mercoledì 30 settembre 2020

Further&Fillory: the Magicians e l’Ortogenesi Ateleologica della Magia - Manoscritto Leggendario (Arcano 2/3)

Inutile e priva di senso, al tempo stesso ricca di significato e cartina al tornasole per le indagini antropologiche e le ricerche culturali – poche in Italia, perchè odiata dalla comunità scientifico accademica. Regina del genere fantasy e fulcro religionis, apoteosi della metafisica e deus ex machina della narrazione fantastica e mitologica: la magia si mostra all’uomo sotto molteplici spoglie: una sola possiede dignità di esistenza, quella che si presta ad essere rappresentata e narrata ad Arte, in letteratura o nel cinema. Chiudete gli occhi per leggere le melodie che giungono a noi dalle terre magiche e lontane di Fillory.

In copertina: Petri Ala-Maunus, The story of the youth who went forth to learn what fear was

Basata sui romanzi di Lev Grossman, “The Magicians” (2009), la saga di Fillory é comparsa su Syfy con la serie omonima (2015-2020). Se con la Rowling abbiamo assistito prettamente ad una saga dalle ambientazioni alla dungeons&dragons, con Lev, straordinariamente si ritorna (anche) ad un estetica “classica” della magia, o “tradizionale” in e per certi aspetti, parallelamente ad una narrazione originale e mai noiosa, a volte semiciclica per dovere di trama, con momenti dal fascino grimdark interotti da movenze trash e melody, e circostanze autoreferenziali notevoli e divertenti. In questo manoscritto, descrivendo la dimensione di questo mondo magico, mi soffermerò sulle similitudini con la tradizione letterale e orale a cui la magia di Fillory si ispira, evidenziando anche gli aspetti piú originali che lo differenziano dai capisaldi del genere.

Il pianeta di Fillory, così come la magia di cui é pervaso, è di origine divina. Traendo ispirazione dal romanzo fantasy di Neil Gaiman, American Gods (2001), durante le cinque stagioni della saga incontreremo le impersonificazioni delle divinità classiche greche più famose insieme a nuovi numi delineati per la storia. Le divinità hanno un controllo totale sulla magia e sono quasi perennemente indifferenti alle vicende umane, ciononostante prestano loro orecchio se adeguatamente con-vocate. L’evocazione della divinità è uno dei topos più antichi in letteratura che é stato in grado di generare un suo genere proprio, la letteratura liturgica, la quale descrive le manzioni da svolgere per aggrazziarsi, o palesare addirittura, un essere supremo, con formule di rito piú complesse di una semplice preghiera: l’antica arte performativa dell’Alta Magia, descritta nel 1854 dall’esoterista francese Eliphas Lévi nel suo Dogme et Rituel de la Haute Magie, o ancor prima, da Heinrich Cornelius Agrippa con i suoi tre libri di filosofia occulta del 1533, fomentando gli estimatori della magia trascendentale. Traendo spunto da queste fantasie è possibile delineare le caratteristiche, i limiti e i confini del paradigma magico presentato sullo schermo in The Magicians. Qui ritroviamo le proprietà modello dell’Alta Magia, insieme alla dogmatica e discutibile “legge dell’attrazione universale” di wiccana memoria, in un contesto di arti visive (rune, glifi e cerchi magici) congiunti sia ad ostinate gesticolazioni motorie delle mani (mudra), sia a pozioni, libri magici ed effetti speciali di pregiata fattura, abbandonando finalmente l’ossequiosa bacchetta.

Indiscutibile è l’importanza del libro-oggetto che traspare nella serie quale mediatore della conoscenza magica. Innanzitutto nella serie, sarà proprio un libro che entrando nelle mani del protagonista, già in tenera età, descriverà l’universo in cui egli stesso sarà catapultato insieme al suo gruppo, universo che ricorda anche quello de Le Cronache di Narnia (C.S. Lewis, 1950), The Never Ending Story (Michael Ende, 1979) e de La Bussola d’Oro (Philip Pullman, 1995), soprattutto per le ambientazioni fiabesche e gli animali parlanti. Il libro-oggetto, inoltre, verrà, non solo in seguito impersonificato da un eccentrico personaggio: il “Rilegatore”, dal curioso uso della terza pesona singolare per indicare se stesso, e dal capriccioso desiderio da narratore che sfoggia nel descrivere minuziosamene tutte le scene in atto in cui egli stesso è presente, ma anche al libro è dedicata un’intera dimensione-biblioteca toroidale nel multiverso della saga: le Neitherlands, pianeta-archetipo incontrato anche in Doctor Who.

Divine Ascension – Philippe Bertrand (bashi.buzuk)

Sede dell’ordine dei bibliotecari, questo luogo é deputato alla raccolta e alla collezione del totale della conoscenza eterna in forma scritta, arrivando a custodire persino le biografie dei personaggi della saga. In questo luogo, ampie fontane fungono da portali per accedere alle innumerevoli dimensioni del multiverso, rimarcando la funzione dell’elemento acqua, che proprio in Fillory sarà connesso con l’essenza fisica della magia, e la sua sorgente: un immenso lago sotterraneo.

La Bestia – a sinistra, Philippe Bertrand (bashi.buzuk), a destra, Aaron

Il primo antagonista della serie è la Bestia che, sorseggiando le acque della sorgente magica, vedrà il suo aspetto mutare, giungendo alla condizione polidattiliforme quale naturale evoluzione per il controllo totale della magia. Presentato sin dai primi episodi, il suo volto si mostra a noi coperto da uno sciame di falene, garantendo segreta la sua identità fino alla rivelazione di fine stagione. Per opporsi alla Bestia è stata instituita un’accademia per giovani maghi talentuosi dalle fattezze di un college americano. La sola via scolastica non è stata sufficiente per sconfiggere la Bestia, e per questo motivo, l’intero arco narrativo di The Magicians comprenderà quaranta diverse linee temporali in cui si è tentato di uccidere l’acerrimo nemico.

La sconfitta della Bestia non coinciderà con la fine della serie. Per incrementare il numero degli archi narrativi e per esibire al meglio le qualità recitative degli attori, alcuni dei personaggi subiranno una metamorfosi psichica e morale totale, andando a ricoprire il ruolo dell’antagonista di turno, mentre altri intraprenderanno il cammino verso l’ascensione ai ranghi divini. L’affascinante e poderosa Alice Quinn, esperta nella manipolazione della luce, verrà logorata dalla magia, perderà parte della sua anima, per trasformarsi in un essere di pura energia magica, il Niffin, a metà tra uno spirito elementale e un’entità cosmica.

Niffin – Philippe Bertrand (bashi.buzuk)

Un’altra dimensione che verrà esplorata è il Reame degli Specchi, seconda citazione per il fantastico mondo ideato da Lewis Carroll nel suo “Through the Looking-Glass, and What Alice Found There”. Questo luogo è essenzialmente il riflesso oscuro ed inintelligibile del mondo materi ilale, popolato dai Frammenti, creature contorte che assumono le sembianze deformi di coloro i quali soggiornano troppo a lungo in questo luogo, dove anche la magia subisce effetti imprevedibili, dagli esiti disastrosi, mettendo in pericolo la vita anche del mago piú esperto.

Tra le forme di magia tradizionale, la saga annovera anche il tatuaggio come metodo e rituale di sigillomanzia per addomesticare dentro la propria pelle un cacodemone, termine coniato da Shakespeare per la terza scena del primo atto del Riccardo III, qui nelle vesti di uno spirito demoniaco di cenere ardente che, una volta maturato all’interno del corpo del mago tatuato, può  essere utilizzato come arma a colpo singolo tramite evocazione, la quale, ancora una volta, farà ricorso all’uso della terza persona singolare, in una circostanza resa magica dalla manipolazione della grammatica che esalta la dislessia. Level-up, potenziamenti e metamagia sono una costante della serie, a volte, espressi in forme davvero non canoniche che culminano con scene che, rasentando la zoofilia, inviteranno alcuni personaggi a brindare col liquido seminale della divinità.

È interessante notare come, parallelamente ai paradigmi magici classici, la serie è in grado di scardinare tali margini per estendere il concetto stesso di magia e applicarlo alla tecnologia per la creazione di artefatti che, oltre a compiere prodezze, fungono anche da batterie magiche di scorta, essenziali soprattutto quando, a seguito di un deicidio, la magia cesserà di esistere per un breve periodo della serie.

Illustrazione di Chiara Bonanni

Lev è stato in grado di mettersi in gioco e chiudere la serie con una quinta e ultima stagione senza fare ricorso a quello che era stato il suo protagonista, dipartito perchè sacrificatosi per salvare il gruppo. Nell’ultima stagione ritroviamo l’ultimo aspetto della magia tradizionale: l’astrologia. A seguito di una congiunzione astrale non meglio specificata, la magia subirà un incremento delle sue potenzialità e magnitudine. Gruppi di lunatici si riuniranno attorno ad un meteorite lunare per entrare in contatto con Lei, la quale, mostrando i colori della sua aurea, verrà frantumata e distrutta nel tentativo di farLe combiare posizione durante la sua orbita, dando il via ad una lodevole apocalisse in time-loop.

Traslocando nel panorama fantasy italiano indipendente, uno degli autori emergenti che, scalando le vette di Wattpad, è riuscito a pubblicare la sua saga su Amazon, giunta al terzo romanzo, è Giovanni Cacioppo con il suo Crystallum. Scorrevole, elegante e romantico romanzo di formazione, Crystallum ripercorre e ridescrive l’anatomia della magia in salsa cyberpunk, promuovendo nuovi paradigmi magici dove, rare pietre, risuonando di antichi echi, riescono a dare vita a molteplici forme magiche, sia naturali e shintoiste, con la percezione dell’anima della natura, che artificiali e hightech, con l’invenzione di una tecnologia che ruota attorno a queste pietre, in un mondo unico e caratteristico in lotta per le risorse energetiche giunte al loro termine. Anche in Crystallum i co-protagonisti possono soccombere sotto la penna del loro creatore, quasi a delineare il cambio di rotta della narrativa fantasy moderna: valar morghulis.

ARTICOLO E ILLUSTRAZIONE DI

ILLUSTRAZIONI DI CHIARA BONANNI E

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