mercoledì 16 dicembre 2020

Alla ricerca della perfezione (Recensione "Black Swan")

Nel 2010, uscì nelle sale statunitensi un film molto acclamato dal pubblico e che personalmente ho amato alla follia: sto parlando di Black Swan (in italiano Il Cigno Nero), diretto da Darren Aronofsky, lo stesso regista di "Requiem for a Dream" e del controverso “mother!”.

La trama narra le vicende di Nina Sayers, una ballerina dalla personalità rigida ed insicura che, per la prima volta nella sua carriera, ottiene il ruolo da protagonista; il balletto in questione è una rivisitazione della classica opera di Tchaikovsky Il Lago dei Cigni, in cui dovrà interpretare sia la parte del cigno bianco, Odette, che quella del cigno nero, ossia Odile.

Nina è la più portata per il ruolo del cigno bianco: è semplicemente perfetta sotto ogni punto di vista. Infatti, la parte complicata è immedesimarsi in quello nero, che richiede sensualità ed imprecisione nella danza, qualità che Lily, la nuova ballerina della compagnia, possiede. Nina avvertirà un senso di rivalità tra loro due che, assieme ai suoi problemi famigliari e la pressione di quell’importante ruolo, contribuirà al deterioramento della sua psiche, facendola cadere in una spirale verso l'autodistruzione.
Il film vanta un cast pieno di attori fenomenali: Natalie Portman nel ruolo della protagonista, Mila Kunis in quello di Lily, Vincent Cassel in quello di Thomas Leroy, Barbara Hershely in quello di Erica Sayers ed infine Winona Ryder nel ruolo di Beth Macintyre.

Quest’ultimo personaggio è rimasto particolarmente impresso dentro la mia mente. È di certo quello più malinconico e distrutto, che raffigura una sorta di cigno morente, poichè assistiamo ad una donna costretta a ritirarsi dalle scene per sempre che si sente usata, senza scopo e priva di un qualsiasi significato. Il suo tempo nel mondo del balletto è finito.
 
Potrebbe raffigurare un ipotetico futuro di Nina: quando la fama se ne andrà assieme alla giovinezza e la sua carriera sarà ormai agli sgoccioli, potrebbe capitarle la stessa cosa di Beth, ossia venire inesorabilmente rimpiazziata e abbandonata.
Un fattore interessante è che si possano formulare varie interpretazioni sui personaggi o su alcune scene: si può sostenere che il personaggio di Lily appaia molte più volte come frutto dell'immaginazione di Nina che come persona reale, ad esempio. Di sicuro il finale è quello che lascia più spazio all’immaginazione, che permette di poter supporre teorie molto diverse tra loro.

Ciò che rende il film grandioso è sicuramente la componente psicologica: vediamo Nina perdere il contatto con la realtà ed impazzire a causa di quella immensa pressione. Ce la metterà tutta per essere perfetta nel ruolo del cigno nero, anche a costo di rovinare le basi già instabili della relazione con sua madre o di smarrire se stessa.
Il Cigno Nero affronta svariati temi e li gestisce tutti ottimamente: la rivalità tra le due ballerine e il problematico rapporto madre-figlia sono tra i quelli più importanti e quelli principali, assieme alla ricerca della perfezione e dell’identità individuale.

Tutto questo è impacchettato in un film con scene ed inquadrature davvero mozzafiato.
Non posso che esprimere solamente belle parole per questo capolavoro cinematografico e spero vivamente di aver incuriosito ed invogliato a guardarlo chi ancora deve recuperare questa fantastica gemma.

ARTICOLO DI 


Nessun commento: