lunedì 21 settembre 2020

Il rimorso del capitano (Recensione “La persecuzione”)

Si ritorna ancora una volta nella cupa Irlanda con i racconti di Joseph Sheridan Le Fanu. La storia che andremo ad analizzare oggi, intitolata La persecuzione (titolo originale The Familiar), è uno dei racconti di fantasmi più conosciuti dello scrittore irlandese. Pubblicata per la prima volta nella raccolta In a Glass Darkly nel 1872, la storia è considerata da Montague Rhodes James come la sua fonte d’ispirazione principale per i suoi racconti.

Come è già accaduto per Carmilla, facciamo la conoscenza di un narratore misterioso che ci dice di aver trovato tra le carte del dottor Hesselius la testimonianza di un evento paranormale simile al caso Tè Verde (che nella realtà è il titolo di un altro racconto di Le Fanu). Il dottor Hesselius tuttavia non è molto soddisfatto del materiale raccolto poiché il testimone, sebbene sia stato molto preciso nel narrare gli eventi, non si è soffermato molto sul lato scientifico e medico della faccenda, impedendo così al dottore di elaborare delle teorie razionali per spiegare i fenomeni paranormali raccontati.

A questo punto incomincia la storia vera e propria, che ci viene narrata dall’ecclesiastico Thomas Herbert. Il protagonista è l’ex capitano di marina James Barton, un baronetto che si distingue per i suoi modi di fare da gentiluomo e la sua condotta di vita parsimoniosa. Nonostante sia un tipo riservato, l’ex capitano riesce ad attirare l’attenzione della nobile Lady L. Montague, che gli propone sua nipote in sposa. Barton sembra così aver sistemato la sua vita ma una sera, mentre stava tornando a casa, viene inseguito dal rumore dei passi di un uomo. Essendo profondamente ateo e materialista, l’ex capitano penserà all’inizio che quel rumore sia stata una suggestione ma i passi cominceranno a tormentarlo quasi ogni sera, portando questa sua convinzione a vacillare.

Nei giorni a seguire, Barton riceverà una serie di lettere minatorie firmate da un certo “Colui che Veglia”, che si scoprirà poi essere un uomo di bassa statura il cui volto scatena tanto terrore nel capitano, poiché gli ricorda un evento terribile e inconfessabile. Da questo momento la salute psico-fisica dell’ex capitano comincerà a deteriorarsi sempre più fino a quando non andrà incontro alla morte per mano di una civetta che la nipote di Lady L. aveva portato con sé durante una delle sue tante visite.

Ciò che colpirà durante la lettura è sicuramente la caratterizzazione del protagonista, un uomo che ha paura dell’esistenza di un mondo soprannaturale e di Dio e che nell’ateismo un rifugio. Questa sua paura viene facilmente esternata nel dialogo che ha con il dottor Y., dove il capitano chiede all’ecclesiastico di pregare per la salvezza della sua anima in quanto totalmente incapace di farlo da solo. Inoltre nel corso del racconto Barton arriverà a cambiare completamente le sue abitudini (arriverà infatti a chiudersi in casa e non guardare alle finestre pur di non incrociare lo sguardo dello spettro) e a rinunciare al matrimonio con la nipote di Lady L. sia per paura dello spettro sia per allontanare quel mondo di cui è tanto spaventato.

Joseph Le Fanu

Altro elemento interessante è lo spirito che perseguita il capitano. Già comparso in un altro racconto di Le Fanu (The Watcher del 1851), questo spettro è capace di riprodurre qualsiasi tipo di rumore e assumere sia forma umana che animale. All’inizio sembra essere il tipico spirito vendicativo che punisce i vivi per un’ingiustizia che hanno commesso ma mano a mano che il racconto proseguirà, noteremo sempre più come in realtà non sia altro che un’esternazione del rimorso del capitano per un crimine che ha commesso.

The Familiar illustrato da M. Grant Kellermeyer

Come ci dice infatti Thomas Herbert alla fine del racconto, Barton, quando era ancora in marina, punì severamente un marinaio per aver brutalmente punito una delle sue figlie per essersi innamorata di lui. Il marinaio morì durante il viaggio a causa delle ferite e nessuno fece parola del fatto se non anni dopo la morte di Barton. Questo spiegherebbe perché nelle lettere “Colui che Veglia” accenna alla Dolphin, la nave capitanata da Barton all’epoca del fatto, e dice al capitano di non avere paura di lui se ha la coscienza tranquilla. Inoltre, verso la fine del racconto, Barton, ormai consumato dalla paranoia e dal rimorso, sembra ormai pronto a ricevere l’ultima visita dello spettro e accetta il suo destino di morte con serenità.

Ovviamente per chi è abituato a letture moderne questo racconto potrebbe risultare pesante per la presenza delle descrizioni e per i pochi dialoghi ma se siete appassionati di racconti e romanzi di stampo gotico non potete farvi sfuggire questa storia fondamentale di Le Fanu.

 

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1 commento:

AlexTom ha detto...

non avere paura di lui se ha la coscienza tranquilla?

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