venerdì 8 novembre 2019

Il Re dei Mostri (Recensione "Godzilla")

Godzilla del 1954 non ha solo il merito di aver fatto conoscere al mondo uno dei nostri più famosi del cinema, aprendo così l'era Showa della serie, ma ha anche inaugurato il Kaijū Eiga (letteralmente cinema dei mostri), che diventerà uno dei generi più famosi e redditizi del cinema giapponese.

Nel Giappone del secondo dopoguerra la misteriosa sparizione di navi al largo della costa spinge le autorità ad investigare sull'accaduto. Dopo aver scartato l'ipotesi di un vulcano sottomarino e quella di un attacco milirare, si scoprirà che la causa di tutto ciò è un superstite dell'era dei dinosauri risvegliato dai test della bomba ad idrogeno effettuati sul fondale marino e mutato grazie alle radiazioni assorbite. Il mostro attaccherà prima la piccola isola di Oda per poi dirigersi verso Tokyo, seminando distruzione e caos lungo il suo cammino.
Il fantasma della bomba atomica è onnipresente e sembra quasi concretizzarsi nella figura di Godzilla: un mostro nelle vesti di carnefice pronto a distruggere l'umanità per i suoi peccati; ma anche un'animale, una vittima della stupidità umana. Godzilla non è altro che una manifestazione della natura, tormentata dall'uomo, pronta a ristabilire l'equilibrio ed eliminare il cancro che la affligge. Ironicamente il vero mostro non è il lucertolone, ma l'umanità stessa.

La colonna sonora di Akira Ifukube, sebbene non troppo impressionante dal punto di vista dello stile (sempre considerando l'anno di pubblicazione del film), rimane tutt'oggi iconica e eternamente associata al genere Kaiju.
Nel 1956 il film, rinominato Godzilla, King of the Monsters!, è stato distribuito anche negli Stati Uniti. Naturalmente sono state apportate numerose modifiche, la più evidente delle quali è l'introduzione del giornalista statunitense Steve Martin, che ripercorre le prime vicende del film sottoforma di flashback e agisce da protagonista della seconda parte lungometraggio.

Nel 1957 il film giunse anche in Italia, ma la versione più interessante è senza dubbio quella del 1977 di Luigi Cozzi, conosciuta comunemente come Cozzilla (sebbene il titolo sia Godzilla: Il Re dei Mostri). La pellicola utilizza un poco efficace sistema di colorazione delle immagini e aggiunge 20 minuti di filmato, utilizzando filmati di repertorio e spezzoni di altri film di fantascienza; inoltre durante le proiezioni fu utilizzato un sistema audio denominato Futursound, che faceva tremare le poltrone della sala quando il mostro si muoveva.
Godzilla è il capostipite di un genere, un film sicuramente datato ma dotato di uno charme eterno, che merita di essere visto almeno una volta nella vita.


Articolo di Sergio Novelli

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