mercoledì 29 aprile 2020

La videocassetta maledetta (Recensione "Ring" e "The Spiral")

Quando si pensa al J-Horror sono moltissimi i film che vengono alla mente, ma il primo di questi, nella maggior parte dei casi, è Ring (in lingua originale リング, Ringu), pellicola del 1998 diretta da Hideo Nakata e distribuita dalla Toho insieme al suo sequel, The Spiral (らせん Rasen). Entrambe le pellicole sono basate sugli omonimi romanzi di Kōji Suzuki, che, grazie al moderato successo riscosso nella prima metà degli anni ’90, spinsero l’editore Kadokawa Shoten a finanziare l’adattamento cinematografico. Come spesso accade con questi titoli, le due pellicole arrivarono in occidente solo nel 2003: in Italia le pellicole furono pubblicate dalla Dynit in DVD, mentre il doppiaggio fu curato dallo European Television Service.
La trama dei due film è pressoché identica a quella dei romanzi di Suzuki: Ring si apre con due studentesse delle superiori, Tomoko e Masami, che parlano di una videocassetta maledetta che uccide coloro che la vedono in una settimana; la prima ragazza rivela che circa una settimana prima, insieme ad alcune amiche, ha visto uno strano filmato registrato, appunto, su una videocassetta, ricevendo poco dopo un’inquietante telefonata; non risulta sorprendente, quindi, che non appena Masami si allontana da Tomoko, questa venga uccisa da un’entità misteriosa. Una volta appresa la notizia della morte di sua nipote Tomoko e di altre sue amiche, la giornalista Reiko Asakawa, con l’aiuto dell’ex-marito Ryūji Takayama, decide di investigare sull’accaduto, facendo luce sugli oscuri misteri della videocassetta.
The Spiral, ambientato poco dopo gli eventi del suo predecessore, vede il patologo Mitsuo Andō confrontarsi nuovamente con lo spirito maligno che abita la videocassetta e con gli eventi che hanno visto protagonisti i personaggi di Ring.
A differenza di molti film horror a cui siamo abituati al giorno d’oggi i personaggi di Ring e, in parte minore, quelli di The Spiral rispondono in maniera intelligente alle situazioni in cui si trovano, aiutando a sedimentare un senso di realismo in una trama che è tutto fuorché questo. Entrambe le pellicole, inoltre, fanno un uso molto sporadico di orrore visuale, preferendo trasmettere paura tramite le atmosfere delle scene, che trasmettono un senso di tensione e suspence infinito.
Nonostante ciò, dati i diversi team di produzione, non dovrebbe sorprendere il fatto che Ring e The Spiral siano due film molto differenti. Ring è un film horror a tutti gli effetti, con atmosfere inquietanti, una trama interessante e misteriosa ed una tecnica registica che si sposa perfettamente con la storia che il romanzo Suzuki racconta, nonostante i budget e i tempi di produzione limitati. The Spiral, fatta eccezione per la presenza di vari personaggi del primo capitolo, sembra provenire da tutt’altra serie: l’ago della bilancia è decisamente più spostato verso il thriller e finisce inoltre per spogliare il suo predecessore di tutti i misteri che lo circondavano, ostinandosi a spiegare nei minimi dettagli gli eventi avvenuti.
I problemi di The Spiral derivano, come raramente accade, dall’eccessiva fedeltà con cui la pellicola adatta il romanzo di Suzuki, il quale aveva introdotto nelle sue opere successive elementi sempre più assurdi e distanti dalle premesse stabilite da Ring, forse in un tentativo di diversificare la serie e non ricadere nella ripetitività. Quando però tutto questo è stato trasferito su pellicola il risultato fu un film tecnicamente ottimo (forse anche di più di Ring), ma così dissonante dal primo capitolo da risultare quasi una parodia di quest’ultimo.
Ring, il romanzo di Suzuki
Il successo di Ring fu immenso: la pellicola si sedimentò immediatamente come un classico del J-Horror, revitalizzando inoltre il genere; non si esagererebbe dicendo che molti dei film horror nipponici che conosciamo oggi non esisterebbero se non fosse per Ring. Questo successo fu riconosciuto anche in occidente, con il conferimento del Corvo d’Oro al regista Hideo Nakata al Festival internazionale del cinema fantastico di Bruxelles nel 1999 e la produzione di un remake statunitense, The Ring, nel 2002.
Come prevedibile, la risposta a The Spiral fu esattamente opposta: gli incassi furono pessimi e il film fu stroncato dalla critica e ignorato dal pubblico. Il risultato fu la cancellazione di qualsiasi altro progetto di adattamento della serie di romanzi di Suzuki e il distacco definitivo della serie cinematografica da quest’ultima, con l’uscita nelle sale giapponesi nel 1999 di Ring 2 (リング2, Ringu 2), un sequel alternativo di Ring.
Inutile dire che se vi ritenete appassionati di J-Horror, o di cinema horror in generale, Ring è un must watch, un classico intramontabile un genere in crisi. Per quanto riguarda i sequel se cercate un adattamento fedele della storia di Suzuki, allora The Spiral è il film che fa per voi, se invece preferite un prosieguo più coerente e logico della storia di Ring, sicuramente Ring 2 non vi deluderà.

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