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lunedì 20 gennaio 2020

Documentari di morte e violenza - Nascita e declino dei mondo movies

Un documentario che si libera da ogni pretesa divulgativa, senza più alcuna volontà di educare o insegnare, intenzionato unicamente ad avere una legittimazione per le scene che mostra, scene che, altrimenti, non avrebbe potuto deliberatamente inserire nel suo montaggio. Scene che hanno come unico fine quello di shockare, turbare, inorridire lo spettatore posto dinanzi ad orrori veri, provenienti dall'effettiva realtà in cui si vive senza alcun filtro. In sintesi, questo è un mondo movie, o shockumentary, l'ultima avanguardia del cinema d'exploitation nata in Italia tra fine anni '50 e inizio '60, nonostante la storia del genere inizi già dagli anni '20.
Nel 1922, infatti, nelle sale, esce Nanuk l'esquimese (Nanook of the North: A Story of Life and Love in the Actual Arctic) di Robert J. Flaherty, primo documentario sotto forma di lungometraggio che, nonostante le controversie dovute ad alcune imprecisioni volute dal regista per rendere il girato più interessante, darà via a un filone di film intenzionati a svelare i lati più bizzarri delle culture di diverse etnie del globo. Nel 1928, infatti, debutterà Simba: The King of the Beasts, diretto da Martin e Osa Johnson, film fondamentale per la formazione dei mondo movies. Nella pellicola, infatti, Osa Johnson ucciderà un rinoceronte che la stava attaccando con un solo colpo di fucile ben assestato, ma, come rivelato da alcune sequenze di Congorilla del '32, che ne riprende il filmato, il tutto era stato alterato, aizzando volontariamente il rinoceronte contro la donna sapendo che un bracconiere professionista lo avrebbe rapidamente freddato solo per lasciare che il montaggio alterasse la realtà. Nel 1930 esce il primo documentario d'exploitation dalle forti tinte razziste, Africa Speaks! di Lowell Thomas dove, nonostante le riprese siano principalmente state realizzate a Serengeti in Uganda durante una spedizione durata 7 mesi, la tristemente famosa scena di un attacco da parte di un leone è stata in realtà girata in uno zoo a Los Angeles con un leone in cattività e senza denti. Nel 1957 Naked Africa riportò gli spettatori in un'Africa ricoperta di sensualità con costanti riprese di giovani ragazze nude.
Nanuk l'esquimese (1922), regia di Robert J. Flaherty
Nel 1958 esce poi Europa di notte di Alessandro Blasetti, film che segna la nascita dei mondo movies secondo diversi critici e studiosi moderni. La pellicola gira attorno a un montaggio di scene provenienti dalla vita notturna di città d'Europa. Londra, Parigi, Vienna e Madrid tra giochi di prestigio, balli, esibizioni di celebrità internazionali e spogliarelli. Sulle pagine della rivista Cinema Nuovo, numero 246 del 1978, il regista descrive così il film: "Questa volta me ne uscivo addirittura con l'assurdo: una frantumazione ancora più provocante del racconto unico, uno spezzatino di documentari ammucchiati in chissà quale guazzabuglio e in chissà quale padellone filmico. Proponevo niente di meno che lo spettacolo-documento, documento - in quel caso - dei più validi e rari numeri d'arte varia, a volte prodigiosi, che si producevano ancora brillantemente a quei tempi, 1956, da Madrid a Parigi, da Berlino a Londra e di cui in breve volgere di anni non sarebbe rimasta traccia".
Stefano Sibaldi sarà poi la voce narrante del film che darà addirittura il nome al genere, il documentario più shockante dei suoi tempi, il manifesto proprio dei mondo movies: Mondo cane del 1962, per la regia di Gualtiero Jacopetti, Paolo Cavara e Franco Prosperi, vincitore di un Grammy Award e al Premio David di Donatello per la miglior produzione e candidato all'Oscar per la miglior canzone grazie a Ti guarderò nel cuore (More) di Nino Oliviero e Riz Ortolani. Tra una donna che allatta un maialino a seguito della perdita di suo figlio, un cimitero per animali a Bel Air, autoflagellamenti, delle fan che spogliano Rossano Brazzi, maltrattamenti e omicidi di animali, il film alza l'asticella per ciò che è lecito mostrare in un documentario. Asticella nuovamente alzata dal suo sequel dell'anno seguente che mostrerà altri atti di violenza, sequenze disgustose o tragiche, tra uomini resi sterili e bambini deformi. Tra il 1986 ed il 1988 usciranno altri due sequel, "Mondo Cane oggi - L'orrore continua" e "Mondo Cane 2000 - L'incredibile" di Stelvio Massi che, allontanandosi ulteriormente da ogni minima pretesa documentaristica dei primi due film, si avvicineranno al canone di mondo movies dell'epoca con varie sequenze di sesso, mutilazione, tortura e scene di bambini malati o deformi. Le scene di morte animale verranno ridotte per aumentare quelle di morte umana, decisamente più d'effetto e conformi al loro obiettivo.
Kwaheri del 1964 di Miki Carter e Africa addio del 1966 di Jacopetti e Prosperi saranno altri due tasselli fondamentali per l'evoluzione del mondo movie, oramai privo di qualsivoglia limite. Sequenze di omicidi, sacrifici umani, torture, operazioni dalla scarsa efficacia, ma largamente invasive, stragi, caccia umana (e non) ed addirittura cannibalismo verranno consolidati tra temi imprescindibili del genere in questi due film che non possono non aver shockato il pubblico dell'epoca, per nulla abituato a questo genere di violenza gratuita.
Nel 1975, Ultime grida dalla savana, diretto da Antonio Climati e Mario Morra, con la narrazione di Giuseppe Rinaldi ed i testi dell'autore Alberto Moravia, rivoluzionerà nuovamente il panorama dei mondo movies con la sua tanto discussa sequenza della presunta morte del turista Pit Dernitz, divorato  dai leoni, ripresa come se fosse una ripresa documentaristica, aumentandone il senso di veridicità e la credibilità, venendo emulata da numerosi altri mondo movies, tra cui Addio ultimo uomo di di Angelo e Alfredo Castiglioni e Faces of Death, anche se le riprese si riveleranno false in un trend che andrà avanti per tutta la durata del genere: false scene di morte spacciate per vere in modo da avere un fattore shockante facile da realizzare che permettesse di battere la concorrenza in un contesto di vera e propria rivalità tra i vari pionieri dei mondo movies.
Traces of Death del 1992 porterà nuovamente la tendenza a utilizzare reali sequenze di morte, nonostante  usi la scena della morte di Pit Dernitz, in un filone che porterà a Faces of Death 7 del 1995 dove, per la prima volta, verrà mostrato il girato di Vic Morrow e la sua morte nel tragico incidente sul set del film de Ai confini della realtà
Negli anni 2000 il genere, nonostante sporadici esempi, è prevalentemente morto a causa dell'accessibilità di video gore o dal contenuto shockante resa più facile grazie all'approdo di internet, con interi siti dedicati alla raccolta di determinati filmati. In parte proprio grazie a ciò, nel nuovo millennio, la leggenda degli snuff movies è tornata prepotentemente a circolare, avendo come suo nuovo luogo naturale i meandri del misterioso e poco accessibile dark web. Una leggenda che, tristemente, si è rivelata più vicina alla realtà di quanto ci piacerebbe pensare...
CONTINUA...
Articolo di Robb P. Lestinci
Revisione di Giulia Ulivucci

sabato 4 gennaio 2020

Un incidente mortale ai confini della realtà

12 Luglio 1982, Indian Dunes Park a Valencia, Santa Clarita, California. Sul set del film Ai Confini Della Realtà del 1983 si stavano svolgendo le riprese dell'episodio diretto da John Landis. Il film, infatti, è composto da quattro episodi: Time Out del già citato regista di Un lupo mannaro americano a Londra e unica storia originale, Il Gioco Del Bussolotto di Steven Spielberg, Prigionieri Di Anthony di Joe Dante e Terrore Ad Alta Quota di George Miller, questi ultimi tre remake di episodi della serie originale del 1959 creata da Rod Serling.

Time Out vede come protagonista Bill Connor (Vic Morrow), un uomo convinto che la vita lo tratti ingiustamente, frustrato, che vede come unico sfogo quello nei confronti delle minoranze. Scappato da una rissa in un locale con due uomini di colore scopre di ritrovarsi in un'epoca passata: la Francia occupata dai nazisti, dove delle SS lo braccano e gli sparano, vedendolo come un ebreo, riuscendo a scappare dai due nazisti finirà nelle mani del Klu Klux Klan, intenzionati ad impiccarlo.
Riuscendo a scampare anche a questo secondo linciaggio si ritroverà spaesato e confuso in una giungla, dove il solo suono che sentirà sono gli spari dei soldati americani che danno la caccia ai vietcong, rivedendone uno proprio in Bill. Salvatosi da una granata, si ritroverà nuovamente nell'epoca nazista, in un treno di deportazione di ebrei, in cui le sue urla non saranno sentite da nessuno, nemmeno dagli amici che vedrà dal finestrino, sempre all'interno dello stesso bar in cui la sua disavventura è iniziata.

Secondo alcuni rumor il finale, in origine, sarebbe dovuto consistere in Bill che si redime salvando la vita a due bambini vietnamiti. La scena, però, non finì mai nel montaggio finale a causa di un terribile incidente. La location prima citata utilizzata per le riprese era un terreno di 30 miglia estremamente aperto già usato per Fuga da New York, McGyver, Il colore viola e China Beach, grazie alla possibilità che offriva di riprese notturne senza la presenza di luci cittadine nello sfondo e quella di grossi effetti pirotecnici. Indian Dunes, nei suoi 600 acri (2.4km²), presentava anche pianure verdeggianti, deserti secchi, boschi densi di alberi e sponde di fiumi simili a quelli che si trovano nelle giungle, venendo usata da sempre per simulare location tra cui Afghanistan, Brasile e, appunto, Vietnam. 
Durante la scena della redenzione di Bill, Morrow avrebbe dovuto trasportare i due bambini (Myca Dinh Le, di 7 anni, e Renee Shin-Yi Chen, di 6) da un villaggio deserto attraverso il fiume, venendo inseguito da un elicottero americano, realmente pilotato dal veterano della Guerra del Vietnam Dorcey Wingo. Durante le riprese, quest'ultimo, aveva alzato il suo elicottero a 7.6 metri dal terreno vicino a una Debris mortar, una macchina usata negli effetti speciali che rilascia, tramite un tubo, area pressurizzata o gas per simulare scoppi o raffiche vicino ad acqua, sabbia o falso sangue. Successivamente, virò di 180° a sinistra per la successiva ripresa, ma un malfunzionamento fece azionare la macchina per gli effetti mentre la coda dell'elicottero si trovava sopra di essa. Il velivolo fu scaraventato verso l'acqua proprio mentre Morrow aveva lasciato lì Chen. Nonostante i suoi vani sforzi di afferrare i due bambini per salvarli l'elicottero cadde sopra di loro, Morrow e Le vennero decapitati dalle pale roteanti, mentre Chen fu schiacciato a morte dal corpo roteante del velivolo. Tutti e tre morirono sul colpo.
Al processo la difesa affermò che l'esplosione era stata detonata al tempo sbagliato. Randall Robinson, assistente cameraman a bordo dell'elicottero, testimoniò affermando che il manager di produzione Dan Allingham ordinò a Wingo di spostarsi da lì essendo troppo pericoloso, ma Landis gli ordinò di scendere comunque. Robinson disse che il pilota perse il controllo dell'elicottero e che quando lo riprese era troppo tardi per evitare l'incidente. Stephen Lydecker, un altro operatore di camera sull'elicottero, raccontò di come Landis avesse affermato di fregarsene degli avvertimenti da parte stunt, per poi ribadire che il regista stesse semplicemente scherzando.

Come se non bastasse, John Landis aveva violato le regolamentazioni per il lavoro della California ingaggiando i due bambini senza i requisiti necessari. I due minori vennero pagati a nero per ovviare al decreto che proibiva ai bambini di filmare durante la notte, senza intenzione di chiedere un permesso speciale, perché temeva che non l'avrebbe ottenuto sia perché troppo tardi per farlo che perché era convinto che non avrebbero mai permesso a dei bambini così piccoli di girare una scena con così tanti esplosivi. Il produttore associato George Folsey Jr. disse ai genitori dei due di non raccontare ai vigili del fuoco che i loro figli erano presenti durante la scena e li nascose dalle autorità. Anche un ufficiale di sicurezza temeva che l'elicottero cadesse, ma decise di non condividere con Landis le sue preoccupazione. Dick Peabody, co-star di Combat! con Vic Morrow raccontò che le ultime parole di quest'ultimo prima della scena furono: ''Devo essere impazzito per aver accettato di girare questo. Avrei dovuto richiedere una controfigura.''.
Tutti e quattro i genitori dei bimbi testimoniarono in tribunale contro Landis, Folsey e Wingo, Allingham e l'effettista Paul Stewart per omicidio colposo in un processo durato nove mesi tra il 1986 ed il 1987. Fu la prima volta nella storia che un regista fosse accusato per una morte o un incidente sul set di un suo film. In risposta alle controversie del processo, la Warner Bros pubblicò dei bollettini per prevenire incidenti del genere sotto il nome di Injury and Illness Prevention Program (IIPP) Safety Manual for Television & Feature Production, distribuito ad ogni impiegato dello studio. La Directors Guild of America instituì un numero verde per i registi in modo che essi avrebbero potuto fare domande riguardo la sicurezza in tempo reale. Landis perse i contatti con Spielberg a seguito dell'accaduto e nel 1996, riparlando dell'incidente, dichiarò: ''Nessuno merita di morire per un film. Penso che le persone facciano fronte comune più che mai contro produttori e registi che chiedono troppo. Se qualcosa non è sicuro è diritto e dovere di ogni attore o membro della produzione di urlare Taglia!".

Tornando ai rumor riguardo un finale alternativo, fu lo stesso Landis a parlarne: ''Gli sforzi del KKK, delle truppe americane, dei Vietcong e dei nazisti sarebbero divenuti sempre maggiori mentre Bill cercava di proteggere i bambini. Alla fine i nazisti li avrebbero portati via e giustiziati, caricando comunque l'uomo sul treno. Abbiamo deciso di non utilizzare alcun filmato dei bambini. È stata una situazione molto difficile, teniamo l'episodio nel film? Alla fine abbiamo deciso che sarebbe stato davvero troppo irrispettoso per Vic Morrow se lo avessimo totalmente tagliato dal film".
Insomma, un incidente che ha cambiato per sempre non solo un film, ma anche il mondo della produzione cinematografica in generale, rendendo produttori e dipendenti più consci dei rischi e delle proprie responsabilità. Va detto però che, se anche Landis abbia deciso di escludere il registrato con i bambini, qualcun altro ha trovato in esso materiale per la sua produzione...

CONTINUA...

Articolo di Robb P. Lestinci, revisione di Iris Alessi

venerdì 3 gennaio 2020

Morte sul set - L'incidente ferroviario di "Midnight Rider"

Abbiamo già trattato il tema dei Guerrilla Movies e descritto come essi possano risultare pericolosi, nonostante lo scorso esempio fosse uno effettivamente riuscito, senza grossi pericoli, ammenoché non si conti come tale una potenziale guerra legale contro Disney. In alcuni casi, però, i rischi che derivano da questa particolare tecnica possono provocare qualcosa in più di qualche scartoffia, qualcosa di permanente, irreversibile, tragico e a volte anche mortale.

20 Febbraio 2014, primo giorno di riprese per il film Midnight Rider: The Gregg Allman Story, un film drammatico biografico sulla vita del musicista omonimo, fondatore della Allman Brothers Band, gruppo americano fondato nel 1969, in cui confluivano rock, jazz e addirittura country, in un blues inedito e rivoluzionario. A dirigere l'opera vi era il regista Randall Miller, anche coautore e coproduttore del film assieme a Jody Savin, presente quel giorno nei pressi del film Altamaha a Wayne County, in Georgia. La troupe si trovava lì, in effetti, per effettuare un semplice camera test con il permesso della Rayonier Inc, che però aveva severamente proibito l'accesso allo storico binario detenuto dalla CSX Transportation, nonostante Miller avesse più volte chiesto, come confermato dal Sergente Ben Robertson, al proprietario il permesso per utilizzare la location.
A causa della mancanza di sorveglianza, Miller decise di iniziare direttamente le riprese effettive del film, invece fissate al 24 dello stesso mese, proprio su quel binario, nonostante mancasse anche buona parte della crew, oltre che un permesso. La scena avrebbe visto l'attore principale William Hurt (nominato al Golden Globe nel 1980 per il film horror-fantascientifico Stati di allucinazione di Ken Russel) nei panni del protagonista Gregg Allman, legato a un lettino di ospedale per una sequenza onirica nel ''manicomio dell'heavy metal''. Il regista, però, era ignaro del fatto che proprio in quel binario divenuto famoso per la battaglia di Altamaha Bridge, accaduta durante la Guerra Civile Americana, stesse passando un treno.

93 km/h, 26 m/s, per un limite di 110 km/h, 31 m/s travolsero la crew, che aveva come unica direzione di scampo quella del treno in corsa. Hurt, legato, riuscì a liberarsi in tempo per scappare, ma il lettino di metallo schizzò ad altissima velocità, venendo fatto a pezzi, questi ultimi furono scagliati verso la troupe, ferendone numerosi membri; sette per la precisione, tutti prontamente portati in ospedale. L'ottava, però, non fu tanto fortunata.
21 Febbraio 2014, le forze dell'ordine identificano un cadavere. Si tratta di Sarah Jones, assistente cameraman del film. Il produttore esecutivo Nick Gant, direttore creativo e presidente della Meddin Studios, negò ogni forma di negligenza, raccontando a Variety che la crew era estremamente qualificata e che la colpa dovesse essere cercata dalla CSX. Il 24 Febbraio l'Ufficio dello Sceriffo di Wayne County, rilasciò un report dell'incidente, affermando che la CSX avesse in realtà negato due volte i permessi per le riprese in quella zona. Le investigazioni furono poi portate avanti dalla Occupational Safety and Health Amministration, la National Transportation Safety Board, la Federal Railroad Administration e il Georgia Bureau of Investigation. Il crimine sospettato era omicidio per negligenza.
Sarah Jones
I produttori non volevano sentirne di fermare la produzione del film e avrebbero voluto continuare immediatamente, come da programma, il 24 Febbraio, ma la Film Allman, LLC, il 26 Febbraio annunciò la sospensione dell'opera a causa della morte della Jones e delle ferite riportare dagli altri membri della crew. Il giorno dopo Randall Miller assunse lo stratega per pubbliche relazioni Matthew Hiltzik (portavoce di Harvey Weinstein fino al 2000 e poi membro della campagna elettorale di Hillary Clinton, nonché contributore del magazine ebreo Tablet) per ridurre la pubblicità negativa che stava ricevendo dalla stampa, con la volontà espressa il 14 Aprile di riprendere le riprese a Los Angeles quel Giugno. Il 17 Aprile, però, l'International Alliance of Theatrical Stage Employees affermò che queste non potessero avvenire a causa della mancata richiesta del permesso per le riprese da parte della produzione. Addirittura, un gruppo Facebook di 10.800 membri chiese l'immediata cancellazione del film.

William Hurt, il 23 Aprile si dissociò dal progetto dopo aver affermato in varie mail che il regista gli aveva garantito che la scena fosse del tutto sicura. Allman stesso, il 25 Aprile, scrisse a Miller: ''Le tue aspirazioni di regista non dovrebbero sorpassare i tuoi obblighi di essere umano, ti sto chiedendo di fare la cosa giusta e di mettere da parte i tuoi sforzi di riprendere la produzione per rispetto a Sarah, la sua famiglia e la perdita che tutti noi abbiamo subito.''. Immediatamente dopo Allman denunciò Miller e Savin.
Il 3 Luglio 2014 Miller, Savin, il produttore esecutivo Jay Sedrish e il primo assistente alla regia Hillary Schwartz vennero accusati di omicidio involontario e violazione di proprietà privata. Il 9 Marzo 2015 Miller e Sedrish patteggiarono con il procuratore distrettuale, ricevendo il primo una sentenza di dieci anni (due da scontare in carcere e otto in libertà vigilata, con la preclusione di lavorare in qualsiasi ambito che coinvolgesse cinema o la responsabilità di altri dipendenti) e il secondo ricevette tutti i dieci anni in libertà vigilata con le stesse clausole di Miller. Schwartz, che invece non aveva patteggiato, ricevette dieci anni di libertà vigilata, venendo ritenuta colpevole di entrambi i capi d'accusa. Tutte le accuse nei confronti di Savin caddero invece grazie al patteggiamento di  Miller.

Anche la famiglia della Jones fece causa sia alla produzione che alla CSX, ricevendo nel Luglio del 2017 11.2 milioni di dollari di risarcimento, dei quali 3.9 provenienti dalla CSX, che aveva seduto in corte dalla parte dei lesi, 3.14 da Miller, 2 dalla Rayonier Performance Fibers, che deteneva il terreno in cui era collocato il binario, e il restante da Savin, Schwartz e Serdish.
Randall Miller e Jody Savin
Il 2 Ottobre 2014 fu rivelato che Randall Miller stava lavorando alla preproduzione di un film chiamato Slick Rock Trail con il direttore del casting Rick Pagano. Il film ha diverse similarità con Midnight Rider e cita anche un passo del libro di Gregg Allman, che parla di una band con due batteristi equiparabile a un disastro ferroviario, un riferimento nemmeno troppo velato alla tragedia incorsa durante la precedente produzione.

Lo stesso anno della morte di Sarah Jones la sua famiglia e diverse personalità cinematografiche fondarono la Safety for Sarah Movement, una campagna che aveva come obiettivo l'aumento della sicurezza nei set di cinema e serialità, che divenne poi la Sarah Jones Film Foundation e la Slates for Sarah, la prima con l'obiettivo di scolarizzare riguardo il cinema e la seconda per portare avanti gli obiettivi originali del movimento.
Questa però non è la sola tragedia avvenuta nel mondo del cinema e, come vedremo, non serve una produzione a basso costo per causare una morte sul set. Certe volte bastano del fuoco ed un elicottero.

CONTINUA DOMANI...

Articolo di Robb P. Lestinci, revisione di Iris Alessi

sabato 7 dicembre 2019

Il film segreto a Disneyland - Orrori nel posto più felice del mondo (Recensione "Escape from Tomorrow")

"È un film che non dovrebbe esistere sotto ogni definizione razionale. 
Eppure... non solo esiste, ma è anche affascinante."
(-Drew McWeeny)

Esistono diversi tipi di filmmaking, alcuni più convenzionali e pratici, altri basati su scelte stilistiche ben ragionate dai registi. Una delle tecniche più controverse, ma sotto alcuni aspetti più affascinanti, è il cosiddetto Guerrilla Filmmaking, una tecnica che consiste nel girare un film con un budget o assai ridotto o praticamente inesistente. Uno degli esempi più latenti di regista guerrilla è certamente Ed Wood, che per girare uno dei suoi film rubò il prop di un polpo per una scena, non avendo i fondi per comperarne uno. Altro esempio degno di esser citato è Lloyd Kaufman, regista e fondatore della Troma, che ha addirittura scritto due saggi a riguardo: ''All I Need to Know About Filmmaking I Learned From Toxic Avenger'' e ''Make Your Own Damn Movie'' dove loda sia il guerrilla filmmaking che la pirateria. Addirittura il regista Spike Lee, nel suo debutto direttoriale del 1986 ''She's Gonna Have It'', approcciò questa tecnica, ripresa in maniera palese dalle attrezzature non professionali della saga di Paranormal Activity. Spesso, però, non è soltanto il budget a mancare, ma anche i permessi per le location: i registi sono, quindi, costretti a girare di nascosto, ignorando spesso e volentieri sia la legge che i protocolli di sicurezza.

Il film che è stato definito dalla critica il Guerrilla Movie definitivo è lo statunistense del 2013 ''Escape From Tomorrow'' dell'esordiente Randy Moore. Il film, presentato al Sundace Film Festival e proiettato nella quindicesima selezione personale di Roger Herbert a Champagne, nello stato dell'Illinois, una pellicola surrealista che rimanda a Polanski e Lynch, ambientata in un parcogiochi, ma non uno qualsiasi, bensì ''nel posto più felice del mondo'', ovviamente senza alcun tipo di permesso: Disneyland.
La trama gira attorno a Jim White (Roy Abramsohn), un padre di famiglia appena rimasto disoccupato e fortemente frustrato dalla sua vita, che si ritrova, volente o nolente, ad accompagnare la moglie Emilia (Helena Schuber) e i figli Sara ed Elliot (Katelyn Rodriguez e Jack Dalton) a Disneyland. Durante il soggiorno, l'uomo inizierà a seguire due avvenenti giovani francesi (Danielle Safady e Annette Mahenoru) finendo per scoprire il lato oscuro del parco in un assurdo viaggio che lo porterà a perdere sé stesso e in cui i suoi stessi ricordi, le sue convinzioni e la sua intera vita saranno messi in dubbio da ciò che si nasconde dietro la colorata e vivace facciata del parco, tra inquietanti animatronics, principesse che si prostituiscono a ricchi asiatici, esperimenti privi di ogni genere di etica e misteriose malattie. Quindi, qual è il prezzo della felicità?

Il regista, Randy Moore, è nato a Lake Buff, nell'Illinois e la sua infanzia è costellata da ricordi legati a Disneyland, dove il padre, con cui nel tempo ha perso i rapporti, era solito portarlo; si è laureato alla Full Sail University e una volta adulto, dopo aver letto la biografia di Walt Disney di Neal Gaber, ha iniziato ad accompagnare anche lui i suoi figli nel parco. Da subito ha percepito una sorta di connessione col luogo, mentre i ricordi d'infanzia riaffioravano, cosa che però non accade alla moglie, originaria dell'Unione Sovietica, che osserva le attrazioni disincantata. Nella sua ricerca della reale identità del legame che sente avere con Disneyland, Randy ha deciso di girare questo film, ma ovviamente Disney non avrebbe mai permesso le riprese di un film horror all'interno di un suo parco, perciò come venire a capo della situazione?
''Per me è il futuro: videocamere nelle tue mani, occhiali che riprendono... chiunque può girare in qualsiasi momento, e penso esploderà''. Così, armato di una Canon EOS 5D Mark II e una Canon EOS 1D Mark IV, iniziò le riprese con la sua crew: ''dobbiamo aver camminato per il parco almeno otto o nove volte durante molti giri di recognizione prima ancora di iniziare a girare'', racconta. L'intero cast ha dovuto comprare abbonamenti sia per Disney World in Florida, dove hanno speso dieci giorni, che per Disneyland in California, dove si sono fermati per due settimane. In questo modo il parco rappresentato risulta come una fusione dei due e sono riusciti a non dare troppo nell'occhio. Per non rischiare di essere beccati Moore costrinse la sua crew a rasarsi e a mettere vestiti tipici da turista, e ciò scatenò un ammutinamento da parte della stessa, e nonostante gli attori indossassero gli stessi vestiti ogni giorno la sicurezza del parco non li ha mai fermati, tranne un giorno, verso la fine delle riprese, quando vennero scambiati per dei paparazzi che cercavano di riprendere in segreto una star presente nel parco. A causa dell'incapacità del regolare la luce dovettero studiare perfettamente le condizioni metereologiche e la posizione del sole, ma per garantire un risultato omogeneo, Moore decise di filmare il film in bianco e nero: ''Giravamo con lenti molto veloci e completamente aperte, così la nostra profondità di campo era sottile come un rasoio. Il bianco e nero ci ha aiutato enormemente con la messa a fuoco e la composizione [...] la scelta è irreversibile, perché la 5D non riprende il raw, e avendo settato le impostazioni per il monocromatico non saremmo potuti tornare al colore nemmeno volendolo'', racconta Moore soddisfatto comunque del risultato finale ancora più onirico e surreale di quanto si aspettasse.

Per paura che il progetto venisse bloccato, Randy andò in Sud Corea per editare e montare il film, ingaggiando la stessa agenzia che nel 2006 aveva curato gli effetti di "The Host". Una volta tornato in America, mantenne la pellicola segreto al punto che nemmeno al Sundace, durante l'anteprima, era concesso agli spettatori di rivelare il nome del parco all'interno del quale il film era ambientato. Questo portò anche alla scelta di non proiettarlo al Polly Grind Film Festival del 2012. Nonostante i timori del regista, il film venne distribuito al cinema e in digitale dalla PDA, un'azienda della Cinetic Media Company, l'11 Ottobre 2013, senza alcuna querela da parte di Disney, che addirittura aggiunse una entry per il film nella sua enciclopedia ufficiale, dimostrando come seppur consapevole della sua esistenza abbia semplicemente scelto di ignorare il tutto.
Secondo l'esperto di legge Tim Wu della Columbia Law School: ''il suo uso di Disneyworld non è una semplice cornice; lo trasforma in qualcosa di perturbante e disgustoso - un posto dove, per esempio, gli ospiti vengono colpiti col taser per purgare la loro immaginazione... Sarebbe stata una rivelazione se Moore avesse creato un film adatto a chi volesse visitare Disney World ma fosse stato troppo pigro per andare fino in Florida. Escape From Tomorrow, comunque, non è chiaramente un sostituto al pagamento del biglietto del parco''. Peter Sciretta, d'altro canto, critica come abbia ripreso passanti senza il loro consenso e senza averli messi al corrente di far parte di un film.

Il film non è però il primo Guerrilla Movie a prender luogo tra le mura di Disneyland; infatti, già nel 2010 l'artista Banksy, accompagnato dal coregista Shepard Folrey e dall'amico street artist Mr. Brainwash, aveva girato proprio lì una scena del suo documentario "Exit Through the Gift Shop"e alcuni anni più tardi Jeremiah e Josh Daws avevano girato un corto found footage, divenuto virale e rilasciato il 29 ottobre 2012, all'interno della Haunted Mansion di Disneyland dal titolo "Missing in the Mansion", dove viene esplorata la presunta, inquietante e misteriosa, sparizione dei tre ragazzi proprio all'interno dell'attrazione avvenuta il 6 luglio del 2012.
Banksy vestito da prigioniero di Guantanamo a Disneyland
Randy è riuscito, però, a creare un film unico nel suo genere, difficile da concepire e da realizzare. Basti pensare che il montatore del suono è stato costretto ad ascoltare le registrazioni di intere giornate di dialoghi nel parco, ottenute tramite un microfono attaccato con del nastro adesivo al corpo degli attori costantemente in funzione, in cerca delle battute del film e che gli attori erano costretti a leggere il copione dallo schermo di un iphone per non destare sospetti. Solamente alcune scene al chiuso vennero realizzate in un soundstage con l'aiuto di un green screen ed alcune canzoni del parco, fra cui ''It's a Small World'' (di cui la crew fu costretta a girare l'attrazione per dodici volte di fila), sostituite con composizioni originali di Abel Korzeniowshi ispirate alle soundtrack del cinema hollywoodiano anni '50.

Nonostante però l'estrema dedizione e la cura dimostrata dal regista, il film risulta comunque confusionario, quasi sconclusionato, pieno di momenti nei quali lo spettatore perde il filo di una trama non realmente esplicata, tra sequenze, seppur suggestive, a tratti noiose e logoranti. Un'esperienza unica, affascinante e con il suo appeal, che, però, pecca comunque a livello oggettivo, riuscendo a classificarsi come un film mediocre se non fosse per la sua realizzazione e la sua ambientazione, cardine principale del suo successo di nicchia, riconosciuto anche dalla stessa Disney.
Se, nonostante tutto, si può dire che questo sia stato un successo nella guerrilla filmmaking, lo stesso non si può dire per un altro film, un biopic del 2013 di Randal Miller e Judy Savin: ''Midnight Rider: the Gregg Allman Story'', dove l'azzardo di questa tecnica è costato una vita umana. 

CONTINUA...

Articolo di Robb P. Lestinci e Iris Alessi
Revisione di Giulia Ulivucci