martedì 25 febbraio 2020

Oltre i sogni nella casa stregata di H. P. Lovecraft

Gennaio 1932, Howard Phillips Lovecraft termina la stesura del suo racconto “The Dreams in the Witch House” (“I sogni nella casa stregata” in italiano), nuovo tassello del Ciclo di Cthulhu, iniziato nel 1917 con “Dagon”. 
Il racconto gira attorno a Walter Gilman, studente della Miskatonic University, situata nella città di Arkham, nella contea di Essex in Massachusetts, e residente nella vecchia casa della strega Keziah Mason, sopravvissuta al rogo grazie a strane linee tracciate con quello che pareva sangue sulla parete della sua cella nel 1692, linee che Walter, nei suoi studi intrecciati di matematica e folklore, interpreta come chiavi che permetterebbero di viaggiare attraverso le dimensioni. Attraverso i suoi studi matematici alla Miskatonic ed alla lettura del Necronomicon, lo studente inizia ad approfondire la sua teoria, finendo lui stesso per viaggiare, inconsciamente, tra le dimensioni, braccato dalla strega e dal suo famiglio infernale, Piccolo Jenkin (Brown Jenkin), un mostriciattolo dalle lunghe zanne giallastra, dalle mani simili a quelle umane e dalle dimensioni di un ratto. Tra febbre, incubi e realtà, Walter dovrà far fronte alla minaccia ultraterrena composta non solo dai due figuri precedentemente citati, ma anche da un terzo figuro, un uomo alto, dalla carnagione nera e dai tratti delicati, l’Uomo Nero, Nyarlathotep.
Sedicesimo racconto del Ciclo di Cthulhu (ventunesimo se si adotta il criterio dell’edizione Mondadori a cura di Giuseppe Lippi), esso segna la terza apparizione (o quinta se si prende nota dei due sonetti a lui dedicati da Lovecraft) a fronte di quattro complessive, escludendo le due menzioni in altri racconti e “l’albero genealogico” menzionato in una delle lettere di Lovecraft, di Nyarlathotep, il più ricorrente degli Dei Esterni nelle opere lovecraftiane. La divinità, a differenza delle altre descritte dall’autore di Providence, non è indifferente alla vita terrestre e, anzi, visita spesso il pianeta Terra, al punto da esserne l’unico capace di parlarne ogni lingua. Appare inoltre diverso nelle intenzioni: se gli altri Dei Esterni, di cui lui stesso pare prendersi cura ed esserne un messaggero, hanno piani razionalmente indecifrabili, lui ha come scopo quello di portare la follia nell’umanità e, dagli scritti del Necronomicon, ricoprirà un ruolo centrale nell'Apocalisse. Il fedele servitore di Azathoth, il Dio dormiente, sembra, infatti, provare genuino piacere nel distruggere le vite degli umani e nel vederli impazzire e soffrire. Nelle opere lovecraftiane si va a creare quasi un parallelismo tra questa figura e quella del demonio ed altre entità simili, essendo una delle sue stesse manifestazioni, venerata da una setta, denominata “La Bestia”. In questo racconto in particolare, inoltre, abbandona le fattezze del faraone nero sfoggiate in “Nyarlathotep” e “La ricerca onirica dello sconosciuto Kadath”, pur mantenendone la carnagione scura, divenendo un vero e proprio avatar di Satana. All’origine della figura vi fu un sogno di Lovecraft riguardante il mago Nyarlathotep che si sarebbe esibito utilizzando l’elettricità e, probabilmente, ispirata ai veri esperimenti di Nikola Tesla dell’epoca, e l’influenza dalle figure di Alhireth-Hotep, un falso profeta di e Mynarthitep, un dio descritto come “rabbioso”, apparse, rispettivamente nelle opere “The Gods of Pegana” e “The Sorrow of Search” di Lord Dunsany.
La teoria matematica di Walter Gilman fu probabilmente ispirata dalla conferenza di Willem de Sitter, matematico, fisico e astronomo olandese, “The Size of the Universe”: il concetto di geometria e curvatura dello spazio e dell’applicazione della matematica per avere una maggior comprensione della natura dell’universo sono presenti sia negli studi di de Sitter che nell’opera lovecraftiana. Inoltre, Lovecraft stesso, era presente a quella conferenza e, nell’opera, cita direttamente il fisico, inserendolo in una lista di grandi geni matematici, di cui faceva parte anche Albert Einstein (con cui, proprio quell’anno, lo studioso olandese aveva scritto un’articolo proprio sui dati cosmologici raccolti e sulla curvatura dell’universo). L’uso di utilizzare porzioni di spazio non euclideo come scorciatoie nello spazio normale derivano, probabilmente, dalla lettura di “La natura del mondo fisico” (“The Nature of the Physical World”) di A. S. Eddington, astronomo, fisico, matematico e filosofo inglese.
Willem de Sitter
Altra ispirazione principale fu il romanzo mai completato di Nathaniel HawthorneSettimio Felton” (“Septimius Felton”), tradotto anche come “L’elisir di lunga vita”, pubblicato postumo nel 1872 sulla rivista “The Atlantic Monthly”. La storia, che sarebbe dovuta esser alterata per una stesura finale mai avvenuta, vede come protagonista Settimio Felton, un giovane uomo introverso afflitto dal concetto della brevità della vita e deciso ad ogni costo a trovare un modo per prolungarla, unendo sia la sua passione per gli esperimenti scientifici che la sua naturale propensione per le arti magiche ed il misticismo: non solo è di origini indiane, ma addirittura sua zia, Keziah, è sospettata di essere una strega e di praticare magia nera. Settimio, dopo che un soldato inglese aveva insultato la sua ragazza, lo ucciderà, dando via ad una serie di effetti a catena che porteranno alla creazione del suo tanto agognato elisir, ma non tutto andrà liscio ed il suo gesto tornerà a tormentarlo. È ovvio che la figura di Keziah Mason, come sottolineato in “An H. P. Loveraft Encyclopedia” sia stata ispirata al suo omonimo di quest’opera ed adattato alla mitologia lovecraftiana. 
Illustrazione di Ian Daniels
Proprio in relazione alla strega, inoltre, arriverà una delle numerose critiche al racconto lovecraftiano, legata all’uso di un crocifisso per spaventarla, elemento che cozza con la visione mitologica lovecraftiana e col suo innato ateismo, ma difesa da alcuni studiosi, convinti che quel simbolo non abbia realmente potere su Keziah, ma che le abbia ricordato le indicibili torture subiti dall’Inquisizione (addirittura, all’inizio del racconto si parla di come il realmente esistito Cotton Mather, fondamentale nella caccia alle streghe id Salem di fine 1600, abbia giocato un ruolo nella condanna e nelle successive indagini legate alla megera). Fu, però, anche August Derleth, amico di Lovecraft e continuatore del ciclo di Cthulhu, a criticare l’opera, leggendola prima della pubblicazione, definendola “vendibile”, ma “povera”. L’autore di Providence, in risposta alle critiche dell’amico, scrisse “La tua reazione al mio debole I sogni nella casa stregata era, sinceramente, quella che mi sarei aspettato – però non pensavo che questo miserabile pasticcio fosse tanto brutto quanto l'hai trovato… Questa disavventura mi dimostra che i miei giorni nel mondo della letteratura sono probabilmente finiti”. La delusione portò l’autore a non proporlo a nessuna rivista, ma, in segreto, nel 1933, August stesso lo mandò a “Weird Tales” che immediatamente lo accettò per la pubblicazione. Addirittura l’editor Farnsworth Wright, come riportato dalla H. P. Lovecraft Historical Society, chiese a Lovecraft il permesso per un adattamento radiofonico, negato dall’uomo a causa della sua bassa considerazioni nei confronti di certe operazioni che, spesso, risultavano piatte e andavano a sintetizzare e snaturare l’opera trattata. 
Molti critici dell’epoca, per giunta, condivisero la visione di Derleth, definendolo come uno dei peggiori racconti di Lovecraft, “Il Magnifico Fallimento di Lovecraft” come lo definì Steven J. Mariconda. Nonostante ciò, la critica contemporanea, ha rivalutato il racconto: l’attuale colonnista di Lovecraft per “Weird Tales”, Kenneth Hite, lo ha definito uno degli “esempi più genuini ed importanti di puro cosmicismo lovecraftiano” mentre, il critico e autore Michelle Houellebecq, addirittura, annovera l’opera tra le sette più importanti dell’autore di Providence, parte del “cuore portante del mito di HPL”. 
Se da un lato Keziah e la storia in generale hanno mosso diverse critiche, invece, la figura dell’inquietante mostriciattolo Brown Jenkin ha generato una serie di teorie riguardo la sua reale origine: una delle più popolari teorie lo vede come figlio di Keziah e Nyarlathotep, la divinità che serve. A dar forza a questa teoria vi è l’accoppiamento tra l’albina Lavinia Whateley e Yog-Sothot, evocato dalla ragazza tramite il Necronomicon, in “L’orrore di Dunwich”  e da come in “Il guardiano della soglia”, pubblicato postumo nel 1945 e co-scritto con August Derleth, la presunta madre del mostruoso pipistrello affermi che quest’ultimo sia suo figlio biologico: “Affermò, e allo stesso modo i suoi buoni vicini, che lo aveva partorito lei stessa e giurò che non sapeva in che modo fosse venuto da lei, perché non era né Bestia né Uomo, bensì mostruoso Pipistrello con volto umano.”. Il colonnista Kenneth Hite invece ha invece azzardato l’ipotesi che si trattasse di un servitore di Nyarlathotep proveniente da un’altra dimensione superiore graziato per la sua fedeltà e divenuto famiglio, costretto, però, ad adattarsi alle tre dimensioni e divenendo, quindi, simili a quelle che sono le visione dell’Iperspazio nel racconto.
Il film horror “Black Horror – Le messe nere” (“Curse of the Crimson Altar”) del 1968, diretto da Vernon Sewell, è ispirato al racconto lovecraftiano, trattando il tema degli incubi e del sacrificio rituale dell’opera lovecraftiana, pur non adottando molti degli elementi originali di quest’ultima. Il racconto venne, più fedelmente, adattato da Stuart Gordon per un episodio “H. P. Loveraft’s Dreams in the Witch-House” di “Masters of Horror”, nonostante il personaggio di Frank Elwood, coinquilino e maggior alleato di Gilman nella storia, diventi Frances Elwood e la strega Keziah sia stata reimmaginata come una “succulente demone”. Infine, Piccolo Jenkin, appare nell’opera “H. P. Lovecraft’s The Dark Sleep” di Brett Piper del 2012. 
Oltre ad un adattamento teatrale del 2008 ad opera della WildClaw Theatre Company a Chicago, l’opera ispirò anche  il titolo dell’album del 2005 della band H. P. Lovecraft, titolo e testo di un brano dei Vision Bleak dall’album “Carpathia: A Dramatic Poem”, un album rock opera della H. P. Lovecraft Historical Society nel 2013 dal titolo “Witch House: A Lovecraftian Rock Opera”, il riadattamento moderno nel romanzo “Lovecraftian: The Shipwright Circle” di Steven Philip Jones e il romanzo del 1992 “Prey” di Graham Masterton che ne riprende la storia ed i personaggi. Anche il titolo di una puntata della serie del 2018 di “Le terrificanti avventure di Sabrina” di Netflix rende omaggio al racconto.

Sempre su Netflix, il racconto viene molto liberamente adattato per un episodio della serie "Guillermo Del Toro's Cabinet of Curiosities" del 2022, diretto da Catherine Hardwicke e con Rupert Grint nel ruolo di Walter Gilman, reimmaginato come un uomo ossessionato dall'oculto a causa delle misteriose circostanze attorno la sparizione di sua sorella. Una storia molto diversa, che ha in comune quasi solo i nomi dei personaggi. L'episodio, della durata di 63 minuti, si presenta con un'estetica molto al di sotto della media per la serie ed una regia non propriamente brillante, uniti ad una sceneggiatura poco ispirata e a tratti davvero stupida, concludendo con una note dolente la lista di adattamenti dell'opera.

ARTICOLO DI
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