domenica 1 dicembre 2019

Un inferno digitale (Recensione "Pony Island")

Pony Island è un videogioco indie sviluppato e pubblicato nel 2016 dalla Daniel Mullins Games per piattaforme Windows, OSX e Linux.
Pony Island si presenta come un arcade game punta e clicca con elementi di platforming e puzzle-solving. Sembrerebbe che il giocatore vesta i panni di un pony, il cui scopo è quello di superare una serie di semplici livelli in side-scrolling, ma la verità è presto svelata: il giocatore è una delle tante anime intrappolate dal Diavolo nel cabinato di Pony Island. Con l’aiuto di un altro spirito prigioniero del gioco, il protagonista cercherà di fuggire distruggendo il codice sorgente del gioco e scoprendo, nel frattempo, dettagli sulla sua vita da mortale.
La trama è senza dubbio molto interessante e risulta arricchita dai molti segreti e easter egg presenti nel gioco, quali i vari riferimenti ad altri giochi e i biglietti necessari ad ottenere il vero finale. La rottura della quarta parete sarà una costante di Pony Island e risulta essere uno strumento efficace per fondere il senso di inquietudine con la comicità: un esempio di ciò è l’utilizzo di falsi messaggi ricevuti dagli amici di Steam per distrarre il giocatore in una delle bossfight.
Purtroppo una delle pecche del gioco è quella di indugiare fin troppo sul simbolismo satanico, che verrà più volte "sbattuto in faccia" al giocatore a sfavore dell’approccio più misterioso che caratterizza le prime sezioni del gioco e di cui avrebbe beneficiato l’atmosfera di quelle successive.

Il gameplay è può essere diviso in due parti principali: la prima è composta dalle varie sezioni platform in cui il giocatore dovrà superare dei livelli in side-scrolling, sconfiggendo eventuali nemici con il raggio laser del pony e saltando gli ostacoli; la seconda consiste nel risolvere i puzzle che intermezzeranno i vari livelli, completando minigame di hacking o utilizzando il sistema operativo del cabinato.
Il gioco si configura inoltre come una decostruzione dei vari generi videoludici, ironizzando spesso e volentieri sulle meccaniche e sui cliché di questi ultimi, come i tutorial fin troppo lunghi dei giochi moderni o la necessità di accumulare punti esperienza che caratterizza molti rpg.
La soundtrack, sebbene non eccezionale, è sicuramente orecchiabile e completa sufficientemente bene l’atmosfera del gioco, utilizzando melodie in 8-bit e suoni stridenti, senza però perdere la musicalità che la caratterizza.
Pony Island non è certamente un capolavoro, ma per il suo prezzo fa quel che deve fare e anche di più; sebbene non sia definibile “spaventoso”, è sicuramente “inquietante” e merita senza ombra di dubbio di essere giocato.

Articolo di Sergio Novelli

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