venerdì 26 giugno 2020

Bufera di neve: Annibale e i suoi uomini attraversano le Alpi - Orrori su tela

L'arte moderna, con la sua intrinseca complessità e le sue numerose ramificazioni, affonda le radici nella tradizione culturale artistica dell'Illuminismo: un'arte concepita in seno al rifiuto della retorica figurativa del barocco e delle sue allegorie storico-religiose.  Si tratta di un'arte che, dunque, ha come tema portante quello dell'analisi della realtà naturale e della realtà sociale, rappresentati rispettivamente dalla tradizione paesaggistica e dalla tradizione ritrattistica tipiche della cultura illuminista.

Il tema della natura viene trattato, in particolar modo, da due artisti inglesi la cui produzione artistica si colloca nella prima metà dell'Ottocento: John Constable e William Turner, la cui influenza fu decisiva nello sviluppo della fase embrionale del Romanticismo francese. Tra i due artisti, tuttavia, le differenze non sono poche a partire dalla formazione: se Constable muove dallo studio del realismo e dalla paesaggistica olandese, Turner muove dallo studio del paesaggio classico, delle vedute prospettiche del Canaletto.

Se per Constable non esiste uno spazio universale immutabile vero e proprio, per Turner è l'intuizione a priori dello spazio universale a concretizzarsi e a dare la percezione nei “motivi” particolari. La visione di Constable è prettamente impressionistica: l'impressione visiva è indissolubilmente legata all'impressione affettiva che l'interlocutore ha dell'oggetto rappresentato. La sua, è dunque, l'arte di una veduta “emozionata”.
Il Carro di Fieno di John Constable

Per Turner invece, lo spazio è caratterizzato da un dinamismo cosmico, che sfugge alla ragione e trascende il sensibile. Quello che accomuna entrambi, tuttavia, è la visione della natura come ambiente della vita, che può essere ostile o accogliente, con cui s'instaura necessariamente un rapporto reciproco di “rispetto” o, talvolta, di autentico timore, come testimoniato dall'opera di Turner “Bufera di neve: Annibale e i suoi uomini attraversano le Alpi”. Il dipinto, realizzato nel 1812 ed attualmente conservato alla Tate Gallery a Londra, è un olio su tela dalle dimensioni di 145x236,5 cm, e tratta del tema classico attorno al quale ruota il romanticismo: il rapporto dell’uomo moderno rispetto alla natura. Al momento dell’esposizione il quadro recava alcuni versetti del poema incompiuto, realizzato dallo stesso Turner, Fallacies of Hope:

«Craft, treachery, and fraud – Salassian force, / Hung on the fainting rear! then Plunder seiz'd / The victor and the captive, – Saguntum's spoil, / Alike, became their prey; still the chief advanc'd, / Look'd on the sun with hope; – low, broad, and wan; / While the fierce archer of the downward year / Stains Italy's blanch'd barrier with storms. / In vain each pass, ensanguin'd deep with dead, / Or rocky fragments, wide destruction roll'd. / Still on Campania's fertile plains – he thought, / But the loud breeze sob'd, "Capua's joys beware!"»
Joseph Mallord William Turner 081.jpg
Il dipinto rappresenta l’armata cartaginese, guidata da Annibale, nel momento in cui si trova a fronteggiare una drammatica bufera di neve. La scelta di Annibale come soggetto del quadro affonda le radici in una serie di influenze che, più o meno direttamente, hanno influenzato Turner, in particolare un quadro dell’artista John Robert Cozens (oggi disperso), nel quale viene trasfigurata la figura di Napoleone, che aveva ammaliato ed affascinato l’artista, in un moderno Annibale. Turner, come Cozens e molti altri artisti del periodo, fu ugualmente esposto all’influenza del generale francese. Molti studiosi, infatti, riconoscono nel quadro un autentico parallelismo tra le guerre puniche e il conflitto tra Inghilterra e Francia, che andava consumandosi in quegli anni.

Ma, nonostante la forte valenza storico-politica del momento rappresentato nell’opera, Annibale ed i suoi uomini sono messi in secondo piano rispetto ai veri protagonisti del quadro: la bufera, il paesaggio, la brutalità della natura e l’angoscia che deriva da essa. I colori scuri utilizzati, sfumati nello sfondo e che evidenziano il contrasto con uno stralcio di tela illuminato, suggeriscono il senso di orrore e sgomento degli uomini, così piccoli e indifesi, rispetto alla grandezza e alla crudezza della natura.  La tempesta rappresentata da un nero scuro e intenso, si spiralizza, quasi, nella parte superiore del quadro, smorzando la luce proveniente dalla parte sinistra del quadro e incupendo notevolmente l’ambiente pittorico, coprendo l’orizzonte tramite un abile gioco di luci e ombre.
Viene, dunque, sviluppato il tema dell’indefinito, trattato anche dall’autore italiano Giacomo Leopardi (in particolare nello Zibaldone), che sviluppa la cosiddetta poetica del vago e dell’indefinito, comune a quasi tutti gli artisti romantici. L’autore definiva la natura “matrigna”, crudele, analogamente alla rappresentazione paesaggistica di Turner,  e sosteneva che l’”indefinito”, inteso in senso stretto, stimoli la fantasia e l’immaginazione, generando nell’interlocutore o nel lettore un piacere quasi estatico, come riportato nello Zibaldone:
"L'antico non è eterno
e quindi non è infinito,
ma il concepire che fa l'animo
di uno spazio di molti secoli,
produce una sensazione indefinita,
l'idea di un tempo indeterminatoo
ovel l'anima si perde."
Giacomo Leopardi
Ed è proprio l’indefinito a rendere la natura tanto crudele e tanto spaventosa, perché non se ne individuano i limiti o le possibilità di azione, ed il rapporto dell’uomo con essa non è cambiato molto nel corso dei secoli. Resta ugualmente complesso e articolato in molte sfumature, in una scala che va dall’ammirazione quasi religiosa di essa alla paura autentica dei fenomeni naturali, che non si possono tenere sotto controllo. 


Ma il nostro pianeta, ogni giorno che passa, sembra essere sempre più affaticato, ai limiti del sopportabile, sopraffatto da un’estrema civilizzazione. È
 dunque lecito chiedersi: siamo noi a temere madre natura o è lei a temere noi?

ARTICOLO DI
MANUELA GRIFFO

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