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mercoledì 11 dicembre 2019

Il male che non può essere contenuto (Recensione "La maschera del demonio")

Dopo aver scritto due articoli ("Il signore del male” di Carpenter e poi di Django il Bastardo” di Sergio Garrone) un po' lontani dalle mie solite analisi sul cinema horror italiana che ormai avete imparato a conoscere e ad assimilare, ho deciso di ricimentarmi nuovamente su questo filone, decidendo di parlare di un vero Capolavoro del genere, un cult conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo, diretto da un maestro inarrivabile come Mario Bava, qui (sembra incredibile a dirlo, visto il risultato) al suo primo lungometraggio.

Ispirandosi ad un racconto dello scrittore russo Nikolaj Gogol' dal titolo “Il Vij”, Bava, insieme a Ennio de Concini e a Mario Serandrei, scrive la sceneggiatura, rifacendosi anche al grande successo dei classici horror degli anni '50 taragti  Hammer, in particolare al “Dracula” di Terence Fisher e con Christopher Lee nel ruolo del famigerato Conte. Nasce così “La maschera del demonio”, una pellicola che senza alcun dubbio finirà per cambiare irrimediabilmente i connotati classici che l'horror aveva mantenuto così assiduamente fino a quel momento.
In una fredda notte del XVII secolo, una donna di nobile famiglia viene condannata al rogo dalla santa inquisizione con l'accusa di stregoneria, conficcandole sul volto una mostruosa maschera di ferro. Duecento anni dopo, due studiosi in viaggio di lavoro si imbattono nella cripta dove la donna venne seppellita due secoli prima, ridando vita ad una maledizione che sembrava ormai svanita per sempre.

Già dall'ambientazione, Bava decide di riprendere i caratteri del folkrore est-europeo (essendo il film abientato nella moldavia del 1800), con i suoi sinistri castelli imponenti, i fitti e lugubri boschi che vanno a cozzare con l'atmosfera delle accoglienti locande, con la loro musica allegra ed i fiumi di vodka che invadono le tavole. Sono molte le scene in cui il regista romano decide di sfruttare questi elementi, dando risalto in particolar modo alla vegetazione, sempre molto invasiva, sempre utilizzata come soffocante cornice naturale dell'inquadratura, rendendola quasi dodata di una propria coscienza, come afferma il cocchiere della carrozza nelle prime scene del film.  Una sensazione, questa, che viene trasmessa allo spettatore anche grazie alla meravigliosa fotgrafia di un bianco e nero armonioso e mai piatto, dove l'illuminazione gioca un ruolo fondammentale, curata in un modo quasi maniacale sui volti dei protagonisti.
Ciò che caratterizza questa pellicola dalle precedenti opere horror è, senza dubbio, l'azzardata scelta di fare paura con l'Orrore nelle sue vesti più (im)pure, senza derivatismi misteriosi e fantastici. Il film ,infatti, è spaventosamente macabro, e preme, senza inutile timidezza, sull'accelleratore nelle scene di violenza più crude, come il meraviglioso incipit, con la maschera che viene piantata con violenza sul volto della malcapitata, dai cui occhi vediamo scendere le sue straziate lacrime. Rivoluzionari, in un certo senso, sono gli effetti speciali pratici, in special modo dove vediamo il corpo della strega perdere le sue rughe e ritornare giovane come un tempo, riacquisendo la sua bellezza.

Tutti elementi sinistri che rendono “La Maschera del Demonio” del 1960 uno degli horror (e dei film) migliori del nostro cinema, che ha resisito in maniera netta e incredibile allo scorrere del tempo, facendo scuola e venendo ancora oggi omaggiato, forse più di ogni altra opera, dalle nuove generazioni di cineasti del macabro.
Articolo di Andrea Gentili

giovedì 25 luglio 2019

Le streghe di Zugarramurdi (Recensione "Le streghe son tornate")

"Le streghe son tornate" ("Las brujas de Zugarramurdi") è una commedia horror spagnola del 2013, vincitrice di ben 8 premi Goya, del regista e sceneggiatore vincitore di un Leone d'Oro Alex de la Iglesìa, di cui parleremo nuovamente in futuro per il suo "El Bar" del 2017.
José (Hugo Silva), protagonista del film, organizza assieme all'amico Antonio (Mario Casas), una rapina, vestiti da Gesù e da soldatino giocattolo, per scappare dalla loro vita rovinate da pessime storie d'amore. Assieme al figlio di José, Sergio (Gabriel Delgrado) ed a due ostaggi (un tassista ed il suo molesto passeggero), si dirigeranno verso al Francia, ma finiranno per perdersi nel paese di Zagurramurdi, dove finiranno tra le grinfie di alcune streghe mangiauomini, in particolar modo della sensuale Eva (Carolina Bang, che tornerà a lavorare col regista anche in "El Bar") per cui, presto, José finirà per infatuarsi.

Il film, largamente premiato nei festival di tutta Europa, è una di quelle commedie che ti fanno affezionare ai personaggi e ti divertono dall'inizio alla fine, riuscendo a farti entrare nella pellicola, a farti chiedere "Cosa farei io fossi in loro?", dimenticandosi che son tutti bravi a parlare da dietro uno schermo.

Nonostante la forte vena comica della pellicola, vi sono vari elementi splatter e gore, tra dita mozzate e bambini cucinati e fatti a pezzo, nonostante la vena orrorifica non prende mai davvero il sopravvento e resti quasi solo una cornice per la storia della ribalta dei due protagonisti, pronti anche ad affrontare streghe ancestrali e la loro divinità per una vita senza le donne che le avevano rovinate precedentemente.
Le donne in questo film sono il deus ex machina assoluto, gli uomini sono in balia delle loro azioni e non possono far altro che agire in base alle loro azioni, dirette e non. Sono coloro che istigano la rapina, che li accolgono, che decidono di condannarli per i propri fini e che li salvano, dando loro nuove speranze. Le donne sono portatrici, manipolatrici, di vita e boia allo stesso tempo.

Direi che questo film risolva il dibattito riguardo il sesso predominante, insomma.
La location, inoltre, non é assolutamente casuale. Zugarramurdi si vide protagonista della condanna di 56 persone nel 1610, 31 per stregoneria, le restanti per stregoneria, di cui 16 condannate a morte sul rogo. Tristemente, ovviamente, nessuna di questa era una strega ed addirittura uno dei inquisitori lo affermò in un documento ufficiale, nonostante ciò non fermò l'Inquisizione dall'ucciderle.

Tutt'ora nel paesino si ricordano feste-sabba commemorative ed esiste un museo dedicato alle streghe, El Museo de la Brujas, dove viene anche proiettato il film di de la Iglesias.
Interno del Museo de la Brujas
Come ultimo appunto vorrei ricordare un dettaglio che mi ha fatto assai sorridere: nell'introduzione sono presentate varie foto di streghe nella storia, tra cui spicca una foto di Angela Merkel, cancelliera federale tedesca.

Articolo di Robb P. Lestinci