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giovedì 9 luglio 2020

Ghostface nel... piccolo schermo! (Recensione "Scream: The TV Series")

Ogni fan del cinema horror ha visto, o almeno, sentito parlare dell’iconico Scream (1996) diretto da Wes Craven. Questo film riportò in vita il genere slasher da quella che ormai era un'inarrestabile fase di decadenza, ma oggi non sono qui a parlare di questa famosa serie cinematografica, ma bensì del suo adattamento televisivo, Scream: The TV Series, uscito nel 2015.

La serie, trasmessa inizialmente da MTV e poi da VH1 nella terza stagione, vede concentrare le prime due su Emma Duvall e i suoi amici, dei comuni liceali della città di Lakewood, le cui vite vengono minacciate da un serial killer che indossa la stessa maschera chirurgica di Brandon James, un ragazzo con una deformità facciale che anni prima commise un massacro. Emma si trova ad essere il diretto contatto del nuovo killer, che vuole farle scoprire oscure verità sulla sua famiglia e sulla gente che la circonda.
Svariati sono i riferimenti e gli omaggi a Scream. Ad esempio, la prima scena della serie vede una ragazza, Nina Patterson, da sola nella sua villetta; La giovane è intenta a farsi un bagno mentre riceve messaggi dal suo ragazzo, Tyler, che sembra essere entrato dentro la proprietà e che abbia voglia di "giocare" con lei, solo per scoprire che la persona con cui stava chattando è in verità un killer. Famigliare? Un chiaro omaggio alla prima scena di Scream, in cui Casey Becker, sola a casa, riceve una telefonata da un individuo che poco dopo ucciderà il suo ragazzo. Anche i personaggi prendono spunto da quelli della serie cinematografica: Emma Duvall come Sydney Prescott, Audrey Jensen come Kirby Reed, Piper Shaw come Gale Weathers, e soprattutto, Noah Foster, l’esperto di film horror che conosce già le regole per riuscire a sopravvivere in un slasher, che ricorda molto il personaggio di Randy Meeks. La seconda stagione in particolare è piena di riferimenti ad altri thriller ed horror, partendo già dai titoli degli episodi che richiamano film come Psycho, Jeepers Creepers, I Know What You Did Last Summer e molti altri, con alcuni riferimenti all'interno delle puntate.
Purtroppo, queste due stagioni non sono riuscite a convincermi a pieno. Iniziamo dal fatto che la serie non cattura la stessa atmosfera di Scream, sembra completamente uno slasher a parte che si ispira solo vagamente all’opera di Craven, prediligendo toni più seri e cupi rispetto ad un horror con tinte black comedy, pur rimanendo nell'ambito del teen-drama, componente importante quanto quella dell'orrore, anche se forse fin troppo presente considerando che il prodotto originale si concentrava maggiormente sullo slasher.  Nemmeno l'assenza dell’iconica maschera e del personaggio di Ghostface non aiuta la situazione.

Se la prima stagione era più dinamica, la seconda, forse per via di un numero di episodi leggermente più alto, parte con una notevole lentezza e contiene svariati momenti discutibili e talvolta anche trash, come l’uccisione di un personaggio, il quale prima viene brutalmente attaccato, poi viene trasportato in un altro luogo dove viene accoltellato e infine, in una casa, dove non muore dalle svariate e profonde ferite inflitte nell’arco di svariate ore ma… bruciato vivo in un incendio.
Alcuni personaggi nel corso della serie sono migliorati mentre altri sono peggiorati. Noah Foster è uno dei pochi che mi è piaciuto dall'inizio alla fine, divenendo il mio personaggio preferito assieme a Brooke Maddox, la quale ha avuto il miglior character development, anche se in certe scene era un po' irritante. La protagonista invece, Emma Duvall, è un personaggio senza molta sostanza, molto piatto ed indifferente. Audrey Jensen, che era partita come un ottimo personaggio, piano piano è diventata davvero stancante ed insopportabile, assieme a Kieran Wilcrox che è calato molto di qualità.

Al termine della seconda stagione, uscirono due episodi speciali per Halloween che, a parer mio, sono stati talmente insensati da renderli i più brutti dell’intera serie. I nostri protagonisti vanno su un’isola per fare delle ricerche su una leggenda locale, solo per venire tormentati da un altro killer di cui il movente è a dir poco ridicolo. Questi due episodi speciali danno poco alla trama generale, preferendo concentrarsi su un assassino casuale rispetto al serial killer che doveva essere l'antagonista della terza stagione, che purtroppo, non apparirà e che non sapremo mai chi possa essere poiché la serie ha subito un reboot, facendola diventare una serie antologica con una nuova trama, nuovi personaggi e… nuove regole, abbandonando le disavventure dei ragazzi di Lakewood, con un mistero lasciato irrisolto.
Questa stagione stand-alone, chiamata anche col nome di Scream: Resurrection, segue le vicende di Deion Elliot, un promettente giocatore di football di Atlanta, scosso dai propri fantasmi del passato; quando però un serial killer, Ghostface, minaccia la sua e le vite dei suoi amici, dovrà affrontarli e riuscire a capire chi possa celarsi dietro la maschera – prima che sia troppo tardi.

Partiamo col dire che se nelle prime due stagioni c’erano quasi esclusivamente personaggi bianchi, in questa troviamo maggiormente ragazzi neri, puntando a un cast più inclusivo, cosa che ho apprezzato molto. In questa stagione, inoltre, torna Ghostface assieme alla sua maschera.

Il nuovo arco omaggia svariate volte il genere slasher, in particolar modo ai loro personaggi: nel primo episodio, intitolato The Deadfast Club (chiaro riferimento al cult The Breakfast Club), i nostri protagonisti realizzano che rappresentano i tipici personaggi slasher, di cui la maggior parte non riescono a sopravvivere fino alla fine del film, quindi dovranno stare molto attenti a non farsi uccidere e per questo, Beth, la ragazza goth amante degli horror, dà consigli e insegnamenti per sopravvivere, simili a quelli di Randy Meeks: non dire mai “torno subito!” e non andare mai da solo sono alcuni degli esempi.
Deion (Jaden Robinson) e Jay Elliot (Tyga)
Mi sono piaciuti tutti i personaggi, molto più interessanti rispetto a quelli di Lakewood; in particolar modo Kym, interpretata da Keke Palmer, (la quale assomiglia molto al personaggio di Maureen Evans di Scream 2), poiché nel corso della stagione cerca di raggirare  le regole degli horror in modo da arrivare al killer. Allo stesso livello di Kym c'è Beth, che personalmente ho adorato dall'inizio fino alla fine! Il personaggio più sottotono forse è lo stesso Deion, il protagonista, ma di certo non ai livelli di Emma Duvall. Altri personaggi come Manny e Amir sono stati ottimi, anche Liv non è stata niente male ma il suo personaggio certe volte era stuffante. Ogni personaggio aveva il suo perchè e sono stati tutti intriganti e avvincenti.

Seppur i toni cupi prevalgono ancora in questa stagione, non mancano parti in stile black-comedy che richiamano Scream, grazie anche all'aiuto delle simpatiche interazioni tra i personaggi, soprattutto con quello di Kym che con le sue battute regala davvero delle perle. Questa stagione è riuscita a dimostrare che pur mantenendo una certa originalità, si riesce a non distaccarsi eccessivamente dal prodotto originale. Dato che Scream: Ressurection dura solo sei episodi, si mantiene concentrato di più sull’elemento horror rispetto al teen-drama, cosa che ho davvero apprezzato. Anche i colpi di scena e la rivelazione del killer sono stati ottimi,  così come lo scontro finale.
Insomma, dopo due stagioni sufficientemente buone che seppur intrattenenti, non sono riuscite a cogliere nel segno, la terza è un piccolo gioiellino che porta dignitosamente il nome di Scream!

ARTICOLO DI 

mercoledì 26 febbraio 2020

I guess everything reminds you of something (Recensione "Re:Mind")

Re:Mind è una web-serie giapponese trasmessa su TV Tokyo e disponibile su Netflix nell’ottobre del 2017, composta da tredici puntate dalla durata di 25 minuti circa, di cui l’ultima funge da prequel. La serie è disponibile anche sul catalogo italiano di Netflix.
La storia parla di undici compagne di classe che si risvegliano in una grande sala da pranzo senza alcun ricordo di come siano finite lì, ma il vuoto di memoria è l’ultimo dei loro problemi perchè scoprono di avere i piedi imprigionati in delle scatole che fuoriescono dal pavimento. Dopo aver provato la fuga senza riuscirci, le ragazze iniziano a pensare a chi possa averle rapite, capendo che tutte hanno a che fare con Miho, una loro compagna scomparsa mesi prima. Il terrore delle ragazze aumenta a dismisura quando esse iniziano a sparire nel nulla dopo dei black-out, una per una.

La sala da pranzo è l’unica vera ambientazione della serie, non considerando i flashback che si svolgono nella scuola delle ragazze; nonostante ciò, la location non risulta stancante e ripetitiva grazie ai ricchi dettagli e alla moltitudine di oggetti che si notano nel corso degli episodi, ai dialoghi e ai ragionamenti delle protagoniste e ai diversi avvenimenti che si succedono in quelle quattro mura. Tutti i dettagli e gli arredamenti non sono casuali ma hanno una motivazione, principalmente quella di far riemergere eventi passati alle in modo da far scoprire inquietanti segreti o quella di aver a che fare in qualche modo con Miho, la quale sembra essere il motivo dietro il rapimento: dai posti in cui sono sedute alla testa di un cervo che sembra osservarle, dall’armatura di un cavaliere al lucernario, dalle scatole che fuoriescono dal suolo ad un interessante libro posto sul mobile, questi elementi hanno una loro utilità che verrà rivelata nel corso delle dodici puntate. Il titolo del libro, “I guess everything reminds you of something” di Ernest Hemingway, sarebbe l’elemento chiave per arrivare alla soluzione: appunto, le protagoniste verranno spronate a ricordare eventi mediante gli oggetti della stanza, ma anche il contenuto del libro è importante. Esso, infatti, parla di una brutta relazione padre-figlio. Fun Fact: anche se la storia e l’autore sono esistiti veramente, la prima non è mai uscita come un libro singolo bensì solo come parte di una raccolta di storie brevi. 
Tutte le protagoniste sono membri di una band idol giapponese, Hinatazaka46, e i personaggi mantengono gli stessi nomi delle attrici. Praticamente, la serie è servita anche a dare più notorietà alla band. Nonostante siano dei membri di un gruppo musicale, la loro recitazione risulta notevole.

Purtroppo, risulta abbastanza difficile connettere con i personaggi, se non con uno o due al massimo, e questo influenza la reazione alla rivelazione del colpevole, la quale lascia quasi indifferenti. È decisamente più interessante sentire le sue motivazioni, che, anche se un po’ scontate, non sono completamente terribili. Decisamente superiore il finale, in cui non viene svelato molto e lascia gli spettatori col dubbio, costringendoli a far loro pensare per formulare teorie. È come se si trovassero nella stessa posizione delle protagoniste: devono ricordare ogni dettaglio che viene loro mostrato (o meglio, riguardare la serie per poterli cogliere) per capire come facevano a sparire e dove effettivamente andassero dopo il black-out, o su dove la sala da pranzo si trovasse veramente, ed è sicuro che, una volta scoperto, rimarrete a bocca aperta nel realizzare il probabile destino delle ragazze. 
La scena finale del penultimo episodio, che sarebbe la conclusione degli eventi essendo che, come prima affermato, il tredicesimo si colloca antecedentemente all'inizio della serie, rimane abbastanza aperta, e a secondo delle interpretazioni cambia anche il finale: c’è chi ne dà una positiva ma, probabilmente, irreale, e c’è chi ne dà una tragica, in cui essa non sarebbe che uno scenario di ciò che poteva accadere se le cose fossero andate diversamente. Sta a voi deciderlo, insomma.

Re: Mind è una piccola perla che ti tiene incollato sullo schermo già dopo i primi episodi, che si può guardare in poco tempo grazie alla relativamente breve durata degli episodi, che sembrano andare molto più veloci di quello che non sono. Non una serie priva di difetti, ma sicuramente una in cui i pregi riescono a contrastarli, più che adatta se state cercando una mini-serie da guardare per formulare  proprie teorie e da riguardare per poter cogliere tutti i dettagli.
Articolo di Thanasis Gaetano Riela, revisione di Robb P. Lestinci

martedì 18 febbraio 2020

La Loggia Nera: l’archetipo metafisico televisivo - Luoghi del Terrore e dove trovarli

Ottavo giorno del quarto mese del 1990, l’ABC (American Broadcasting Company), emittente televisiva americana, manda in onda due stagioni della serie che forse piú di tutte ha cambiato per sempre la storia televisiva mondiale: Twin Peaks, creata da Mark Frost e David Lynch, a cui seguiranno il prequiel, Twin Peaks: Fire Walk with Me, 1992, e Twin Peaks: The Return nel 2017, quasi venticinque anni dopo, come era stato preannunciato da Laura Palmer, personaggio chiave della saga, divenuta, a seguito del suo brutale omicidio, ospite del luogo metafisico televisivo per antonomasia e per eccellenza: la Loggia Nera.
Con Twin Peaks, David Lynch é stato in grado di distrugge la quarta parete come nessun altro prima di lui, elegantemente, in maniera del tutto velata e mai esplicita. Il merito di Lynch é di aver creato con le sue opere un genere nuovo non ben collocabile (una sorta di post-modernismo privo di un’ironia diretta), in cui realismo e surrealismo si sovvrappongono per diventare la stessa cosa, in una serie infinita di livelli interpretativi e chiavi di lettura giustapposte, storie che si concludono su sè stesse dove l’inizio e la fine coincidono, come in un loop temporale o realtá alternative dove non vi é nessuna via d’uscita (forse). 

Twin Peaks é semplicemente un manifesto di quello che succede quando alla direzione artistica della pellicola non é concessa la piena autonomia sulla sua creazione. Come sappiamo, Lynch fu costretto dalla casa di produzione a svelare il mistero della morte di Laura Palmer, dettaglio che lui non avrebbe mai voluto risolvere, o almeno non nel corso d’opera della serie, e comunque gli indizi erano giá presenti sin dal funerale di Laura; quindi: dobbiamo tenere in considerazione che nessuno conoscerá mai Twin Peaks per come fu ideato inizialmente dalla mente del suo creatore. Da questo momento in poi, quasi ogni fotogramma della serie sará una denuncia alla violenza che Lynch ha subito dai produttori della serie. Secondo l’interpretazione che ritengo piú veritiera, ogni simbolismo in Twin Peaks é riconducibile alla crudeltá della cultura di massa televisiva che si autoalimenta nella violenza e nell’accidia e al bisogno patologico dello spettatore di avere svelato ogni mistero, anche se é la natura umana quella della propensione a conoscere l’ignoto.
Lo spettatore non avrá bisogno di fare affidamento sulla sospensione dell’incredulitá o sulla sospensione del giudizio, dal momento che gli stessi personaggi di Twin Peaks sospettano che la loro storia sia giá essa stessa una finzione, ricordandolo con continui richiami alla percezione del sogno e alla loro inadeguatezza, inoltre, i testi lirici che compongono la colonna sonora della terza stagione lasciano presagire proprio questo: stiamo osservando la messa in scena di un sogno irreale il cui aspetto é stato forzatamente alterato. Questa é la prima rottura del grande schema televisivo che fa affidamento sulla finzione, rottura che sará ultimata proprio con la terza stagione e il suo finale, in cui i personaggi che conoscevamo risulteranno irriconoscibili ed insopportabili, πάντα ῥεῖ.
In Twin Peaks sono letteralmente compresi tutti i generi canonici televisivi: il dramma, il thriller e il giallo poliziesco, nelle indagini dell’omicidio di Laura, la commedia e la soap opera, nella quotidianeità dei personaggi alle prese con i vari problemi della vita, lo splatter, l’horror e il macabro, con i mostri generati dalla fantasia dell’artista, il paranormale, con i luoghi e le entità che non sono di questo mondo, il melodramma, con le reazioni spropositate di alcuni personaggi, e il metateatro, con i continui cenni alla cultura televisiva di massa. Twin Peaks non é soltanto un crogiolo di generi, ma é sopprattutto una somma totale di culture con cui lo spettatore avrá difficoltà a scontrarsi e a riconoscere, a decifrare e venirne a capo: magia nera, astrologia, filosofia trascendentale e filosofia tibetana, spiritualitá dei nativi americani, alchimia ed esoterismo occidentale teosofico e antroposofico, sono solo alcuni dei temi metafisici trattati. 

La metafisica é il ramo della filosofia che si occupa degli aspetti teorici e dei valori assoluti della realtà, prescindendo dai dati dell'esperienza, dal greco μετὰ τὰ ϕυσικά, (trattazioni che vengono) dopo quelle sulla natura, definita come teoria dell’«ente in quanto ente» (ὂν ᾗ ὄν, ens qua ens), in pratica tutto ció che non puó essere oggetto della scienza. É quindi ontologia, nei sistemi di pensiero realistici o oggettivistici, così come è psicologia e gnosologia, in quelli idealistici e soggettivistici, terminando nella logica, nella dialettica e nell’etica. 
La dottrina metafisica é il collante di tutte le opere di Lynch il quale é da sempre stato un forte promotore della meditazione trascendentale forse forzatamente correllata dal maestro con l’elettrodinamica quantistica e la teoria del campo unificato, ma devo ammettere che ho sempre apprezzatotantissimo il risultato nei suoi lavori. Alla base di queste lynchiane teorie c’é la conoscenza dell’assoluto nel mare della non-esistenza, che si mostrerá nella terza stagione in tutta la sua immensitá quale luogo di partenza per la sconfitta del male e in cui il protagonista, l’investigatore del FBI, Dale Cooper, accederá dopo la sua prigionia nella Loggia Nera.

Anche i personaggi oscuri di Twin Peaks sono presenti nella Loggia Nera, uno stato sospeso nel tempo, una realtá extra dimensionale, limbo o purgatorio, in cui i suoi personaggi esprimono uno strano lessico. All’interno della Loggia tutto é metafisico, iniziando dal suo aspetto che ricorda tantissimo l’iconografia dell’eminente pittore metafisico Giorgio De Chirico, nel minimalismo costruttivo, nell’uso del colore e dei simulacri, in grado  da soli di dare vita all’enigma.
Durante la serie, notiamo che l’ingresso alla Loggia é consentito attraverso vari modi: il sogno, la morte con indosso il fantomatico anello, o durante una specifica congiunzione astrale in prossimitá di uno specifico luogo nei boschi della cittá di Twin Peaks, così come specificato nella mappa incisa sulla roccia nella caverna del gufo. Il perchè gli antichi nativi americani abbiano utilizzato gli stessi glifi astrologici europei per identificare i pianeti resterá un mistero ulteriore, ma non lede la generalitá di una veloce decifrazione ed interpretazione. 
Windom Earle, antagonista della seconda stagione, ex agente del FBI e maestro di scacchi in cerca della Loggia per ottenere il potere illimitato, apprende che essa si palesa durante la congiunzione di Saturno e Giove. Pianeti antitetici, Saturno é simbolo di malvagità, trasformazione interiore e maestro del karma, e una delle lampade nella Loggia ha le sue fattezze; mentre Giove, piú benevolo, signore del fulmine, é in grado di espandere la nostra coscienza. All’interno della Loggia, ritroviamo anche la statua di Venere, pudica nella stanza rossa, e mutilata nei meandri infiniti dei suoi corridoi. Un altro elemento degno di nota é il pavimento della Loggia che spesso cambia il suo orientamento. Sempre secondo la chiave di lettura metafisica, il suo pattern e la forma dei picchi gemelli, di cui titolo dell’opera, rappresentano le onde elettromagnetiche neccessarie alla trasmissione della pellicola stessa. Sará chiara l’importanza dell’elemento elettrico durante la serie, non solo in quanto vettore fisico del film, ma anche come elemento in grado di ripristinare, o alterare, il corso degli eventi.

I personaggi che oltrepassano la soglia della Loggia Nera dovranno confrontarsi inoltre con i loro Dopplegänger, esseri uguali a loro e speculari, intrisi con tutte le loro piú tremende qualitá. Questi sono i famosi abitatori della soglia delle legende degli insegnamenti esoterici, il riflesso malvaggio di ogni essere umano con cui prima o poi ognuno di noi é chiamato a fare i conti, per via della nostra natura animale. Il nano rosso é quel che resta del braccio sinistro amputato di Mike, e la via della mano sinistra é sempre stata identificata con la magia nera. Altri agenti della Loggia sono i Dugpa (o Tulpa), esseri creati dagli abitanti della Loggia per portare a compimento i loro loschi piani. Tutte queste tematiche sono state precendentemente trattata sia da Rudolf Steiner in “How to know higher worlds”, 1904, da Aleister Crowley in “Moonchild”, 1917, da Tabolt Mundy in “The Devil’s Guide”, 1926, e da Dion Fortune in “Psychic Self-Defense”, 1930
Tulpa, illustrazione di Aaron Rizla
Gli abitanti della Loggia Nera si cibano di una strana sostanza, dalle fattezze di crema di mais, cibo sacro nelle civiltá precolombiane, chiamata da essi Garmonbozia (dall’etimo ignoto, forse deriva dalla parola ambrosia), conservata nella stazione di servizio, ennesimo luogo metafisico, e generata in seguito alla paura infusa dal mostro spettrale Bob in grado di possedere gli esseri umani per compiere efferati omicidi. Questo cibo potrebbe rappresentare metaforicamente l’attenzione dello spettatore, e quel desiderio di violenza di fronte la scena cruenta per il semplice intrattenimento, per analogia, questi mostri per esistere hanno bisogno dell’attenzione dello spettatore mentre resta incollato allo schermo. Bob avrebbe voluto possedere il corpo di Laura, ma Mike, concedendo l’anello alla ragazza, evita la sua possessione, e Bob, infuriatosi, scelse l’omicidio. Questo anello é stato forgiato dal tavolo presente nella stazione di servizio, tavolo a cui manca proprio un parte rotondeggiante. Il materiale del tavolo é la mica, minerale di silice, conosciuto per essere un ottimo isolante elettrico, se Bob rappresenta la violenza televisiva, l’anello é in grado di fornire una protezione da codesta.

La genesi di Bob é mostrata nell’ottava puntata della terza stagione, capolavoro indiscusso di genialitá, una vera e propria “film-experience”, come definita dagli esperti, che incarna le caratteristiche della TV cinematica, in cui regia e montaggio surclassano i dialoghi e le interazioni dei personaggi. In questa puntata, il test della prima bomba atomica crea un varco dimensionale, permettendo alla madre delle abominazioni, denominata nella serie Judy o Jowday, di deporre le sue uova sulla terra, da esse nasceranno Killer Bob ed i suoi complici, gli oscuri fallegnami, che andranno in giro per il mondo ad impiantare cavi elettrici per permettere alle nostre TV la proiezione del Male. La nascita di Bob é osservata dal gigante, deus ex machina di Twin Peaks, in quella che forse rappresenta la Loggia Bianca, che prontamente metterà in moto il suo piano generando il suo uovo: Laura Palmer per incastrare BOB in una trappola lunga ventisette anni. 
Judy, illustrazione di Cristiano Baricelli
L’antagonista della terza stagione é il Dopplegänger di Dale Cooper posseduto da Bob, in fuga dalla Loggia Nera e alla ricerca di Judy. Giunto alla Loggia dell’Olandese, incontra Phillip Jeffries nella sua nuova forma, da ex agente del FBI, a capo del progetto Blue Rose che investigava circa Judy e la Loggia Nera, é ora una sorta di tegliera, o meglio un athanor, la fornace alchemica delle leggende medievali in grado di trasmutare l’oro (in fugura un confronto). La fornace rivelerá al malvagio Dopplegänger che egli ha giá incontrato Judy in passato, e se la teoria, che vede l’origine del nome Judy dal cinese (叫jiào o 叫得 jiàode), col significato di “chiamare, attribuire un nome o un significato”, fosse vera, allora abbiamo giá incontrato quando Judy é stato rivelato il mistero della morte di Laura. 
Phillip Jeffries mostrerá anche il significato del simbolo dell’anello, che si ricombinerá per formare il simbolo dell’infinito ma posizionato verticalmente, forse per esprimere il senso di trascendenza del percorso dell’opera; infinito interotto nel finale di stagione in cui, i protagonisti usciranno dal loop per rittovarsi in un’altra dimensione, forse la nostra, e (/non) riconoscendola scatterá il classico urlo finale, quasi come un firma dell’autore.

Concludendo mi sento di affermare che i mostri di Lynch sono gli stereotipi della vita moderna propinatici attraverso il mezzo televisivo, mostri che sono sempre coscienti di sè stessi, a differenza dello spettatore, assopito e catatonico, a cui Lynch cerca di arrivare, per vie traverse, offrendo una parvenza epifanica all’incoscio collettivo tramite la distruzione della narrativa in cui l’incomprensibile si erge al di sopra dell’arte. 

Dalla Loggia Nera é tutto, ora che desti e in grado di affrontare la tesi apocalittica degli Angeli Crudeli, nel prossimo capitolo. Nel frattempo....
Articolo di Aaron Rizla, illustrazioni originali di Aaron  Rizla e Cristiano Baricelli, revisione di Robb P. Lestinci