martedì 24 settembre 2019

Cronache di alieni tra noi: la sostituzione umana

1998, Ohio, alla Herrington High cinque studenti denunciano misteriose attività extraterrestri, convinti che alcuni alieni stiano prendendo possesso dei corpi dei loro docenti e compagni di classe tramite una sorta di parassita infilato nelle loro orecchie sotto ordine di una loro compagna, in realtà l’Aliena Regina sotto mentite spoglie umane. 

Quella che avete appena letto non è una reale notizia di cronaca, ovviamente, bensì la premessa della pellicola del 1998 “The Faculty”, un horror a tinte fantascientifiche diretto da Robert Rodriguez (proprio il pupillo di Quentin Tarantino regista di “Planet Terror”, “Machete”, “Sin City” e del più recente “Alita”) con Elijah Wood nel ruolo del protagonista disadattato Casey, uno dei sei ragazzi che oppongono resistenza all’invasione d’oltremondo.
Il concetto di alieni che “prendono in prestito” le apparenze o i corpi degli uomini in modo da conquistarli dall’interno non è però un concept inedito ed innovativo, infatti, trova le sue origini già nel 1955 con due racconti, uno più famoso ed uno meno, rispettivamente “L’invasione degli ultracorpi” di Jack Finney (che ha poi ispirato l’omonimo film del 1956 di Don Siegel) e “La cosa-padre” di Philip K. Dick: in entrambi i racconti assistiamo ad un’invasione extraterrestre mediata attraverso la sostituzione degli umani con gli invasori spaziali che s’infiltrano, imitano i nostri comportamenti ed il nostro aspetto, cercando di infettare, conquistare, tutto il genere umano. Nel primo, alcuni semi cadono dal cielo e, crescendo, assumono le fattezze esatte di un umano che, una volta che la sua replica prende forma, muore, dissolvendosi nell’aria, in modo che il suo sosia possa prenderne il posto senza destare sospetti, subdolamente infiltrandosi nella popolazione che intende conquistare:
«Gli uomini, le donne e i bambini della comunità erano diventati qualcos'altro, dal primo all'ultimo. E ognuno era nostro nemico, compresi quelli che avevano le facce, gli occhi, i gesti e il modo di camminare dei nostri amici e parenti. Non c'erano alleati per noi, chiusi là dentro, e già il contagio andava diffondendosi fuori città.».
Se, come visto, da un lato abbiamo un’invasione aliena di grande portata e di origine “conosciuta”, nel racconto di Dick abbiamo, invece, una situazione ben più tendente al misterioso, senza alcuna esplicazione di ciò che leggiamo, lasciando addirittura anche la stessa supposizione che si tratti di alieni tale: una congettura. Nel “La cosa-padre”, infatti, assistiamo a due uomini, Charles e Peretti, fronteggiare un sosia malevolo del padre del primo, che da il titolo al racconto, mentre cerca di catturarli, rivelando poi, nel finale, che anche un altra creatura si sta formando in una sorta di bozzolo.

Le motivazioni di questi temi di sostituzione, infezione aliena, marcate agli inizi degli anni ‘50 si configurano con la storia del paese americano fino proprio al 1955, il cosiddetto periodo maccartista, chiamata così dal disegnatore satirico Herbert Lock per il senatore Joseph McCarthy, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta che aveva accusato alti gradi dell’esercito di “simpatie comuniste”: in quegli anni, infatti, gli USA vivevano in uno stato di terrore per la superpotenza sovietica, temendo “influenze comuniste” nelle istituzioni statunitensi, anche a causa dei recenti casi di spionaggio sovietico venuti a galla, della rivoluzione della Cina comunista e della guerra di Corea. L’America, in sostanza, viveva in una vera e propria isteria di massa, in un periodo di terrore “fascista”, come lo definì l’attivista Eleanor Roosevelt, che non poteva non trasmettersi nel genere che da sempre fa da specchio della società: la fantascienza.
Questo tema si rispecchia nuovamente nel 1960 con un episodio della celebre serie antologica “Ai confini della realtà” (“The Twilight Zone”) diretto da Ronald Winston e scritto da Rod Serling, “The Monsters are Due on Maple Street” (in Italia “I mostri di Maple Street”), dove, in un vicinato, assistiamo ad una crisi paranoica che porta alla convinzione che degli alieni stiano per invaderlo, trascinandone ogni abitante in una psicosi collettiva, tutti gli uni contro gli altri in una "caccia alle streghe" (o agli alieni in questo caso), ironicamente, permettendo proprio così agli effettivi invasori di conquistarli, generando in loro sospetti e ostilità reciproche, non avendo bisogno di fare, de facto, nulla di persona e lasciando che il timore, le insicurezze e la paura dell’umanità stessa li annientassero, “un vicinato alla volta”.

Se parliamo di paranoia e di incapacità di fiducia verso il prossimo, non può non venire subito alla mente un altro grande classico del cinema horror fantascientifico, il capolavoro di John Carpenter del 1982 con Kurt Russell, “The Thing” (“La cosa”). Nonostante sia considerato dalla massa il remake del film del 1951 “La cosa da un altro mondo” di Christian Nyby e Howard Hanks, in realtà, i due film non hanno molto da spartire in quanto, la stessa creatura, differisce e solo la premessa iniziale di una spedizione in Antartide che libera un’inarrestabile forza da un altro pianeta (“un altro mondo”, appunto) è in comune. Le similitudini, però, sono dovute al fatto che entrambe le pellicole, più che essere in stretta relazione tra loro in sé, s’ispirano allo stesso racconto, ancora più vecchio de “L’invasione degli ultracorpi”, precedendone i temi trattati di quasi 20 anni: “Who Goes There?” di John W. Campbell Jr. del 1938, pubblicato sulle pagine della rivista del settore “Astounding Science-Fiction” sotto lo pseudonimo di Don A. Stuart. In esso, similmente al film di Carpenter, una misteriosa forza mutaforma prende il posto dei membri della spedizione in Antartide generando un clima di tensione e paranoia tra i sopravvissuti, costretti a mettere in dubbio l’umanità dei loro stessi amici e colleghi ed a dimostrare ad ogni costo la propria per sopravvivere.
Spostandoci dal capolavoro di Carpenter e dal suo ambiguo finale, oggetto di numerose ipotesi ed interpretazioni, di cui, magari, tratteremo in futuro, passando per "Essi Vivono" dello stesso regista del 1998, che narra di un operaio che scopre come degli alieni impostori controllino l'umanità tramite messaggi subliminali, e per gli extraterrestri rettiliani infiltrati nel nostro mondo con sofisticati travestimenti umani di “V – Visitors” del 1983, e precedendo di una decina di anni il suo prequel, torniamo nel 1998, anno in cui, in parallelo all’uscita di “The Faculty”, lo scrittore di horror per ragazzi (ma non solo, nonostante le sue opere per pubblico maturo siano inedite in Italia), R. L. Stine, pubblica, sulle pagine della serie antologica di romanzi per giovani lettori “Goosebumps” (“Piccoli Brividi”) un tributo all’opera di Jack Finney, “L’invasione degli stritolatori”: Jack Archer è un ragazzo normale che inizia a sospettare che il vicino Fleshman nasconda qualcosa legato a delle strane creature extraterrestri che, nella seconda parte dell’opera, possederanno i corpi degli umani abbracciandoli e costringendoli al loro controllo, in una delle opere più adulte dell’intera serie di libri.

Come avrete potuto constatare voi stessi, dunque, il tema di “alieni infiltrati” è un qualcosa di trasversale nel corso dei decenni, che va ad identificarsi con una reale condizione psichica umana, seppur assai rara, la cosiddetta “sindrome di Capgras”, teorizzata per la prima volta nel 1923, ossia una condizione nella quale, chi ne è afflitto, è convinto che chi lo circonda non sia chi conosce realmente, bensì un perfetto sosia, sostituto, e che non smette di pensare ciò neanche dinanzi a prove schiaccianti del contrario. Se volete approfondire su questa particolare condizione clinica consigliamo la lettura di questo articolo che offre numerosi ulteriori spunti d’indagine
Se vogliamo, invece, spostarci alle credenze popolari umane ci basterebbe pensare alla credenza del doppelgänger (letteralmente “doppio viandante”), ossia il doppio di se stessi o di un proprio conoscente, una sorta di gemello malvagio o, addirittura, di origine paranormale, che porterebbe morte o sventura a coloro che ci s’imbattono. Addirittura Marco Giunio Bruto, uno dei congiurati e figlio adottivo di Caio Giulio Cesare, racconta Plutarco, viveva nel terrore del proprio doppio, profetizzatogli in sogno dallo spettro dello stesso Cesare che aveva ucciso, e che, effettivamente, incontrò tre volte la notte prima della battaglia di Filippi, descrivendolo come un’ombra che si sarebbe etichettato il suo “cattivo demone”. Ancora, Flavio Claudio Giuliano, vide il fantasma di un suo conoscente ancora in vita, il Genius Publicus, una notte che non riusciva a prendere sonno; Abrahm Lincoln raccontò alla moglie di aver visto un suo secondo riflesso allo specchio; John Donne e Guy de Maupassant anche avrebbero entrambi avuto incontri simili, il primo con il doppio della propria moglie ed il secondo con il proprio, riportato in un reportage di cui autenticità è, ovviamente, messa in dubbi dagli scettici.

Nigel Watson arrivò alla conclusione, a seguito dei suoi resoconti di avvistamenti di dischi volanti, che il fenomeno doppelgänger fosse collegato proprio ad essi, notando come, spesso, venivano vissuti proprio in relazione all’avvistamento di UFO, come se questi ultimi ne fossero la diretta causa. Che siano i Doppelgänger proprio dei sosia, delle imitazioni, dei sostituti extraterrestri?
"Us" (2019) di Jordan Peele gira attorno alla credenza dei doppelgänger
Beh, questo ci è impossibile dirlo con certezza, ma, nel dubbio, se fossi in voi, controllerei due volte l’identità dei miei amici, colleghi o conoscenti: potreste star vivendo una subdola invasione aliena e non esservene nemmeno resi conto.

ARTICOLO DI

Per approfondire l'argomento consigliamo la lettura del saggio “La cosa da un altro mondo: Da H. P. Lovecraft aJohn W. Campbell, tutto sui due film di Howard Hawks e John Carpenter” di Luigi Cozzi, edito da Profondo Rosso Store
Sempre riguardo la sindrome di Capgras,  abbiamo, inoltre, recensito un film che ne tratta e di cui potete leggere qui

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