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lunedì 23 maggio 2022

X-Files...con i kaiju? - Una panoramica di ''Ultra Q'' (Parte 2)

Proseguiamo finalmente la nostra visione generale della serie Ultra Q passando in rassegna altre tre puntate stravaganti e dagli spunti originali.

Questo episodio rappresenta una delle più riuscite combinazioni di fantascienza e orrore di tutta la serie, oltre che essere uno dei più folli e di quelli che risulteranno più influenti negli anni a venire specialmente per la futura produzione televisiva e cinematografica Tsuburaya. Il racconto si apre con un oggetto non identificato che viene rilevato dai radar del Japanese Self-Defence Forces. Il maggiore Amano, responsabile della base JSDF, invia dei jet presso la posizione del misterioso apparecchio ma questi vengono distrutti e l'UFO sparisce nel nulla. Convocato per fare rapporto sull'accaduto, lo scioccato maggiore non viene creduto dai superiori ed è qui che parte la singolare introduzione della puntata, con un effetto negativo che si sposa molto bene alla narrazione e al solito tema principale di Ultra Q. Nel mentre in giro per Tokyo si verificano fatti anomali: si accumulano testimonianze di persone scomparse da un momento all'altro, anche Yuriko cattura una delle sparizioni facendo un servizio fotografico a una donna su un go-kart. Così la giovane in cerca di scoop collega velocemente quanto accaduto alla notizia dell'UFO, contatta Amano e lo porta con sé da Jun e Ippei. Jun e Amano vanno a sorvolare il luogo dell'avvistamento finché il pilota non scompare nel nulla, invece Yuriko prosegue da sola le proprie ricerche. Consultando le foto scattate, la ragazza si accorge che la donna sul kart è sparita dopo essere entrata in contatto con una sostanza gelatinosa sconosciuta. Ippei sostiene che quanto sta accadendo sia scritto in un libro di fantascienza dal titolo ''Sfida dall'anno 2020'', scritto da tale professor Kanda (che sosteneva di non aver inventato nulla, ma di aver basato il romanzo su conversazioni telepatiche fatte con gli alieni del pianeta Kemur, provenienti dal futuristico anno 2020). Nonostante Yuriko non creda alla tesi dell'amico si accorge che c'è qualcosa di strano e che qualcuno la sta osservando quando scompaiono il suo assistente e un collega, così le viene mandato un agente di scorta dalla polizia, il buffo detective Udagawa. Guarda caso si scopre che Udagawa fosse il migliore amico del professor Kanda, fu lui stesso a farlo internare a seguito di quelli che riteneva essere deliri circa alieni provenienti dal futuro che avrebbero rapito gli umani per assorbirli e vivere in eterno. Dopo poco i due si imbatteranno finalmente nel mostruoso Kemuriano che seguiva Yuriko e controllava mentalmente la sostanza viscosa, creatura dal design talmente bizzarro da essere tanto inquietante quanto comica (sicuramente la successiva fuga in corsa dalla volante della polizia propende più per la seconda). Finalmente il maggiore Amano crede a Ippei e insieme vanno alla ricerca dello scrittore pazzo, che però scopriranno essere già stato fatto sparire. Al suo posto trovano un dispositivo, che Ippei ricorda dal racconto, in grado di trasmettere delle onde elettromagnetiche dannose per il Kemuriano. Contemporaneamente l'invasore spaziale riesce a rapire Yuriko, ma viene rincorso da Udagawa fino a un parco divertimenti. Qui troviamo la sequenza più angosciante in cui Yuriko si trova a metà tra la realtà e l'onirico in mezzo alle luci colorate delle giostre, alle musiche allegre e alle proiezioni di un Jun divertito e sorridente, che in realtà non è altri che il mostro alieno. Udagawa e la polizia aprono il fuoco sul Kemuriano che di tutta risposta diventa gigantesco (giustamente), e contrattacca mentre agita le mani in modo strambo e spruzza un liquido non meglio identificato dall'appendice che ha sulla testa. Dalla Tokyo Tower, però, Amano e Ippei posizionano lo strumento elettromagnetico con cui riescono a colpire e uccidere l'alieno una volta per tutte. Dopodiché tutte le persone scomparse, Jun compreso, si rimaterializzano sul posto. Il tutto si conclude con un cliffhanger tragicomico ai danni del povero investigatore, che pesta una delle ultime pozze di gelatina lasciate dal Kemuriano morto e scompare. Nonostante un tono altalenante, che alterna momenti paurosi ad altri sfacciatamente umoristici, questo risulta essere uno degli episodi più curati sotto il profilo tecnico con una regia, dei giochi di montaggio e transizioni molto interessanti. Piccola chicca: il Kemuriano (che tornerà più volte nelle successive serie di Ultraman) qui è stato interpretato da Bin Furuya, primo attore a vestire i panni del supereroe della Nebulosa M-78.
A Tokyo è arrivato il circo del mago Akanuma, personaggio a dir poco eccentrico il cui tratto distintivo è un'espressione continuamente accigliata e che si diletta nell'ipnotismo. Il numero che sta riscuotendo più successo è quello in cui il circense coinvolge sua figlia, la piccola Lily, chiusa in una scatola mentre lo spirito appare nell'aria e si mostra al pubblico per poi riunirsi con il corpo. Lo spettacolo è talmente popolare che viene visto anche da Yuriko, Jun e Ippei in compagnia dello scettico Dr. Ichinotani, che ne esce incredibilmente scosso. Allo stesso tempo, però, di notte in giro per la città si susseguono dubbi incidenti accomunati dalla sparizione di oggetti di bassa lega o chincaglieria come giocattoli, anelli e ciondoli. Man mano che il celebre spettacolo di Akanuma e Lily viene riproposto la piccola sembra  sempre più provata ed è vittima di un mancamento, intervenendo per darle una mano i nostri protagonisti scoprono che il padre sottopone tutte le sere la figlioletta a delle sedute di ipnosi attraverso un carillon per farla dormire, e notano che nella stanza della bambina ci siano oggetti molto particolari rimediati chissà dove. A questo punto il Dr. Ichinotani convoca i tre per mostrargli il frutto dei suoi studi sulla corrente bioelettrica del corpo umano; secondo lo scienziato quella che definiamo ''anima'' sarebbe tale energia, l'estensione dell'essere umano, il risultato del bilanciamente tra bioelettricità negativa e positiva. Il dottore ritiene che lo spirito di Lily non sia altro che la manifestazione delle correnti bioelettriche negative del corpo della ragazzina, ormai del tutto instabili perché costantemente sollecitate dall'ipnosi, dunque sarebbe lei il misterioso spettro visto da molti vagare nel cuore della notte e causare incidenti. Il gruppo torna al circo ma trova Akanuma disperato, Lily è sparita. Lo spettro maligno di Lily sta infatti conducendo la bambina verso le montagne (il padre le ha sempre raccontato che è in quelle zone che si trova la madre, in realtà defunta) per farla morire schiacciata dal prossimo treno, ripercorrendo insieme il percorso dei binari. Fortunatamente Jun e Ippei le raggiungono in tempo per utilizzare la macchina di Ichinotani, stabilizzare la corrente bioelettrica di Lily, farle riassorbire il fantasma e salvarla da morte certa. Infine Akanuma decide di dedicarsi a delle performance che non mettano più a rischio Lily. Altro episodio abbastanza compatto, probabilmente uno dei migliori in assoluto, in cui il bilanciamento tra sci-fi e horror risulta davvero riuscito: il fantasma della bambina è effettivamente inquietante e molto vicino al più recente J-Horror che siamo abituati a conoscere, oltre ad essere costantemente accompagnato dall'irritante effetto sonoro della risata. Interessante anche il discorso morale pronunciato alla fine dal narratore Lily non era una bambina diavolo, se ci dovesse essere stato un demone non era in lei ma nel mondo distorto che la circondava. Per favore, fate caso a come Lily abbia riacquisito la sua energia e la sua gentile innocenza sul palco.
Una notte Jun e Yuriko sono impegnati in un giro in macchina romantico, di ritorno verso casa, finché non si imbattono in un uomo privo di sensi steso al centro della strada. Credendo sia semplicemente ubriaco lo soccorrono e lo portano sull'autovettura. Fermi all'altezza di un passaggio a livello, però, l'uomo si sveglia di botto e reagisce scompostamente al rumore del treno come se lo terrorizzasse. Così Yuriko e Jun decidono di portarlo dall'amico Dr. Ichinotani che, dopo averlo visitato e ipnotizzato per farlo riposare, rivela loro di aver ricevuto in cura altri pazienti che hanno manifestato simili turbamenti. L'indomani l'uomo, Sawamura, racconta di essersi improvissamente ritrovato la notte prima a bordo di un treno fantasma apparentemente vuoto. Aggirandosi per i vagoni avrebbe incontrato prima un freddo controllore (in pieno stile Lloyd di ''Shining''), e poi qualche altro passeggero tra cui lo scrittore di fantascienza Kenji Tomono. Quest'ultimo avrebbe spiegato all'incredulo Sawamura di trovarsi su un surreale treno in grado di viaggiare oltre allo spazio e al tempo, per portare lontano dalle loro vite monotone e stantie tutti coloro che hanno sognato almeno una volta di poterle abbandonare. Disperato per l'eventualità di perdere la propria routine, gli amici e la famiglia l'uomo si fa prendere dal panico e sviene. A questo punto Yuriko e Jun vanno alla ricerca di Tomono, scoprendo però che si è allontanato dalla sua dimora da più di un anno e mezzo e che raramente invia per posta gli ultimi manoscritti, o fa delle brevi telefonate, senza che nessuno sappia dove si trovi. Nel mentre Sawamura viene ritirato dalla figlia e dalla moglie, entrambe deluse e arrabbiate credendolo un povero ubriacone che ha disonorato la famiglia, e con grande ritardo si presenta sul posto di lavoro dove viene maltrattato dal capo ufficio. Facendo molta difficoltà a reinserirsi nella società Sawamura comincia finalmente a capire il discorso che gli ha fatto Tomono su quel misterioso treno e si mette a richiamarlo a squarcia gola, nella speranza di poter fuggire una volta per tutte da quella trappola che definiva vita. La peculiarità di questo ultimo episodio della serie è che sia privo di un finale vero e proprio, di una risoluzione o un punto di arrivo, si chiude in una condizione di sospensione più totale. L'atmosfera ultraterrena viene resa visivamente in modo efficace: le sequenze ambientate sul treno transdimensionale danno effettivamente il senso di trovarsi fuori dal mondo, con angoli e inquadrature distorte. Molto ben riusciti sono anche gli effetti visivi del susseguirsi dei ricordi del passato di Sawamura aldilà dei finestrini. Alla base di questo racconto si trova un discorso tipicamente giapponese, una specie di velata condanna ai sogni infantili di escapismo e alla sottrazione ai propri doveri, che però può essere contemporaneamente interpretato come il recondito desiderio di fuga dalla grigia realtà mondana da parte di una società che ancora oggi risulta particolarmente rigida.

Il ventottesimo episodio, uno dei primi ad essere scritti e prodotti, non venne trasmesso fino a più di un anno dall'originale messa in onda. Questo perché, come abbiamo visto, nel mentre la Tsuburaya Productions si stava anche dedicando ad Ultraman, e aveva deciso di anticipare al suo posto una presentazione speciale del nuovo prodotto dal titolo ''La Nascita di Ultraman''.

Nel 1967 Ultra Q e Ultraman vennero acquistate in un singolo pacchetto dalla CBS Films, casa produttrice di ''Ai Confini della Realtà''. CBS si mise da subito al lavoro per far doppiare entrambe le serie, e Tsuburaya fornì loro i copioni tradotti e la sigla già adattata. A lavori inoltrati, però, la CBS Films si fece indietro e le serie vennero rilevate dalla United Artists Television che decise di mettere da parte Ultra Q essendo un prodotto da proporre sul mercato televisivo statunitense in bianco e nero, in un periodo in cui si spingeva sempre più per il colore. A quanto pare la maggior parte degli episodi di Ultra Q erano già stati adattati e doppiati in Inglese, e vennero archiviati nei vault della MGM fino a che nei primi anni 2000 la Tsuburaya non si riprese tutto il materiale. Ad oggi sono sopravvissute pochissime tracce di questo doppiaggio, tutte principalmente nelle mani dei collezionisti, ed è anche questo dato ad avere sicuramente contribuito alla scarsa fama della serie.

Oltretutto nel 2004 la Tsuburaya Productions ha realizzato una serie celebrativa del suo primo lavoro dal titolo Ultra Q: Dark Fantasy, a metà tra il sequel e il remake dell'Ultra Q originale.

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martedì 17 maggio 2022

X-Files...con i kaiju? - Una panoramica di ''Ultra Q'' (Parte 1)

Se leggete Horror Moth da qualche tempo saprete che qui in redazione siamo appassionati ai limiti del malsano di film di mostri giganti, quelli di Godzilla su tutti. Dunque se siete un minimo familiari col mondo di cineasti, artigiani e tecnici che hanno dato vita al Re dei Mostri e al suo pantheon tra gli anni '50 e gli anni '70 (la cosiddetta Era Showa), avrete quantomeno sentito nominare Eiji Tsuburaya
Questo signore è semplicemente considerato il padre del Tokusatsu (ossia quel genere di film e serie televisive che fanno grande uso di effetti speciali, una forma di intrattenimento popolare fantastico/sci-fi consolidata in Giappone che ruota intorno a kaiju o supereroi mascherati. Un sottogenere del Tokusatsu, che combina tali elementi, è il Super Sentai di cui esempi famosi possono essere Kamen Raider o Power Rangers. Su questo ultimo punto torneremo a breve). 

Classe 1901, Tsuburaya ha lavorato in oltre duecentocinquanta produzioni di genere e rappresenta insieme a Ishiro Honda a tutti gli effetti il co-creatore di Godzilla, avendo realizzato la tuta del primo film e molte altre con le proprie mani. E' stato una figura talmente importante e riconosciuta nel cinema del Sol Levante post Seconda Guerra Mondiale che oggi nella città natale, Sukagawa, sorge un museo in suo onore. E' stato il fautore di personaggi e di mostri talmente influenti da avere superato i confini della sua terra ed essere diventati parte della memoria collettiva contemporanea, a proposito di questo forse ricorderete il Google Doodle che gli fu dedicato nel 2015.
Tsuburaya e la sua troupe sul set
Nel 1963 fondò la casa di produzione Tsuburaya Special Effects Production (ad oggi solo Tsuburaya Productions) trovandosi ad essere contemporaneamente uno dei dipendenti più potenti e rispettati della TOHO e uno dei suoi maggiori competitor, specialmente grazie al celeberrimo show televisivo super sentai Ultraman (1966-1967) che avrebbe generato un franchise infinito. Data l'uscita di Shin Ultraman nelle sale giapponesi lo scorso venerdì, ad opera di Hideaki Anno e Shinji Higuchi già autori del grande Shin Godzilla (2016), ne approfittiamo per parlare di quello che fu il primo lavoro della ''carriera solista'' di Tsuburaya: Ultra Q (1966-1967), una serie TV composta da ventotto episodi che potremmo definire in qualche modo il prologo spirituale della sua opera magna.

Il progetto nelle intenzioni di Tsuburaya sarebbe dovuto essere una serie antologica di tredici episodi che inizialmente doveva intitolarsi ''Unbalance'', ispirata a prodotti statunitensi come Ai Confini della Realtà (1959-1964) o The Outer Limits (1963-1965), con racconti dalle tinte horror e fantascientifiche. Entrò in produzione per mano della Tsuburaya Productions quando fu trovato un network disposto a finanziarla e trasmetterla, cioè il colosso Tokyo Broadcasting System Television, che però convinse il produttore esecutivo Tsuburaya a concentrarsi di più sui mostri dato che stava decollando il ''Kaiju Boom'' degli anni '60 e il pubblico, specialmente i bambini, era particolarmente attratto dai film di Godzilla e di Gamera.

Per quanto riguarda il titolo si optò per la parola ''ultra'' data la popolarità della strategia informale denominata Ultra-C, utilizzata dalla squadra di ginnastica olimpica giapponese nei Giochi della XIX Olimpiade a Città del Messico; ''Q'' invece stava per ''question'', domanda. 

Le lavorazioni iniziarono ufficialmente nel 1964 e il primo episodio sarebbe stato trasmesso il 2 Gennaio 1966, girato in bianco e nero in 35 mm. Nonostante i grandi limiti produttivi fu la serie televisiva giapponese più costosa prodotta fino a quel momento. La serie sarà resa disponibile anche in versione colorizzata nel 2013 per l'edizione home-video in blu ray.
Il prodotto finale vede un cast corale di tre protagonisti: l'avventuroso pilota Jun, il suo assistente e linea comica Ippei e la giornalista Yuriko, a formare il trio che si imbatterrà volta per volta in mostri giganti, alieni, fenomeni paranormali ecc. Inoltre spesso appariranno delle guest star, volti noti del cinema giapponese di allora. A fare breccia nel cuore degli spettatori, però, più che i personaggi umani saranno diversi mostri che diventeranno tanto iconici da tornare nelle future produzioni della Tsuburaya.

Prenderemo in considerazione sei episodi appositamente selezionati per dare un'infarinatura generale su quella che è la natura di questo telefilm, e cosa ha rappresentato per la cultura pop giapponese. Sei episodi che mettono in risalto la poliedricità, i guizzi, la follia e le grosse ingenuità del primo esperimento di Eiji.
La serie si apre con una tradizionale storia di mostri giganti condensata nel minutaggio di venticinque minuti grazie a ritmo e montaggio serrato, probabilmente perché rappresentava un colpo sicuro per la casa di produzione che già aveva esperienza in questo campo di gioco; il tutto con dei titoli di testa degni di nota, ben girati da Hajime Tsuburaya (il figlio maggiore) e ben musicati, che ci accennano dei dettagli minacciosi del mostro protagonista dagli occhi, alle zanne, alle possenti zampe, alla coda. In un cantiere dove si scava per realizzare la galleria di un treno tra Tokyo e Osaka i lavoratori si imbattono in una caverna sotterranea, dalla quale dissotterrano un oggetto misterioso. Jun, Yuriko e Ippei vengono inviati sul posto a seguire la situazione, i primi due si avventurano all'interno del sito di scavo in cerca di altri indizi, mentre il terzo rimane in superfice. Poco dopo un giovane ragazzo appassionato di paleontologia giunge alla conclusione che l'oggetto in questione non sia altro che un uovo risalente al Paleozoico, in maniera abbastanza arbitraria e senza che nessuno si ponga troppe domande in merito.  Nel mentre, continuando a scavare, la squadra incontra anche il terribile mostro Gomess (in modo abbastanza comico, con una scavatrice che lo colpisce in pieno da un momento all'altro, scatenando la sua ira). A questo punto anche Jun e Yuriko si trovano faccia a faccia con Gomess e, non avendo altra scelta, scappano verso l'uscita della gola inseguiti dalla creatura. Ippei e il ragazzo vengono ad apprendere una leggenda locale secondo cui l'uovo apparterrebbe al leggendario uccello Litra e quando verrà riportato alla luce comporterà il risveglio del suo nemico naturale che distruggerà il mondo, l'unico in grado di contrastarlo sarà Litra stesso. Gomess giunge in superfice e inizia ad attaccare il cantiere, inciampando su sé stesso un paio di volte, nel mentre il gruppo si è ricongiunto e cerca di scaldare l'uovo per accellerare il processo di schiusa. Così nasce Litra, sicuramente l'effetto più dozzinale e meno riuscito, e tra i due titani inizia un violento scontro che si concluderà con la triste morte di entrambi, uno accasciato sull'altro. Già abbiamo parlato dell'importante ruolo che Tsuburaya rivestiva in TOHO, motivo per cui il costume di Gomess è stato creato modificando quello del sauro atomico  visto nei film Mothra vs Godzilla (1964) e Ghidorah! Il Mostro a Tre Teste (1964). Anche Litra è stato realizzato a partire da delle componenti del mostro Rodan. Oltretutto la tuta di Gomess viene indossata da Haruo Nakajima, storico stuntman interprete di Godzilla.
Una notte la solita compagnia (stavolta allargata) è di ritorno da una festa. Durante una breve sosta, però, Ippei e un amico finiscono accindentalmente in un profondo pantano rischiando di annegare. Vengono salvati per un pelo e hanno bisogno di riscaldarsi così il gruppo si reca presso l'unica abitazione nei paraggi, una gigantesca villa in mezzo alla palude. La casa sembrerebbe disabitata, eppure una sola delle tante finestre è illuminata. Una volta entrati la trovano totalmente abbandonata e piena di ragnatele, perfino la famosa finestra non è altro che una stanza che affaccia al faro lì vicino. Mentre Ippei e l'altro ragazzo cercano di scaldarsi al camino, Jun ricorda la vecchia storia di un barone che dimorava in una simile residenza ed era appassionato di ragni che teneva come animali domestici. Un giorno la figlia del barone venne punta da una delle sue tarantole e, nella disperazione, scappò verso la palude circostante dove annegò. La ragazza sarebbe riemersa dalle acque rinata come un gigantesco ragno, portando il padre alla follia. C'è chi viene suggestionato dalla storia di Jun e chi meno, in ogni caso nel luogo in cui si trova la comitiva aleggia un brutto clima. Ben presto i ragazzi verranno aggrediti da due enormi ragni, scoprendo loro malgrado di essere capitati proprio nella casa del barone. A seguito di una fuga rocambolesca e di violente colluttazioni riusciranno a ucciderli entrambi e a scappare. Nel finale la villa crolla su sé stessa e prende fuoco in seguito alla morte dei due ''residenti'', il tutto accompagnato da queste parole evocative: Si teme che il ragno sia il messaggero del diavolo. C'era una triste storia di un umano che si trasformò in ragno, la ragione per cui attaccava gli uomini potrebbe essere la sua speranza di tornare un giorno ad essere uno di loro...se incontrate un ragno nell'oscurità, per favore, lasciatelo in pace... Decisamente l'episodio più horror tra quelli che vedremo in questa occasione, quasi una leggenda di yōkai, quello dal gusto più squisitamente raccapricciante e con una grande atmosfera, infatti si concede dei movimenti di macchina più arditi, dei tempi vagamente più dilatati (sempre nei limiti del minutaggio) e una direzione fotografica più ricercata. Promossi anche lo stile gotico dell'ambientazione, il bel modellino della casa infestata nel cuore della palude e i ragnoni, molto efficaci nella loro semplicità. Unico elemento abbastanza discutibile è il verso, non particolarmente minaccioso, che gli è stato attribuito.
Si torna al classico sci-fi con l'episodio che tra i tre si apre nel modo più scoppiettante, con un astronauta di ritorno da Saturno verso la Terra (rigorosamente privo di casco all'interno della navicella spaziale) che scopre un materiale non identificato attaccato alla nave, e di avere esaurito il carburante tanto da andare in totale over acting. L'astronave si schianta in mare, causando la morte del pilota, dunque Jun e Yuriko si recano sul posto. Qui Jun scopre un misterioso essere della forma e dimensioni di un palloncino, che decide di portare con sé a Tokyo per farlo esaminare. Col tempo l'essere continua a crescere e a consumare le fonti energetiche e il carburante che lo circondano, arrivando a ferire gravemente Ippei per le proprie dimensioni smisurate. La creatura è diventata un mastodontico blob (che viene ribattezzato dai giornali con l'intimidatorio nome ''Baloonga'') e adesso fluttua sul cielo di Tokyo per dissipare quanta più energia possibile, costringendo la città a spegnersi completamente per non continuare ad alimentarlo. Yuriko comincia ad indagare, scoprendo che anni prima uno scienziato era già entrato in contatto con una piccola parte di questo materiale alieno e lo aveva studiato. La giovane si mette sulle tracce dello studioso, preoccupata per l'amico Ippei che (come tante altre persone) ha bisogno di essere operato d'urgenza e, senza energia elettrica a disposizione degli ospedali, rischia la vita in un inaspettato risvolto drammatico. Rintracciato il vecchio professore (che giustamente gira portando sempre un palloncino con sé), si viene a scoprire con un colpo di scena che l'astronauta schiantatosi recentemente non fosse altri che il figlio. Questo scienziato è un personaggio ambiguo che continua ad apparire casualmente nel corso della puntata e serve più che altro a fornire degli spiegoni, ma conferisce al racconto anche molta di quella filosofia tipica dei kaiju eiga TOHO del periodo; non vede Baloonga come un mostro ma come una calamità naturale, un messaggero divino, il vero mostro è la metropoli di cui si nutre. Rassegnatosi all'invicibilità della creatura, il dottore suggerisce come ultimo tentativo per salvare l'umanità di detonare un missile nucleare al di fuori dell'atmosfera terrestre. Così facendo, per qualche motivo, si genera un sole artificiale che attira a sé Baloonga allontanandolo dalla civiltà.

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lunedì 31 gennaio 2022

La Raccapricciante Genesi di Godzilla - Il diario di Goro Maki

Data l'uscita su Prime Video lo scorso Agosto di Evangelion: 3.0+1.0 Thrice Upon a Time, quarto componente della tetralogia dei cosiddetti 'rebuild' nonché tassello conclusivo del grande mosaico che rappresenta la saga vogliamo tornare con la mente al 2015 anno in cui Hideaki Anno, suo autore, andando contro tutte le aspettative (specialmente contro a una certa cultura di Internet che lo ha bacchettato per aver impiegato tanto tempo a portare a termine il progetto) accettò la co-regia, con Shinji Higuchi, di un reboot di Godzilla made in Japan messo in cantiere da TOHO in risposta al buon successo della versione statunitense firmata da Gareth Edwards per Legendary/Warner Bros nel 2014.

Il resto è storia Shin Godzilla (2016), dopo la messa in sala ed il successo sconfinato ottenuto in patria, si muoverà lentamente oltreoceano dove verrà accolto tiepidamente per poi essere prontamente riscoperto e compreso riuscendo così a conquistare il pubblico e soprattutto la critica occidentale. Non solo una reinterpretazione inedita di un personaggio che al tempo era già stato proposto una trentina di volte, ma anche un film straordinario realizzato con un criterio ed una tecnica degni di ossequio. La più grande freccia al suo arco è l'ecletticità con cui si presta a molteplici chiavi di lettura: dal kaiju-eiga con forti ispirazioni alla cultura pop nipponica; all'aspra satira e/o critica nei confronti della società e di determinate usanze giapponesi; ad una trasfigurazione fantastica di disastri drammaticamente reali del passato recente, come l'incidente nucleare di Fukushima o lo tsunami del 2011.
Uno degli aspetti più interessanti ed enigmatici è il personaggio di Goro Maki, il professore scomparso che per primo aveva scoperto dell'esistenza di Godzilla e aveva lasciato delle informazioni che infine si sarebbero rivelate fondamentali per neutralizzarlo. Una figura apparentemente indecifrabile il cui ruolo, volutamente lasciato ambiguo, è molto difficile da inquadrare specialmente alla prima visione. 

Perché un personaggio così importante non appare mai, e perché si è dedicato a studiare Godzilla in segreto prima che si scatenasse sul Giappone? Qual è stato il suo destino? Ai fini del racconto imbastito da Anno questi sono interrogativi accessori, che vengono messi da parte in favore di altro, ma a cui possiamo provare a rispondere partendo da più fonti. 

Iniziamo col poco che riusciamo a vedere nel film, raccogliendo degli indizi sfuggenti: nelle ore precedenti alla prima apparizione del mostro Goro Maki scompare ed il suo yatch, il Glory Maru, viene trovato abbandonato nella baia di Tokyo (in perfetto ordine, privo di alcun segno che possa far pensare a un incidente o peggio) con le scarpe riposte nella cabina in maniera ordinata, chiaro segnale di suicidio nella cultura nipponica. Nello yatch vengono trovati numerosi file criptati, oltre che un origami e una breve nota: Ho fatto come ho preferito. Adesso, fate lo stesso. In realtà scopriremo che l'origami nasconde il cuore delle ricerche di Maki, descrivendo il principio alla base del metabolismo e della capacità del mostro di continuarsi ad adattare e evolvere. Inoltre apprenderemo che il professore rimase vedovo della moglie, morta per esposizione alle radiazioni, e che qualche tempo dopo venne espulso dalla comunità scientifica del proprio paese natale, il che lo costrinse ad abbandonarlo e lavorare per un'azienda energetica statunitense. Sarebbe stato proprio in quegli anni, mentre studiava gli effetti dei rifiuti nucleari scaricati nell'Oceano Pacifico, che lo scienziato sarebbe entrato in contatto con Godzilla, o almeno con la sua prima forma. Venuto a sapere del suo nuovo oggetto di studio, il dipartimento dell'energia americano gli avrebbe impedito di pubblicare la ricerca.
A questo punto possiamo passare a delle informazioni più consistenti che provengono dal materiale extra cinematografico, in primis dall'artbook The Art of Shin Godzilla, che contiene un resume in cui il dottore ipotizza come questa creature marina preistorica possa essere rimasta per anni in stretto contatto con le scorie, nutrendosi di esse, e mutando. Oltretutto, nel documento viene sottolineato come le straordinarie capacità evolutive di un simile organismo vadano al di là di qualsiasi possibile concezione umana. Sarà grazie ad altri due libri, Historian Monstrum (Godzilla Theory) di Shigeru Kuratani ed il Goro Maki Journal, che potremo entrare nel vivo della vicenda e ricostruirne degli aspetti inquietanti fino a questo momento rimasti sconosciuti. Una piccola parte del primo e l'interezza del secondo, come il titolo suggerisce, sono proprio appunti e note scritte dallo scienziato nel corso della sua ricerca. Di seguito, riporteremo alcuni dei passi utili per cercare di capire qualcosa in più:

RAPPORTO DEL COMITATO DI INDAGINE SU GODZILLA

DIARIO DEL DR. GORO MAKI 

MANEGGIARE CON CURA - CONTENUTO CONFIDENZIALE

Questo rapporto dimostra che il Dr. Goro Maki, il 4 Gennaio 2016, dagli Stati Uniti è tornato in patria dove è rimasto per sette giorni prima della sua misteriosa scomparsa nella baia di Tokyo. Il diario venne lasciato nella stanza 205 dell'Hotel Shiosai di Zushi-Kamakura. E' probabile che l'intero contenuto di questo diario dovesse essere scritto dal dottore, e che egli fosse rimasto a bordo dello yatch fino a poco prima di recarsi nella stanza.

Il ''diario' è una sorta di documento di ricerca che è stato scritto nel corso di circa un anno, mentre il dottore era scomparso dopo essersi dimesso dall'Istituto di Genetica dello Sviluppo di Miskatonic nel Massachusetts, USA. Le indagini hanno rivelato che dopo le dimissioni ha cambiato nome ed è rimasto nel paese.

E' un taccuino scritto a matita, per la maggior parte in corsivo in Inglese, talvolta in Tedesco e Francese e raramente in Giapponese (solo per le memo). Tuttavia, ci sono alcune parti che sono state coperte con dell'inchiostro, altre che se sono state tagliate o strappate. Si ritiene che tali modifiche siano state fatte dal dottore stesso durante il suo soggiorno in albergo (basandosi sulla corrispondenza delle impronte digitali lasciate sul taccuino). Per quanto è stato ipotizzato, è un'impressione consensuale che ciò che è stato lasciato fosse destinato ad essere letto dalle autorità. Il Dr. Maki sembra aver deliberatamente omesso la parte che conduce al cuore del progetto, il lavoro di decodifica biologica è estremamente difficile a causa di metodi come l'analisi al computer o tecniche sperimentali. 

Tuttavia, sono già stati scoperti dei dati che potrebbero scuotere le fondamenta della biologia moderna. 

14 febbraio 2015,
C'è stato il sole tutto il giorno. Eppure il mio cuore era in subbuglio. 
Il computer continuava a dire ''no''. Era come se quell'oggetto inutile si prendesse gioco di me! 

Ovviamente sono io che sbaglio. E' inutile prendersela con delle macchine. Il risentimento non è un punto di partenza.

Devo fare attenzione e continuare a provare. Non sarei in grado di fare il calcolo a mano, può farlo solo questa macchina abominevole. 
Avrei dovuto scegliere il modello più semplice, rimuovere diverse variabili, ridurre i parametri, semplificare il fenomeno e cercare di concludere il piano del corpo animale più semplice ma...cosa manca? Assumendo la proliferazione di tutte le linee cellulari, i percorsi di differenziazione e tutte le possibili interazioni maligne (e non il numero di cose che accadono nel vero embrione), anche se ci provo, il processo di generazione fallisce lungo la strada.

A mancare è qualcosa di cruciale e primitivo. Non so cosa!

14 marzo 2015,
Sono stato occupato nella regolazione del vettore per tutto il giorno. E' stata una giornata molto fredda. Dopo colazione, il postino che è venuto a consegnare il DNA sintetico sembrava sorpreso di vedere la mia faccia. 

Sembra che stia lavorando troppo, quando mi sono guardato allo specchio i miei occhi erano spenti e avevo paura. Ho pensato ''cos'è questo mostro'' ?

Nel corso della giornata ho avuto una conversazione col mio computer. Sto diventando pazzo. Questa macchina è un pessimo interlocutore. Almeno è la migliore al mondo. A volte sono tentato dall'impulso di distruggerla.

INTERRUZIONE

Il contenuto che ne deriva rivela già che il suo carattere è vicino all'epistemologia.
ILLEGIBILE

È come se una creature simile a un artropode, come il mostro del Cambriano Anomalocaris, avesse un sistema nervoso centrale sul lato dorsale come un vertebrato. In questo momento sto affrontando un problema semplice. Ora posso immaginare tale struttura e persino sezionare la creatura basandomi su quella stessa immaginazione. Esattamente con le mie mani...

Quello stupido computer insiste dicendo che è ''impossibile''. Dunque le macchine non hanno immaginazione?

19 Marzo 2015,
Oggi ha fatto un freddo terribile. Mi è tornato in mente di uno ''scienziato pazzo'' cacciato 200 anni fa dall'università in Germania in cui ho studiato da giovane. In breve, cercò di rispondere alla domanda su come manipolare l'informazione genetica per ottenere un auto-fenotipo. Nel presente, tale consapevolezza non sarebbe stata definita un delirio. Se ci si pensa ora, ebbe grande lungimiranza. Me lo ha ricordato.

Da giovane ero attratto da tale ipotesi sconsiderata, ma più propenso a deridere l'orgoglio di quell'uomo irriverente. Dopotutto, a quel tempo, non riuscivo nemmeno a pensare alla modificazione genetica. Nelle note lasciate dall'apprendista di quello scienziato, dalle quali appresi la sua storia, era scritto: ''Una persona che non è dio non cerca di progettare un calice''.
Oltre a queste poche testimonianze dirette del dottore abbiamo anche appunti e bozzetti che ritraggono proprio la creatura con cui entrò in contatto nel Pacifico, la prima forma di Godzilla mai mostrata nel film che possiamo intuire Maki abbia catturato, studiato, sezionato e tentato di ricostruire a partire dalla forma embrionale. Perché ha fatto tutto questo? Perchè è stato così determinato nel proseguire le proprie ricerche, e come ha risolto il problema che lo ostacolava? 
 
Una risposta certa non ci è mai stata data, ma la verità dietro a tutti questi segreti si può capire faticosamente, e nasconde un tetro segreto. Concludiamo questa ricostruzione con il parlare della coda di Godzilla. Tutti vedendo il film ne hanno notato la stranezza, la deformazione, la mostruosità ma non tutti si sono accorti di come questa coda cambi lentamente col proseguire degli eventi anche quando non viene inquadrata direttamente. Nel finale, una volta che l'avanzata di Godzilla viene arrestata ed il mostro congelato ci si sofferma su di essa da cui si stava per sprigionare qualcosa di orribile: una nuova evoluzione della creatura che, capace di adattarsi a qualsiasi situazione, stava generando dei suoi simili dalle fattezze antropomorfe pur di sopravvivere. 

La realtà, al di là di quanto visto nella pellicola, è ancora peggiore. Guardando con attenzione diversi oggetti di scena o il modello realizzato da Takayuki Takeya, si è infatti scoperto che dal suo interno si stava liberando un intero essere di forma umanoide delle dimensioni di Godzilla. Ciò si può dedurre dagli enormi occhi e dalle mandibole e mascelle che si possono scorgere al suo interno.

Cosa diavolo è successo nel laboratorio di Goro Maki nel corso di quell'anno di studi? Dove è finito lo scienziato? Godzilla è scappato dal suo laboratorio o è stato liberato? Come ha fatto a replicare, in qualche modo, il DNA umano? Soprattutto è stato un incidente o Goro Maki ha voluto scatenare il mostro sul paese che gli aveva voltato le spalle e permesso alla moglie di morire irradiata, a causa di taciti accordi con gli Stati Uniti a cui permettevano di continuare a condurre test e ai quali si sono aggiunti nello scaricare scorie nucleari inquinando l'oceano? O forse ha voluto testare il coraggio e la prontezza di una società che oramai disprezzava da tempo? Dopotutto ha lasciato dietro di sè gli elementi necessari per sconfiggerlo, seppur ben nascosti.  

Interpretatelo come volete, il bello dell'opera di Anno e Higuchi è anche questo, ma ricordate che a volte il silenzio può essere più eloquente di mille parole...

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sabato 2 novembre 2019

Resurrezione (Recensione "Shin Godzilla")

Dopo la conclusione dell’era Millennium, con Godzilla – Final Wars, la Toho mise nuovamente il personaggio in ibernazione. Soltanto dieci anni dopo, con il successo di Godzilla del 2014, la Toho decise di iniziare la produzione di un nuovo film: Shin Godzilla.
La regia fu affidata ad Hideaki Anno, creatore di Neon Genesis Evangelion (è stato infatti realizzato il corto Godzilla vs. Evangelion: The Real 4-D con Shin Ghidorah), e ad un suo amico e collaboratore di vecchia data, Shinji Higuchi, il quale ha curato gli effetti speciali della trilogia Heisei di Gamera e di Godzilla, Mothra and King Ghidorah: Giant Monsters All-Out Attack.

Il film, come il termine Shin (traducibile con Nuovo) lascia intendere, è un reboot della serie, che si discosta notevolmente dallo stile dei film precedenti, preferendo un approccio più “realistico” e ritornando alle radici di Godzilla.
Il protagonista è il vice capo segretario del Gabinetto del Giappone, Rando Yaguchi, convinto che il crollo della Tokyo Wan Aqua-Line sia stato causato da una qualche specie di creatura gigante. Nonostante i dubbi dei suoi colleghi, la teoria di Yaguchi si dimostra veritiera quando un’enorme coda fuoriesce dal mare nelle vicinanze di Tokyo e l’enorme creatura a cui essa appartiene giunge sulla costa, seminando il caos per la città e uccidendo numerosi civili. Prima di ritornare in mare l’essere, inizialmente simile ad una gigantesca lucertola, subisce una mutazione, assumendo una postura eretta. Grazie all’aiuto di un’inviata speciale degli Stati Uniti, Kayoko Ann Patterson, Rando scoprirà che la creatura, battezzata Godzilla, è nata a causa delle radiazioni nucleari e che questa è in gradato di mutare e adattarsi a velocità incredibili, nonché di riprodursi asessualmente. Grazie all’aiuto del Governo Giapponese e degli USA, il protagonista dovrà quindi trovare il modo di fermare Godzilla.
La prima forma di Godzilla
L’indugiare del film sulle scene con personaggi umani e la meticolosità con cui vengono descritti gli astrusi processi burocratici, a sfavore della presenza del mostro sullo schermo, sono stati spesso oggetto di critica; c’è però da dire che il fulcro di Godzilla del 1954 non è mai stato il mostro, ma gli umani, la loro ottusità e la tragedia di Hiroshima e Nagasaki. Analogamente Shin Godzilla si configura come una critica all’apparato burocratico giapponese, senza però dimenticare i temi del film originale: il fantasma della bomba atomica è infatti rievocato dalla proposta di utilizzare armi termonucleari per uccidere il mostro, rendendo però inabitabile la città di Tokyo.
Rando Yaguchi
Anche Godzilla, come personaggio, ritorna alle sue origini: non è più, come accadeva nei film precedenti, un alleato dell’umanità, un’arma utilizzabile contro il mostro gigante di turno, è un’incarnazione della natura, uno spettro degli errori dell’umanità; non è solo il carnefice, ma è anche la vittima. La scena in cui Godzilla usa per la prima volta il suo raggio atomico è emblematica di tutto ciò che è stato detto precedentemente: non vi è più l’eroismo del film del 2014 o la stravaganza di molti film delle altre ere, ma puro terrore mentre le strade di Tokyo vengono devastate e il mostro resta fermo, in agonia, all’epicentro del disastro.
Gli effetti speciali sono un altro punto di forza del film, in particolare Godzilla che, per la prima volta nella storia dei film di Godzilla della Toho, è stato realizzato interamente in CGI, ma che grazie ad un utilizzo magistrale degli strumenti a disposizione di Higuchi, riesce a sembrare un enorme costume indossato da un attore.

La colonna sonora è un miscuglio omogeneo di tracce storiche della serie e di nuove musiche, in cui il tocco di Shirō Sagisu, compositore della soundtrack di Evangelion, è molto evidente, con melodie e orchestrazioni che richiamano spesso e volentieri quelle della musica classica, conferendo una certa solennità alle scene in cui sono impiegate, e remix di tracce dell'anime di Anno.
Shin Godzilla è senza ombra di dubbio uno dei migliori film della serie e forse il miglior reboot possibile di quest’ultima, un must sia per i fan di vecchia data e coloro che vogliono approcciarsi al genere.

Articolo di Sergio Novelli