lunedì 31 agosto 2020

Nostra Signora delle Tenebre

 "Ma la terza sorella, che è anche la più giovane...! Ssst! Abbassiamo la voce quando parliamo di lei. Il suo regno non è grande, altrimenti non vi sarebbe più vita; ma dentro quel regno il suo potere è assoluto. Il suo capo, coronato di torri come quello di Cibele, si erge fin quasi a celarsi allo sguardo. Non si china mai; e i suoi occhi sollevandosi così in alto potrebbero esser nascosti dalla distanza. Ma, quali essi sono, non possono essere nascosti; attraverso il triplice velo di crespo che ella porta, la fiera luce di un'ardente sofferenza, che mai non ha posa al mattutino o ai vespri, al mezzodì o alla mezzanotte, alla marea crescente o alla marea calante, può esser veduta da terra. Ella sfida Iddio. Ella è anche la madre delle follie; l'ispiratrice dei suicidi. Molto si affondano le radici del suo potere; ma ristretto è il numero di coloro su cui domina. Poiché ella può avvicinare solo coloro in cui una natura profonda è stata sconvolta da un'intima convulsione; coloro in cui il cuore trema e il cervello vacilla sotto i colpi combinati di tempeste interne ed esterne. Madonna si muove con passi incerti, rapidi o lenti, ma sempre con tragica grazia. Nostra Signora dei Sospiri si trascina timida e furtiva. Ma questa più giovane sorella si muove con moti imprevedibili, a scatti e con salti da tigre. Non porta chiavi; poiché sebbene venga di rado fra gli uomini apre a forza tutte le porte che le è permesso di varcare. Il suo nome è Mater Tenebrarum, Nostra Signora delle Tenebre."
(Thomas de Quincey, Suspiria De Profundis, 1845)

Dopo l'enorme successo di "Suspiria", Dario Argento e Daria Nicolodi iniziarono a lavorare su un sequel tematico, chiamato Inferno, che avrebbe costituito la seconda parte di quella che è conosciuta come la trilogia de "Le Tre Madri", concentrandosi, stavolta, sulla figura di Mater Tenebrarum piuttosto che sulla Madre dei Sospiri. Si dice che la sceneggiatura sia stata scritta da Argento mentre alloggiava in un albergo a New York (con vista al Central Park), basandosi sul 'basic plot' scritto da Daria Nicolodi, a quel tempo sua moglie.
La storia di "Inferno" ruota intorno a "Le tre madri", una raccolta di frammenti latini dell’architetto e alchimista Emilio Varelli, che è stato convinto con l’inganno a costruire le dimore per le tre sorelle. Il libro viene acquistato dalla giovane poetessa Rose Elliot (interpretata da Irene Miracle), che leggendolo ne rimane talmente colpita da cominciare a sospettare che il palazzo dove abita sia la dimora di Mater Tenebrarum, la più giovane e crudele delle tre sorelle. La ragazza decide allora di comunicare le sue preoccupazioni in una lettera che spedisce a suo fratello Mark (interpretato da Leigh McCloskey), uno studente di musicologia che frequenta un conservatorio a Roma.

A causa di una distrazione del ragazzo però la lettera finisce nelle mani di Sara (interpretata da Eleonora Giorgi), una sua compagna di corso. La giovane rimane talmente colpita dal contenuto della lettera da recarsi in una biblioteca in Via dei Bagni per recuperare una copia de "Le tre madri", scoprendo quasi per caso la dimora di Mater Lacrimarum (interpretata da Ania Pieroni), che, oltre a venir citata all’inizio del film, compare in alcune scene nelle vesti di una semplice studentessa universitaria. 
Dopo essere sfuggita a una misteriosa figura nella biblioteca, la ragazza cercherà di comunicare a Mark la sua scoperta ma verrà uccisa nella sua camera prima che possa rivelare qualsiasi cosa. Il killer inoltre distrugge la lettera di Rose, lasciando solo un frammento indecifrabile per il ragazzo. Anche Rose viene uccisa quella stessa notte, dopo aver tentato inutilmente di telefonare il fratello. Attirata in una parte nascosta del palazzo, verrà brutalmente decapitata da una figura malefica in una delle scene più iconiche del film.

Pochi giorni dopo, Mark si recherà a New York per indagare sulla scomparsa della sorella. Entrando nel palazzo dove Rose ha passato i suoi ultimi giorni, il ragazzo proverà sulla sua stessa pelle la crudeltà di Mater Tenebrarum (interpretata da Veronica Lazar), che nel film veste i panni di una giovane infermiera che accompagna il vecchio professore muto George Arnold (interpretato da Feodor Chaliapin), che si scoprirà poi essere l’architetto Varelli. Nella seconda parte del film, infatti, la trama perde quei pochi elementi investigativi iniziali per trasformarsi in un horror puro, dove l’esecuzione registica delle morti dei personaggi farà da padrone nella pellicola. 
Questo però porta anche a una rapida accelerazione della storia verso il finale, con Mark che, seppur abbia raccolto pochi indizi su Le tre madri, riesce comunque a decifrare il frammento della lettera di Rose e a scoprire il passaggio segreto che lo condurrà nella dimora di Mater Tenebrarum

Anche il finale risente di questa brusca accelerazione, rivelandosi quasi banale. Mark infatti riuscirà a sfuggire alla strega, mentre quest’ultima morirà tra le macerie del palazzo in fiamme dopo aver rivelato il suo vero aspetto.
Nonostante il film sia prevalentemente ambientato a New York, in verità le riprese si sono svolte a Roma. Nella produzione del film erano coinvolti Mario e Lamberto Bava come aiuto-regista, di cui il primo era anche l'autore dei bellissimi effetti speciali presenti nella pellicola, trai quali la realizzazione di alcuni degli sfondi tramite l'uso di cartoni del latte con fotografie attacate sopra, così come di alcuni modellini, come parte dell'appartamento di Rose, lo stesso modellino che prenderà fuoco verso il finale della pellicola. Per la colonna sonora Argento collaborò con Keith Emerson invece che con i soliti Goblin (che avevano già lavora a "Suspiria"). L'intera soundtrack, dai toni più leggeri e solenni, quasi religiosi, rispetto a quella del film precedente, è stata rilasciata completa solamente nel 2018 in due LP. 

Dal punto di vista tecnico Argento è probabilmente prossimo a raggiungere una perfezione stilistica senza precedenti nella sua carriera. Già nel precedente "Suspiria", il maestro romano aveva spinto il suo cinema verso nuovi orizzonti, abbandonando per il momento il thriller/giallo, un genere che senza ombra di dubbio rappresentava un freno e una gabbia per quel lato più espressivo e “pittoresco” che il talento di Argento era in grado di offrire alla settima arte, dovendo difatti adattare l’aspetto tecnico alle necessità degli eventi tradizionalmente intrecciati e consequenziali tipici del giallo. Con Inferno ciò avviene perfezionato e ampliato, portando il fattore visivo ad una posizione di assoluta priorità, grazie ad un comparto registico che fonde sapientemente stilemi tipici del maestro Mario Bava ad elementi, ovviamente, hitchcockiani. Ed è così che il maestro si distacca in maniera importante da qualsiasi coerenza di sceneggiatura.
Il Cinema, quello vero, quello delle origini, prende improvvisamente il sopravvento, dettando le nuove priorità per le quali sono le immagini ad essere considerate il perno intorno al quale ruotano gli eventi; eventi che, senza dubbio, restano marginali, dei veri e propri macguffin col solo scopo di portare avanti la scarna storia. 

Il montaggio, difatti, agisce coerentemente seguendo il binario tecnico intrapreso da Argento sin dai primi minuti, dove immagini di morte e crudeltà vengono contrapposte tramite montaggio parallelo alla morte del personaggio in scena, caricando il film di una visione cinematografica quasi alla Ejzenstejn, che per certi versi ricorda il bue ucciso al mattatoio nella famosa sequenza di "Sciopero!", dove gli operai venivano trucidati dalla polizia, esattamente come l’animale dai macellai.
"Sciopero!" (URSS, 1924, regia di Sergej Michajlovič)
Mai come in questo film Argento decide di dotare le immagini di una loro esclusività, portandole ad uno stato primordiale. E di conseguenza la paura è figlia di ciò che concretamente vediamo sullo schermo, del sangue che scorre man mano che i fotogrammi scorrono a loro volta, dei colori accesi che come in "Suspiria", tramutano il luogo di disavventura in un luogo quasi uscito da un sogno (o incubo se vogliamo).

Ma, la creazione del film non è stata tutta rosa e fiori: Argento si ammalò di epatite e fu costretto a letto, il che, giustamente, complicò la produzione di Inferno. Inoltre, lo stuntman che doveva girare l'ultima scena si ruppe una gamba, e quindi fu proprio l'attore Leigh McCloskey a dover girare quell'adrenalinica sequenza.
Illustrazione originale di Cristiano Baricelli
Se avete buona memoria e se avete letto il nostro precedente articolo corale dedicato a "Evil Dead" dovreste ricordarvi cosa sono i 'video nasties'. Per ricapitolare, li abbiamo definiti come delle "liste di proscrizione" in cui rientravano tutti quei film (generalmente horror a basso costo o exploitation), distribuiti al tempo in home-video in Regno Unito, ritenuti talmente scandalosi da essere pesantemente censurati e nei casi più estremi banditi. Questo fu il destino che toccò al film di Raimi così come a "Inferno" di Argento. Il British Board of Film Classification (al tempo noto come British Board of Film Censors) è l'organizzazione che si è sempre occupata della revisione e dell'eventuale censura delle pellicole UK, così come di quelle importate. A causa dei reclami che ricevette a cavallo tra gli anni '70 e gli anni '80 riguardanti i contenuti scabrosi di molti film di genere, che al tempo stavano venendo massicciamente distribuiti in cassetta, nel parlamento inglese venne passato il Video Recordings Act (1984) legge che imponeva un rigido codice censorio su cui si sarebbe dovuto basare da allora in avanti il BBFC. 

Al di fuori della giurisdizione di questo atto si trovavano solamente i lavori di carattere sportivo, musicale o in generale educativo mentre venivano osservati e rimaneggiati tutti i film contenenti eccessiva attività sessuale, mutilazione/tortura di umani o animali, rappresentazione di organi genitali e degli atti di minzione ed escrezione e di tecniche utilizzabili per perpetrare attività illecite. "Inferno" non è stata la prima opera di Argento a essere passata sotto le mani del BBFC, che già aveva notato la tendenza del maestro romano a concentrarsi su lente, dolorose ed eleganti uccisioni ma in questo caso l'organizzazione britannica non operò per le scene cruente che il film conteneva bensì per la raffigurazione della violenza sugli animali (punto sul quale il BBFC è irremovibile ancora oggi, mentre ha fatto notevoli passi avanti per quanto riguarda la violenza e il sesso). Una buona porzione dell'atto centrale è infatti dedicata all'antiquario Kazanian che, esausto per il grande numero di gatti randagi che infestano i dintorni del suo negozio, in un atto di follia ne cattura diversi e li chiude in sacco per poi affogarli in una zona paludosa di Central Park. Per non parlare della morte del personaggio intepretato da Daria Nicolodi che, nella finzione della storia, viene assalita da uno stuolo di gatti che però sul set venivano letteralmente presi e lanciati contro di lei. 
Oltretutto a un certo punto la macchina da presa si sofferma sul particolare di uno dei felini che sbrana realmente un topo, che viene ridotto a brandelli. Non è la prima volta che in un film di Argento è presente la tematica della violenza sugli animali: ne "L'Uccello dalle Piume di Cristallo" l'autore dell'inquietante quadro naïf diceva di cibarsi dei suoi gatti; mentre in "Profondo Rosso" ci venivano mostrate lucertole trafitte da spilli e lotte tra cani.

Di conseguenza appare scontato che la distribuzione home video di "Inferno" abbia una storia piuttosto complessa: il film fu rilasciato in formato VHS negli Stati Uniti nel 1985 dalla sussidiaria della Fox, Key Video (oggi conosciuta come CBS/Fox Video); questa versione priva di tagli ha una durata totale di 107 minuti, ma a causa di un errore di battitura sulla scatola, che segnava una durata di 85 minuti, portò molti a pensare che la Fox avesse tagliato 25 minuti di filmato per la distribuzione globale.
La versione rilasciata nel Regno Unito, invece, manca della già descritta sequenza di 20 secondi in cui un gatto mangia un topo vivo, a causa del Cinematograph Films (Animals) Act del 1937, che proibisce la distribuzione di filmati in cui viene inflitto dolore a veri animali. La scena tagliata fu però reinserita nel DVD rilasciato dalla Arrow Video nel 2010. La versione più completa è quella rilasciata dalla Anchor Bay in formato DVD negli Stati Uniti, giunta in Italia solo nell’ottobre del 2007.

Non furono altrettanto fortunati i cinema esteri, che dovettero aspettare il 1986 per proiettare una versione estremamente ridotta della pellicola; Dario Argento, in un’intervista con Maitland McDonagh, ipotizzò che il ritardo fu dovuto ad un inaspettato cambio di gestione dei Fox Studios, che danneggiò non solo "Inferno", ma svariate altre pellicole, lo stesso regista dichiarò che “chiunque al di fuori dell’Italia è stato molto fortunato a vedere Inferno”.
Illustrazione originale di Aaron Rizla e Oliviero
Il successo di "Inferno" non fu immediato, anzi, inizialmente non solo ebbe un rilascio molto limitato a causa di dispute con la censura, risultando in un fallimento economico per il regista romano, ma venne demolito anche dalla stessa critica che aveva così tanto lodato il suo lavoro precedente, venendo velocemente dimenticato o del tutto ignorato dal pubblico dell'epoca. Il problema principale del film fu il dover regger il paragone proprio con "Suspiria", un film che rapidamento era entrato nell'immaginario collettivo e che si era imposto come un nuovo classico del cinema horror internazionale: molti critici furono infelici nel constatare il cambio di tono, così come l'aver sostituito alla musica sopra le righe dei Goblin una composizione più classica, ispirata a Verdi. Nel corso degli anni il ricordo di "Inferno" si affievolì fin quando diversi critici contemporanei non ne parlarono nuovamente, riscoprendo un gioiello del passato che era stato oramai sepolto da diverso tempo. Nel 2005, la rivista Total Films, lo inserì nella sua lista dei 50 film horror migliori di tutti i tempi, mentre Kim Newman, vincitore di un Bram Stoker Award, di un International Horror Guild Award e di un premio BSFA, definì "Inferno" il film horror più sottovalutato dell'intera decade degli anni '80. 

Nonostante il primo flop, però, Dario Argento era intenzionato a realizzarne un sequel e così, nel 1984, Daria Nicoldi, iniziò la prima stesura per il nuovo progetto del maestro dell'orrore, terzo ed ultimo capitolo della trilogia de "Le Tre Madri", un film che, oltre vent'anni dopo, sarebbe stato considerato il chiodo nella bara di Argento, un flop che non sarà mai rivalutato dalla critica dal titolo di "La terza madre".
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