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domenica 15 novembre 2020

Dolce Natale di sangue... (Recensione "Silent Night, Deadly Night")

All I want for Christmas is you... dead!

A cavallo tra gli anni ’70 ed ’80 lo slasher rappresentava il sottogenere horror di maggior successo negli Stati Uniti, venendo presentato in più versioni spesso molto simili tra loro, con pellicole che, a parte i grandi classici come Halloween, Venerdì 13 e A Nightmere on Elm St., poco avevano da raccontare, proponendo allo spettatore film molto spesso mediocri nei quali il body count si presenta come il principale mezzo per rendere fruibile il lato intrattenente e spaventoso della narrazione.

Diventa dunque fisiologica una sorta di flessione del genere dal punto di vista dell’interesse del pubblico, che molto presto si ritrova gradualmente ad evitare il genere, fino alla sua estinzione più o meno definitiva. Ovviamente in questo mucchio molte volte insipido, non è difficile pescare qualche pellicola in grado di differenziarsi dalla massa.

Lo slasher, sin dalle origini, ha sempre avuto un rapporto particolarmente sentito con le festività natalizie, riscontrabile sin dal film che in maniera ufficiosa si dice aver dato origine prototipicamente al genere stesso, ovvero Black Christmas di Bob Clark, da noi uscito col titolo Un Natale Rosso Sangue.

Questo rapporto di natura senza dubbio paradossale, facente forza della sensazione a lui intrinseca di malessere che l’accostamento fra una festività apparentemente innocente e delle brutali vicende di omicidi comporta, verrà successivamente riproposto nel corso del filone, come nel caso di Christmas Evil di Lewis Jackson del 1980 per poi arrivare a ben due pellicole uscite nelle sale nel solo 1984, ovvero il britannico Don’t Open ‘Till Christmas e, soprattutto, Silent Night, Deadly Night di Charles E. Sellier Jr., conosciuto in Italia col poco originale titolo Natale di Sangue.

Il film racconta la storia di Billy Chapman, un diciottenne orfano che nel 1971 ha visto i propri genitori venire massacrati da un maniaco vestito da Babbo Natale. Il forte trauma subito, unito alla severa educazione della perfida Madre Superiora dell’orfanotrofio da lui frequentato, contribuiranno a gettare in lui le basi per la nascita di uno squilibrio mentale dagli esiti devastanti.

Da questa breve sinossi capiamo come il film cerchi di sviluppare il lato psicologico del nostro protagonista, elemento che solitamente è totalmente trascurato in gran parte dei film che compongono il genere. Non siamo sicuramente ai livelli di Maniac di Lustig, ma possiamo sicuramente dire che la genesi dello squilibrio del piccolo Billy è senza dubbio convincente e ben messa in scena. Nei momenti, ad esempio, in cui il nostro protagonista si ritrova davanti la figura agli occhi degli altri innocente di Babbo Natale, il regista opta per il rapido montaggio parallelo in cui i flashback trovano riscontro con ciò che gli occhi del protagonista si ritrovano di fronte, che sia il costume rosso (sangue) di Santa Claus, che sia una violenza sessuale o il palpeggio di un seno, che rimanda alla sua mente il momento brutale in cui “Babbo Natale” violenta in mezzo alla strada sua madre inerme, per poi tagliarle la gola.

Inoltre, è particolarmente interessante notare come il film critichi aspramente le convezioni  cattolico/cristiane dal punto di vista educativo e celebrativo. La stessa scelta dell’ambientazione natalizia, unita alla chiusura mentale della Madre Superiora, che arriva addirittura a frustare con la cintura due giovani beccati a fare sesso, e quindi peccatori, provoca quel forte corto-circuito nella mente già instabile del giovane, che arriva a collegare il ruolo del Babbo Natale “giudice” che stabilisce chi è buono e chi è cattivo all’educazione cristiana della suora. Non è un caso quindi che il nostro, dopo essersi vestito da Santa Claus, uccida due giovani ragazzi intenti a copulare sopra ad un tavolo da biliardo pronunciando in continuazione la parola “punire”. In questo caso la morte dei giovani nel bel mezzo di un rapporto sessuale, un vero e proprio classico del genere slasher, porta con sé, forse per la prima volta, una giustificazione di fondo oltre alla pazzia dell’antagonista. Persino le forze dell’ordine, baluardo della società americana, sono rappresentate come ostili e incapaci, arrivando persino ad uccidere degli innocenti senza provare il minimo rimorso, come nella scena in cui un agente si reca alle porte dell’orfanotrofio per fermare Billy, ma per errore uccide un altro uomo vestito da Babbo Natale in quanto non si è fermato all’alt, salvo poi scoprire che l’uomo era sordo. 

Tuttavia, facendo ovviamente riferimento alla versione integrale priva di censure, questo lato riflessivo del film non sovrasta eccessivamente il suo lato intrattenente, mediato come in ogni slasher che si rispetti, dalla violenza omicida del protagonista.
Partendo dall’ascia, che diventa il mezzo identificativo dell’uomo, così come il coltello da cucina per Michael Myers o il machete per Jason Voohrees, il nostro killer sembra seguire una sorta di codice morale nelle sue esecuzioni. Partendo dal suo saccente collega di lavoro, trovato a violentare la ragazza della quale il protagonista si era innamorato, per poi passare alla ragazza stessa, secondo l’uomo caduta in tentazione e quindi profonda peccatrice non più degna di vivere, il nostro Babbo Natale diventa metafora di quello tradizionale, andando in giro per la città di notte a decidere chi sono i buoni e chi i cattivi, come nella scena in cui una bambina lo scambia per il vero Babbo Natale, il quale decide di porle simbolicamente uno dei suoi strumenti di morte concedendole quindi di vivere.

Un film quindi sicuramente "povero" alla base che tuttavia rappresenta un'operazione notevole all'interno del folto genere dello slasher e che al momento della sua uscita suscitò un grande scalpore nella società cattolica americana, che decise di boicottare la pellicola portandola ad essere rimossa dalle sale appena una settimana dopo la sua uscita.
 
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lunedì 23 dicembre 2019

Il demone del Natale - tra leggenda, cinema ed attualità

Strano ma vero, nella tradizione di diverse culture dell'Europa Centrale (dall'Austria, alla Baviera, al Trentino e molte altre) esiste una figura del tutto singolare legata al Natale. In contrasto con il sempre verde Babbo Natale/San Nicola, di cui è il braccio destro, nonostante sia circondato da un'aura decisamente oscura, similmente all'Aiutante Oscuro o, secondo una bizzarra teoria che abbiamo già trattato, a Santa Claus stesso.

Il suo nome è Krampus (dal tedesco "Krampen", artiglio) ed è un demone dal pelo nero, con artigli, corna, zoccoli e una lunga lingua rossa. È ritratto con un sacco in cui intrappola le sue vittime, ed un bastone con cui le picchia. Oltretutto si trascina dietro delle lunghe catene, spesso accompagnate da alcune campane, che stanno a simboleggiare il trionfo della Chiesa Cristiana sul demonio.
Se il compito di San Nicola è quello di premiare i fanciulli migliori con dei regali, quello di questa creatura è di punirli...in maniera ben più drastica rispetto quella a cui il Babbo Natale della Coca-Cola ci ha abituati. Questa creatura infernale è solita manifestarsi per le strade delle città la notte del 5 Dicembre (Krampusnacht), in cui va a caccia di bambini cattivi inseguendoli, malmenandoli e poi, a seconda delle versioni, divorandoli o portandoli all'Inferno. La mattina del giorno seguente, il giorno di San Nicola, i bambini vanno a controllare cosa è stato lasciato nella scarpa che hanno messo fuori la porta: un dono, per quelli buoni, o un bastone per quelli che sono stati così fortunati da sopravvivere al Krampus fino a quel momento. 

Riguardo alle origini di questa figura esistono più teorie. C'è chi crede che sia di matrice pagana, d'altronde di divinità dalle simili fattezze, venerate dalle streghe prima dell'avvento della Cristianità, ne conosciamo molte. Altri rispondo a questa storia con un'altra leggenda: si racconta di come sulle Alpi, in tempi remoti, un gruppo di giovani delinquenti si vestisse da demoni per terrorizzare i villaggi vicini e rubargli le scorte di cibo. Quando però iniziarono a sospettare che tra di loro si fosse insinuato un vero diavolo, convocarono San Nicola che lo smascherò per le impronte caprine che lasciava, e lo esorcizzò. 
Illustrazione di Cristiano Baricelli
In tempi recenti esiste un'ulteriore scuola di pensiero che è stata adottata anche dal National Geographic, che ricondurrebbe la storia del Krampus alla mitolgia nordica; egli sarebbe il figlio di Hel, dea dell'aldilà. Va detto però che in molti contestano quest'ipotesi, tacciandola di non essere altro che un collegamento inventato di sana pianta dello scrittore fantasy Gerarld Brom, per il suo romanzo del 2012 "Krampus the Yule Lord".

Le sfilate ispirate al mostro sono parte vitale di questo mito. Avrete sentito parlare di cosa è successo recentemente a Vipiteno, in Alto Adige: durante una di queste sfilate in maschera, dei manifestanti vestiti da krampus avrebbero aggredito e infierito con violenza sugli altri partecipanti. Questi cortei solitamente iniziano con l'arrivo del vescovo S. Nicola, con i regali da consegnare ai giovani meritevoli e in compagnia di moltissimi diavoli che inizialmente terrà a bada. Al calare del sole però San Nicola sparirà dalla scena e li lascerà senza alcun controllo, selvaggi e inferociti, liberi di scorrazzare per le strade e attaccare o spaventare tutti gli altri manifestanti. Durante queste sfilate è severamente vietato smascherare i Krampus, ma anche reagire fisicamente ai loro attacchi.
Quella del Krampus è una tradizione folkloristica molto particolare, figlia di una concezione di insegnamento del giusto e dello sbagliato ai più piccoli vecchia e terrorizzante, che non è mai stata vista di buon occhio dalla Chiesa Cattolica. Non a caso dopo il 1932, durante il periodo dell'Austrofascismo, venne totalmente proibita la celebrazione della "festa del demonio" e anche in molte altre aree germaniche venne portata avanti una campagna di sensibilizzazione anti- Krampus. A causa di simili provvedimenti questa celebrazione rischiò di estinguersi ma grazie agli sforzi fatti verso la fine del XX secolo, volti al al preservare un patrimonio culturale così ricco (e così antico) che riguarda diverse culture del Vecchio Continente, tra cui quella italiana, è sopravvissuta fino ad oggi.

Il Krampus, infatti, è riuscito ad insidiarsi anche nel mondo del cinema e della serialità a partire dal 2010 con il film "Trasporto Eccezionale - Un racconto di Natale" ("Rare Exports") per la regia di Jalmari Helander. Il film, nonostante non citi mai direttamente il Krampus gira attorno a una bizzarra scoperta archeologica: Babbo Natale è stato trovato, ma non è l'uomo sorridente che tutti ci aspettiamo, bensì un gigantesco mostro peloso e cornuto ricoperto da ghiacci, un gigante del passato che unisce i tratti caratteristici di Babbo Natale (come la lunga barba) a quelli del Krampus, creando un terrificante mostro che da secoli terrorizza la notte di Natale divorando gli sventurati bambini.
Dopo anni di assenza dallo schermo, eccezion fatta per un corto del 2012 diretto da George Dalphin, il Krampus fa il suo debutto effettivo sia al cinema che in tv, apparendo nell'episodio "Il Gemello di Babbo Natale" della serie Grimm e nel film "Krampus - The Christmas Devil", un film a basso budget di una qualità infima e montato in maniera più che amatoriale, che sotto la, se così definibile, regia di Jason Hull mostra un mostro, realizzato con un fatiscente costume, il Krampus appunto, terrorizzare una cittadina, inseguito dal capo della polizia (A.J. Leslie) e da un San Nicola cacciatore di mostri (Paul Ferm). Nonostante la cosa migliore della pellicola sia la sua locandina, riuscirà comunque a generare diversi seguiti, opportunamente usciti in concomitanza o immediatamente dopo quello che potrebbe essere definito il film definitivo del Krampus. 

Nel 2015, infatti, esce "Krampus - Natale Non è sempre Natale", per la regia di Michael Dougherty, lo stesso regista che ha creato l'icona moderna di Sam nel film "La vendetta di Halloween" ("Trick'r Treat"). Il protagonista dell'opera è Max (Emjay Anthony) che tre notti prima di Natale porta la sua famiglia all'annuale riunione natalizia, che si rivelerà però ben presto un fallimento, non solo per i litigi, ma anche per l'attacco di alcuni demonietti (i Klowns), un macabro presagio della presenza del demone natalizio per eccellenza: il Krampus, intenzionato a portare Max e i suoi cari all'Inferno.
Nello stesso anno, come precedentemente accennato, usciranno ben due film sulla figura del diavolo natalizio: "Krampus: The Reckoning" di Robert Conway, che vede Zoe (Amelia Haberman) alle prese con un bizzarro amico immaginario: il Krampus e "A Christmas Horror Story", un'antologia horror diretta da Grant Harvey, Steven Hoban e Brett Sullivan, che vedrà, al centro dei suoi ultimi due segmenti, il Krampus (Rob Archer) in lotta con Santa Claus (George Buza) in persona... ma non sempre tutto è come sembra. 

Dal 2015 in poi, quasi ogni anno, nel periodo natalizio esce un nuovo film sul Krampus, più o meno originale, come ad esempio "Mother Krampus" di James Klass del 2017, che fonde il mito della strega Frau Perchta con la figura del demone assistente di San Nicola o "Krampus Unleashed" del 2016, di Robert Conway, che narra di una famiglia alle prese con il mostro titolare (Travis Amery).
Il demone si è quindi imposto come una sorta di icona moderna del genere horror, destinata a regnare incontrastata sulla stagione natalizia: un destino già profetizzato da Dougherty, che da sempre ne aveva riconosciute le potenzialità.

La notte di Natale, quindi, ponete più attenzione a ciò che udite, mettete al sicuro i vostri bambini, chiudete ogni porta e finestra: potrebbe esserci un Krampus in agguato, affamato, nascosto, che non aspetta altro che l'occasione per trascinare voi e ciò che amate con lui negli Inferi per un Natale tanto freddo quanto lungo e doloroso. Un Natale rosso sangue. Un Natale mortale. Il vostro ultimo, se siete abbastanza fortunati.

Buon Natale.
Articolo di Robb P. Lestinci e Lorenzo Spagnoli, illustrazione originale di Cristiano Baricelli

domenica 22 dicembre 2019

Un incubo natalizio (Recensione "Irony Of Nightmare")

Irony Of Nightmare è un videogioco horror sviluppato dallo Steppe Hare Studio e pubblicato su Steam, in accesso anticipato, il 12 dicembre 2017.
Il giocatore veste i panni di un non meglio identificato protagonista che, durante la notte di Natale, sarà testimone di eventi sovrannaturali, che lo costringeranno a cercare di fuggire dalla sua casa. Nonostante l'aiuto di Nick, un misterioso alleato che comunicherà con il protagonista tramite messaggi sul PC, l'impresa, come è facile prevedere, sarà tutt'altro che semplice: per procedere di stanza in stanza si dovranno risolvere svariati puzzle, evitando la misteriosa entità che perseguita il protagonista e scoprendo, nel contempo, i numerosi segreti del gioco.
Mescolare i generi horror e puzzle game è quasi sempre una buona scelta in un videogioco: l'antitesi che si viene a creare tra pensiero razionale usato per risolvere i puzzle e paura irrazionale di tutto ciò che si nasconde nell'ombra arricchisce sicuramente l'esperienza di gioco. Il successo degli ultimi anni delle Escape Room, soprattutto quelle con ambientazioni horror, nasce dallo stesso principio; d'altro canto avere una flebile possibilità di uscire da una stanza in cui si è intrappolati è certamente più spaventoso di non avere nessuna via di scampo, poiché, se l'impresa è fallita, la colpa è solo nostra.

Irony Of Nightmare riesce quindi ad usare in modo magistrale questa eccellente combinazione di generi, proponendo al giocatore puzzle impegnativi, ma non eccessivamente difficili, e, nel contempo, ricordando al giocatore cosa si aggira per le stanze della casa. Alcuni possono essere le password per il PC disseminate per la casa o il cifrario stampato necessario per sbloccare uno dei finali del gioco. Purtroppo il gioco ricade in un difetto di cui soffrono molti puzzle game, ovvero la poca varietà di puzzle presenti, problema che si fa sentire ancora di più in un gioco della durata di poco più di un'ora quale è Irony Of Nightmare.
Il design del mostro è palesemente ispirato a quello dello Slenderman, con alcune importanti differenze, prima fra tutti il volto: la creatura presenta, infatti, caratteristiche facciali ben definite, quali un naso pronunciato, baffi neri e due enormi occhi rossi. Il suo comportamento sarà imprevedibile: spesso si limiterà a scrutare immobile il giocatore dall’esterno della casa, ma talvolta sarà visto correre o apparirà all’interno delle stanze, grazie a qualche forma di teletrasporto.

L'eccessiva cripticità dei segreti disseminati per il gioco rende la quasi inesistente trama meno godibile e può far presupporre che gli sviluppatori non si siano scomodati a fornire al gioco una coerente trama di fondo che potesse in qualche modo spiegare gli eventi di cui il protagonista è testimone. Il dubbio è ulteriormente alimentato dai due finali del gioco, i quali riuscirebbero a lasciare chiunque con l'amaro in bocca e senza alcun tipo di soddisfazione.
Altro aspetto su cui è opportuno soffermarsi è l'ambientazione, accoppiare Natale ed horror, soprattutto in un videogioco, è una scelta sicuramente non comune che risulta spesso intrigante se opportunamente giustificata. Irony Of Nightmare non ci permette di dare un perché a questa scelta: non c'è alcun motivo per cui gli eventi del gioco prendono luogo la notte di Natale se non per una sovversione fine a sé stessa dell'allegria delle feste natalizie.

La grafica, soprattutto per un gioco indie, è sorprendentemente realistica, con una qualità di texture e di modelli 3D che si avvicina molto a quella di molti giochi degli ultimi anni. Trattandosi di un gioco in early access, non sono certo assenti i "singhiozzi", che prendono la forma di poligoni dell'era della PlayStation 1 con texture monocromatiche, ma, data la loro rarità, questi sono facilmente trascurabili.
La colonna sonora è, senza ombra di dubbio, poco originale: sarebbe possibile sostituire le track con quelle di un qualsiasi altro film o videogioco horror senza modificare in alcun modo l'esperienza di gioco. Ma il punto focale del comparto audio di Irony Of Nightmare non è la presenza della musica, bensì la sua assenza: il gioco utilizza in modo magistrale il silenzio, il quale mantiene il giocatore in continua attesa di una manifestazione sovrannaturale, sempre accompagnata dalla musica. Il binomio musica-silenzio diventa così uno degli strumenti principali del gioco ed è volto a trasmettere un senso di suspence, fondamentale per un puzzle game horror.

Molti potrebbero giustificare i numerosi difetti di Irony Of Nightmare con l'early access, ma, considerando che i problemi sono concentrati in aspetti molto importanti del gioco, quali la trama e l'ambientazione, e che la pubblicazione della versione finale era programmata per febbraio del 2018, l'accesso anticipato non è una giustificazione sufficiente per le immense lacune presenti in questo titolo.
Insomma Irony Of Nightmare è un prodotto interessante ma incompleto, e probabilmente resterà in questo stato, pertanto consiglio l'acquisto di questo titolo solo a coloro che cercano un'esperienza di gioco non troppo profonda e che siano in grado di accontentarsi di quel poco che il gioco ha da offrire.

Articolo di Sergio Novelli

Potete acquistare Irony Of Nightmare su Steam

venerdì 20 dicembre 2019

Le inquietanti analogie tra Babbo Natale e Satana: Chi è davvero San Nicola?

Originariamente quest’articolo sarebbe dovuto essere una recensione di un episodio della seconda stagione della serie horror per ragazzi “Creeped Out”, “Splinta Claws”, ma, nel momento in cui ho iniziato le ricerche a riguardo, mi son reso rapidamente conto che non vi fosse davvero molto di interessante da dire a riguardo, della serie che basterebbe una semplice sinossi dell’episodio, della durata di appena 20 minuti, ed un commento breve sul cinismo del finale per parlare dell’opera nella sua interezza e, nonostante l’idea della stesura di un articolo lungo appena 5 righe sia piuttosto allettante vista la mia naturale predisposizione antinatalizia, non ritengo che sia degno del vostro tempo e del vostro intelletto. Ho provato a ricercare qualcosa di più, ma, oltre una bizzarra e divertente sinossi su imdb completamente errata e modificata in modo da renderla comica, non è uscito fuori davvero nulla. Così, cercando Babbi Natale robotici e malvagi, ho immediatamente pensato al Babbo Natale robot di “Futurama”, un grande classico, ma che poco ha a che fare con il tema del sito che, nella sua settimana natalizia, vorrei tirar fuori dal circolo vizioso degli articoli della rubrica “Non solo Horror”.

Allora ho pensato di scrivere un articolo che ruotasse attorno alle figure malvagie ispirate a Babbo Natale, dovendo, per motivi di forza maggiore, evitare di nominare il krampus, ma, anche stavolta, non mi sembrava giusto propinarvi i soliti killer da slasher con barba finta e vestito rosso, nonostante sarebbe stato interessante un focus su quello che appare nella serie “Happy!” di Grant Morrison. Proprio in queste ricerche mi sono imbattuto in un bizzarro sito web con un altrettanto bizzarro articolo. Il sito si apre con una scritta rossa che recita “Santa Claus” ed un’illustrazione colorata ed allegra del faccione di quest’ultimo. Nulla di bizzarro, ovviamente. Poi, ecco il titolo dell’articolo: “Il Grande Impostore”.
“Chi, DAVVERO, è quest'uomo che chiamiamo affettuosamente Babbo Natale? Cosa sappiamo DAVVERO di Babbo Natale? Babbo Natale è solo un tipo allegro, innocuo e amichevole? O c'è qualcosa o qualcun altro nascosto dietro al gioioso San Nicola?"; con queste domande si apre l’articolo che, rapidamente, inizia a citare alcuni passi della Bibbia senza, ancora, arrivare alla sua tesi vera e propria. I primi di essi sono dedicati ad una breve panoramica della figura del diavolo, Satana: “E il grande drago fu scacciato, quel vecchio serpente, chiamato il Diavolo, e Satana, che inganna il mondo intero: fu scacciato nella terra e i suoi angeli furono scacciati con lui. (Rivelazioni, 12.9)” e ancora, citando Martin Lutero, “Il diavolo ci affligge e ci tormenta nel luogo in cui siamo più teneri e deboli. In Paradiso, non cadde su Adamo, ma su Eva". La tesi che cercherà, poi, di proporre l’autore, inizierà ad apparire più chiara nel momento in cui, citando alcuni passaggi del Vangelo, Gesù descriverà i bambini come i più teneri e deboli. “Il mito: gli anni dell'adolescenza sono evangelisticamente produttivi. La realtà: se non vengono salvati all'età di 13 anni, probabilmente non lo saranno mai. (Barna 65)” cita successivamente, suggerendo che, il Diavolo, una volta sulla Terra, abbia preso di mira i bambini proprio per la loro debolezza. Un concetto, certamente, non nuovo a qualsiasi amante dell’horror che si rispetti (e non) dati i numerosi film di esorcismi che vedono proprio i più giovani soggiogati del demonio, a partire da “L’esorcista” del '74.
"3615 code Père Noël" (Francia, 1989, regia di René Manzor)
“Si è più volte detto come, le fondamenta di un bambino, siano modellate  sin dai suoi cinque anni, se non prima. Senza dubbio, i primi anni dell'adolescenza o "anni di Babbo Natale" sono tra i più importanti nello sviluppo di una persona. È stato, in effetti, detto: "La mano che fa oscillare la culla controlla il mondo". E credimi… Satana lo sa! Questo ci porta a Babbo Natale… Dove si inserisce Babbo Natale nella vita di un bambino? Che dire dell'insegnamento di Babbo Natale nella psiche di un bambino? C'è di più nel vecchio ed allegro San Nic di quanto non sembri? Babbo Natale è un tentativo intelligente, apparentemente innocuo, subdolo (vedi Genesi 3:1) di mettere in discussione la verità di Dio? Babbo Natale è il braccio destro di Satana? Ricordi la domanda innocua che il furbo serpente pose ad Eva nel giardino? "Sì, ha detto Dio, ...?" Così subdolo... Cosi semplice… Eppure mortale!
Ora che sappiamo cosa vuole comunicare l’autore, in tutto il suo esaltato sensazionalismo evangelico, passiamo al secondo paragrafo, decisamente più interessante del primo, che vede, invece, una descrizione, sempre attuata tramite numerose citazioni, della figura di San Nicola, colui che avrebbe ispirato il buon vecchio Babbo Natale. San Nicola è un personaggio, effettivamente, circondato da secoli di folklore e leggende e, come l’autore ci ricorda, da numerosi aneddoti: il primo, abbastanza normale, parla di come il santo abbia salvato tre ragazze dalla strada permettendo loro di sposarsi pagandone la dote; il secondo, decisamente più macabro, parla di come un oste sadico abbia ucciso tre ragazzi servendone, poi, i resti ai suoi commensali fino all’arrivo di San Nicola che, nonostante i corpi fossero ormai mutilati ogni ogni limite, fu in grado di riportare in vita i tre giovani e da qui nascerebbe il mito dei regali di San Nicola, Babbo Natale: da donare nuova a vita a donare giocattoli e leccornie in una visione modernizzata e più appetibile all’audience di oggi. Dopo altri aneddoti da varie epoche e la breve storia di come, nel 1863, l’iconografia moderna di Babbo Natale sia nata, si viene ad analizzare come, agli effetti, non vi siano prove tangibili dell’esistenza del santo. Cosa piuttosto divertente se si considera che l’intera religione cristiana si fonda sulla fede incondizionata.
“L'esistenza di Nicola non è attestata da nessun documento storico, quindi non si sa nulla della sua vita se non che, probabilmente, fu vescovo di Myra nel quarto secolo" ("Nicholas, Saint" Encyclopaedia Britannica 99)
“Nicola, Santo (vissuto nel IV secolo), prelato cristiano, santo patrono della Russia, tradizionalmente associato alle celebrazioni natalizie. I resoconti della sua vita sono confusi e storicamente non confermati.” ("Nicola, Santo" Enciclopedia Microsoft Encarta 99)
“Sfortunatamente, si sa molto poco sul vero San Nicola. Innumerevoli leggende sono nate intorno a questo santo molto popolare, ma sono disponibili pochissime prove storiche.” (Del Re, Gerard e Patricia. The Christmas Almanack. New York: Random House, 2004, p. 130)
“Poiché la vita del santo è documentata in modo così inverificabile, Papa Paolo VI ordinò che la festa di San Nicola venisse rimossa ufficilmente dal calendario cattolico romano nel 1969.” ("Babbo Natale", Enciclopedia Microsoft Encarta 99)
Citando poi la mitologa Hélène Adeline Guerber, l’autore sottolinea la somiglianza tra il dio norreno (ergo pagano) Thor e la figura di Babbo Natale: “Thor era il dio dei contadini e della gente comune. Era rappresentato come un uomo anziano, gioviale e amichevole, di corporatura robusta, con una lunga barba bianca. Il suo elemento era il fuoco, il suo colore il rosso. Si diceva che la saetta ed il rombo del tuono fossero causati dal rotolare del suo carro, poiché unico dio a non cavalcare un cavallo, venendo trasportato da un un carro trainato da due capre bianche (chiamate Cracker e Gnasher). Combattendo contro i giganti del ghiaccio e della neve, divenne il dio Yule. Si diceva che vivesse in Norvegia dove il suo palazzo si ergeva tra gli iceberg. Dai nostri antenati pagani era considerato un dio allegro e amichevole, mai intenzionato a danneggiare gli umani, ma piuttosto ad aiutarli e proteggerli.. Il camino in ogni casa era particolarmente sacro per lui, e si diceva che scendesse attraverso esso nel suo elemento, il fuoco." (Guerber, H.A. Myths of Northern Lands. New York: American Book Company, 1895, p. 61)
Ed è qui che si fa menzione del suo bizzarro accompagnatore, Knecht Rupprecht (letteralmente “Aiutante Oscuro”), apparso per la prima volta in una rappresentazione nel 1668 e, rapidamente, condannato dalla Chiesa Cristiana Cattolica nel 1680 come manifestazione del diavolo in persona. Questa macabra figura, dalla lunga barba sporca, armata di frusta per punire i bambini cattivi, è soltanto il primo tassello di un mosaico che dipinge una nuova demoniaca aura attorno al tanto amato Babbo Natale. E, ironicamente, un rimando al piano iniziale dell’articolo, in quanto, Knecht Rupprecht, è il nome del Piccolo Aiutante di Babbo Natale de “I Simpson” di Matt Groening, stesso creatore di “Futurama”, nell’adattamento tedesco della serie. 
Il vero volto della Bestia
“A Thomas Nast fu assegnato il compito di disegnare questo Babbo Natale, ma non avendo idea di come fosse, lo rappresentò come una figura vestita di pelliccia, di bassa statura, simile a un troll che aveva conosciuto in Baviera da bambino. Questa rappresentazione era abbastanza diversa dagli alti Sinterklaas olandesi, tradizionalmente raffigurati come vescovi cattolici. Chi disegnò fu l'aiutante oscuro di San Nicola, Swarthy o Black Pete (un nome gergale per il diavolo nell'olandese medievale) [...] Black Pete, il "nonno" del nostro moderno Babbo Natale, conosciuto in Olanda come Zwarte Piet, una versione tedesca del diciottesimo secolo, è - come il suo antico antenato sciamanico - ancora cornuto, vestito di pelliccia, spaventoso e tutt'altro che gentile con i bambini. Sebbene rappresentato come aiutante schiavo di San Nicola, i due sono, in molti villaggi, mescolati in un personaggio. Questa figura ha spesso il nome Nikolass o Klaus, ma ha l'aspetto scialbo dell’Aiutante Oscuro. [...] In alcune messinscene tedesche per bambini, la stessa figura di San Nicola è l’Aiutante Oscuro, un diavolo che vuole punire i bambini, ma è fermato da Cristo” (Renterghem, Tony van. When Santa Was a Shaman. St. Paul: Llewellyn Publications, 1995, p. 95-96, 98, 105)
"Ma alla vigilia di Natale, sia per i protestanti che per i cattolici, arrivò il tedesco Babbo Natale, Pelze-Nicol, che guidava un bambino vestito da Christkind e distribuiva giocattoli e torte, o frustate, secondo quanto riferito dai genitori. Fu questo Pelze-Nicol - un vecchio grasso, vestito di pelliccia, con la barba, dalle cui mani, senza dubbio, ricevette molti regali- che il ragazzo negli anni successivi ci avrebbe presentato come la sua concezione del vero Babbo Natale - un longevo tipetto curioso” (Paine, Albert Bigelow. Thomas Nast: il suo periodo e le sue immagini. New York: Chelsea House, 1980, p. 6)
"Grimm", stagione 3, episodio 8, "Dodici giorni di Krampus" (USA, 2013, regia di Tawnia McKiernan)
Insomma, il Babbo Natale colorato e bonaccione che conosciamo tutti è in realtà un monaco in nero, trascurato e cornuto che tenta di malmenare i bambini nella notte di Natale. Come ciliegina sulla torta, inoltre, “Nick”, “Nicholas”, “Nicola”, sono nomi comuni per il diavolo in numerose interpretazioni:
Old Nick: un noto nome britannico del diavolo. Probabilmente deriva dall'olandese Nikken, il diavolo" (Shepard, Leslie A. Encyclopedia of Occultism and Parapsychology. New York: Gale Research Inc. 1991, p. 650)
Nick, il diavolo.” (Skeat, Walter W. Dizionario conciso di etimologia inglese. Ware: Wordsworth Editions Ltd, 1993, p. 304)
“Diavolo: Oltre al nome Satana, viene anche chiamato Beelzebù, Lucifero [...] ed in discorsi colloquiali, in gergo comune, Old Nick” (Oxford English Dictionary)
“Nicholas è uno dei nomi del diavolo più comuni in tedesco, un nome usato tutt’oggi quando Satana viene chiamato Old Nick.” (Siefker, Phyllis. Babbo Natale, L'ultimo degli uomini selvaggi: le origini e l'evoluzione di San Nicola. Jefferson: McFarland & Company, Inc., 1997, p. 69)
Successivamente l’articolo si dilunga, più del dovuto, su come SANTA sia un anagramma di SATAN (quindi anche l'italiano "santa", buono a sapersi), citando anche gli spettabilissimi KISS come fonte teologica (sì, i KISS, la band) e su come, il maligno, sia spesso rappresentato come un falso re con addosso un vestito con pelliccia simile a quello di Babbo Natale, rosso in quanto ricoperto di sangue, ponendo analogie tra passi della Bibbia e canzoni popolari natalizie. Per completare l’immagine delineata, inoltre, spiega come Thor e Satana siano la stessa figura, essendo entrambi associati al fuoco ed alle capre. Insomma, tutto lascia intendere che Babbo Natale non sia altro che il diavolo in persona, giunto sulla Terra per corrompere i più giovani, assieme alle sue renne, simili a capre, ed ai suoi elfi, gli angeli caduti dal Paradiso, con i suoi falsi doni, rubando le luci del riflettore a Cristo nella notte stessa della sua nascita. Tutto perfettamente plausibile.
"3615 code Père Noël" (Francia, 1989, regia di René Manzor)
Ovviamente una teoria assai affascinante, nonostante molto bizzarra, che, però, si perde nel finale con messaggi di salvezza che invitano i lettori a redimersi dai propri peccati. Per chi fosse interessato, comunque, l’articolo, molto curato nella sua interezza, nella quale è chiara una particolare dedizione bibliografica e di ricerca, può esser letto qui in lingua inglese

Essendo questo, però, un sito principalmente dedicato al cinema horror, nonostante spesso ce ne si dimentichi, mi sembra doverosa una breve carrellata di film horror che trattano proprio l'argomento di un Babbo Natale malvagio, come da piani originali, senza scendere troppo nei dettagli (altrimenti i prossimi anni saremmo costretti a girare noi i film da trattare a tema): il primo è un classico direttamente dalla Golden Age del cinema slasher, "Christmas Evil - Un Natale macchiato di sangue" ("You Better Watch Out") del 1980 di Lewis Jackson nel suo, sostanzialmente, unico esperimento registico. La trama gira attorno Harry Standling (Brandon Maggart) che, a seguito della realizzazione dell'inesistenza di Babbo Natale impazzirà decidendo di divenire lui stesso il beniamino natalizio, ma con una particolarità: invece di portare regali porterà morte grazie alla sua fedele accetta in una sorta di crociata contro il cinismo e l'ipocrisia della sua società. Un film che, nonostante i suoi mezzi assai limitati, riesce a creare un protagonista tridimensionale in una perfetta commedia horror per il 25.
Altra commedia horror, questa volta del 2010, è quella di Dick Maas, "Sint" dove il buon San Nicola (Huub Stapel) viene tramutato in uno zombi affamato di sangue e carne umana, intenzionato a massacrare e divorare ogni ignaro bambino che gli capiti a tiro ogni qual volta che, la notte del 5 dicembre, capiti una luna piena. Nonostante la recitazione delle volte addirittura snervante di alcuni dei personaggi minori, è consolatorio pensare che, presto, questo ultimi saranno fatti a pezzi da Niklas e dai suoi servi zombi. Si tratta, inoltre, di uno dei film più vicini alla tesi trattata nell'articolo avendo il vero vescovo di Myra nei panni di un mostro sanguinario e non un qualche sociopatico vestito come lui.
L'ultima pellicola è invece la francese, classe '89, "Un minuto a mezzanotte" ("1365 Code Père Noël") di Renè Manzor, opera da poco riscoperta della critica moderna d'oltreoceano e di cui avete già visto diversi screenshot nell'articolo. Di solito associata a "Home Alone" ("Mamma ho perso l'aereo") per la trama, protagonista è il giovane Thomas de Fremont (Alain Must), un bambino ancora convinto dell'esistenza di Babbo Natale che, proprio la notte del 25, rimasto solo a casa, dovrà far fronte ad un sociopatico Babbo Natale (Patrick Floersheim) intenzionato a vendicarsi di sua madre (Brigitte Fossey) che lo ha da poco licenziato. Nonostante inizialmente Thomas penserà di trovarsi dinanzi al vero Santa Claus, quando questi ucciderà il suo cagnolino e minaccerà la sua incolumità, toccherà al ragazzino difendere se stesso ed il nonno Papy (Louis Ducreux) dall'intrusione. Un home invasion dal plot confusionario vecchio stampo, ma fondamentale per l'evoluzione cinematografica di stampo horror della Francia. Tornando alle similitudini con "Home Alone" del 1990, il regista portò il film in tribunale accusandoli di plagio e di aver rifatto il suo film, con le dovute modifiche, senza il suo consenso.
A questo punto, però, essendo Babbo Natale utilizzato come mascotte dalla Coca-Cola, causa della sua fama inesauribile, il dubbio sorge spontaneo: e se anche questa grande società e le sue bevande fossero di matrice diabolica?…
Ok. Lasciamo stare. Dopotutto ho sempre preferito la Pepsi.

Articolo di Robb P. Lestinci