lunedì 20 gennaio 2020

Documentari di morte e violenza - Nascita e declino dei mondo movies

Un documentario che si libera da ogni pretesa divulgativa, senza più alcuna volontà di educare o insegnare nozioni, intenzionato unicamente ad avere una legittimizzazione per le scene che mostra, scene che, altrimenti, non avrebbe potuto deliberatamente inserire nel suo montaggio. Scene che hanno come unico fine quello di shockare, turbare, inorridire lo spettatore posto dinanzi ad orrori veri, provenienti dall'effettiva realtà in cui si vive senza alcun filtro. In sintesi, questo è un mondo movie, o shockumentary, l'ultima avanguardia del cinema d'exploitation nata in Italia tra fine anni '50 ed inizio '60, nonostante la storia del genere inizi già dagli anni '20.
Nel 1922, infatti, nelle sale, esce Nanuk l'esquimese (Nanook of the North: A Story of Life and Love in the Actual Arctic) di Robert J. Flaherty, primo documentario sottoforma di lungometraggio che, nonostante le controversie dovute ad alcune imprecisioni volute dal regista per rendere il girato più interessante, darà via ad un filone di film intenzionati a svelare i lati più bizzarri delle culture di diverse etnie del globo. Nel 1928, infatti, debutterà Simba: The King of the Beasts, diretto da Martin e Osa Johnson, film fondamentale per la formazione dei mondo movies. Nella pellicola, infatti, Osa Johnson ucciderà un rinocoronte che la stava attaccando con un solo colpo di fucile ben assestato, ma, come rivelato da alcune sequenze di Congorilla del '32, che ne riprende il filmato, il tutto era stato alterato, aizzando volontariamente il rinoceronte contro la donna sapendo che un bracconierie professionista lo avrebbe rapidamente freddato solo per lasciare che il montaggio alterasse la realtà. Nel 1930 il primo documentario d'exploitation dalle forte tinte razziste, Africa Speaks! di Lowell Thomas dove, nonostante le riprese siano principalmente state realizzate a Serengeti in Uganda durante una spedizione durata 7 mesi, l'infamosa scena di un attacco da parte di un leone, è stata in realtà girata in uno zoo a Los Angeles con un leone in cattività e senza denti. Nel 1957 Naked Africa riportò gli spettatori in un'Africa ricoperta di sensualità con costanti riprese di giovani ragazze nude.
Nanuk l'esquimese (1922), regia di Robert J. Flaherty
Nel 1958 esce poi Europa di notte di Alessandro Blasetti, film che segna la nascita dei mondo movies secondo diversi critici e studiosi moderni. La pellicola gira attorno ad un montaggio di scene provenienti dalla vita notturna di città d'Europa. Londra, Parigi, Vienna e Madrid tra giochi di prestigio, balli, esibizioni di celebrità internazionali e spogliarelli. Sulle pagine della rivista Cinema Nuovo, numero 246 del 1978, il regista descrive così il film: "Questa volta me ne uscivo addirittura con l'assurdo: una frantumazione ancora più provocante del racconto unico, uno spezzatino di documentari ammucchiati in chissà quale guazzabuglio e in chissà quale padellone filmico. Proponevo niente di meno che lo spettacolo-documento, documento - in quel caso - dei più validi e rari numeri d'arte varia, a volte prodigiosi, che si producevano ancora brillantemente a quei tempi, 1956, da Madrid a Parigi, da Berlino a Londra e di cui in breve volgere di anni non sarebbe rimasta traccia".
Stefano Sibaldi sarà poi la voce narrante del film che darà addirittura il nome al genere, il documentario più shockante dei suoi tempi, il manifesto proprio dei mondo movies: Mondo cane del 1962, per la regia di Gualtiero Jacopetti, Paolo Cavara e Franco Prosperi, vincitore al Premio David di Donatello per la miglior produzione e candidato all'Oscar per la miglior canzone grazie a Ti guarderò nel cuore (More) di Nino Oliviero e Riz Ortolani. Tra una donna che allatta un maialino a seguito della perdita di suo figlio, un cimitero per animali a Bel Air, autoflagellamenti, delle fan che spogliano Rossano Brazzi e maltrattamenti ed omicidi di animali, il film alza l'asticella per ciò che è lecito mostrare in un documentario. Asticella nuovamente alzata dal suo sequel dell'anno seguente che mostrerà altri atti di violenza, sequenze disgustose o tragiche, tra uomini resi sterili e bambini deformi. Tra il 1986 ed il 1988 usciranno altri due sequel, "Mondo Cane oggi - L'orrore continua" e "Mondo Cane 2000 - L'incredibile" di Stelvio Massi che, allontanandosi ulteriormente da ogni minima pretesa documentaristica dei primi due film, si avvicineranno al canone di mondo movies dell'epoca con varie sequenze di sesso, mutilazione, tortura e scene di bambini malati o deformi. Le scene di morte animale verranno ridotte per aumentare quelle di morte umana, decisamente più d'effetto e conformi al loro obiettivo.
Kwaheri del 1964 di Miki Carter e Africa addio del 1966 di Jacopetti e Prosperi saranno altri due tasselli fondamentali per l'evoluzione del mondo movies, oramai privo di qualsivoglia limite. Sequenze di omicidi, sacrifici umani, torture, operazioni dalla scarsa efficacia, ma largamente invasive, stragi, caccia umana (e non) ed addirittura cannibalismo verranno consolidati tra temi imprescindibili del genere in questi due film che non possono non aver shockato il pubblico dell'epoca, per nulla abituato a questo genere di violenza gratuita.
Nel 1975, Ultime grida dalla savana, diretto da Antonio Climati e Mario Morra, con la narrazione di Giuseppe Rinaldi ed i testi dell'autore Alberto Moravia, rivoluzionerà nuovamente il panorama dei mondo movies con la sua tanto discussa sequenza della presunta morte del turista Pit Dernitz, divorato  dai leoni, rioresa come se fosse una ripresa documentaristica, aumentandone il senso di veridicità e la credibilità, venendo emulata da numerosi altri mondo movies, tra cui Addio ultimo uomo di di Angelo e Alfredo Castiglioni e Faces of Death, anche se le riprese si riveleranno false in un trend che andrà avanti per tutta la durata del genere: false scene di morte spacciate per vere in modo da avere un fattore shockante facile da realizzare che permettesse di battere la concorrenza in un contesto di vera e propria rivalità tra i vari pionieri dei mondo movies.
Traces of Death del 1992 porterà nuovamente un trend di utilizzare reali sequenze di morte, nonostante  usi la scena della morte di Pit Dernitz, in un filone che porterà a Faces of Death 7 del 1995 dove, per la prima volta, verrà mostrato il girato di Vic Morrow e la sua morte nel tragico incidente sul set del film de Ai confini della realtà
Negli anni 2000 il genere, nonostante sporadici esempi, è prevalentemente morto a causa dell'accessibilità di video gore o dal contenuto shockante resa più facile grazie all'approdo di internet, con interi siti dedicati alla raccolta di determinati filmati. In parte proprio grazie a ciò, nel nuovo millennio, la leggenda degli snuff movies è tornata prepotentemente a circolare, avendo come suo nuovo luogo naturale i meandri del misterioso e poco accessibile dark web. Una leggenda che, tristemente, si è rivelata più vicina alla realtà di quanto ci piacerebbe pensare...
CONTINUA...
Articolo di Robb P. Lestinci

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