venerdì 7 febbraio 2020

Rapaci senza preda (Recensione "Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn") - Non solo Horror

Le aspettative riguardanti “Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn” di Cathy Yan (prima donna a dirigere, scrivere e produrre un cinecomic) non erano altissime, non lo sono mai state, sin dal suo annuncio, basti solo vederne il titolo. I trailer, inoltre, non sembravano promettere nulla di buono, una versione di “Suicide Squad” al femminile senza Joker. Eppure non è stato così. La DC ha effettivamente fatto dei passi avanti sistemando la formula dei suoi film corali, ma ciò basterà a salvare l’ultimo prodotto del DC Extended Universe? Prima di partire, però, consigliamo la lettura di quest'articolo per avere una comprensione maggiore di chi sono originariamente i personaggi dell'opera.
Protagonista assoluta, nonché narratrice, è Deadpo-ehm, Harley Quinn (Margot Robbie), reduce di una terribile rottura con Joker (Jared Leto) che non riceve alcuna spiegazione, dopotutto li avevamo lasciati a farsi le fusa a vicenda a fine di “Suicide Squad” (tristemente canonico in quanto continuamente citato). La sequenza iniziale è concentrata proprio su questo suo cercare di andare avanti e ha come unico personaggio riconoscibile la nostra antieroina improvvisata, fino alla comparsa del villain, Roman Sionis (Ewan McGregor) e del suo braccio destro/possibile amante, Victor Zsasz (Chris Messina), che accetta le follie della ragazza solo per timore di Joker, ignaro si siano lasciati. Quando Harley si stanca di sentir parlare di come lei tornerà comunque dal Joker, decide di far saltare in aria “il loro posto speciale”, le Ace Chemicals che, ironicamente, appartengono a Sionis. La detective Renee Montoya (Rosie Perez) inizia così ad indagare su questo caso collegandolo alla sua indagine su Roman, ostacolata dalla stessa GCPD, finendo per conoscere la cantante e neo-autista di Sionis, Black Canary (Jurnee Smollett-Bell), figlia di un’eroina morta anni prima in un vicolo della città. La vera storia inizia però dopo, con il personaggio di Cassandra Cain (Ella Jay Basco), una borseggiatrice, che ha rubato e mangiato il diamante della famiglia Bertinelli, la più importante famiglia mafiosa di Gotham, dentro il quale sono racchiusi tutti i segreti della famiglia, tanto bramato da Sionis. Harley, Canary e Montoya incroceranno quindi le loro strade in quanto la prima tenterà di salvare la ragazzina dal criminale, la seconda sarà costretto a tentare di aiutarlo, lavorando in segreto, però, con la detective. E poi c’è Cacciatrice (Mary Elizabeth Winstead), ogni tanto, in una cosa come 7 minuti di screentime e con 3 battute, perlopiù per far ridere lo spettatore in momenti di alta tensione.
E con quest’ultima osservazione che si apre il primo problema della pellicola: i personaggi. Certo, Harley è avvantaggiata avendo già un film da protagonista sulle spalle, ma subisce comunque un’evoluzione, slegandosi dal Joker, Roman Sionis anche è caratterizzato abbastanza, ma non funziona e torneremo dopo sul perché. Le restanti tre eroine? Black Canary ha un minimo di caratterizzazione, ma davvero poche battute, è letteralmente una vittima degli eventi, Cacciatrice a malapena si vede e viene usata sia come personaggio “misterioso” che come scarico della tensione prendendola costantemente in giro e Cassandra Cain semplicemente non è considerabile un personaggio e non è chiaro perché abbiano scelto lo stesso nome di un personaggio che, chiaramente, non condivide nulla con questa versione nei fumetti. Non vi è nemmeno un singolo rimando alla sua identità cartacea, nulla. Montoya invece è riassunta in una frase davvero pronunciata sul suo riguardo nella pellicola: “Perché parla sempre come in un film poliziesco anni ‘80?”. Peccato per gli interpreti che hanno, per la maggior parte, davvero dato del loro meglio, specialmente McGregor e la ovvia Robbie. 
Partiamo quindi da protagonisti titolari inesistenti e messi in secondo piano rispetto Harley Quinn che sarebbe esser dovuta solo di supporto. Triste come le Birds of Prey vengano messe al secondo posto persino al loro esordio cinematografico, nel loro stesso film per giunta. L’antagonista, invece, appare più promettente, nonostante non goda dello stesso charme della sua controparte cartacea. Il tutto è facilmente perdonabile ammettendo che stiamo vedendo un Maschera Nera non ancora Re di Gotham, che sta cercando di ampliarsi e di aumentare il suo controllo sulla città. Ma così non è, nonostante il personaggio risulti acerbo non avrà mai un'evoluzione e mai avrà una reazione alla sola cosa che avrebbe potuto (e che avrebbe dovuto) causare il processo di metamorfosi in lui semplicemente perché non assiste alla cosa che dovrebbe spingerlo ad agire effettivamente contro le Birds of Prey, de facto, mai arrivando ad odiarlo veramente come avrebbe potuto. Per giunta, le dinamiche del suo stesso piano, sono contraddittorie. Seguiranno SPOILER, quindi attenzione, se non volete leggerli passate direttamente al prossimo paragrafo: Roman Sionis è colui che ha ordinato il massacro dei Bertinelli, quindi, tecnicamente, ha il possesso del diamante da allora. Eppure, perché ha aspettato 10 anni per prenderlo quando era lo stesso Victor Zsasz, il suo braccio destro, un membro del plotone di esecuzione? Certo, Roman ha tecnicamente solo finanziato i criminali, ma si presuppone che, proprio per questo, Salvatore Galante che, evidentemente, non ha fatto uso delle conoscenze dei Bertinelli, avrebbe ceduto il gioiello al signore della malavita. Inoltre tutta la scena in cui Roman mostra la sua collezione è… strana? Per non parlare del fatto che la maschera non è contestualizzata per nulla e perde ogni valore simbolico originariamente presente. 
I problemi con Sionis non sono, però, finiti: se da un lato ci mostrano il suo lato più umano e la sua instabilità mentale, quanto sia effettivamente una minaccia non viene mai palesato e, soprattutto, i personaggi non lo temono. La sola esecuzione che vediamo è quella di tre personaggi minori che l’audience nemmeno ha mai visto prima. Se nemmeno i suoi antagonisti hanno paura di lui e lo percepiscono come una minaccia, perché dovrebbe il pubblico? Un cattivo non percepito come una minaccia è uguale ad un oggetto di scena o ad uno scaldaposto. Inutile. Triste anche come abbiano dovuto far spiegare a Zsasz il suo modus operandi invece di mostrarlo, rompendo un'altra regola sacra dello storytelling: mostrare è sempre più forte del raccontare. E comunque il rapporto omosessuale trai due villains, citato nelle interviste, è solo vagamente intravedibile in alcune azioni e gesti di Zsasz, mentre Sionis risulta addirittura abbastanza molesto verso il gentil sesso, specialmente nei confronti di Dinah Lance/Black Canary.
Cassandra Cain è l’altro problema principale del film, il problema di tutti i problemi: il diamante, infatti, viene inghiottito dalla ragazzina e diventa lei stessa l’oggetto del desiderio. Una mossa, di solito, brillante, che aumenta l’interesse dello spettatore per la sua ricerca: non sono solo i personaggi ad avere a cuore quell’oggetto, ma anche il pubblico quando si tratta di un personaggio. Ma di quest’ultimo, come già detto, non si può parlare in questo caso, a causa del suo essere assolutamente piatto, senza backstory, senza ideali, senza volontà, senza carattere se non essere estremamente acida e, quando conviene alla storia, ingenua. A tratti ce ne si dimentica della sua presenza. La cosa che fa ancora più male è conoscere il personaggio da cui il nome è tratto, uno dei personaggi più interessanti della Batfamiglia intera, un personaggio in lotta coi propri spettri interiori che deve scoprire non solo se stessa, ma anche il mondo esterno per la prima volta. Come uccidere un personaggio per non crearne nessuno, insomma. 
Anche i momenti d’azione risultano scialbi, troppo irrealistici, allo stesso tempo, risultando privi di pathos e spettacolarità, specialmente se paragonati allo scontro di Batman e degli uomini di Anatoli Knyazev in “Batman v Superman”. Tutto sembra essere a turni, senza alcuna difficoltà per le nostre eroine improvvisate che eroine non sono e che combattono senza alcun ideale vero, bensì perché oramai ci sono di mezzo. Anche il montaggio non è dei migliori, ma certamente un passo avanti rispetto a quello di “Aquaman” troppo repentino, quello di “Suicide Squad” semplicemente disgustoso o quello lentissimo di “Wonder Woman”. Sulla falsariga del primo film con Harley, inoltre, la colonna sonora pop è d’eccezione e resta di alto livello per tutta la durata del film. Le tanto discusse scene di violenza e "splatter", sempre e comunque rivolte verso gli uomini, sono brevi e veloci, mai davvero degne di nota.
Pur comprendendo il messaggio di volontà di emancipazione dei personaggi (con l’eccezione di Cacciatrice che vuole solo vendetta, di Cassandra che non ha senso di esistere e di Black Canary che, prima che Montoya bussasse alla sua porta ed iniziasse tutto il marasma della pellicola, non se la passava eccessivamente male), quindi di Harley e Montoya, ciò non toglie che pecca per quanto riguarda alcuni concetti di base dello storytelling cinematografico, ripetendo gli stessi errori della Mother Box di “Justice League”, della maggior parte dei villains dei cinecomics e dell’eroe disinteressato di “Hellboy” del 2019 oltre che del vizio di metter su i gruppi troppo rapidamente della DC: se infatti il set-up si protrae per oltre metà film, le Birds of Prey prendono vita solo gli ultimi minuti del film e tutta la sequenza finale appare troppo veloce, davvero fatta di corsa, senza alcuna tensione, con uno dei confronti finali col big bad meno interessanti di sempre, dopotutto, stiamo pur sempre assistendo un’eroina creata appositamente per risultare fastidiosa star inseguendo un cattivo non spaventoso che nemmeno lei stessa teme per salvare un personaggio senza caratterizzazione con cui ha un legame sentimentale minimo, esistente solo forzatamente giusto per non render palese quanto pochi funzioni il tutto. 
Approvata la volontà di non inserire Joker, d’altro canto: appare in due flashback per pochissimi secondi e ruba la scena, così come lo fa quando se ne parla. Altro punto a favore riguarda i costumi, tutti molto realistici, così come il casting non composto da grandi bellezze convenzionali, dando un senso di realismo alla pellicola. Fanculo le critiche della rimozione del sex appeal insomma, anche perché chi dovrebbe averlo ereditandolo dai fumetti, ossia Black Canary, continua ad averlo, pur non essendo, come appena sottolineato, la classica bellezza cinematografica e non necessitando, finalmente, di mostrare il suo corpo allo spettatore per avere impatto sullo schermo. 
In sostanza un film dal forte messaggio femminista che però dimentica che è necessario creare personaggi per veicolare effettivamente concetti del genere, che non mostra alcun rispetto per il materiale originale arrivando a snaturare completamente alcuni personaggi e che fallisce nel creare una storia accattivante e nel regolare il proprio ritmo, in un film che sembra un grande prologo a qualcosa che non sarà mai e che non riesce mai davvero a prendere il volo, così come le ambizioni di Sionis. Ironico per un film che ha "uccelli" nel titolo.
Per concludere, non restate fino alla fine dei titoli di coda. Non ne vale la pena.
Illustrazione originale di Aaron Rizla
Articolo di Robb P. Lestinci 

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