mercoledì 17 marzo 2021

Jekyll e Hyde: la dualità dell'uomo

Nella vasta produzione di Robert Louis Stevenson figurano anche dei racconti dell’orrore che hanno segnato il mondo della letteratura. La sua opera più famosa è sicuramente “Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde”, racconto che, fin dalla sua prima pubblicazione, si è subito impresso nella cultura inglese a tal punto che ancora adesso si usa l’espressione “to be a Jekyll and Hyde” per indicare chi ha una personalità ambigua o conduce una doppia vita.

Scritto di getto da Stevenson dopo aver avuto un incubo nel 1886 e pubblicato nello stesso anno, il racconto ricevette subito un adattamento teatrale nel 1887. Il dramma, scritto da Thomas Russel Sullivan, applicava alcuni cambiamenti alla trama con l’aggiunta di un personaggio femminile che fa da interesse amoroso a Henry Jekyll. Sarà questa trama a dare le basi al film “Dr. Jekyll and Mr. Hyde” del 1931, diretto da Rouben Mamoulian e con Fredric March nel ruolo di Henry Jekyll. Il film fu presentato alla prima edizione della Mostra del cinema di Venezia e ottenne il riconoscimento (seppur non ufficiale) di Miglior film originale per Mamoulian e di Miglior attore per March, che vincerà anche l’Oscar come miglior attore protagonista. Da questo film verrà poi realizzato un remake nel 1941 diretto da Victor Fleming e con Spencer Tracy, Ingrid Bergman e Lana Turner nel cast principale.

 "Dr. Jekyll and Mr. Hyde" del 1931

Oltre ai tantissimi adattamenti teatrali e cinematografici, il racconto è stato spesso citato e tributato in tanti media. Basti pensare a “Il testamento del mostro”, film del 1959 diretto da Jean Renoir che riscrive in chiave moderna il racconto o al cameo fatto dal personaggio di Jekyll in “Pagemaster - L’avventura meravigliosa”. Anche il mondo della musica non si è risparmiato a tributare l’opera di Stevenson a partire da quella italiana con il brano “Doctor Jeckill e mister Hyde”, contenuto nell’album “Agnese dolce Agnese” di Ivan Graziani, fino a quella straniera con “Dr. Jekyll and Mr. Hyde”, canzone scritta dagli Who nel singolo “Magic Bus”, e “Jekyll and Hyde”, brano contenuto nell’album “Demolition” dei Judas Priest.

La storia, narrata in terza persona, ha per protagonista l’avvocato Gabriel John Utterson che si ritrova in un caso legale molto difficile: un suo cliente nonché caro amico Henry Jekyll ha destinato tutti i suoi beni a un certo Edward Hyde, un uomo misterioso il cui aspetto mostruoso incute timore e paura in chi lo guarda. Secondo Utterson, Hyde è un uomo pericoloso e Jekyll ha sbagliato anche solo a parlargli. I suoi sospetti non faranno altro che aumentare in seguito all’omicidio di Sir Danvers Carew, un membro del Parlamento inglese nonché cliente di Utterson. Le indagini dell’avvocato lo porteranno a scoprire un terribile segreto che il dottore cercherà di nascondere per tutto il racconto: Jekyll e Hyde non sono altro che la stessa persona e Hyde è frutto di una pozione creata dal dottore stesso per sfogare i suoi più turpi istinti. 

Fin da subito notiamo quanto sia forte il contrasto tra Jekyll e Hyde sia nell’aspetto fisico che nella caratterizzazione: se Jekyll è un uomo alto, avanti con gli anni, in salute, estroverso, generoso con gli altri e con gli amici nonché profondamente religioso, Hyde sarà basso, più giovane, affetto da qualche inspiegabile deformità, misantropo, violento sugli altri e blasfemo. A una prima lettura questa contrapposizione può far pensare a un tentativo ben riuscito di Stevenson di criticare la società puritana dell’Inghilterra vittoriana, una società ipocrita, ricca di divieti assurdi che sopprimono l’animo umano e che fanno in modo da rendere l’uomo lindo e pinto nel pubblico ma turpe e torbido nel privato.  

Tuttavia, ciò che rende immortale e memorabile la storia del Dottor Jekyll e di Mr. Hyde non è solo la critica feroce alla società dell’epoca. Il nome di Hyde assomiglia foneticamente al verbo inglese “to hide”, nascondere, e, a un certo punto del racconto, Utterson afferma che se deve cercare Mr. Hyde, dovrà trasformarsi in Mr. Seek, alludendo in questo modo al gioco del nascondino, che in inglese è appunto chiamato “Hide and Seek”. Hyde diventa quindi il nostro inconscio, quella parte della nostra mente che dobbiamo tenere nascosta agli occhi degli altri per mantenere il quieto vivere, per stare bene con gli altri e che, anche se cerchiamo di negarlo, fa parte di noi. Proprio per questo Jekyll rimane terribilmente affascinato dalla sua controparte malvagia che per anni non aveva fatto altro che reprimere e nascondere. Questo però lo porterà a essere talmente assuefatto da Hyde da perdere completamente il controllo del suo corpo e diventare incapace di riassumere le sue sembianze. L’effetto della pozione comincerà a fare sempre meno effetto fino a quando Jekyll non si ritroverà prigioniero nel corpo di Hyde, finalmente libero dalle “catene” imposte dal dottore.

Robert Louis Stevenson

Anche noi abbiamo un piccolo “Mr. Hyde” che cerca disperatamente di uscire. Certo, non sarà violento come quello che affliggeva il povero dottor Jekyll, ma, quando avremo anche solo un piccolo momento di debolezza, non esiterà a uscire e scatenarsi.

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