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sabato 29 aprile 2023

Tromeo & Juliet - Il primo folle film di James Gunn

“Shakespeare didn’t have that in mind when he wrote Romeo and Juliet.”
(Lloyd Kaufman)

"Fuck. I can't believe Murray was a fag"
(Benny Que)
1966, in una famiglia di origini irlandesi nel Missouri nasce James Francis Gunn Jr., futuro regista, che fin da giovane sviluppa una forte passione per il mondo fumettistico e cinematografico.
1974, a New York, Lloyd Kaufman e Michael Herz fondano la casa di produzione e distribuzione indipendente Troma, specializzata in cinema erotico, horror e splatter a basso costo.

Quattro anni dopo, mentre la Troma cominciava a produrre le sue pellicole, pur senza grossi successi, James Gunn, a solo 12 anni, influenzato da "Venerdì 13" e "La notte dei morti viventi", iniziò a girare film di zombie su 8mm assieme ai suoi fratelli, tra cui il futuro collaboratore fisso Sean Gunn, nei boschi vicino dove vivevano[1]. Kaufman e Hertz riusciranno a farsi conoscere dal grande pubblico con il loro primo grande successo nel 1985, con "The Toxic Avenger", mentre Gunn frequentava ancora la Saint Louis University dopo essersi diplomato alla Jesuit St. Louis University High School. 1992, dopo una visita alla tomba di Shakespeare[2], Lloyd Kaufman, Andy Deemer e Phil Rivo, due dipendenti della Troma, scrivono la sceneggiatura per una parodia di Romeo e Giulietta con Toxic Avenger come personaggio di supporto, interamente in versi e dal titolo di "Tromeo and Juliet", rifiutata unanimamente da tutto il resto dello staff e da Michael Herz stesso. Poco dopo, James Gunn, ancora inesperto e senza reali esperienze alle spalle, si presenta alla Troma proponendosi come sceneggiatore, ruolo che otterrà. “Ciò che ha catturato la mia attenzione" commentò poi Kaufman anni dopo "fu che vomitò sul palco, che fosse un performance actor che ha vomitato sul palco. Non so se abbia vomitato perché fosse nervoso o magari perché pensava fosse divertente o forse perché aveva studiato tutto il lavoro di Terence Malick. Ma in ogni caso, qualsiasi cosa sia stata, è stata come quando in 'The Producers' Zero Mostel vede il suo Hitler e dice 'sei il mio Hitler!', James Gunn era il nostro" (“What caught my attention was he vomited onstage, that he was a performance actor who vomited onstage, I didn’t know whether he vomited because he was nervous or because it felt it was entertaining or because perhaps he had studied all the work of Terence Malick. But whatever it was, it was sort of like that moment in ‘The Producers’ when Zero Mostel sees his Hitler and says ‘you’re my Hitler!’ James Gunn was ours.”)[3].
James Gunn e Lloyd Kaufman
Nel 1994, James Gunn, assieme alla sua band alternative/goth rock The Icons fondata nel 1989, incide "Walking Naked", pezzo che, assieme a "Sunday" composto sempre da loro qualche anno prima, troverà spazio nel futuro "Tromeo & Juliet" che, un anno dopo, Gunn rispolvererà, riscrivendolo in una chiave molto più marcia e oscena, rimuovendo anche Toxie dal cast, che verrà però continuamente citato e omaggiato anche nell'opera finale. L'idea di Gunn vedeva Tromeo come uno spacciatore di crack e Juliet come una stripper e una prostituta, oltre a presentare alcuni dei temi scabrosi della versione finale in una chiave molto più esplicita e gratuita. Kaufman stesso rifiutò tale versione, ma decise comunque di partire da questa come fondamento per il film. Modificata da lui e Gunn, lo script sarà pronto a divenire realtà nell'estate del '95, con un budget di $350,000, uno dei film più costosi che la Troma abbia mai prodotto. Lo schema in versi inizialmente desiderato da Kaufman viene scartato in favore di più battute e comicità, mantenendo alcuni passaggi dell'opera shakespeariana originale che, recitati nel contesto trasgressivo e sporco del film, danno un senso di surrealismo ancora maggiore e risultano momenti di un'elevata comicità. Nonostante sia il co-regista del film (è comune per molti registi iniziare come tali o come assistenti registi, basti pensare), non viene creditato come tale nei titoli di testa e di coda, figurando solo come sceneggiatore.

"Volevo che [Tromeo e Juliet] sviluppassero una relazione molto intensa e in effetti l'hanno fatto. Ma hanno deciso che in realtà non avrebbero dovuto avere rapporti off-screen fino a dopo il film. Non ricordo se l'hanno effettivamente fatto, ma questo ha dato alle loro scene sullo schermo una formidabile tensione sessuale ed è stato qualcosa a cui un pervertito malato di sesso come me non avrebbe mai pensato in un milione di anni." ("I wanted them to develop a very intense relationship and indeed they did. But they decided that they shouldn't actually have off-screen intercourse until after the movie. I don't remember whether they ever did but this gave their on-screen scenes together terrific sexual tension and was something a sex-crazed pervert like me would never have thought of in a zillion years")[4].
La pellicola, ambientata nei bassifondi della Manhattan di inizio anno '90, si apre con una narrazione del cantante e bassista Lemmy Kilmister, che accettò il ruolo gratuitamente in quanto definì la Troma il "rock'n'roll del cinema"[5], prima di presentarci i nostri trasgressivi e improbabili protagonisti: la storia ruota attorno a due famiglie, i ricchi Capulet e i poveri e disgraziati Que, legati da un'antica faida dovuta all'industria pornografica nella quale un tempo, i due patriarchi delle famiglie, erano soci, e in particolare si focalizza sulla storia d'amore tra Juliet Capulet (Jane Jensen) e Tromeo Que (Will Keenan), la prima una vegetariana con una relazione di stampo solo sessuale con la sua cuoca e abusata dal padre; il secondo un teppista scavezzacollo che passa il tempo con il suo saggio cugino Benny (Stephen Blackehart, che continuerà a lavorare con Gunn negli anni, inclusi i suoi cinecomics più recenti, e ispirato al personaggio di Benvolio) e il suo folle amico Murray Martini (Valentine Miele, ispirato al personaggio di Mercuzio dell'opera originale), credente nel vero amore, ma molto sfortunato con le ragazze. Il loro amore sarà il catalizzatore per un'escalation di depravazione sessuale, violenza, grottesche trasformazioni e atroci morti.

Il film venne rilasciato anche in numerosi festival in giro per il globo, tra cui il Festival di Cannes (a cui la Troma partecipa abitualmente fuori competizione), Fantasporto, Mar del Plata Film Festival, Oldenburg Film Festival, Stockholm International Film Festival e anche al Fantafestival romano nel 1997, per la sua diciassettesima edizione, locato al cinema Quirinale e a Palazzo delle Esposizioni, con Lloyd Kaufman e Brian Yuzna ospiti, dove "Tromeo & Juliet" vinse il premio di miglior film dell'anno, battendo titoli quali "Mimic" di Del Toro e "Crash" di Cronenberg. Il titolo ricevette prevalentemente un'ottima accoglienza da parte di pubblico e critica, visto come un'esilarante ed irriverente parodia, descritto però come "il nadir degli adattamenti di Shakespeare" dal critico Daniel Rosenthal ("the nadir of screen Shakespeare...[it] takes every major character and incident from Romeo and Juliet and systematically drains them of humanity in a tedious, appallingly acted feast of mutilation and softcore sex.")[6], che si unisce al coro di coloro che, invece, non riescono a reggere gli eccessi della Troma.
Benché sia un prodotto dalla forte carica disgustosa, con tabù come l'incesto o la violenza fisica, scandito dalle profanità commesse e dette dai personaggi, “Tromeo & Juliet” non risulta mai genuinamente schifoso o troppo oltraggioso, riuscendo a mantenere il giusto equilibrio tra crudeltà e comicità, non prendendosi mai (o a lungo) troppo sul serio, ma mantenendo un ritmo prevalentemente svelto e con ottime tempistiche comiche, senza mai rompere il patto narrativo con lo spettatore (che, a dirla tutta, capisce presto di potersi aspettare di tutto) e senza sacrificare la narrazione. La violenza è sì esplicita (uno stuntman ha anche rischiato realmente la vita per una scena, a causa di problemi con la finta finestra dalla quale si sarebbe dovuto lanciare), ma è filtrata dalle reazioni esagerate e dalle dinamiche improbabili del film, risultando divertente, in un'esasperazione della slapstick comedy di cui la Troma è maestra; le sequenze erotiche anche sono molto insistenti e, in certi momenti, quasi pornografiche per quanto gratuite possano sembrare, ma, nuovamente, non risultano stomachevoli grazie ad un buon pacing ed alla loro contestualizzazione nell'opera in generale.

La recitazione sopra le righe del cast, ma carismatica e forse funzionale proprio per le sue imperfezioni, conferisce un'ulteriore livello di surrealismo ad un'opera che, d'altro canto, non teme di trattare alcuni temi sociali e politici, tra cui una critica ecologica al sistema di macellazione della carne industriale, e a mostrare una regia lucida e capace di donare alcune inquadrature iconiche, con ottime costruzioni della scena, mostrando i primi passi del futuro Gunn, trainato dal veterano Kaufman, in un sodalizio che porterà i due a collaborare nuovamente nel 1997 per la serie tv "The Tromaville Cafè".
Lloyd Kaufman e alcuni membri del cast, tra cui Sean Gunn
James Gunn stesso ha un cameo in una delle scene più violente del film: un personaggio perde un braccio dopo essere stato investito e finisce per essere decapitato, causando un incidente ad una famigliola felice, di cui padre è proprio un giovanissimo Gunn. Tale scena verrà inoltre riusata in molte opere della Troma future, tra cui il quarto Toxic Avenger. Sean Gunn anche ha un ruolo, più sostanziale, come l'avverso, viscido e incestuoso Sammy Capulet, un personaggio grottesco e il primo bizzarro figuro a cui l'attore darà volto in un film del fratello. Anche il montaggio risulta funzionale (curato da Todd Field, acclamato regista del recente "Tár"), mantenendo un ottimo pacing aumentando la scorrevolezza. La colonna sonora rock già citata si sposa perfettamente con l'atmosfera e le scene mostrate, antipasto per la cura di questo lato nei film futuri di Gunn, nonostante questo sia il solo film di cui è regista per cui abbia effettivamente composto in prima persona, nonostante in film come la duologia di "Scooby-Doo" porti comunque avanti la sua carriera da musicista, dando un assaggio delle sue inclinazioni e dei suoi gusti, che risultano già più che chiari. Gli effetti pratici sono di bassa lega, eccezion fatta per alcune scene come quella del piercing al capezzolo, ma d'intrattenimento proprio per questo. Il sangue a raffica, le mutilazioni e le brutali morti (che si protraggono spesso per un po' prima che i personaggi possano spirare, ma senza essere mai fortemente drammatiche) faranno felici qualsiasi fanno dello splatter in un perverso tripudio di esagerazioni.

Il pathos traspare in poche scene, prevalentemente nel climax finale, ma riuscendo ad essere d'impatto, specialmente nelle dinamiche della relazione tra Tromeo e Juliet che per alcune scene ha un sapore dolce e romantico, nonostante il tutto sia continuamente smorzato dalla forte vena comica che, a differenza di ciò che si potrebbe pensare per un film qualsiasi, è a favore della struttura dell'opera, permettendogli di non sbilanciarsi mai nel becero e nel gratuito, nonostante de facto lo faccia dal primo secondo, dimostrando nuovamente come non sia importante ciò che si narra o si mostra, ma come lo si fa. L'aspetto più orrorifico del film (escludendo il gore di cui abbonda) viene a galla prevalentemente nelle sequenze oniriche che, dopo una benvenuta apparizione dell'iconico mostro pene (Penis Monster, trademark della Troma), abbiamo una disgustosa sequenza, senza alcuna battuta che ne minimizzi l'impatto, in cui Tromeo divora dei popcorn dal ventre di Juliet, prima che dei reali ratti escano fuori, aumentando l'orrore della disperata ragazza. Al suo risveglio, ciò che le da il bentornato in veglia è il  suo disgustoso e abusivo padre, Cappy Capulet (William Beckwith), un altro personaggio con cui è impossibile empatizzare e che riesce a trasmettere un reale senso di orrore da divenire quasi una forza del male per cui si fa il tifo contro, stomacati dai suoi modi, ambigui, violenti e deplorevoli, ma che lasciano molto all'immaginazione dello spettatore circa il quanto in là effettivamente si spingano, riuscendo nel turbare con efficacia.
"Tromeo & Juliet" entrerà nella storia come uno dei più grandi successi della Troma, un vero e proprio cult della commedia horror ed uno degli adattamenti più improbabili della storia del cinema, fuori dagli schemi per tutta la sua durata. La carriera di Gunn dopo questo suo debutto sarà in ascesa e, l'esperienza raccolta sul set, porterà il regista a realizzare il suo primo film girato da solo alcuni anni dopo: "Slither".
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NOTE

[1] Jarrett Medlin, A Conversation With Director James Gunn, 12 agosto 2015, St. Louis Magazine

[2] Contenuti speciali "Tromeo & Juliet", Disco 2, edizione Digitmovies

[4] Lloyd Kaufman, Make Your OwnDamn Movie, p.180

[5] Contenuti speciali "Tromeo & Juliet", Disco 2, edizione Digitmovies

martedì 12 novembre 2019

La resurrezione che uccide (Recensione "Frankenstein and the Werewolf Reborn")

Tutti amano i classici, dopotutto, se così non fosse, non li riconosceremmo universalmente come tali. I mostri dei libri dell'800 rinarrati prima dai pionieri del cinema e poi, con grosse libertà creative, dall'Universal sono oramai figure cardine della nostra cultura popolare, icone destinate a restare come capisaldi, punti di partenza, per tutto ciò che verrà. D'altronde ancora adesso non è raro trovare nei propri cinema film con licantropi, vampiri o scienziati pazzi, alcuni dei quali anche molto vicini alle loro incarnazioni cinematografiche di quasi 100 anni fa. Altre volte, invece, si decide di stravolgerli per dar loro una ventata d'aria fresca con risultati delle volte ammirevoli ("Un lupo mannaro americano a Londra", "The Lost Boys", "Bliss"...) ed, altre volte, abbastanza discutibili ("Dracula Untold", "I, Frankenstein"...).

Il film di cui parleremo oggi, seppur, de facto, si tratti di due film distinti attaccati assieme probabilmente nella speranza che in bundle vendessero, fa parte della seconda categoria e ciò è chiarissimo sin dalla locandina e dai primi minuti, così disgustosamente da film televisivo che non potranno non riportare alla mente filmetti come "Amok Train" ("Il treno" in Italia) del 1989 o "La maschera del demonio" di Lamberto Bava dello stesso anno, poco fedele, sia nella storia che nella qualità, remake dell'omonimo capolavoro del padre. Il film in questione è "Frankenstein & The Werewolf Reborn" del 2000, unione di "Frankenstein Reborn" e "The Werewolf Reborn", entrambi, originariamente, del 1998.
I due film tagliuzzati (seppur inspiegabilmente ancora lenti e noiosi), riarrangiati e uniti assieme, sono stati diretti da Jeff Burr e Julian Breen, pseudonimo di David DeCoteau e, se un regista utilizza uno pseudonimo nel 2000 si può esser sicuri che sia perché la sua pellicola  fa così schifo che nemmeno lui poteva negarlo al punto da non volerne i meriti. La filmografia dei due è, comunque, ricca di esperienze in campo horror, abbiamo film del calibro di "Non aprite quella porta 3", vari "Puppet Master" e "Pumpkinhead 2" di cui abbiamo già parlato, tutti sequel rinomati per essere sottotono rispetto al primo; DeCoteau, invece, ha diretto la quasi totalità della saga di "Puppet Master" a partire dal terzo capitolo, "Creepozoids" ed una piccola chicca del b-movie horror anni '80 di cui certamente parleremo in futuro: "Tragica notte al bowling" (meglio noto col suo stravagante, e già da solo meritevole del prezzo del biglietto, titolo originale: "Sorority Babes in the Slimeball-Bowl-O-Rama"). Insomma, premesse ottime, no?

Il primo episodio (film) vede Anna Frankenstein (Haven Burton, di cui carriera è letteralmente iniziata e terminata con questo film eccetto un ruolo nel musical di Shrek) far visita allo zio Victor (Jason Simmons di "Sharknado") a seguito della per nulla sentita o compianta morte dei suoi genitori. Nel grosso castello dell'inquietante zio, impegnato assieme all'assistente Ludwig (interpretato da uno statico George Calin, nel ruolo di personaggio che sostituisce il classico Igor cinematografico e che, seppur condivida il nome con il figlio del dottore in "The Ghost of Frankenstein" non ha alcun collegamento con lui) in alcuni misteriosi esperimenti, la ragazza farà la conoscenza del belloccio analfabeta Thomas (Ben Gould, stessa storia della Haven) con cui scoprirà che i due uomini stanno in realtà riportando in vita un cadavere (Ethan Wilde, di cui unico altro ruolo è quello di uno Cthulhi nel film del 2009 "The Last Lovecraft: Relic of Cthulhu", pane per i denti di Donato insomma) che, però, vogliono uccidere, dopo averlo invano rincorso (senza correre) in slow-motion, perché non si aspettavano avrebbe davvero preso vita e perché intimoriti dal fatto che, un ammasso di carne appena tornato dal mondo dei morti, abbia urlato ed avuto di panico. Perfettamente scientifico e sensato.
Il secondo episodio (film) vede la bella Herstner (Oana Stefanescu, già vista solo in "Talisman" di due anni prima) far visita al sospetto zio Kranek (Robin Atkin Downes, unico con un minimo di talento ed, attualmente, uno dei doppiatori principali per i film animati della DC, voce di personaggi come Nergal di Constantine o Harvey Bullock di Batman) mentre il paesino dove si trovano dà la caccia ad un lupo mannaro, vittima di una maledizione antica che, apparentemente, è nota solo a degli zingari che vivono da reietti nei pressi della zona. Tutti i personaggi sanno già chi sia il mostro e come fermarlo e, soprattutto, che di questo si tratta, di mostro, eppure, quando finalmente la belva sarà catturata, tutti faranno finta di non aver mai visto nulla di disumano e di non saper che fare semplicemente perché altrimenti il forzato finale "strappalacrime" (che consiste nel faccione della Stefanescu in sovrimpressione su una scena di lei inespressiva in stazione) non avrebbe funzionato. Che sfortuna.

Se già le sintesi ed i nomi coinvolti non parlassero da soli, il film si presenta assolutamente piatto, senza nulla d'interessante, scontato e "cheesy" senza alcun merito, con un montaggio assolutamente ridicolo ed una fotografia senza personalità alcuna. I set sono assolutamente finti, gli effetti speciali arretrati di almeno 10 anni ed i costumi dei due mostri, apparentemente, acquistati in un negozio di Halloween in offerta: dopotutto dei due esseri vediamo solo faccia e guanti in quanto, un costume completo, sarebbe costato troppo per la produzione del film, affidata alla Full Moon Features (nota per vari b-movie horror tra gli anni '80 e '90, tra cui figurano i già citati "Puppet Master", "Demonic Toys", il terribile blaxploitation "Killjoy" e "Gingerdead Man" oltre che la commedia "Evil Bong" ed il "Castle Freak" di Stuart Gordon) oramai ben lontana dal successo che aveva riscosso nella decade precedente e sempre più vicina, ironicamente, ad eclissarsi per  divenire solo un lontano ricordo nostalgico, andando avanti solo tramite sequel direct-to-video senza più l'ispirazione di film che avevano garantito loro visibilità in passato.
La scena finale del film, triste non per il suo significato, ma per la sua realizzazione
Rinarrazioni banali e mal realizzate di due classici che, più che far rinascere le due creature titolari, sembrano più tentare di uccidere una volta e per tutte, nonostante, il tutto, nella sua ingenuità, nel suo volere lucrare su ben note proprietà intellettuali di pubblico dominio, senza spendere nulla, al punto da utilizzare attori non professionisti in ruoli principali, solo perché di bell'aspetto per un adolescente medio, ha comunque il suo fascino, la sua aurea nostalgica. Oppure nemmeno quella.

ARTICOLO DI


giovedì 25 luglio 2019

Il Re del Trash (Biografia di John Waters)

Iniziamo la prima biografia con colui che, senza troppi giri di parole, può essere definito il Re del Trash, assoluto sovrano di tutto ciò che sarebbe definito di pessimo gusto, colui che ha reso lo squallido cult, l'unico e solo John Waters.
Iniziamo la prima biografia con colui che, senza troppi giri di parole, può essere definito il Re del Trash, assoluto sovrano di tutto ciò che sarebbe definito di pessimo gusto, colui che ha reso lo squallido cult, l'unico e solo John Waters.


Il regista statunitense dal gusto impeccabile per la moda nacque a Baltimora (la stessa città del "padre" dell'horror, Edgar Allan Poe) il 22 aprile 1946 in una famiglia della media borghesia assolutamente cattolica. Proprio per questo, quasi per ironia della sorte, John ebbe una forte educazione cattolica, divenendo addirittura membro attivo della comunità come avrebbe voluto i suoi parenti. E fin qui é tutto lineare, sembrerebbe che la mela non fosse caduta troppo lontana dall'albero, ma quella mela era su un pendio in attesa della folata di vento che l'avrebbe buttata via. E quella folata di vento erano i saggi di Freud e Borroughs e, soprattutto, le droghe sintetiche.


Oramai alienatosi completamente dalla vita cristiana e con la mente più aperta di quanto avrebbe mai potuto sperare, fece due incontri fondamentali: quello col cinema e quello con un ragazzo omosessuale con la passione per il drag, il suo futuro migliore amico, Harris Glenn Milstead, meglio conosciuto con il nome che lo stesso John gli diede: Divine. Cacciato dalla sua università a Baltimora a causa delle droghe e vicino ad un tipo di cinema antiaccademico e considerato "degli eccessi", creò la sua casa produttrice con Divine, la Dreamlans Production

John Waters e Divine
Dopo diversi cortometraggi trasmessi nelle cantine delle chiese, nel 1969 riesce a filmare il suo primo lungometraggio: "Mondo Trasho". Durante le riprese, però, viene arrestato per atti osceni in luogo pubblico in quanto stava filmando la scena di un autostoppista nudo nei giardini della Johns Hopkins University. Scarcerato e con il suo secondo film, "Multiple Maniacs", riuscì ad avere i primi agganci con la New Line Cinema (la stessa di "Venerdì 13").


Nel 1972 esce però la sua produzione più importante, il manifesto di quel cinema che era stata definita "una scemenza" da inculcare agli spettatori ignari, "Pink Flamingos", sempre con l'amica Divine come protagonista. Proprio Divine sarà protagonista di due delle scene più famose: quella del "rosemary job", dove utilizza un rosario per la masturbazione, e di quella nella quale lo stesso mangia feci di cane. Quest'ultima scena, girata alla fine delle riprese, fece andare nel panico l'attore che immediatamente chiamò un'ambulanza per paura di eventuali malattie tra le risate della crew intera. Forse adesso avete capito che non si scherza con la geniale follia di pessimo gusto di Waters, vero? 


Iniziando a raggiungere il successo, s'ispira agli eventi della Manson Family (Waters intatti ha una passione per i crimini e la cronaca nera) per "Female Trouble" del 1974 e continua la sua carriera come regista della mezzanotte, fino al film "Polyester" 7 anni dopo, il suo primo film trasmesso nelle sale a tutti, senza alcun limite d'età. 
Nel 1990 dirige Johnny Depp in "Cry Baby", con cui collaborerà poi nuovamente in futuro, e si affermerà come un regista di successo, nonostante la sua produzione inizierà a dimunire nella decade dei '90, tornando al vecchio stile solo nel 2000 con "A morte Hollywood". 

La vita sentimentale di John é invece sempre stata abbastanza fiacca, da quanto afferma infatti si é innamorato solo tre volte, ironicamente, prima di un etero, poi di un bisessuale ed infine di un omosessuale. 


Oramai John Waters preferisce una vita tranquilla con spasmodiche comparsate in vari film, come in "Il figlio di Chucky" o l'autoironico ruolo in "Excision" dove interpreta un reverendo che fa da psicologo alla protagonista Pauline. 



Proprio di "Excision" potete trovare una recensione qui sul sito.


Articolo di Robb P. Lestinci

Un pessimo cinghiale (Recensione "Boar")

Chi non è familiare con quei filmacci stile Asylum che si trovano in tv in seconda serata durante l'estate? Quelli dove i mostri sono animali giganteschi e dove trama e recitazione sono del tutto dimenticati, per non parlare dei precari effetti speciali. Bene, questo film rientra in quella categoria a pieno titolo. "Boar" è un brutto film horror australiano del 2017 diretto e scritto da Chris Sun.
La trama ruota attorno alla classica famiglio in ritorno nel paese della madre, tre le lande disperse dell'Australia, dove loro zio Bernie (Nathan Jones), ossia un colosso calvo di 2 metri, li aspetta per passare del divertente tempo assieme che finiranno nella balia di un... gigantesco cinghiale? In parallelo vediamo la storia di Ken (John Jarratt) che ha come solo scopo quello di trovare un modo per salvare i superstiti della famiglia protagonista.

Il mostro è, come già anticipato, un cinghiale gigante con un occhio più grosso dell'altro, affamato di carne umana, con una pelle resistentissima ed un forza disumana, un po' come lo zio Bernie insomma. Sembra di assistere un un film di kaiju nella loro lotta, con tanto di Bernie che, nonostante sia stato praticamente sventrato, é ancora più che in forze riuscendo ad arrivare tra i sopravvissuti finali. In qualche modo. 

Un film che pecca di una trama effettiva, con molte scene inutile e forzate, che servono letteralmente solo ad aumentarne il minutaggio per garantirne una distribuzione effettiva. Gli effetti e la recitazione sono davvero a livelli infimi, ma il tutto ha un'area di surrealismo, grazie anche ai dialoghi fuori luogo ed alle morti stupide, che può rendere effettivamente divertente ed intrattente questa pellicola.

Articolo di Robb P. Lestinci

Vangelo secondo Morte (Recensione "Deuteronomium")

"Deuteronomium - Der Tag des jüngsten Gericht" é un film slasher splatter svizzero del 2004, diretto da Roger Grolimund e co-scritto da Franziska Lehmann.

Protagonista della storia è Michael (Denise Meili), un uomo trascurato con una vita monotona e senza alcuna donna in essa, che, un giorno, di ritorno da lavoro, si ritrova una misteriosa donna (Denise Meili) nel suo appartamento. Ella afferma di essere un angelo che ha scelto Michael per un compito importante: purificare il mondo dai peccatori, ad ogni costo, anche il più sanguinolento. 
Riprendendosi a quella scia di slasher dove seguiamo il killer nella sua spirale di follia omicida (pensiamo a "Truth or Dare?", al remake di "Blood Feast" o al più famoso "Maniac"), tutta la pellicola trasuda low-budget e produzione indipendente, pur riuscendo a permettersi litri e litri di sangue ed effetti speciali non male che doneranno leggere vibes di quegli horror del ventesimo secolo dove questi effetti pratici la facevano da padrone. L'intera trama, inoltre, sembrerebbe solo un pretesto proprio per mostrare le sanguinolente morti, vere protagoniste del film e suo punto forte.
Se amate le morti violente, quasi estreme, e sanguinolente senza alcuna censura e supportate una qualità video non esattamente eccelsa, anzi, decisamente brutta ad esser sinceri, "Deuteronomium" potrebbe essere il film che cercate.

In Italia è stato distribuito anno scorso dalla Home Movies sotto l'etichetta Spasmo Video ed é facilmente reperibile dai loro store.


Articolo di Robb P. Lestinci