Visualizzazione post con etichetta Eiji Tsuburaya. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Eiji Tsuburaya. Mostra tutti i post

lunedì 23 maggio 2022

X-Files...con i kaiju? - Una panoramica di ''Ultra Q'' (Parte 2)

Proseguiamo finalmente la nostra visione generale della serie Ultra Q passando in rassegna altre tre puntate stravaganti e dagli spunti originali.

Questo episodio rappresenta una delle più riuscite combinazioni di fantascienza e orrore di tutta la serie, oltre che essere uno dei più folli e di quelli che risulteranno più influenti negli anni a venire specialmente per la futura produzione televisiva e cinematografica Tsuburaya. Il racconto si apre con un oggetto non identificato che viene rilevato dai radar del Japanese Self-Defence Forces. Il maggiore Amano, responsabile della base JSDF, invia dei jet presso la posizione del misterioso apparecchio ma questi vengono distrutti e l'UFO sparisce nel nulla. Convocato per fare rapporto sull'accaduto, lo scioccato maggiore non viene creduto dai superiori ed è qui che parte la singolare introduzione della puntata, con un effetto negativo che si sposa molto bene alla narrazione e al solito tema principale di Ultra Q. Nel mentre in giro per Tokyo si verificano fatti anomali: si accumulano testimonianze di persone scomparse da un momento all'altro, anche Yuriko cattura una delle sparizioni facendo un servizio fotografico a una donna su un go-kart. Così la giovane in cerca di scoop collega velocemente quanto accaduto alla notizia dell'UFO, contatta Amano e lo porta con sé da Jun e Ippei. Jun e Amano vanno a sorvolare il luogo dell'avvistamento finché il pilota non scompare nel nulla, invece Yuriko prosegue da sola le proprie ricerche. Consultando le foto scattate, la ragazza si accorge che la donna sul kart è sparita dopo essere entrata in contatto con una sostanza gelatinosa sconosciuta. Ippei sostiene che quanto sta accadendo sia scritto in un libro di fantascienza dal titolo ''Sfida dall'anno 2020'', scritto da tale professor Kanda (che sosteneva di non aver inventato nulla, ma di aver basato il romanzo su conversazioni telepatiche fatte con gli alieni del pianeta Kemur, provenienti dal futuristico anno 2020). Nonostante Yuriko non creda alla tesi dell'amico si accorge che c'è qualcosa di strano e che qualcuno la sta osservando quando scompaiono il suo assistente e un collega, così le viene mandato un agente di scorta dalla polizia, il buffo detective Udagawa. Guarda caso si scopre che Udagawa fosse il migliore amico del professor Kanda, fu lui stesso a farlo internare a seguito di quelli che riteneva essere deliri circa alieni provenienti dal futuro che avrebbero rapito gli umani per assorbirli e vivere in eterno. Dopo poco i due si imbatteranno finalmente nel mostruoso Kemuriano che seguiva Yuriko e controllava mentalmente la sostanza viscosa, creatura dal design talmente bizzarro da essere tanto inquietante quanto comica (sicuramente la successiva fuga in corsa dalla volante della polizia propende più per la seconda). Finalmente il maggiore Amano crede a Ippei e insieme vanno alla ricerca dello scrittore pazzo, che però scopriranno essere già stato fatto sparire. Al suo posto trovano un dispositivo, che Ippei ricorda dal racconto, in grado di trasmettere delle onde elettromagnetiche dannose per il Kemuriano. Contemporaneamente l'invasore spaziale riesce a rapire Yuriko, ma viene rincorso da Udagawa fino a un parco divertimenti. Qui troviamo la sequenza più angosciante in cui Yuriko si trova a metà tra la realtà e l'onirico in mezzo alle luci colorate delle giostre, alle musiche allegre e alle proiezioni di un Jun divertito e sorridente, che in realtà non è altri che il mostro alieno. Udagawa e la polizia aprono il fuoco sul Kemuriano che di tutta risposta diventa gigantesco (giustamente), e contrattacca mentre agita le mani in modo strambo e spruzza un liquido non meglio identificato dall'appendice che ha sulla testa. Dalla Tokyo Tower, però, Amano e Ippei posizionano lo strumento elettromagnetico con cui riescono a colpire e uccidere l'alieno una volta per tutte. Dopodiché tutte le persone scomparse, Jun compreso, si rimaterializzano sul posto. Il tutto si conclude con un cliffhanger tragicomico ai danni del povero investigatore, che pesta una delle ultime pozze di gelatina lasciate dal Kemuriano morto e scompare. Nonostante un tono altalenante, che alterna momenti paurosi ad altri sfacciatamente umoristici, questo risulta essere uno degli episodi più curati sotto il profilo tecnico con una regia, dei giochi di montaggio e transizioni molto interessanti. Piccola chicca: il Kemuriano (che tornerà più volte nelle successive serie di Ultraman) qui è stato interpretato da Bin Furuya, primo attore a vestire i panni del supereroe della Nebulosa M-78.
A Tokyo è arrivato il circo del mago Akanuma, personaggio a dir poco eccentrico il cui tratto distintivo è un'espressione continuamente accigliata e che si diletta nell'ipnotismo. Il numero che sta riscuotendo più successo è quello in cui il circense coinvolge sua figlia, la piccola Lily, chiusa in una scatola mentre lo spirito appare nell'aria e si mostra al pubblico per poi riunirsi con il corpo. Lo spettacolo è talmente popolare che viene visto anche da Yuriko, Jun e Ippei in compagnia dello scettico Dr. Ichinotani, che ne esce incredibilmente scosso. Allo stesso tempo, però, di notte in giro per la città si susseguono dubbi incidenti accomunati dalla sparizione di oggetti di bassa lega o chincaglieria come giocattoli, anelli e ciondoli. Man mano che il celebre spettacolo di Akanuma e Lily viene riproposto la piccola sembra  sempre più provata ed è vittima di un mancamento, intervenendo per darle una mano i nostri protagonisti scoprono che il padre sottopone tutte le sere la figlioletta a delle sedute di ipnosi attraverso un carillon per farla dormire, e notano che nella stanza della bambina ci siano oggetti molto particolari rimediati chissà dove. A questo punto il Dr. Ichinotani convoca i tre per mostrargli il frutto dei suoi studi sulla corrente bioelettrica del corpo umano; secondo lo scienziato quella che definiamo ''anima'' sarebbe tale energia, l'estensione dell'essere umano, il risultato del bilanciamente tra bioelettricità negativa e positiva. Il dottore ritiene che lo spirito di Lily non sia altro che la manifestazione delle correnti bioelettriche negative del corpo della ragazzina, ormai del tutto instabili perché costantemente sollecitate dall'ipnosi, dunque sarebbe lei il misterioso spettro visto da molti vagare nel cuore della notte e causare incidenti. Il gruppo torna al circo ma trova Akanuma disperato, Lily è sparita. Lo spettro maligno di Lily sta infatti conducendo la bambina verso le montagne (il padre le ha sempre raccontato che è in quelle zone che si trova la madre, in realtà defunta) per farla morire schiacciata dal prossimo treno, ripercorrendo insieme il percorso dei binari. Fortunatamente Jun e Ippei le raggiungono in tempo per utilizzare la macchina di Ichinotani, stabilizzare la corrente bioelettrica di Lily, farle riassorbire il fantasma e salvarla da morte certa. Infine Akanuma decide di dedicarsi a delle performance che non mettano più a rischio Lily. Altro episodio abbastanza compatto, probabilmente uno dei migliori in assoluto, in cui il bilanciamento tra sci-fi e horror risulta davvero riuscito: il fantasma della bambina è effettivamente inquietante e molto vicino al più recente J-Horror che siamo abituati a conoscere, oltre ad essere costantemente accompagnato dall'irritante effetto sonoro della risata. Interessante anche il discorso morale pronunciato alla fine dal narratore Lily non era una bambina diavolo, se ci dovesse essere stato un demone non era in lei ma nel mondo distorto che la circondava. Per favore, fate caso a come Lily abbia riacquisito la sua energia e la sua gentile innocenza sul palco.
Una notte Jun e Yuriko sono impegnati in un giro in macchina romantico, di ritorno verso casa, finché non si imbattono in un uomo privo di sensi steso al centro della strada. Credendo sia semplicemente ubriaco lo soccorrono e lo portano sull'autovettura. Fermi all'altezza di un passaggio a livello, però, l'uomo si sveglia di botto e reagisce scompostamente al rumore del treno come se lo terrorizzasse. Così Yuriko e Jun decidono di portarlo dall'amico Dr. Ichinotani che, dopo averlo visitato e ipnotizzato per farlo riposare, rivela loro di aver ricevuto in cura altri pazienti che hanno manifestato simili turbamenti. L'indomani l'uomo, Sawamura, racconta di essersi improvissamente ritrovato la notte prima a bordo di un treno fantasma apparentemente vuoto. Aggirandosi per i vagoni avrebbe incontrato prima un freddo controllore (in pieno stile Lloyd di ''Shining''), e poi qualche altro passeggero tra cui lo scrittore di fantascienza Kenji Tomono. Quest'ultimo avrebbe spiegato all'incredulo Sawamura di trovarsi su un surreale treno in grado di viaggiare oltre allo spazio e al tempo, per portare lontano dalle loro vite monotone e stantie tutti coloro che hanno sognato almeno una volta di poterle abbandonare. Disperato per l'eventualità di perdere la propria routine, gli amici e la famiglia l'uomo si fa prendere dal panico e sviene. A questo punto Yuriko e Jun vanno alla ricerca di Tomono, scoprendo però che si è allontanato dalla sua dimora da più di un anno e mezzo e che raramente invia per posta gli ultimi manoscritti, o fa delle brevi telefonate, senza che nessuno sappia dove si trovi. Nel mentre Sawamura viene ritirato dalla figlia e dalla moglie, entrambe deluse e arrabbiate credendolo un povero ubriacone che ha disonorato la famiglia, e con grande ritardo si presenta sul posto di lavoro dove viene maltrattato dal capo ufficio. Facendo molta difficoltà a reinserirsi nella società Sawamura comincia finalmente a capire il discorso che gli ha fatto Tomono su quel misterioso treno e si mette a richiamarlo a squarcia gola, nella speranza di poter fuggire una volta per tutte da quella trappola che definiva vita. La peculiarità di questo ultimo episodio della serie è che sia privo di un finale vero e proprio, di una risoluzione o un punto di arrivo, si chiude in una condizione di sospensione più totale. L'atmosfera ultraterrena viene resa visivamente in modo efficace: le sequenze ambientate sul treno transdimensionale danno effettivamente il senso di trovarsi fuori dal mondo, con angoli e inquadrature distorte. Molto ben riusciti sono anche gli effetti visivi del susseguirsi dei ricordi del passato di Sawamura aldilà dei finestrini. Alla base di questo racconto si trova un discorso tipicamente giapponese, una specie di velata condanna ai sogni infantili di escapismo e alla sottrazione ai propri doveri, che però può essere contemporaneamente interpretato come il recondito desiderio di fuga dalla grigia realtà mondana da parte di una società che ancora oggi risulta particolarmente rigida.

Il ventottesimo episodio, uno dei primi ad essere scritti e prodotti, non venne trasmesso fino a più di un anno dall'originale messa in onda. Questo perché, come abbiamo visto, nel mentre la Tsuburaya Productions si stava anche dedicando ad Ultraman, e aveva deciso di anticipare al suo posto una presentazione speciale del nuovo prodotto dal titolo ''La Nascita di Ultraman''.

Nel 1967 Ultra Q e Ultraman vennero acquistate in un singolo pacchetto dalla CBS Films, casa produttrice di ''Ai Confini della Realtà''. CBS si mise da subito al lavoro per far doppiare entrambe le serie, e Tsuburaya fornì loro i copioni tradotti e la sigla già adattata. A lavori inoltrati, però, la CBS Films si fece indietro e le serie vennero rilevate dalla United Artists Television che decise di mettere da parte Ultra Q essendo un prodotto da proporre sul mercato televisivo statunitense in bianco e nero, in un periodo in cui si spingeva sempre più per il colore. A quanto pare la maggior parte degli episodi di Ultra Q erano già stati adattati e doppiati in Inglese, e vennero archiviati nei vault della MGM fino a che nei primi anni 2000 la Tsuburaya non si riprese tutto il materiale. Ad oggi sono sopravvissute pochissime tracce di questo doppiaggio, tutte principalmente nelle mani dei collezionisti, ed è anche questo dato ad avere sicuramente contribuito alla scarsa fama della serie.

Oltretutto nel 2004 la Tsuburaya Productions ha realizzato una serie celebrativa del suo primo lavoro dal titolo Ultra Q: Dark Fantasy, a metà tra il sequel e il remake dell'Ultra Q originale.

ARTICOLO DI
IMPAGINAZIONE E GRAFICHE DI

martedì 17 maggio 2022

X-Files...con i kaiju? - Una panoramica di ''Ultra Q'' (Parte 1)

Se leggete Horror Moth da qualche tempo saprete che qui in redazione siamo appassionati ai limiti del malsano di film di mostri giganti, quelli di Godzilla su tutti. Dunque se siete un minimo familiari col mondo di cineasti, artigiani e tecnici che hanno dato vita al Re dei Mostri e al suo pantheon tra gli anni '50 e gli anni '70 (la cosiddetta Era Showa), avrete quantomeno sentito nominare Eiji Tsuburaya
Questo signore è semplicemente considerato il padre del Tokusatsu (ossia quel genere di film e serie televisive che fanno grande uso di effetti speciali, una forma di intrattenimento popolare fantastico/sci-fi consolidata in Giappone che ruota intorno a kaiju o supereroi mascherati. Un sottogenere del Tokusatsu, che combina tali elementi, è il Super Sentai di cui esempi famosi possono essere Kamen Raider o Power Rangers. Su questo ultimo punto torneremo a breve). 

Classe 1901, Tsuburaya ha lavorato in oltre duecentocinquanta produzioni di genere e rappresenta insieme a Ishiro Honda a tutti gli effetti il co-creatore di Godzilla, avendo realizzato la tuta del primo film e molte altre con le proprie mani. E' stato una figura talmente importante e riconosciuta nel cinema del Sol Levante post Seconda Guerra Mondiale che oggi nella città natale, Sukagawa, sorge un museo in suo onore. E' stato il fautore di personaggi e di mostri talmente influenti da avere superato i confini della sua terra ed essere diventati parte della memoria collettiva contemporanea, a proposito di questo forse ricorderete il Google Doodle che gli fu dedicato nel 2015.
Tsuburaya e la sua troupe sul set
Nel 1963 fondò la casa di produzione Tsuburaya Special Effects Production (ad oggi solo Tsuburaya Productions) trovandosi ad essere contemporaneamente uno dei dipendenti più potenti e rispettati della TOHO e uno dei suoi maggiori competitor, specialmente grazie al celeberrimo show televisivo super sentai Ultraman (1966-1967) che avrebbe generato un franchise infinito. Data l'uscita di Shin Ultraman nelle sale giapponesi lo scorso venerdì, ad opera di Hideaki Anno e Shinji Higuchi già autori del grande Shin Godzilla (2016), ne approfittiamo per parlare di quello che fu il primo lavoro della ''carriera solista'' di Tsuburaya: Ultra Q (1966-1967), una serie TV composta da ventotto episodi che potremmo definire in qualche modo il prologo spirituale della sua opera magna.

Il progetto nelle intenzioni di Tsuburaya sarebbe dovuto essere una serie antologica di tredici episodi che inizialmente doveva intitolarsi ''Unbalance'', ispirata a prodotti statunitensi come Ai Confini della Realtà (1959-1964) o The Outer Limits (1963-1965), con racconti dalle tinte horror e fantascientifiche. Entrò in produzione per mano della Tsuburaya Productions quando fu trovato un network disposto a finanziarla e trasmetterla, cioè il colosso Tokyo Broadcasting System Television, che però convinse il produttore esecutivo Tsuburaya a concentrarsi di più sui mostri dato che stava decollando il ''Kaiju Boom'' degli anni '60 e il pubblico, specialmente i bambini, era particolarmente attratto dai film di Godzilla e di Gamera.

Per quanto riguarda il titolo si optò per la parola ''ultra'' data la popolarità della strategia informale denominata Ultra-C, utilizzata dalla squadra di ginnastica olimpica giapponese nei Giochi della XIX Olimpiade a Città del Messico; ''Q'' invece stava per ''question'', domanda. 

Le lavorazioni iniziarono ufficialmente nel 1964 e il primo episodio sarebbe stato trasmesso il 2 Gennaio 1966, girato in bianco e nero in 35 mm. Nonostante i grandi limiti produttivi fu la serie televisiva giapponese più costosa prodotta fino a quel momento. La serie sarà resa disponibile anche in versione colorizzata nel 2013 per l'edizione home-video in blu ray.
Il prodotto finale vede un cast corale di tre protagonisti: l'avventuroso pilota Jun, il suo assistente e linea comica Ippei e la giornalista Yuriko, a formare il trio che si imbatterrà volta per volta in mostri giganti, alieni, fenomeni paranormali ecc. Inoltre spesso appariranno delle guest star, volti noti del cinema giapponese di allora. A fare breccia nel cuore degli spettatori, però, più che i personaggi umani saranno diversi mostri che diventeranno tanto iconici da tornare nelle future produzioni della Tsuburaya.

Prenderemo in considerazione sei episodi appositamente selezionati per dare un'infarinatura generale su quella che è la natura di questo telefilm, e cosa ha rappresentato per la cultura pop giapponese. Sei episodi che mettono in risalto la poliedricità, i guizzi, la follia e le grosse ingenuità del primo esperimento di Eiji.
La serie si apre con una tradizionale storia di mostri giganti condensata nel minutaggio di venticinque minuti grazie a ritmo e montaggio serrato, probabilmente perché rappresentava un colpo sicuro per la casa di produzione che già aveva esperienza in questo campo di gioco; il tutto con dei titoli di testa degni di nota, ben girati da Hajime Tsuburaya (il figlio maggiore) e ben musicati, che ci accennano dei dettagli minacciosi del mostro protagonista dagli occhi, alle zanne, alle possenti zampe, alla coda. In un cantiere dove si scava per realizzare la galleria di un treno tra Tokyo e Osaka i lavoratori si imbattono in una caverna sotterranea, dalla quale dissotterrano un oggetto misterioso. Jun, Yuriko e Ippei vengono inviati sul posto a seguire la situazione, i primi due si avventurano all'interno del sito di scavo in cerca di altri indizi, mentre il terzo rimane in superfice. Poco dopo un giovane ragazzo appassionato di paleontologia giunge alla conclusione che l'oggetto in questione non sia altro che un uovo risalente al Paleozoico, in maniera abbastanza arbitraria e senza che nessuno si ponga troppe domande in merito.  Nel mentre, continuando a scavare, la squadra incontra anche il terribile mostro Gomess (in modo abbastanza comico, con una scavatrice che lo colpisce in pieno da un momento all'altro, scatenando la sua ira). A questo punto anche Jun e Yuriko si trovano faccia a faccia con Gomess e, non avendo altra scelta, scappano verso l'uscita della gola inseguiti dalla creatura. Ippei e il ragazzo vengono ad apprendere una leggenda locale secondo cui l'uovo apparterrebbe al leggendario uccello Litra e quando verrà riportato alla luce comporterà il risveglio del suo nemico naturale che distruggerà il mondo, l'unico in grado di contrastarlo sarà Litra stesso. Gomess giunge in superfice e inizia ad attaccare il cantiere, inciampando su sé stesso un paio di volte, nel mentre il gruppo si è ricongiunto e cerca di scaldare l'uovo per accellerare il processo di schiusa. Così nasce Litra, sicuramente l'effetto più dozzinale e meno riuscito, e tra i due titani inizia un violento scontro che si concluderà con la triste morte di entrambi, uno accasciato sull'altro. Già abbiamo parlato dell'importante ruolo che Tsuburaya rivestiva in TOHO, motivo per cui il costume di Gomess è stato creato modificando quello del sauro atomico  visto nei film Mothra vs Godzilla (1964) e Ghidorah! Il Mostro a Tre Teste (1964). Anche Litra è stato realizzato a partire da delle componenti del mostro Rodan. Oltretutto la tuta di Gomess viene indossata da Haruo Nakajima, storico stuntman interprete di Godzilla.
Una notte la solita compagnia (stavolta allargata) è di ritorno da una festa. Durante una breve sosta, però, Ippei e un amico finiscono accindentalmente in un profondo pantano rischiando di annegare. Vengono salvati per un pelo e hanno bisogno di riscaldarsi così il gruppo si reca presso l'unica abitazione nei paraggi, una gigantesca villa in mezzo alla palude. La casa sembrerebbe disabitata, eppure una sola delle tante finestre è illuminata. Una volta entrati la trovano totalmente abbandonata e piena di ragnatele, perfino la famosa finestra non è altro che una stanza che affaccia al faro lì vicino. Mentre Ippei e l'altro ragazzo cercano di scaldarsi al camino, Jun ricorda la vecchia storia di un barone che dimorava in una simile residenza ed era appassionato di ragni che teneva come animali domestici. Un giorno la figlia del barone venne punta da una delle sue tarantole e, nella disperazione, scappò verso la palude circostante dove annegò. La ragazza sarebbe riemersa dalle acque rinata come un gigantesco ragno, portando il padre alla follia. C'è chi viene suggestionato dalla storia di Jun e chi meno, in ogni caso nel luogo in cui si trova la comitiva aleggia un brutto clima. Ben presto i ragazzi verranno aggrediti da due enormi ragni, scoprendo loro malgrado di essere capitati proprio nella casa del barone. A seguito di una fuga rocambolesca e di violente colluttazioni riusciranno a ucciderli entrambi e a scappare. Nel finale la villa crolla su sé stessa e prende fuoco in seguito alla morte dei due ''residenti'', il tutto accompagnato da queste parole evocative: Si teme che il ragno sia il messaggero del diavolo. C'era una triste storia di un umano che si trasformò in ragno, la ragione per cui attaccava gli uomini potrebbe essere la sua speranza di tornare un giorno ad essere uno di loro...se incontrate un ragno nell'oscurità, per favore, lasciatelo in pace... Decisamente l'episodio più horror tra quelli che vedremo in questa occasione, quasi una leggenda di yōkai, quello dal gusto più squisitamente raccapricciante e con una grande atmosfera, infatti si concede dei movimenti di macchina più arditi, dei tempi vagamente più dilatati (sempre nei limiti del minutaggio) e una direzione fotografica più ricercata. Promossi anche lo stile gotico dell'ambientazione, il bel modellino della casa infestata nel cuore della palude e i ragnoni, molto efficaci nella loro semplicità. Unico elemento abbastanza discutibile è il verso, non particolarmente minaccioso, che gli è stato attribuito.
Si torna al classico sci-fi con l'episodio che tra i tre si apre nel modo più scoppiettante, con un astronauta di ritorno da Saturno verso la Terra (rigorosamente privo di casco all'interno della navicella spaziale) che scopre un materiale non identificato attaccato alla nave, e di avere esaurito il carburante tanto da andare in totale over acting. L'astronave si schianta in mare, causando la morte del pilota, dunque Jun e Yuriko si recano sul posto. Qui Jun scopre un misterioso essere della forma e dimensioni di un palloncino, che decide di portare con sé a Tokyo per farlo esaminare. Col tempo l'essere continua a crescere e a consumare le fonti energetiche e il carburante che lo circondano, arrivando a ferire gravemente Ippei per le proprie dimensioni smisurate. La creatura è diventata un mastodontico blob (che viene ribattezzato dai giornali con l'intimidatorio nome ''Baloonga'') e adesso fluttua sul cielo di Tokyo per dissipare quanta più energia possibile, costringendo la città a spegnersi completamente per non continuare ad alimentarlo. Yuriko comincia ad indagare, scoprendo che anni prima uno scienziato era già entrato in contatto con una piccola parte di questo materiale alieno e lo aveva studiato. La giovane si mette sulle tracce dello studioso, preoccupata per l'amico Ippei che (come tante altre persone) ha bisogno di essere operato d'urgenza e, senza energia elettrica a disposizione degli ospedali, rischia la vita in un inaspettato risvolto drammatico. Rintracciato il vecchio professore (che giustamente gira portando sempre un palloncino con sé), si viene a scoprire con un colpo di scena che l'astronauta schiantatosi recentemente non fosse altri che il figlio. Questo scienziato è un personaggio ambiguo che continua ad apparire casualmente nel corso della puntata e serve più che altro a fornire degli spiegoni, ma conferisce al racconto anche molta di quella filosofia tipica dei kaiju eiga TOHO del periodo; non vede Baloonga come un mostro ma come una calamità naturale, un messaggero divino, il vero mostro è la metropoli di cui si nutre. Rassegnatosi all'invicibilità della creatura, il dottore suggerisce come ultimo tentativo per salvare l'umanità di detonare un missile nucleare al di fuori dell'atmosfera terrestre. Così facendo, per qualche motivo, si genera un sole artificiale che attira a sé Baloonga allontanandolo dalla civiltà.

ARTICOLO DI

IMPAGINAZIONE E GRAFICHE DI 




giovedì 30 aprile 2020

Il film oscuro di Ishiro Honda (Recensione ''Matango'')

Nonostante siano pochi a conoscere il nome di Ishiro Honda il suo contributo e la sua influenza nel cinema fantascientifico post secondo conflitto mondiale sono stati travolgenti e di vitale importanza. Chiunque ha assorbito in qualche modo, direttamente e non, quello che ha lasciato nella cultura popolare. Egli fu infatti un prolifico regista e sceneggiatore nipponico, che oggi è considerato il padre dei generi Tokusatsu (film in live-action, o serie televisive, che fanno grande uso di effetti speciali) e Kaiju-Eiga (film di mostri più in generale). Un uomo come tanti, nato nel 1911 nella prefettura di Yamagata da una numerosa famiglia di monaci buddhisti e di agricoltori che, una volta appassionatosi alla cinematografia, iniziò a farsi le ossa come terzo assistente alla regia in diversi set della casa Photographic Chemical Laboratories. Iniziata da poco la gavetta però i sogni del ventitreenne Ishiro vennero presto frenati quando nel 1934 ricevette una notifica di reclutamento da parte dell’esercito. Da quel momento avrebbe fatto avanti e indietro da Tokyo ai vari luoghi in cui era stato assegnato. Tornato a casa nel 1942 scoprì come alla PCL (che aveva cambiato nome in TOHO) era stato imposto dal governo giapponese, che aveva monopolizzato l’industria nel ’39 su modello della Germania nazista, di realizzare film propagandistici per supportare lo sforzo bellico. Tutti i cineasti che non si adeguarono a queste imposizioni sarebbero stati puniti severamente.
Nel 1944 nelle Filippine Honda e la sua unità ebbero la fortuna di perdere la loro nave e di venire riassegnati sul più tranquillo fronte cinese, qui Ishiro divenne sergente e si occupò della comunicazione e del commercio con i civili dei territori occupati dalle forze armate dell'impero nipponico. Successivamente fu catturato dall’esercito rivoluzionario nazionale cinese e imprigionato in una zona collocata tra Beijing e Shangai per un anno intero prima della fine della guerra. Una volta libero, durante il suo viaggio di ritorno in patria, sfiorò la morte per il proiettile di un mortaio che gli atterrò davanti ma non esplose (proiettile che avrebbe raccolto e conservato nel cassetto della propria scrivania per tutta la vita). Riuscì finalmente a fare ritorno a Tokyo nel 1946, dopo sei anni di servizio sul fronte, dove apprese della tragedia del lancio delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. Negli anni seguenti tornò a lavorare intensivamente per la TOHO prima come documentarista, poi come stretto collaboratore e amico di Akira Kurosawa, ma scosso dalla scoperta delle capacità delle armi di distruzione di massa e ancora traumatizzato dall’esperienza bellica (da cui sarà turbato per tutta la vita), deciderà finalmente di approcciarsi al genere fanta-horror regalando all’immaginario collettivo il primo Godzilla (1954). Da quel momento la carriera di Honda sarebbe stata improntata quasi esclusivamente su quel filone, creando in Giappone una vera e propria corrente cinematografica alternativa a cui si sarebbe dedicato fino al 1975.
Accanto ai vari film del sauro atomico, e dei tanti altri mostri giganti che rientrano nel suo pantheon, esiste anche una produzione minore di pellicole che si distaccano dal filone tokusatsu per abbracciare lo sci-fi più tradizionale. Tra queste spicca Matango (1963) uno dei lavori meno conosciuti e, una volta riscoperto dagli appassionati, più amati del regista. Un film più piccolo rispetto ai colossi precedentemente firmati da Honda come ''Rodan'', ''Varan'' o ''King Kong vs Godzilla'' (che fu un enorme successo al botteghino e, in Giappone, è ancora oggi il film della saga re dei mostri con più incassi) e dall’atmosfera molto più cupa in confronto alle altre opere di quel periodo, riavvicinandosi in qualche modo al primo Godzilla. Per questa sua peculiarità è diventato nel corso degli anni un vero e proprio film di culto ed è considerata da molti un prototipo del JHorror, ma è anche la causa della sua condanna. Infatti non ebbe il successo sperato e non fu apprezzato dai critici nipponici, oltretutto fu il primo film di Honda a non essere distribuito nelle sale statunitensi ma direttamente in televisione a partire dal 1965 (pare che venisse trasmesso abbastanza frequentemente, per poi arrivare a sparire nel nulla e cadere nel dimenticatoio intorno agli anni ’90). ‘’Matango’’ è basato sul celebre raccontato del 1907 The Voice in the Night di Williams H. Hodgson, più volte adattato in diversi media e fonte di ispirazione per molte opere derivate tra cui ricordiamo il fumetto DC Comics ''Swamp Thing'' o il videogioco ''The Last of Us''.

La storia è quella di cinque amici abbienti che affittano la lussuosa barca di due marinai, che li accompagneranno nella loro vacanza. L’imbarcazione viene travolta e danneggiata da una tempesta e finisce alla deriva. Dopo aver passato alcuni giorni dispersi in mare, le correnti li trascinano vicino alla costa di un’isola apparentemente deserta dove sembra non esserci alcuna forma di vita al di fuori della fitta vegetazione che la ricopre. Esplorando l'isola i sette trovano tracce di passaggio umano, per poi incappare nell’enorme relitto di una nave arenata sulla spiaggia. Si addentrano nel relitto, chiamato appunto Matango, ma non trovano né resti umani né altro se non un diario di bordo dalle poche informazioni (dal quale scopriamo che la nave fosse adibita a qualche tipo di sperimentazione nucleare) e la maggior parte delle pareti della struttura ricoperte da giganteschi funghi. Continuando la loro perlustrazione dell’isola trovano altri funghi dalle dimensioni innaturalmente grandi che sono cresciuti nel cuore della foresta. Col passare dei giorni e lo scarseggiare del cibo l’atmosfera si fa sempre più tesa. I personaggi iniziano a far riemergere i sentimenti contrastanti che provano gli uni per gli altri, a diventare schivi, congiurare tra loro e perdere sempre più il senno. Anche coloro che sembrano più integri moralmente finiscono per compiere atti crudeli pur di sopravvivere. Inferociti e stremati dalla fame i più disperati finiscono per mangiare i misteriosi funghi, nonostante fosse stato espressamente sconsigliato nel diario di bordo. La situazione precipita definitivamente quando alcuni dicono di aver visto nella notte strani funghi dalle sembianze umanoidi aggirarsi per i corridoi della nave, a questo punto la follia divampa tra i sette e il gruppo terrorizzato si spezzerà. 
Il film è permeato da un particolare contrasto tonale: la prima parte è colorata, allegra e tropicaleggiante (come molti Kaiju-Eiga anni '60) ma ben presto stride con il tetro relitto coperto da bizzarri miceti e con le dinamiche che si vanno a creare tra i personaggi. Questa bipolarità contenutistica è perfettamente trasfigurata anche nell'efficace colonna sonora di Sadao Bekku, e nella fotografia sì molto colorata ma estremamente palpitante. Gli effetti dei funghi irradiati portano a delle affascinanti sequenze oniriche davvero ben realizzate, nelle quali aleggia un'aura singolarmente macabra. Come molte produzioni TOHO il film dà il meglio di sé nell'ultimo atto, nonostante il finale  risulti un po' troppo frettoloso, in cui viene finalmente scatenato il bestiario (ad opera del maestro degli effetti speciali Eiji Tsuburaya) e rivelato il segreto dell'isola in delle sequenze in cui, soprattutto nell'ottica di quegli anni, hanno luogo eventi grotteschi e disturbanti. Ciliegina sulla torta è l'epilogo del film che, grazie ad un colpo di scena ben piazzato, diventa crepuscolare e pessimista. Abbiamo già parlato dell'immeritato flop che fu ''Matango'', questo non è solo dovuto al fatto che fu tiepidamente accolto dai critici del tempo ma anche perché venne quasi bandito dalle sale giapponesi per degli effetti prostetici ritenuti troppo somiglianti alle reali ustioni e ferite riportate dai sopravvissuti del bombardamento nucleare.
Locandina italiana per la distribuzione del 1973 ad opera di Ardin Cinematografica
Seppure ad oggi appaia vetusto è uno dei lasciti più interessanti del periodo Showa (1954-1975) della TOHO, non solo per la forte componente horror in esso presente ma anche per il modo in cui gioca col fattore psicologico instillando dubbi nello spettatore. Oltretutto ci sono dei preziosi momenti di puro body-horror, come se fosse un film cronenbergiano ante litteram. A quanto pare Honda lo realizzò ispirandosi alla moda delle droghe che stava impazzando in quegli anni, di cui intendeva sottolineare i potenziali rischi. L'attore protagonista, Akira Kubo (che rivedremo ne ''L'Invasione degli Astromostri'' (1965), ''Gli eredi di King Kong'' (1968) e diversi altri film di genere), ha dichiarato che è stato il suo ruolo preferito; un altro grande fan è il regista Steven Soderbergh che tentò di realizzarne un remake. Anche se per il momento è un po' difficile recuperarlo o comunque fruirne in buona qualità la visione di ''Matango'' è calorosamente consigliata non solo ai fanatici di Godzilla e co., ma anche a tutti gli amanti del fanta-horror che vogliono accrescere il proprio bagaglio culturale e si ritroveranno un film che, nonostante sia stato ignorato per anni, è diventato molto influente per la cultura cyberpunk e horror giapponese.