di Arachide”, successivamente scoperto dalla produttrice Marianne Maddalena durante un’incursione in una casa abbandonata alla ricerca dei luoghi per girare il film. Accantonato il disegno originale, dopo una lunga trattativa per i diritti, Occhi di Arachide diverrà l’icona dell’identitá assassina assunta da diversi personaggi durante la saga: Ghostface, l’incarnazione della nemesi della protagonista della serie, Sidney. La tunica nera trasforma l’assassino in un’ombra micidiale, conferendogli la modalitá stealth (trad.:invisibile) per le sue scorribande notturne, mentre, il volto bianco deformato, concedendo il massimo contrasto, anticipa l’espressione di paura delle sue vittime, sia nelle urla che nel pianto, ricordando il valore apotropaico di ogni maschera nella sua cultura che culmina, qui, nel suo climax atroce e frenetico. 
Dal punto di vista del casting, "Scream" rappresenta un punto di svolta nella storia del genere cinematografico a cui appartiene. Se prima si sceglievano, anche obbligatoriamente, attori sconosciuti anche per i ruoli importanti, a cause della diffidenza delle grandi star per l'horror, qui si punta ad avere tra le proprie fila volti conosciuti al grande pubblico, primo fra tutti quello di Drew Berrymore, scelta inizialmente per interpretare il ruolo della protagonista Sidney Prescott, salvo poi venire “declassata” al ruolo minore di Casey Becker, la prima vittima nell'incipit della pellicola, oltre che Courteney Cox, famosa all'epoca per la serie TV "Friends" o Henry Winkler, divenuto un'icona grazie al suo ruolo di Fonzie nella celebre sitcom "Happy Days".  Girato in otto settimane, tra l'Aprile ed il Giugno del 1996, "Scream" vede la luce nelle sale statunitensi il 20 Dicembre del 1996, piazzandosi secondo al botteghino.

Mentre è in casa da sola, la giovane Casey Becker riceve delle minacciose telefonate da un misterioso individuo, il quale successivamente la uccide brutalmente insieme al suo fidanzato. Dal giorno dopo, alcuni compagni di classe della ragazza, fra cui la giovane Sidney Prescott (Neve Campbell), vengono ugualmente perseguitati telefonicamente dal maniaco, rischiando di fare la stessa fine della povera Casey...
Sebbene da questa sinossi non sembri scaturire alcun elemento strettamente originale (visti anche i numerosi percorsi già abbondantemente battuti dal pluriennale genere slasher), al suo interno il film ha un elemento che, con ogni probabilità, non era mai stato affrontato in nessuna pellicola di questa tipologia o per lo meno non in una maniera così impegnata. Stiamo parlando dell'aspetto metacinematografico, il vero motore cardine delle vicende del film, sicuramente l'elemento che offre i maggiori spunti di riflessione nella fragile mente dello spettatore. Il serial killer, infatti, si dimostra essere un enorme appassionato del cinema horror al quale "Scream" stesso appartiene, e le domande che pone alle sue malcapitate vittime riguardano esattamente questa tematica seguendo la celebre domanda “What's your favourite scary movie?”. In questo modo il film riesce ad analizzare sé stesso, affrontando tutti i cliché tipici del genere, presenti ovviamente anche qui in vena pseudo-ironica e finendo per giocare con lo spettatore immedesimandolo in maniera estremamente intima con i personaggi in scena. Geniale, da questo punto di vista, la scena in cui di Sidney è in chiamata con l'assassino, lamentandosi della stupidità nelle scelte dei personaggi dei film horror quando questi vengono inseguiti dal pazzo di turno, salvo poi compiere le medesime scelte quando il serial killer irrompe nella sua abitazione, quasi a voler testimoniare che queste situazioni nei film slasher succedono non per un motivo ben preciso, ma perché frutto di un'alchimia ormai collaudata nelle centinaia di pellicole appartenenti a questo filone.

In un'intervista a Bloody Disgusting, Wes Craven affermò: "Nulla in Shakespeare era reale, eppure ha avuto un impatto enorme. È durato per secoli, quindi ha a che fare con una realtà di fondo che si percepisce quando c'è qualcosa di umano, di verosimile, che riconosci. E questo è il caso anche in "Scream". Penso che ciò che Kevin Williamson abbia realizzato, e che forse ho migliorato un po ', sia stato realizzare [un film] divertente, una specie di commedia sulla cultura [pop] e su ciò che la circonda, è autoreferenziale, per questo [allo spettatore] piace Randy. Sembra sia una persona reale. E certamente lo stesso vale per il personaggio di Neve Campbell. È una specie di persona reale e puoi immedesimarti molto di più in un personaggio del genere se lo percepisci come reale. Quindi penso che anche nel contesto del film, si riferisca chiaramente a se stessa come un personaggio del genere [horror], sai? (ride) [...] Personalmente, non mi piace vedere la maggior parte dei film dell'orrore perché di solito si tratta di un massacro di personaggi bidimensionali. E non mi interessa proprio vedere questo. Ma se quella persona si comporta come farei io penso: "Oh mio Dio, lo farei anche io!" È come pensare: "Non andare fuori". Avevamo un personaggio in Scream 3, un afroamericano, che a un certo punto disse: “Qui è dove tutti i personaggi neri vengono uccisi! (ride) Sono fuori di qui!" E lascia il film, per davvero. Non lo vedi mai più (ride)."

Anche da questo punto di vista non è casuale la presenza della “telefonata” come veicolo principale per gli omicidi del killer. Il telefono, forse per l'essere, in un certo senso, uno strumento inquietante di per sé, a causa della sua capacità di conversare senza riuscire a vedere il volto dell'interlocutore, è sempre stato presente in numerosi film horror, a partire dallo stesso Hitchcock in "Il Delitto Perfetto" o da Fulci.
Tutte queste sfaccettature trovano un equilibrio perfetto grazie alla sapiente regia di Craven, vero mastro del genere, che riesca a dettare i ritmi in maniere sublime, con le scene di omicidio che rimangono fra la migliori mai concepite per un film di questo tipo, in cui il regista raggiunge, probabilmente un apice che era riuscito a prendersi poche volte in carriera. Il film ha per giunta rimesso in luce sia l'horror in generale che il sottogenere slasher, che dalla seconda metà degli anni 80 non aveva più riscosso lo scalpore della cosidetta "Golden Age". Infatti, con l'uscita di "Scream" nel 1996, le cose erano destinate a cambiare: l'horror e lo slasher erano tornati al centro dell'attenzione dopo un buio periodo, grazie anche all'uscita di un'altra importante pellicola del 1997, ossia "I Know What You Did Last Summer".

Come si può immaginare, diverse opere presero spunto da "Scream", basti pensare a "Halloween: H20" (addirittura ambientato nella stessa Woodsboro) e "Final Destination", ma anche a film più recenti come "You're Next", uscito nel 2011 o "The Final Girls", slasher del 2015 che ne riprende la matrice metacinematografica come "Found Footage 3D" farà con il genere dei mockumentary. Insomma, "Scream" non è stata solo una ventata d'aria fresca e una novità per questo sottogenere, ma è stato soprattutto una rinascita per il cinema dell'orrore.

“Scream” di non va però assolutamente pensato come primo nel suo genere, così come non si deve ritenere Wes Craven un iniziatore di quello che può esser considerato il metacinema horror. Nel 1987, infatti, nelle sale americane debuttò una piccola pellicola slasher caduta rapidamente nel dimenticatoio, al punto tale da essere una di quei classici filmetti che si trovano su Youtube gratus a bassissima qualità senza che nessuno osi imporre un qualsivoglia reclamo per copyright. L'opera in questione La scuola degli orrori (“Return to Horror High”) del 1987, diretto da Bill Froehlich.
Le pellicola gira attorno ad una crew cinematografica impegnata a girare un film su un vero massacro che ebbe luogo alla Crippen High School nel 1982. Tutte le vicende del film vengono, a loro volta, narrate da Arthur (Richard Brestoff), un ex professore ed uno membro del cast del film, di cui era consulente, ritrovato nella scuola a seguito di quello che appare come un secondo, sanguinolento, massacro. 

Il film, in comune con “Scream”, non presenta solo il suo autocommentarsi ed il suo svelare quelli che sono gli archetipi del genere, ma la figura del killer ideata da Craven ricorda decisamente molto quello di questa pellicola: un assassino con un abito nero con cappuccio ed una maschera bianca con dei tratti somatici neri. Che Craven si sia ispirato, insomma, è indubbio, ma nella storia del cinema non importa tanto quale film abbia per primo un'idea, bensì quello che riesce ad adattare essa al meglio e, a livello tecnicamente, le riprese e la mano di Craven pongono il suo lavoro una spanna sopra il suo predecessore, permettendogli con successo di veicolare al grande pubblico l'idea che “Ritorno alla scuola degli orrori” non riuscì a fare anni prima.
Nel 1997, proprio 10 anni dopo il film di Forehlich, esce invece il secondo capitolo del nuovo franchise metacinematografico di “Scream”, intitolato semplicemente "Scream 2". Ambientato nella cittadina di Windsor dove viene proiettato il film "Squartati", ispirato al libro della giornalista Gale Weathers e basato sulle tragedia accaduta a Woodsboro (teatro del primo film) l'anno prima, questo secondo capitolo inizia con il brutale assassinio di due studenti avvenuto proprio mentre assistono al film, in una sala gremita di persone mascherate come Ghostface. Pur non riuscendo a bissare lo stellare successo del primo, questo sequel ha ottenuto un buon riscontro da parte del pubblico e della critica il che si è tradotto in ottimi incassi che sono riusciti ad ammortizzare i costi per la sua produzione. Come nel capitolo precedente, anche questo segue le regolette affinché possa entrare di diritto nel range degli slasher movies. La prima, fondamentale norma da seguire, è la castità dato che la promiscuità sessuale sembra attirare la falce della Nera Signora come una calamita. La seconda è aumentare il numero dei morti ammazzati, preferibilmente tramite uccisioni elaborati e avere l'accortezza di spargere sangue finto a litri; pur se in questa saga, anche a detta di Craven, gli omicidi non sono mai efferati, si riesce lo stesso ad avere un buon numero di cadaveri squartati entro la fine del film. La terza, inaugurata con "Halloween", è che non bisogna illudersi che il serial killer sia morto. Di "Scream 2" colpisce non tanto velata critica al dictat della società odierna, ovvero l'instancabile e affannosa ricerca di quei cinque minuti di celebrità anelati dalla gente comune che cerca in tutti i modi di emergere da una vita grama e anonima partecipando a reality e talk show di ogni tipo (la giornalista Gale Weathers era disposta a fare perfino un patto con il Diavolo pur di ottenere lo scoop che le avrebbe permesso di “sfondare”): se analizziamo gli omicidi di Ghostface in questo contesto, esso rappresenta la tanto agognata notorietà che stritola, mastica e sputa chi non è in grado di gestirla.
Dato che "Scream 2" ebbe riscosso un buon incasso, I produttori decisero di spremere ancora l'iconico killer dalla maschera a forma di fantasma e così incaricarono  lo scrittore Ehren Krueger – noto al grande pubblico per aver sceneggiato l'avvincente thriller Arlington Road- di scriverne la sceneggiatura. Prima di accettare di dirigere il film, Wes Craven  si assicurò pure di avere il controllo totale della sua creatura, ipotecando la regia di altri futuri sequel per evitare il fioccare di successivi capitoli spuri come accaduto con "Nightmare".

"Scream 3" si preparò a far urlare intere generazioni di spettatori nel 2000, ma non ottenne il successo sperato. Sydney si trova in una casa sperduta, in montagna, in compagnia del padre e di un cane,  mentre i superstiti del lungometraggio precedente si ritrovano sul set di un film ispirato alla loro agghiacciante vicenda. E questo è il vero colpo di genio dell'eclettica mente di Craven: quel gioco a incastri che porterà Sydney nella sua vecchia casa ricostruita sul set della fittizia Woodsboro. Il suo sguardo di stupore, mischiato ad una paura che nasce dalle viscere, fa sembrare il suo personaggio una persona reale. Con "Scream 3" si affacciano nel mondo della cinematografia dell'orrore le nuove regole da seguire alla lettera per poter confezionare sequel su sequel su sequel. Il caposaldo è che il killer è un essere soprannaturale e, come tale, immortale. Non credete di farla franca solo perchè lo avete annaffiato con una dose generosa di Napalm: egli ritornerà e vi riserverà un trattamento anche peggiore.
Le regole dello slasher verranno nuovamente aggiornate nel 2011 non più dall'ormai defunto Randy della trilogia originale, bensì da Charlie Walker e Robbie Mercer che le adattano al mondo dei remake e dei reboot per “Scream 4”, sequel che si concentra su una nuova generazione di protagonisti, pur mantenendo in primo piano quelli che hanno dato vita agli avvenimenti dei primi tre capitoli del franchise di Craven. Ghostface e Sidney si apprestano a fronteggiare un nuovo mondo, nuove tipologie di omicidi e di ambienti sociali, rimischiando le carte in tavola per un'ultima volta, nonostante il successo sia economico che di critica che riscosse il film, rialzando l’asticella abbassatasi bruscamente al terzo film uscito un decennio prima.

Per l'ultima volta al cinema, almeno: l'eredità di “Scream”, infatti non si è ancora prosciugata ed il franchise cinematografico ha trovato rapidamente posto nella serialità televisiva, un media in scalata e che, naturalmente, non poteva esser esonerato ad una nuova incarnazione della saga slasher più al passo coi tempi che Hollywood abbia mai visto. Nuovi personaggi, nuove regole, un nuovo killer con tanto di nuova maschera. Sfortunatamente, però, gli eventi di Emma e dei suoi killer delle due stagioni che vanno a comporre la serie non troveranno mai risoluzione a causa di un reboot, sempre televisivo, che rivede la maschera tradizionale in volto, nuovamente, ad un nuovo assassino, catapultato agli sgoccioli del secondo decennio del 2010, a oltre due decenni dall'inizio della saga.
Se quindi, adesso, la saga è in uno stato di pausa, non dobbiamo dimenticare la terza regola di Randy che enunciò nel teaser del terzo film: il killer non è mai davvero morto.

What's your favourite scary movie?
Articolo di Andrea Gentili, Sergio Novelli, Robb P. Lestinci, Aaron Rizla, Lorenzo Spagnoli, Diana Jennifer Labate e Thanasis Gaetano Riela, animazione finale di Aaron Rizla

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