venerdì 31 gennaio 2020

La morte della speranza - il Batman che non si è rialzato (Recensione "Tales from the Dark Multiverse - Knightfall")

La caduta del cavaliere oscuro, Knightfall, uno degli eventi che più di tutti hanno segnato la mitologia di Batman, una saga dalle proporzioni colossali pubblicata per la prima volta tra il 1993 ed il 1995, coinvolgendo tutte le testate riguardanti il protettore di Gotham ed i suoi alleati, dalle note Batman e Detective Comics alle ormai estinte Shadow of the Bat e Showcase, riuscendo ad avere tie-in anche sulle pagine dei fumetti della Justice League. Per chi non fosse familiare con esso, quest'ultimo tratta di come Batman si ritrovi a fronteggiare un avversario temibile e dalla forza superiore a quella di qualsiasi dei suoi nemici passati,  Bane, un criminale mosso dal solo intento di distruggere Batman, psicologicamente (liberando i criminali di Arkham e servendosi indirettamente di Joker e Spaventapasseri) e fisicamente, arrivando a rompere la schiena al Cavaliere Oscuro. Questi eventi, entrati nell'immaginario collettivo, sono stati anche ripresi in maniera più o meno fedele dal film "Il cavaliere oscuro - Il ritorno" di Cristopher Nolan del 2012 e dal videogame "Batman: Arkham Origins" dell'anno seguente.

La storia, però, non finisce con la sconfitta dell'eroe titolare e prosegue con un nuovo Batman a cui viene affidato il mantello, Jean Paul-Valley, il vigilante Azrael, introdotto nella miniserie "Batman: La spada di Azrael" del 1992, membro dell'ordine religioso di San Dumas ed alleato della Batfamiglia. Sfortunatamente, però, l'uomo non è mentalmente stabile e, tormentato dalle visioni del santo (similmente a come trasposto nel videogioco "Batman: Arkham Knight"), inizierà a macchiare il nome di Batman di sangue. Bruce Wayne, riottenuta la capacità di muoversi, sarà costretto ad affrontare il suo successore in uno scontro all'ultimo sangue, riuscendo a riprendere in mano il controllo della sua amata Gotham City.
Insomma, un lieto fine che ristabilisce lo status quo, come classico dei fumetti americani di supereroi. Proprio a tal proposito, però, la DC Comics nel 2019 ha deciso di lanciare una serie antologica, dedicata a rinarrazioni in chiave "distopica" di alcuni dei più importanti eventi della storia della casa editrice di Burbank, "Tales from the Dark Multiverse", partendo proprio da Knightfall, scritto da Scott Snyder (il creatore del Multiverso Oscuro in cui è ambientata al storia, della Corte dei Gufi e del Batman che Ride) e Kyle Higgins e disegnato Javier Fernandez.

In questa versione degli eventi, Batman, non riuscì mai a fronteggiare il temibile Azrael per riprendersi la sua città ed, anzi, venne brutalmente sconfitto dal suo erede che, successivamente, fece piazza pulita di ogni altro eroe o criminale di Gotham, prendendo il controllo della città e chiudendo ogni contatto con il mondo esterno, oramai caduto in rovina tra la minaccia aliena del Parassita ed il contagio di una malattia che pietrifica le persone. Bruce Wayne, però, non è morto, ma peggio.
E qui che il vero orrore della storia inizia a mostrarsi al lettore, Bruce Wayne, Batman, l'eroe per eccellenza, ridotto ad un ammasso di carne martoriata, attaccata a dei macchinari per permetterne sia la sopravvivenza che l'agonia, impossibilitato ad intervenire per salvare Gotham o ciò che resta di se stesso, ma obbligato ad osservare passivamente come tutta la sua eredità appassisca, come tutto si corrompa, per una sua stessa scelta, quella di avere Jean Paul-Valley come successore al mantello. Una scelta che è costata la vita a tutti i suoi alleati, a tutti ciò che amava.

Ogni anno Azrael ha, peraltro, portato avanti un sadico rituale: per ogni volta che Batman lo rinnegava come suo successore, un pezzo del suo corpo veniva amputato. Nel fumetto vediamo Bruce Wayne trent'anni dopo la sua caduta definitiva, collegato a dei tubi nel vecchio palazzo della Wayne Enterprises: il suo collo amputato, la sua testa, dal cervello scoperto, è collegata al corpo da un doloroso e lungo tubo, i suoi arti completamente rimossi, i suoi genitali amputati e sostituiti da una valvola attaccata ad un tubo per permettergli di urinare, i suoi capezzoli rimossi chirurgicamente, la sua colonna vertebrale spezzata. Un corpo distrutto, ma una mente ancora lucida. Proprio per quest'ultimo motivo, Lady Shiva, colei che aiutò Bruce a riprendersi dal trauma di Bane, ed il figlio di quest'ultimo, tenteranno il tutto per tutto per liberarlo, donandogli un nuovo corpo. Ma la sua mente sarà davvero rimasta intatta dagli orrori visti e subiti?
Un fumetto di Batman decisamente cupo ed oscuro, molto pesante sia visivamente che a livello di trama con diverse sequenze che non sdegnano lo splatter, tra decapitazioni (una delle prime immagini che vediamo è proprio la pubblica esecuzione di un trafficante di armi e del Pinguino), amputazioni a mani nude, sangue bevuto e impalamenti, ed una Gotham City decisamente spaventosa. Snyder sottolinea come Azrael sia un personaggio spaventoso, trattandolo, però con meno maestria di quanto non abbia fatto lo stesso anno Sean Murphy nel suo immenso "Curse of the White Knight", altra rinarrazione dello scontro tra Batman e Azrael e sequel del fumetto premio Eisner "White Knight". Interessante, però, come il personaggio, in questa versione, si sia ritrovato succube della stessa droga che potenziava Bane, il Venom, una dipendenza mai affrontata realmente dal personaggio in nessun'altra versione che lo rende, da un lato, vulnerabile e, da un'altro, ancora più spaventoso nel contesto della storia che viene narrata e che porterà ad una letterale sete di sangue del tiranno di Gotham.

I disegni, invece, risultano estremamente dinamici e funzianoli alla storia, nonostante, forse per colpa della colorazione, in alcuni panel un po' "plastici". Il design del nuovo Batman, di Azrael e del figlio di Bane sono anche degni di nota, specialmente gli ultimi due, ed è davvero un peccato che difficilmente verrano ripescati in futuro o convertiti in un pezzo da collezione come una statua o una figure. Non è però detto che, con una nuova Crisi alle porte, menzionata nella prefazione, e con un nuovo maxievento ambientato nel Multivero Oscuro per mano dello stesso Scott Snyder, il Batman dal corpo ricostruito introdotto in questo one-shot non possa fare nuovamente capolino, confrontandosi con la sua versione della continuity principale, una versione che, invece, è riuscita a fronteggiare gli eventi di Knightfall uscendone vincitrice.
Il finale, come sospettabile da chiunque sia familiare con il concetto di Multiverso Oscuro introdotto in "Dark Knights: METAL", non lascia alcuna speranza al fato di Gotham (e del mondo) e dimostra come tutto possa ulteriormente peggiorare, come ogni speranza possa svanire per una semplice pessima scelta e di come, chiunque possa divenire un mostro.

Parafrasando il Due Facce de "Il cavaliere oscuro", anche un eroe può vivere tanto a lungo da divenire il cattivo .
Articolo di Robb P. Lestinci

mercoledì 29 gennaio 2020

L'arte di Ib (Recensione "Ib")

Inizio col dire che ogni appassionato del genere RPG horror non può definirsi tale senza aver sentito nominare almeno una volta queste due sillabe: “IB”. Lettere alquanto note che per gli amanti dei videogiochi horror/avventura giapponesi, stanno a significare niente di meno del titolo di uno dei Giochi forse più conosciuti, pubblicato nel lontano 2012. Nonostante siano passati un bel po' di anni dal rilascio, trovo sia giusto parlare di quest'opera per farla conoscere a tutti i giocatori amanti del genere che fin ora non hanno avuto modo di provarlo.  E quale modo migliore per farlo se non un recensione?  Quindi, bando alle ciance!  Mettetevi comodi, e preparatevi ad entrare nell'arte di “IB”!  
Partiamo dal principio.  Come detto nell’introduzione, IB è un videogioco d'avventura e horror del genere RPG, sviluppato e creato da Kouri per piattaforma Microsoft Windows. All'interno di esso -come spesso accade in altre opere del genere- impersoneremo una bambina di 9 anni (chiamata per l'appunto Ib) , la quale si recherà assieme ai genitori alla mostra di una nota pittrice. Dopo aver perso i due in una galleria artistica, la protagonista si ritroverà intrappolata nel museo in cui le opere d’arte sembrano prendere vita di punto in bianco, scatenandosi -per sua sfortuna- proprio contro i visitatori ignari. I dipinti  iniziano a cambiare. Ci fissano, parlano, si muovono. Scuri, rossi, astratti, ingannevoli. Hanno una sola cosa in comune. Fare del male alla protagonista e a tutti gli altri. L’obbiettivo di Ib sarà quindi quello di uscire da quel posto maledetto assieme alla sua famiglia.

E fin qui tutto normale, vi starete dicendo.  Ma non si è mai visto RPG horror con il solo protagonista costretto ad affrontare da solo tutte le disgrazie, giusto? Ebbene, per tenere fede a questo concetto, ecco entrare in scena Garry, un ragazzo più grande di Ib che come lei si è ritrovato intrappolato in quel posto. Durante il loro primo incontro, la bambina gli salverà la vita donandogli una rosa che gli era stata precedente rubata da uno dei dipinti.  
Questo fiore -con i suoi cinque petali- rappresenterà inoltre la vita della protagonista. Ad ogni colpo subito, i petali inizieranno a perdersi, facendo arrivare il giocatore al Game Over quando di conseguenza anche l'ultimo si staccherà.  Se invece si deciderà di giocare con Garry, la stessa rosa diventerà blu, e i petali saranno dieci anziché cinque.  Semplice ma d'impatto, non trovate?

Ma proseguiamo con la storia. Dopo aver incontrato Garry, i due riprenderanno il cammino insieme, finché verso la fine del loro viaggio, conosceranno un altro personaggio fondamentale per la trama. Una bambina della stessa età di Ib, Mary. E se il personaggio di Garry rimane per lo più avvolto nel mistero, Mary verrà presentata come una bambina alquanto bizzarra, infantile e soprattutto intelligente. Per quanto riguarda la trama, direi che mi fermo qui onde evitare possibili spoiler, e passiamo invece ad approfondire tutti gli altri aspetti del gioco.  
Il gameplay in se non è affatto complicato, dal momento che le azioni che si possono compiere sono semplici e limitate (camminare, interagire con oggetti e persone e utilizzare l'inventario).  Come altri giochi dello stesso genere, per la maggior parte del tempo ci troveremo a risolvere enigmi. Tali enigmi – per esempio trovare un oggetto e capire come utilizzarlo, oppure riuscire ad aprire un passaggio – sono interrotti da alcuni “jumpscare” visivi o solamente sonori.  Non mancheranno poi fughe improvvise alternate a momenti di suspense e scene alquanto macabre e disturbanti. Ad ogni modo, vi assicuro che alcune parti vi faranno letteralmente saltare dalla sedia e inquietare non poco, quindi il divertimento non mancherà di sicuro.

Inoltre -cosa non nuova per giochi del genere- avremmo a disposizione ben 8 finali (buoni, cattivi o neutrali) influenzati ovviamente dalle scelte che verranno fatte nel corso del gioco e anche in base al rapporto che verrà a crearsi tra Ib e gli altri personaggi (in questo caso Garry e Mary).  
Spendiamo ora due parole sull'ambientazione: nonostante il livello grafico non esattamente eccelso (ma passabile se utilizzato per giochi di questo tipo), le varie stanze del museo riescono a trasmettere un senso di inquietudine (il che gioca sicuramente a suo favore).

Altro fattore degno di nota è la soundtrack, che svolge un ruolo fondamentale nei giochi di questo genere. Diversificate, dolci, malinconiche, tetre ed inquietanti, riescono a enfatizzare alla perfezione tutti i diversi momenti presenti nella trama.  
In conclusione, che dire? Consiglio a tutti di tuffarsi in questa opera d'arte, ovviamente! 

Articolo di Sharon