venerdì 20 settembre 2019

Il Grande Cinema a Bucinella (Reportage "Bucinella International Film Festival" 2019)

Ricevere un invito per la Mostra Internazionale del Cinema di Bucinella mi stranì principalmente per due aspetti: il primo, abbastanza prevedibile, era che non mi aspettavo di attirare l'attenzione di un festival che si poneva come “internazionale” (ma, in realtà, nemmeno uno di portata nazionale o regionale, se non cittadina), in secondo luogo perché non avevo mai sentito parlare di tale cittadina, a quanto pare di appena 25000 abitanti, cosa strana in quanto, l'invito, sosteneva si trattasse della centesima edizione di tale festival.
Un altro elemento straniante a cui pensai solo successivamente fu che, l'invito, contenuto in una busta nera con eleganti caratteri rossi e chiusa da un sigillo raffigurante quello che immagino sia lo stemma della città, venne consegnato direttamente al mio indirizzo, mai reso pubblico su questo sito né tantomeno su Facebook. Pensai che, magari, avevano chiesto ad uno dei collaboratori, l'illustratore Cristiano Baricelli che, in effetti, conosce il mio indirizzo. Eppure qualcosa continuava a non tornarmi, sentivo che era una catena di eventi certo possibile, ma al quanto forzata ed improbabile. Avrei dovuto pensarci due volte prima di partire spedito per quella meta “misteriosa” che fin da subito iniziava a pormi quesiti ai quali, difficilmente, riuscivo a dare una specie di spiegazione pseudo razionale.

Non aveva decisamente idea del posto verso il quale mi stavo dirigendo.

Eviterò di raccontarvi il noiosissimo viaggio tra treni, pullman improbabili ed indicazioni confusionarie da persone che, più che di una città effettiva, sembrava si riferissero ad un esotico paese lontano di cui avevano solo sentito parlare. In ogni caso, dopo diverse ore di giri e rigiri e si ferrovie percorse, mi trovai nella bizzarra stazione ferroviaria di Bucinella. “Bizzarra” non tanto per come si presentava, anzi, sembrava abbastanza nella norma, nulla di troppo eclatante a livello architettonico e strutturale, la tipica piccola stazione che ti aspetteresti da un paesino sperduto tra le colline, probabilmente portato avanti solo dal turismo a causa del mare su cui affaccia l'intero centro abitato. La parte che mi colpì e mi ha portato ad usare quell'aggettivo erano i cartelloni dei treni, assai improbabili a puro livello logico: come già premesso, si trattava di una stazione di modeste dimensioni, ergo, ritrovarsi cartelloni enormi con decine e decine di città di partenza e di arrivo elencate, alcune delle quali geograficamente impossibili, era qualcosa di bizzarro. Pensai a un qualche scherzo della ferrovia, una sorta di ornamento, per così dire, ricordo alcuni cartelli stradali simili che indicavano vie di città straniere e lontane nella piccola zona residenziale di Sofia dove ho avuto casa per un periodo, ma, effettivamente, il via vai di persone, dagli accenti e delle etnia più varie, era enorme, troppo gli appena quattro binari che sembrava contenere.

Ancora più misteriosamente, una volta sceso, tutta quella marasma di persone sparì alle mie spalle. Avevano forse preso un'uscita alternativa? Magari la stazione proseguiva per chilometri sotto terra e non avevo visto le scale… in ogni caso smisi di pormi tali problemi in modo da trovare un modo per arrivare nel cinema che ospitava la manifestazione. Per mia grande sorpresa, la strada era costellata da numerosi taxi fermi, apparentemente, senza nessuno che cercasse di salirci, una visione a cui non sono decisamente abituato: a Roma o Napoli vi sono vere e proprio corse ai taxi fuori le stazioni, incursioni ansiogene che, spesso, terminano con la perdita del tanto agognato veicolo scarrozzaturisti e ubriachi (e poveri sfigati, come me, senza un mezzo proprio). 

Il tassista era un tipo di poche parole per mio grande sollievo e mi portó dinanzi al monumentale cinema in poco tempo, avrei giurato che avesse semplicemente fatto manovra per tornare verso la stazione, ma, a quanto pare, così non fu. 

Il cinema era imponente, un grande palazzo che sembrava uscito direttamente da quegli sfarzosi cinema che si è soliti associare all'America anni '70, il periodo d'oro della cinematografia. Decisamente non quello che mi sarei aspettato da un posto tanto disperso quanto sconosciuto come Bucinella, sempre più sorprendente ed imprevisto. Sulle scalinate d'ingresso era gettato un red carpet dove diverse celebrità familiari, ma di cui non riuscivo ad associare i nomi ai volti, cosa che mi sarei spiegato, con sgomento, solo successivamente, firmavano autografi e si facevano scattare foto in un gran clima di festa. 

Entrato senza soffermarmi troppo su queste star, come d’abitudine al FrightFest di Londra, arrivai nella grande hall dove mi venne controllato l’invito che mi venne rapidamente ridato a seguito di una sommaria ispezione del foglietto di cartoncino nero dove, in sfarzosi caratteri rossi, era riportato il mio nome ed il mio privilegio. Un dipendente del cinema in abito rosso tradizionale mi indicó dove avrei trovato la sala prima di tornare a ispezionare i biglietti degli altri spettatori che in decine si affaticavano per correre in sala. Nuovamente, una folla comparsa dal nulla. 

Prima di entrare nella sala persi un po' di tempo osservando alcuni stand che vendevano film, tra cui “4 Devils” di Murnau di cui ero assolutamente sicuro di aver già sentito parlare, ma che decisi avrei acquistato solo successivamente alla proiezione in modo da non avere alcuna zavorra con me: odio trasportare buste o zaini e doverle poggiare tra le gambe o, nei peggiori dei casi, sopra di esse se devo godermi una proiezione genuinamente, cosa che avevo assolutamente intenzione di fare quel giorno. Era il momento di recarmi nella sala principale per la prima proiezione, una assolutamente inaspettata: un film horror. 

I titoli di apertura non suggerivano troppe opzioni, doveva trattarsi o di un giallo o di un horror, non che vi sia troppa differenza tra i due. Curiosamente ho quasi rimosso qualsiasi ricordo di come mi sia seduto al mio posto e, ora che ci penso, non avevo nemmeno un posto assegnato, eppure non mi pare di aver faticato troppo per trovarne uno che permettesse una visione assolutamente perfetta, come se avessi potuto sceglierlo io stesso. Ma ripeto, effettivamente non ricordo, quindi magari è davvero andata così e ho avuto la fortuna di scegliere il miglior posto di accaparrarmelo, magari anche ignaro di quanto permettesse una visione cristallina dello schermo. Dopo qualche istante dall'inizio della proiezione iniziai a stranirmi nel notare si trattasse di un film degli anni '80, "Hiker Meat" era il suo titolo, nulla di cui avessi mai sentito parlare, ma mi rassicurai sentendo un boato e numerosi applausi nel momento in cui apparve il titolo su schermo.

Iniziò come un normalissimo slasher di quella decade, nulla di cui potrei lamentarmi dato il mio immenso amore per il genere scaturito dall'Halloween di John Carpenter, ma era assolutamente inaspettato. Pensai, tra me e me, che tutto ció fosse esattamente ció che avrei voluto e sognato come festival di cinema, prima che tutte le stranezze vissute mi tornarono alla mente facendomi scorrere un brivido sulla schiena e, come risvegliatomi da un sogno, lo schermo si spense. 

Mi girai a vedere la reazione dell'audience, ma la sala era assolutamente vuota. Nuovamente un brivido. Che mi fossi addormentato senza accorgermene a causa della stanchezza del viaggio? No, non avrebbe senso, non mi è mai successo in situazioni ben più sfiancanti e mi sembra assurdo che la sala si sia svuotata del tutto senza che nessuno mi urtasse svegliandomi o si accorgesse di me. 

Congelato da un timore tanto estraneo a me quanto vivido, fissai lo schermo spento per qualche istante notando come presentasse vistose ragnatele e segni di bruciatura. Mi voltai nuovamente e, adattando i miei occhi al buio, notai come anche le poltrone erano distrutte, bruciate, consumate dal tempo. Nulla era più scenografico e monumentale come al mio ingresso. Tutto sembrava essersi corrotto. Qualcosa non andava, adesso ne avevo la prova. 

Istintivamente controllai le tasche, nessun invito, nulla, tutto scomparso, provai a controllare le foto sul cellulare, sfocate e distorte fino a renderle irriconoscibili. Cosa stava succedendo?

Nel panico corsi fuori quasi buttando giù la porta consumata da fiamme passate, tutto era distrutto, in chiaro stato di abbandono da anni, nulla suggeriva che anima viva fosse entrata in quel luogo per decenni perlomeno a giudicarsi dalla polvere e dalle ragnatele. Corsi via passando attraverso le porte di vetro sfondate, in quel momento mi ritrovai dinanzi una visione familiari. Esattamente di fronte a dove ero uscito… quel cinema? Come era possibile. 

No, non era possibile, mi girai solo per ritrovarmi dietro il nulla, solo una normalissima strada con una manciata di auto che la percorrevano. Controllai l'orario, le 18:22, orario in cui ero sceso dal taxi effettivamente, ma poi i miei occhi si posarono sulla data. 20 settembre? Ma se ero partito il 18!

Restai congelato nuovamente qualche istante dinanzi all'imponente cinema.

Dovevo andarmene da quel luogo. 

E così ho fatto. Ho preso il primo treno che sono riuscito e mi son rimesso in viaggio verso casa ancora in uno stato di shock e, nuovamente, senza ricordo alcuno del mio viaggio verso la stazione, come se non ci fossi mai uscito. Anzi, come se non ci avessi mai messo piede.

Appena salito su di esso ho cercato su internet “4 Devils”, scoprendo con mia grossa inquietudine che si tratta di una pellicola perduta da decenni di cui ultime copie sono andate perse in un incendio. Sforzando la memoria ho cercato di ricordare i nomi di alcuni degli ospiti che avevo bellamente ignorato: 
Richard Crenna (1926-2003)
Robert DoQui (1934-2008)
Gloria Foster (1933-2001)
Trevor Goddard (1962-2003)
Fred Gwyne (1926-1993)
Audrey Hepburn (1929-1993)
Richard Jackel (1926-1997)

Il film che avevo visto, “Hiker Meat”, inoltre, a quanto riportato online, si tratterebbe solo di una leggenda urbana, un film mai esistito spacciato per vero online, poco più di una creepypasta insomma. Eppure l'ho visto. E ho visto quegli attori. E quel dvd. 

Non ho alcuna prova per dimostrare ció che ho vissuto a Bucinella, ma confido nella vostra fiducia. Inoltre ho trovato una pista, tra i nomi degli ospiti vi era un italiano, forse per questo mi è rimasto impresso, un tale Federico Guerri che, effettivamente, esiste senza essere morto da almeno 10 anni. È un autore, uno scrittore e potrebbe essere la mia sola chance di comprendere quello che ho vissuto...

Ah, se ve lo stesse chiedendo, a quanto pare, non esiste alcun paese di nome Bucinella con 25000 abitanti circa.
CONTINUA...

Articolo di Robb P. Lestinci, parte del progetto narrativo “Bucinella – 25000 abitanti circa” di Federico Guerri
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